In Anti & Politica

ECONOMIAMATEMATICA1984DI MAURO GARGAGLIONE

Che si chiami Giannini, Gelmini, Letta, Renzi, Monti, Lupi, ogni politico che si azzarda a mettere la sua faccia in pubblico viene aggredito verbalmente, insultato, gli viene impedito di parlare, etc etc.

Ma chi è che contesta? Tutta e solo gente che identifica il politico di turno con lo Stato e gli rimprovera che per colpa sua (del suo partito, della sua coalizione, in certi casi per sue colpe personali), lo Stato non lo sta aiutando come dovrebbe. Precari, studenti, cassintegrati di lungo corso, disoccupati, pensionati da mille euro al mese, ma anche imprenditori in difficoltà, tutti ad aggredire lo Stato che non gli dà, non gli garantisce, non tutela, non aiuta.

Io non ho mai sentito alcun contestatore dire semplicemente che lo Stato si deve ritirare, che deve rendere le persone libere di farsi valere in virtù dei propri talenti in competizione con quelli degli altri, che non è interessato a elemosine e rendite perchè si sente sicuro di sè, che vuole tutti i soldi che si è sudato in busta paga. Questo tipo di persone sono quelle che se ne vanno dall’Italia, non contestano e non manifestano.

Allora nasce un conflitto interiore, perchè qui non si tratta di persone nel pieno delle capacità di intendere e di volere che decidono volontariamente di vivere di elemosina concessa dal sistema pubblico, qui si tratta di generazioni di sudditi che vengono educati alla culto della religione dello Stato e alla droga dello stipendio in cambio di sostegno al sistema.

Il mio conflitto sta proprio in questo, se dirigere gli strali della mia riprovazione morale a queste masse di inconsapevoli schiavi ignoranti, che neanche immaginano quanto sia più interessante e anche materialmente ricco un mondo libero dallo statalismo (o perlomeno governato da Stati poco invasivi), oppure ai maledetti manipolatori del pensiero che li hanno resi tali. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Senza scordare mai che la somma delle due categorie, manipolatori e manipolati, rappresenta la parte oggi maggioritaria delle persone che ci circondano.

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  • charlybrown
    Rispondi

    Diciamo che i manipolatori hanno avuto vita facile.
    Bastava conoscere la natura umana.
    In fondo non è così difficile convincere una volpe a rubare le galline.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    E se fosse istinto di sopravvivenza mal diretto?
    In fondo costoro chiedono allo stato di sopravvivere e di sgravarli dalle preoccupazioni che originano dalla necessità di mangiare almeno un paio di volte al giorno.
    Cosa fai con 1000€ al mese?
    Sopravvivi.
    Per questo rinunciano alla libertà e all’espressione libera della loro individualità.

    La libertà ha costi e richiede un impegno che costoro non vogliono sostenere.
    Occorre una consapevolezza che costoro non vogliono avere.
    La politica ed il potere lo sanno e ne approfittano per coltivare i loro interessi a spese, però, di tutti e non solo di costoro.
    E iniziano dall’educazione scolastica dei sudditi.

  • fabrizio
    Rispondi

    Se vuoi vivere libero ignora i manipolatori e evita di fare discorsi libertari con i manipolati(tempo perso).

    • Mauro Gargaglione
      Rispondi

      Magari bastasse ignorare manipolatori e manipolati per vivere libero, il fatto è che loro non ignorano te!

      • fabrizio
        Rispondi

        Basta avere una buona dose di coraggio e……..

    • Antonino Trunfio
      Rispondi

      Se proponi un’idea a un affamato, non sa che farsene. Se gli offri qualcosa di meglio di quanto gli offre il manipolatore, l’affamato può venirgli almeno qualche dubbio.

  • Fabio
    Rispondi

    quali sono i paesi con meno stato onnipotente possibile?

    è ancora valido ed attuale l’index dell’heritage foundation secondo voi ?

