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CINAMERCATODI MATTEO CORSINI

“Non si perda un attimo per rendere operativa la via cinese al Quantitative easing. Se si vuole evitare che una correzione pesante, l’azzeramento dei guadagni di Borsa da inizio anno, conduca l’economia cinese nel cortocircuito di “una particolarissima deflazione alla giapponese” e il mondo intero paghi il conto terribile dell’addio alla crescita globale, la Banca centrale cinese deve muoversi secondo le linee seguite da inglesi e americani, con le loro banche centrali, e dall’Europa più di recente con la sua Bce, grazie alla ostinazione e al pragmatismo di Mario Draghi. La Banca centrale cinese deve creare più moneta non cambiarne la sua composizione, è necessario non solo accrescere la liquidità ma crearne di nuova, aumentare il suo bilancio arrivando ad acquistare titoli cinesi, al limite anche azionari, e ridurre la caduta dei prezzi, quando poi si aprirà il capitolo di vendere attività sull’estero, per fare massa di capitali, bisogna che la cooperazione internazionale si appalesi e dimostri di essere il tronco solido dell’albero che ci può mettere in salvo dal nuovo ’29 in un mondo dove tutte le economie sono interdipendenti ma ovviamente non tutte hanno lo stesso peso”. (R. Napoletano)

Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore, scrive raramente sul giornale che dirige. Lo fa in quelle che, evidentemente, ritiene le grandi occasioni. Voglio sperare che sia stato il panico a indurlo a vergare un editoriale che inizia con le frasi riportate. Credo, però, che non sia tutta colpa del panico per aver visto lunedì scorso i crolli generalizzati delle borse, trainate da quelle cinesi.

Napoletano invoca in quantitative easing da parte della banca centrale cinese, nell’ambito del quale la stessa dovrebbe creare denaro per sostenere le quotazioni dei titoli. Dimentica, probabilmente, che quella via è già stata seguita dalle autorità cinesi, con esiti (prevedibilmente) negativi.

Dimentica anche che in Cina negli ultimi 20 anni l’aggregato monetario M2 è cresciuto del 17.5% composto annuo. Un andamento non certo da politica monetaria restrittiva. Dimentica, inoltre, che i tassi di interesse sono stati costantemente distorti al ribasso da parte della banca centrale.

E adesso che sono arrivati al pettine i nodi generati dall’interventismo, si invocano nuovi interventi, ancora più massicci, per mantenere quotazioni evidentemente non sostenibili.

Il tutto non senza qualche contraddizione. Ancora Napoletano:

Per sostenere seriamente i titoli cinesi e l’accesso al credito delle sue imprese e, soprattutto, per evitare che il virus della sfiducia che riguarda una comunità di oltre un miliardo e trecento milioni di persone contagi pericolosamente le altre economie dei Paesi emergenti e non, incidendo così in modo letale su una crescita globale acciaccata, bisogna che la leadership politica cinese risolva la sua crisi d’identità e si tolga dalla testa di spingere artificialmente la domanda interna. Si impegni piuttosto a fare riforme di qualità in modo da dare fiducia e sicurezza ai suoi risparmiatori, è questa la molla vera per spingere i consumi. Dimostri, con scelte e fatti, che è pronta ad abbassare ancora i tassi ed è in grado di dotarsi di uno strumento di acquisto di titoli da parte della sua Banca centrale all’altezza della situazione, utilizzi una parte delle riserve per sistemare i bilanci delle sue banche, e, cosa ancora più importante, si misuri con il suo carico di tendenze programmatorie. Completi il programma di liberalizzazioni e ritrovi la storica capacità di crescita continua facendo i conti almeno con una parte dei problemi irrisolti di democrazia e con quelli, altrettanto vitali, in materia di trasparenza perché non si devono avere dubbi sull’entità del suo debito pubblico e perché i giovani cinesi devono sentire di fidarsi del loro Paese.”

In pratica, le autorità cinesi devono tagliare i tassi (e in questo Napoletano è stato accontentato) e comprare titoli, distorcendo il mercato, più di quanto fatto finora. Il tutto, però, senza voler “spingere artificialmente la domanda interna” e, soprattutto, misurandosi con “il suo carico di tendenze programmatorie”.

Quindi, se non ho capito male, la Cina dovrebbe programmare e intervenire, allo scopo di smettere in futuro di programmare e intervenire. A me non pare molto logico, ma forse mi sfugge qualcosa. O forse no.

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Mostrati 2 commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Per me non ha scritto che bestialità.
    Non sono d’accordo nel truccare il gioco man mano che si gioca.
    Le bolle devono sgonfiarsi del tutto, man mano che maturano.

    Napoletano parla per sentito dire, usa giri di parole vuoti, e non la racconta tutta.
    Non informa a dovere , mancando di riferire sulle idee alternative di chi abbraccia la scuola economica austriaca.
    E di conseguenza non può consigliare un comportamento difensivo o alternativo all’investitore.
    Siamo nell’ambito dell’usuale ipocrisia filogovernativa economica.

    Trascurabile.
    Tempo perso leggerlo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Insomma, i cinesi devono liberalizzare però devono immettere liquidità finta che è il contrario del libero mercato. Quindi se un paziente ha bisogno di una dieta iposodica deve mettere più sale nel cibo. E poi deve dimagrire, quindi consumi più calorie e faccia meno movimento!

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