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7di REDAZIONE*

A qualche settimana dal blocco di UberPop (qui la news) da parte della magistratura milanese su tutto il territorio nazionale, ecco che all’orizzonte appaiono nuove applicazioni che portano a incrociare la domanda di chi vuole spostarsi con chi ha un’auto attraverso la geolocalizzazione.

Da un punto di vista tecnologico, ormai il metodo è consolidato: con il ricevitore GPS di un qualsiasi smartphone si stabilisce la propria posizione e, attraverso il software applicativo, si mettono in contatto le due parti.

ANDIAMO – Negli Stati Uniti sono già molto popolari, in alternativa a Uber, le app Lyft e Sidecar; da noi la risposta si chiama Letzgo (andiamo). Concettualmente simile a UberPop, è un servizio dichiaratamente dedicato al “car pooling urbano istantaneo”: si comunica cioè in anticipo la destinazione da raggiungere ed eventualmente si viene raggiunti da un utente con l’auto. Letzgo prevede infatti la registrazione (da app per smartphone), da legare a una carta di credito a un conto PayPal.

MODELLO DI SERVIZIO – Di fatto, Letzgo ribalta il modello di servizio di UberPop, perché si tratta di un servizio di carpooling (passaggio su un’auto condivisa): la concorrenza sleale decretata dal Tribunale di Milano si basava sulla ricerca di un conducente cui comunicare in seconda battuta il percorso da compiere. Il metodo scelto da Letzgo (ma anche da BlaBlaCar, più spostato per le spese di condivisione di un viaggio in comune) è in linea, comunicando il percorso in anticipo, con le direttive europee sul trasporto collettivo.

NIENTE MARGINE – Per ora, il servizio di Letzgo prevede che il rimborso spese, calcolato a tariffa chilometrica, vada integralmente al conducente (UberPop trattiene poco più del 15% per sé come margine di intermediazione): non è escluso che in futuro vi possa essere qualcosa di simile anche per l’applicazione italiana. Che, attiva da un anno circa a Milano, è nel frattempo approdata a Torino e, a breve, a Torino e Genova. Intenzione dichiarata è quella di creare una comunità di persone che siano pronte a “ricambiare un passaggio”, più che incentivare a un primo o secondo lavoro: che sia questa una delle vie per la mobilità sostenibile (e legale, almeno da noi)?.

*Articolo tratto da http://www.alvolante.it/

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Commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    E’ il mercato, baby!

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