In Anti & Politica, Economia

AAASDDI MATTEO CORSINI

“La norma sulla sospensione della quota capitale dei mutui sancisce un diritto da parte del debitore e non è una concessione dell’Abi. Nella bozza dell’Abi sono presenti condizioni riduttive della norma come il termine della moratoria, ridotta a 12 mesi invece di 36, e i beneficiari, limitati solo a imprese e cittadini in difficoltà mentre la norma è valida per chiunque ne faccia richiesta. L’Abi non ha compreso che la portata del provvedimento non è assistenziale ma propulsiva per due motivi: evita il fallimento delle imprese in difficoltà e mette a disposizione più liquidità per famiglie e aziende”. (F. Cariello)

Le banche, si sa, non godono di grande consenso presso l’opinione pubblica, e per politici di vario orientamento questo è spesso un incentivo a lanciare invettive contro di esse. Non che non vi siano motivi per criticare le banche. Anzi. Credo, però, che spesso lo si faccia per i motivi sbagliati.

Per esempio trovo allucinanti le dichiarazioni, che ho riportato, di Francesco Cariello, deputato del M5S e membro della commissione Bilancio.

Da quando è iniziata la crisi le banche, individualmente o tramite accordi con altre categorie mediante l’Abi, hanno concesso diverse moratorie sui debiti in essere. Non perché siano enti di beneficenza o tengano particolarmente al territorio (come pure amano ripetere i vertici delle banche, dalle piccole BCC fino alle più grandi banche quotate), quanto, piuttosto, perché concedere moratorie e rinegoziazioni del debito consente loro di rimandare l’emersione di perdite su crediti, per le quali il trattamento fiscale è penalizzante, essendo deducibili non per intero quando realizzate, ma in 5 anni.

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Ciò detto, quando lo Stato interviene per istituire “diritti” a favore di chi è indebitato, sembra compia un’opera di bene, ma c’è sempre chi paga il conto di questa “bontà”. Se fornisce una contropartita alle banche a fronte del “diritto” dei debitori a ottenere una moratoria, i pagatori di tasse che non hanno debiti sono coloro che sopportano i rischi e gli oneri dell’operazione. Se, viceversa, alle banche non viene concessa alcuna contropartita, sono in primo luogo gli azionisti delle banche stesse a farsi carico degli oneri derivanti dall’opera di bene voluta dallo Stato.

Discutibili anche le considerazioni di Cariello in merito alla “portata del provvedimento”, che a suo dire l’Abi non avrebbe compreso non essere “assistenziale ma propulsiva”. Infatti, evitare l’insolvenza di individui e imprese in difficoltà non è affatto detto che sia “propulsivo” per l’economia. Potrebbe essere vero il contrario, perché non sempre si tratta di difficoltà temporanee. Ciò finisce quanto meno per allungare i tempi della ripresa, perché togliere o limitare il fallimento dalla disciplina del mercato equivale a contrastare la riallocazione di risorse necessaria nelle fasi recessive dell’economia.

Soprattutto, però, la decisione di concedere o meno una moratoria dovrebbe essere frutto di valutazioni effettuate dai creditori in autonomia e nell’ambito dei rapporti contrattuali con i debitori, non una imposizione da parte di uno Stato sempre pronto a inventarsi “diritti” per qualcuno a spese di altri.

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Showing 4 comments
  • fabrizioc
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    Prima lo stato finisce, meglio é…

  • Fabio
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    leggi come questa dell’articolo stuprano anche le più banali leggi del buon senso come ‘chi rompe paga’.
    ormai si premia il delinquente e l’incompetente considerandoli manna dal cielo come il ragazzino di Smith che rompeva i vetri col pallone.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Il consenso, unico fondamento delle demokrazie occidentali, si ottiene così : promettendo diritti, vantaggi, opportunità e altre illusioni da luna park, nascondendo i letali effetti di queste azioni criminali e lasciando ignorare che ad ogni cosidetta gratuità per qualcuno, corrisponde almeno per qualcun’altro a un’ennesima estorsione del risparmio e della proprietà privata.

    • Fabio
      Rispondi

      magari neanche lo nascondono, è che fanno leva sull’invidia verso chi emerge con le proprie capacità dicendo agli altri che a pagare sarà il ricco che lo è non per merito proprio e quindi è giusto che sia punito, redistribuendo l’esproprio a chi meriterebbe ma non ha suo malgrado.

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