    http://www.heritage.org/index/

  • Pierpaolo
    Rispondi

    Ciao Non appartengo alle tipologie di persone descritte nell’articolo. Cioè, pur essendo ancora giovane, grazie al mio ben retribuito lavoro di ingegnere, mi sono comprato una casa (senza mutuo) e dei terreni ed arrivare a fine mese non è mai stato un problema. La mia resilienza verso eventi esogeni negativi è sempre maggiore grazie alla capacità di autoprodurre cibo e legna.
    Ciononostante preferisco vivere e pagare le tasse in uno Stato che garantisca servizi sociali, intendo, sanita’ pubblica , asili, scuole, aiuti alle persone in difficolta’. Il motivo è semplice: sono figlio di un operaio che in questo tipo di Stato ( fine anni 70 e 80) ha potuto con fatica mantenere una famiglia e far laureare 3 figli. Se il modello di Stato fosse stato quello attuale (o prossimo futuro, ahimè), smantellato nei suoi poteri, privatizzato, in mano alle corporazioni ed alle banche, gestito da politici marionette di questi poteri, per me le possibilità di “realizzarmi” si sarebbero alquanto ridotte.
    Quando l’idea di Libertà (giustissima) vuole sopraffare i principi di Uguaglianza e Fratellanza , la società si deteriora ad un ammasso di schiavi comandati da pochi potenti. Senza parlare di Giusnaturalismo , ma andando sul concreto. Perchè esistono le categorie nella boxe? Perchè un peso mosca di 50kg non combatte con uno peso massimo di 95kg? La risposta è ovvia. Se non la si capisce , o si è rincitrulliti o si è un Peso Massimo che vorrebbe una competizione facile con chi chiaramente non ha gli stessi “mezzi” e senza dubbio perderebbe.
    Il mondo che l’articolista vuole esiste già: per esempio, gli Stati Uniti. Ci passi un po’ di tempo , e forse capirà cosa significa essere ” una generazione di sudditi”ed essere liberi dallo “Statalismo”… La Libertà e lo spirito libertario sono buoni, ma la dittatura della Libertà non è meno nefasta di qualunque altra dittatura e ideologia.

  • Albert Nextein
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    Con la scusa, perché di scusa si tratta, che siam tutti uguali e fratelli lo stato ci toglie ogni qual volta possibile pezzi di libertà.
    Siamo uguali alla nascita e alla morte, per i resto siamo destinati diversamente da primo respiro all’ultimo.
    Io ho fratelli naturali che non ho scelto.
    Gli altri fratelli me li voglio scegliere.
    Leggi la “Fattoria degli animali” e vedi che siam tutti uguali , ma ci sono fratelli più uguali di altri.

    Lo stato può fornire servizi .
    Ma in regime di libera concorrenza di mercato, e senza ergersi a prepotente e pervasivo tutore di supposte ed imposte , talora, uguaglianza e fratellanza.
    Ritengo inoltre che uguaglianza faccia rima con invidia privata, personale e sociale.
    E l’invidia è un altro degli appigli cui si fissa e fa leva la politica e di seguito lo stato.

    Io ho conosciuto operai che negli anni 50 e 60 ,col mutuo, si sono comprati appartamenti per i figli che hanno fatto studiare.
    Allora lo stato era molto meno intrusivo e prepotente di ora.
    C’era più libertà, meno burocrazia, più risparmio e più felicità.
    Gli anni 70 e molto meno gli 80 hanno segnato l’inizio di una nuova stagione politica e pubblica.
    Tuo padre ha vissuto la coda del benessere degli anni 60.
    Oggi non riuscirebbe, da operaio, a tirare la carretta.
    E siamo dove siamo attualmente perché ci sono state imposte uguaglianza e fratellanza a spese della nostra libertà.
    Ti stan bene la redistribuzione dei redditi, e tasse espropriative come quelle attuali?
    Ti sta bene un politica immigratoria come quella vigente?
    E che ne dici degli scandali politici e amministrativi?
    Magari te ne fotti, perché guadagni bene.
    Però vedo che alla tua resilienza ci tieni e , mi pare, tu la voglia incrementare.
    Evidentemente in questo mondo iperstatalista c’è qualcosa che non ti lascia tranquillo.

