In Anti & Politica, Economia, Esteri

DEBLASIODI GABRIELE BARELLO

La notizia è di quelle shock, dopo che l’ho letta ho dovuto riprendermi dagli spasmi retinali. Bill De Blasio, neo sindaco di New York, ha tenuto poco fa un’intervista alla CNBC, nella quale afferma le seguenti parole: “Il New Deal è stato un grande successo, la gente che incontro dice che è stato un bel periodo di crescita per questo paese quello che va dal 1945 al 1970. Quindi auspico di tornare a quel periodo. Dobbiamo ancora lavorare molto per raggiungere la parità economica e l’equità generale, ma ho molta fiducia nel nostro progetto. Credo che 15 dollari come salario minimo in tutto il paese nei prossimi anni dovrebbe essere la norma, per rilanciare il paese…

Bill De Blasio è un italo americano con idee stataliste e socialiste non da poco e questa sua ultima uscita lo conferma alla grande. Non solo, conferma anche un’altra sua peculiare qualità: la sua totale ignoranza in materia economica. E questo è un sollievo da una parte ed una preoccupazione dall’altra. Difatti siccome sappiamo che di economia non sa una beata fava, d’altro canto, simili affermazioni possono essere alquanto pericolose, anche se è pur vero che siamo in USA, patria della libertà in un tempo molto lontano.

Il suo osannare il New Deal (che tra l’altro si è svolto negli anni 30’, ma sorvoliamo sui dettagli…) è tipico dei soggetti che adulano la teoria economica di stampo Keynesiano, quella che afferma che lo stato produce ricchezza e che la crescita economica è dettata dagli investimenti pubblici e dall’interventismo economico statale nell’economia. Tutte corbellerie ovvio, inutile ripetercelo. Difatti basta guardare i dati dopo i fantomatici 100 giorni dal 1933 al 34’ per capire che le intenzioni di Roosevelt sono state completamente inutili oltre che errate. Esattamente nel 1933, il sistema economico americano era totalmente al collasso, le banche erano a secco di liquidità e si era arrivati alla fine del cosiddetto “Ciclo Economico” come viene chiamato dalla Scuola Austriaca di Economia. Ma Roosevelt arrivò prontamente a toppare tutto ciò con L’Emergency Banking Act (in realtà ideato prima dai repubblicani di Hoover), che istituì una “vacanza bancaria” di alcuni giorni al fine di sondare la liquidità e la solidità degli istituti di credito, prima della riapertura. La legge bancaria di emergenza guarda caso prevedeva di assoggettare le banche al controllo federale, garantendo così maggiore sorveglianza contro speculazioni e azioni finanziarie sconsiderate. In realtà sappiamo bene che si fece tutto ciò solo per riavviare un altro ciclo economico, iniettando liquidità dal nulla tramite la FED. Poi nello stesso anno, arrivò anche l’Ordine Esecutivo 6102, che confiscava l’oro a tutte le banche, per completare il quadro generale. Tutto il resto sono banali riforme di stampo interventista e statalista, come investimenti pubblici massicci (come i 500 mln stanziati per impiegare i disoccupati in programmi di lavori pubblici), e i fantomatici aumenti di tasse sui ricchi (che in un solo anno passò l’aliquota più alta dal 63% al 75% e poi al 79%), che sappiamo bene non portare a nulla, se non impoverire i ceti medi, e rendere ancora più poveri i poveri: una povertà generalizzata. Tutto ciò è in sintesi il New Deal o “Nuovo Corso”. In questo periodo cosa avvenne quindi in breve? Solo un aumento scriteriato della spesa pubblica e di conseguenza del debito pubblico a livelli mai visti prima, toccando la cifra record nel 1935 di 3,7 triliardi di dollari, (oggi è prossimo ai 18 triliardi…) tanto da rendere necessario un secondo New Deal… ma questa è un’altra storia.

Di certo il Socialismo imperava un po’ ovunque in quel periodo come panacea di tutti i mali, nel silenzio generale e nella complicità di finti liberali complici. Era sbandierato come la soluzione a tutto, la soluzione alla povertà, quando in realtà abbiamo visto bene cosa è stato: la morte del merito di aver guadagnato i propri soldi col sudato lavoro e non essere puniti per questo, ma soprattutto la fine della libertà per tutti. Però negli USA tutto ciò veniva vissuto in modo strano ed ovattato, una specie di Socialismo Yankee. Un po’ come oggi in Italia si vive uno Socialismo ammantato di Democrazia. L’unico problema del Socialismo, che è una faccia di una stessa medaglia che vede sull’altra faccia Fascismo e Nazismo, è che esso non è stato ancora sconfitto oltre che dalla storia, anche militarmente, mentre gli altri due sì. E’ forse questo che fa crescere in molti la pia illusione che forse sia ancora la soluzione ai mali del mondo, quando l’unico male che attanaglia l’uomo è uno solo: lo Stato ed i suoi rappresentanti.

Tornando a De Blasio, quello che mi preme dire è che tale soggetto oltre che non avere la benché minima idea di cosa sia stato il New Deal, cioè un ammasso di proposte economiche ridicole e dannose, non conosce manco la storia. Il periodo a cui si riferisce quello dal 1945 al 1970 è soltanto la seconda parte di un altro ciclo economico post bellico abbastanza ovvio aggiungo, dato che dopo una guerra (provocata da stati ladri e criminali ultra indebitati…), serve ricostruire tutto dalle fondamenta, con moneta stampata dal nulla. Quindi trattasi di crescita fittizia. Poi arriva Nixon, il furbone dell’Oro come si osa chiamarlo dalle nostre parti, che abolì il Gold Standard nel 71’. Appare tutto così perfetto, da essere pianificato a tavolino. Ed arriviamo ai tempi nostri con un debito mostruoso, un paese fallito governato dal peggior presidente degli USA di sempre, e pronto guarda caso ad inanellarsi in una nuova avventurosa guerra con niente di meno che la Russia. Meglio poi non mi esprima sulle restanti cavolate ripetute ormai come un mantra da qualunque politicante di mestiere, come l’equità o redditi minimi: chi studia economia seriamente sa benissimo che non servono a nulla e distorcono l’economia reale.

Che dire dunque? Che a tali personaggi siamo abituati, e siamo anche abituati che ogni qualvolta aprono bocca non sanno mai di che parlano. Pazienza ce ne faremo una ragione, tanto ormai lo Stato Nazionale come istituzione non ha molto ancora da vivere. La storia farà il suo corso e decreterà vincitori e vinti.

Recent Posts
Showing 5 comments
  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    “Lo stato nazionale non ha ancora molto da vivere”. Me lo auguro ma quanto gli è rimasto ancora? Ho cinquantasei anni, riuscirò a vederne la fine?

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      speriamo!!!!!! :-)

  • Pedante
    Rispondi

    Sir John Sinclair: “Se andiamo avanti di questo passo la nazione
    sarà rovinata.”
    Adam Smith: “Stia certo, mio giovane amico, una nazione può reggere molta rovina.”
    J. Sinclair, Correspondence, Londra, 1831, I, 391.

    Probabilmente anche lo Stato-nazione, purtroppo.

  • nlibertario
    Rispondi

    Il problema è che dopo lo stato nazionale non arrivi il superstato sovranazionale.

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search