In Anti & Politica, Economia

SOLDIDI MATTEO CORSINI

“È vero, poco o tanto che sia, i tassi a zero svantaggiano i risparmiatori. Ma l’esperienza storica, suffragata dai modelli econometrici, mette a confronto i vantaggi del basso costo del capitale e gli svantaggi del basso rendimento. Soppesando gli uni e gli altri, viene fuori che i vantaggi sono superiori agli svantaggi. Se lei ha a cuore anche il bene della patria, potrà trovare qualche consolazione in questo risultato.” (F. Galimberti)

Rispondendo a un lettore pensionato che gli faceva notare come il denaro a basso costo offra un vantaggio a chi si indebita penalizzando però chi ha dei risparmi investiti nel reddito fisso, Fabrizio Galimberti non ha voluto negare l’evidenza, ribadendo però che, “Soppesando gli uni e gli altri, viene fuori che i vantaggi sono superiori agli svantaggi”. Il tutto in base a “esperienza storica, suffragata dai modelli econometrici”, chiudendo poi la risposta con l’invocazione al patriottismo da parte del lettore.

Ovviamente prima aveva tirato in ballo anche la necessità di valutare i tassi reali e non quelli nominali, oltre alla possibilità di scegliere investimenti ex ante più rischiosi dei depositi bancari e delle obbligazioni a breve termine.

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Tutto concettualmente condivisibile, se non fosse per un paio di dettagli. In primo luogo, gli indici dei prezzi al consumo solitamente utilizzati per misurare la perdita di potere d’acquisto della moneta sono necessariamente arbitrari e potrebbero fornire una rappresentazione distorta dei tassi reali. In secondo luogo, per certi risparmiatori, a maggior ragione quando sono anziani e necessitano di integrare la pensione senza volere né potere assumersi rischi di perdite in conto capitale, l’investimento in azioni suggerito da Galimberti non è generalmente adatto.

Tutto ciò detto, resta a mio parere fondamentale chiedersi perché i tassi di interesse siano così bassi. Se fosse perché vi è un eccesso di risparmi reali, saremmo in presenza di fisiologiche dinamiche di domanda e offerta. Ma il fatto è che i tassi bassi non sono la conseguenza di una eccedenza di risparmi reali, bensì delle politiche monetarie ultraespansive praticate dalle banche centrali. Le quali operano una redistribuzione di ricchezza, spesso regressiva, perfino peggiore, se possibile, di quella operata dallo Stato tramite il fisco.

Credo che quell’anziano lettore abbia ben poco di cui consolarsi.

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