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YellenFEDDI MATTEO CORSINI

“Ciò di cui la gente non si rende conto è che inflazione e deflazione ci sarebbero anche se non ci fosse la Fed. Prima del 1913, quando venne fondata la Fed, inflazione e deflazione avevano forti sbalzi. Inizialmente la Fed non fermò tali andamenti. Ma in anni recenti ha adottato un target di inflazione del 2 per cento, in che significa che cerca di far sì che l’inflazione cresca a un tasso lento e prevedibile. Questo ha salvato i guadagni di una vita di molte persone dagli andamenti improvvisi un tempo consueti”. (N. Smith)

Quella raccontata da Noah Smith a proposito dell’inflazione e della deflazione è una versione dei fatti caratterizzata da incompletezza e parzialità. Probabilmente il problema è da individuare nel fatto che, come quasi tutti coloro che hanno studiato in facoltà di economia con docenti mainstream, Smith non ha avuto alcuna curiosità di approfondire l’argomento attingendo a fonti alternative, oltre che andando oltre il mero andamento degli indici dei prezzi al consumo.

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In fondo quello della definizione di inflazione e deflazione resta un problema non banale: il passaggio pressoché definitivo dal considerare inflazione e deflazione in funzione delle variazioni della quantità di moneta a identificarle con un aumento o una diminuzione di indici dei prezzi al consumo non consente, a mio parere, di valutare correttamente la storia economica, né di avere un impianto teorico adeguato a valutare correttamente gli effetti delle politiche monetarie e del sistema della riserva frazionaria.

Smith constata che anche prima dell’istituzione della Fed non vi era stabilità dei prezzi, ma c’erano oscillazioni. Premesso che quello di stabilità dei prezzi è ovviamente un concetto condizionato da quanti e quali prezzi vengono presi in considerazione e che, anche dato il sottoinsieme arbitrariamente preso a riferimento, non tutti i prezzi variano allo stesso modo, ciò che occorre fare è cercare di verificare se prima dell’istituzione della Fed il sistema fosse privo di manipolazioni monetarie oppure no.

Indubbiamente vi sono cause attribuibili a dinamiche di domanda e offerta di mercato che prescindono da fattori esogeni, ma è bene tenere in considerazione che i periodi che oggi verrebbero identificati come inflattivi e che spesso sono presi a riferimento per dimostrare che il gold standard non funzionava meglio di un sistema fiat erano anche caratterizzati da un’espansione di mezzi sostitutivi della moneta merce ben superiore alle riserve a disposizione delle banche.

Peraltro questa espansione era limitata dal fatto che le banche non avevano una rete di protezione in caso di corsa agli sportelli. E in effetti uno dei motivi fondamentali per l’istituzione della Fed fu di istituzionalizzare il cartello bancario, anche se ufficialmente ciò doveva servire a garantire la stabilità del potere d’acquisto della moneta.

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Smith sembra essere stupito del fatto che l’americano medio nutra una certa diffidenza nei confronti della Fed, sostenendo che, al contrario, la banca centrale abbia “salvato i guadagni di una vita di molte persone”. In realtà, anche se negli ultimi due decenni la crescita dell’indice dei prezzi al consumo è stata mediamente pari al 2.3 per cento annuo, l’americano medio percepisce un peggioramento del proprio tenore di vita. E’ evidente che il problema consiste nel limitare la valutazione dell’operato della banca centrale prendendo come riferimento l’andamento di un (arbitrario) indice di prezzi al consumo.

Il principale effetto redistributivo delle politiche monetarie, infatti, ha avuto per oggetto la variazione dei prezzi delle attività finanziarie e reali, i cui vantaggi non sono andati all’americano medio, bensì a quello benestante, soprattutto se appartenente a coloro che per primi beneficiano del denaro creato dal nulla. Quelli che potrebbero essere definiti, parafrasando Calhoun, consumatori di inflazione.

Tutto ciò detto, un sistema nel quale i prezzi al consumo crescono in modo “lento e prevedibile” per via dell’operato della banca centrale non può al tempo stesso essere “utile” all’economia, come sostengono i fautori dell’inflation targeting, senza essere redistributivo. L’aumento della quantità di denaro non corrisponde, infatti, a un aumento della ricchezza reale. Ammesso e non concesso che il suo effetto sia “prevedibile” quanto all’andamento dei prezzi al consumo, deve essere imprevedibile (quanto meno non prevedibile da tutti) con riferimento ad altri prezzi. Altrimenti non avrebbe alcun senso. Ma il fatto che i debitori “seriali” siano grandi sostenitori dell’attivismo delle banche centrali dovrebbe rendere evidente che il risparmiatore medio ha più di un motivo per essere diffidente nei confronti della Fed.

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Comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Questo Smith si arrampica sugli specchi.
    Io che sono una persona comune preferisco che il potere d’acquisto mio e della mia famiglia non si riduca.
    Non voglio che a causa di maneggi di banche commerciali, banche centrali, stati e governi io mi trovi a fare una spesa sempre più onerosa.
    Io voglio riuscire a risparmiare per la vecchiaia.

    Capisco perfettamente che le banche centrali sono state fatte per salvare il culo di stati e banche commerciali con un meccanismo diabolico che vede debito pubblico, titoli di stato, spesa pubblica , debiti bancari tra loro collegati in modo satanico.
    Capisco perfettamente che i sudditi vengono considerati nei fatti meno che zero in una situazione dove aspetti contabili e finanziari hanno la prevalenza su tutto e tutti.

    E allora questi cretini , e penso che questo Smith sia un cretino recidivo, si inventano teorie infami per poter giustificare un operato dannoso per la gente comune da parte del potere finanziario e politico.
    Si inventano che un poco di inflazione ci vuole.
    E poi addomesticano ed interpretano numeri con un’improntitudine e una malafede senza pari.

    Ho letto la storia della Fed.
    E’ stata creata da un miliardario per salvare il culo ad altri miliardari e banche commerciali.
    La gente comune fino ad allora si era affidata al mercato.
    Da lì in poi è partita la marea inflattiva che ha ridotto il dollaro al fantasma di quello che fu.
    Solo in cento anni.

    Bel risultato.

    Io preferisco veder crescere il potere d’acquisto dei miei soldi.
    E che gente come Smith andasse a lavorare nei campi a 5€ all’ora.

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