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tragedia_grecaDI REDAZIONE

Arrivano le elezioni e i greci, nell’incertezza, smettono di pagare le tasse. Nel mese di dicembre la raccolta fiscale di Atene si è dimezzata rispetto ai mesi precedenti dopo che molte famiglie, temendo l’incertezza del voto, hanno deciso di tenersi in tasca il certo (i contanti che hanno in cassa) rinviando il pagamento delle imposte a dopo le urne, quando sarà più chiaro se e come Atene resterà nell’euro. Carta canta: a fine novembre il bilancio Stato era in netto attivo di 3,57 miliardi grazie a un avanzo primario (al netto degli interessi sul debito e della posizione finanziaria delle amministrazioni locali) molto al di sopra delle attese del Governo e della Troika. A dicembre però, non appena il Paese ha intuito che si andava a elezioni anticipate, lo scenario si è ribaltato: diversi privati hanno iniziato a rimandare le scadenze e a non pagare lo Stato. A San Silvestro nelle casse dellla Grecia erano rimasti solo miliardi 1,93 miliardi, 3 miliardi sotto il budget previsto dalla Ue.

Le cose sono peggiorate a inizio gennaio, dopo che le attese sul voto si sono tradotte in certezze: nei primi dieci giorni del mese, calcola il quotidianoEkathimerini citando fonti del Tesoro, la raccolta fiscale è crollata del 70-80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La scommessa dei cittadini ellenici è chiara: meglio avere euro cash in tasca nel momento (se mai arriverà) in cui il paese uscirà dall’euro. Ipotesi dell’irrealtà allo stato ma evocata dal premier Antonis Samaras in caso di vittoria della sinistra di Syriza. Le entrate fiscali a dicembre da sole sono crollate del 20%. E il ministro della finanze, Gikas Hardouvelis, aveva già anticipato il fenomeno nelle scorse settimane ribadendo che la causa principale dell’infedeltà erariale era legato proprio alla scadenza del voto. Per lo stesso motivo negli ultimi mesi ha continuato a calare il valore dei risparmi nazionali depositati in banca. La gente ritira i soldi nel timore di un nuovo corto circuito finanziario. Preferendo tenerli in casa nel materasso piuttosto che nei caveau di istituti di cui allo stato non si fidano in molti.

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Atene andrà alle urne il 25 gennaio e il grande favorito è la sinistra di Syriza che continua a mantenere (contrariamente alle aspettative di Samaras) un buon vantaggio nei sondaggi sul centrodestra di Nea Demokratia. In queste ore tra l’altro Alexis Tsipras ha incassato un primo ammorbidimento delle posizioni dei falchi europei: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble ha detto – come ovvio dal suo punto di vista – che chiunque vinca le elezioni dovrà continuare a battere la strada delle riforme. Ma ha detto pure che l’Europa dimostrerà “solidarietà” con la Grecia. Parole simili hanno usato Olli Rehn, ex commissario Ue e Otto Regling, ex numero uno del Fondo salvastati. Come dire che in caso di vittoria di Syriza la Ue, con grande pragmatismo, si siederà al tavolo delle trattative per non far uscire Atene dall’euro.

TRATTO DA www.repubblica.it

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  • Albert Nextein
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    La Grecia è uno zombie.
    Va lasciata al suo destino.
    I cittadini, complici e compartecipi dello sfascio, una volta presa coscienza dell’accaduto , si arrangino.
    Tenere in piedi una situazione del genere è demenziale oltre che un crimine contro il popolo greco.

    Devono poter toccare il fondo.
    E poi darsi da fare per risalire.
    Fuori dall’unione europea, e forse anche fuori dall’euro.

    Saranno obbligati a rinunciare allo stato quale padre-padrone-padrino, per imboccarsi le maniche e rivalutare un sano individualismo liberale.
    Prima o poi ci arrivano, per il redde rationem col mercato arriva.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    rimboccarsi le maniche, stringere le chiappe, mandare giù amaro, sputar sangue. etc,etc,

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