    • Pierpaolo
      Rispondi

      Ciao Albert
      Rimaniamo su dei dati misurati piuttosto che sulle impressioni…
      Per esempio l’indice di Gini mostra come in realtà l’uguaglianza si stia riducendo da anni in Italia (ed in particolare dopo l’ingresso nell’Eurozona).
      http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/04/29/indice-di-gini-e-disparita-di-redditi-in-italia-si-amplia-il-divario-tra-nord-e-sud/?refresh_ce=1
      Se ci fosse una politica redistributiva non ci sarebbero cosi’ tante famiglie povere , o no?
      La Stato Italiano, dagli anni 80 ad oggi, si è svuotato. dei suo poteri. Privatizzazioni di Banche ed Industrie pubbliche (le dismissioni), trasferimento di potere legislativo alla Unione Europea e soprattutto perdità di sovranità monetaria.
      Lo statalismo odierno , di cui tutti si lamentano , non è l’espressione di uno Stato sovrano, ma la sua degenerazione per svuotamento di poteri…
      Lo Stato degli anni 60-70 che tu elogi per la sua minore intrusività in realtà partecipava attivamente alla vita economica del paese (economia mista) .Oggi le sue partecipazioni sono alquanto ridotte. La tassazione oggi è invece molto piu’ alta, è vero, non piace a nessuno, ma quali sono le cause? I servizi forniti?
      Noi nasciamo uguali in dignità, ma non siamo uguali. Qualcuno è piu’ ricco, qualcun altro è piu’ povero. Ed il piu’ povero ha meno possibilita’ di realizzarsi a parita’ di capacità. Queste differenze ci saranno sempre. Accettare questa situazione senza dare servizi di base pubblici di qualità(scuola, sanità) ed aiuti a chi ne ha bisogno porta ad una involuzione della società, che premierà individui meno capaci , ma piu’ ricchi.
      Anche nella Svizzera , un paese che conosco bene ,al quinto posto nell’indice di libertà economica, lo Stato, i cantoni ed i comuni intervengono fortemente per ridurre le disparità sociali ed aiutare in varie forme i piu’ deboli.

      • Pedante
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        Quando gli africani in Italia saranno un decimo della popolazione parleremo di nuovo della disuguaglianza sociale in America.

      • Pedante
        Rispondi

        L’omogeneità etnica favorisce la solidarietà e il senso civico.

  • jimmy
    Rispondi

    Mercoledì scorso, il sindaco neo-comunista di taranto è stato aggredito da una donna, che lo ha colpito con ripetuti pugni al petto e gli ha causato un malfunzionamento del pacemaker, dagli esiti potenzialmente fatali.

    Il sindaco ha ricevuto una prognosi cardiologica di 7 giorni.

    La donna è stata posta agli arresti domiciliari, e lunedì (domani) sarà processata per direttissima.

    La donna pretendeva dal sindaco un ulteriore ed immediato aiuto per risolvere lo sfratto, dopo che aveva già ricevuto dal comune (insieme ad altre diverse migliaia di percipienti) un contributo annuale di 3.600 euro di contributo per il sostegno la locazione. Evidentemente non sono bastati.

    Fin qui i fatti. Esprimo solidarietà al sindaco per lo spavento, ed alla donna per le conseguenze giudiziarie, prevedibilmente gravi.

    Ma, da libertario, sono contento che questi fatti succedano, e sempre più frequenti e violenti.

    Questi fatti dimostrano che la simbiosi fra demagoghi e clientes si sta deteriorando sempre più velocemente, ed il loro disaccordo prende forme diverse e vieppiù clamorose: nascita di partiti populisti (M5S, salvini), calo dei votanti (veltroni prese più voti di renzi), aggressioni ai politici locali (per il sindaco di taranto è già la quarta volta, ed anche il potente emiliano s’è preso un bel calcione, subito dopo eletto governatore, e sempre a taranto).

    Il popolo pretende sempre di più, ed i politici vogliono dargli sempre di meno.

    A breve, il giocattolo della democrazia si rompe.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Una risposta escatologica vuole la gallina creatrice dell’uovo. Ma è una gallina che c’è sempre stata, quindi un’entità trascendentale. Sul piano materiale Dio creò l’uovo, o meglio la cellula. Quindi credo che i manipolatori si siano accorti dell’esistenza dei soggetti manipolabili (più labili che “manipo-“) e ne abbiano tratto le conseguenze. Il problema è che si continuano a confondere i dati con le impressioni:
    1) Lo stato non garantisce affatto quei servizi sociali che dice di offrire (senza richiesta) e per i quali pretende il pagamento anticipato sotto forma di imposte. Si continua a morire per mancanza di assistenza negli ospedali pubblici, nelle strade per rapina, nei nidi non c’è posto (nei cimiteri nemmeno, altro che dalla culla alla tomba), le scuole disistruiscono, le persone in difficoltà aumentano (altro che aiuti).
    2) Il motivo per cui un operaio oggi non ce la fa più a pagare tre corsi di laurea in famiglia è dovuto non a un presunto smantellamento dei poteri dello stato ma ad una sua maggiore presenza invasiva e a una sua conseguente maggiore pressione fiscale che grava sulle imprese come sui dipendenti. Non accorgersene o negarlo siginifca essere poco ingegneristici.
    3) Proprio quest’invasività ha consentito un’azione legislativa che favorisce corporazioni, gruppi bancari e burocrazia (non citata nella risposta all’articolo) e che quindi penalizza chi potrebbe ottenere risultati migliori con le proprie forze.
    4) Se si vuole andare sul concreto senza parlare di giusnaturalismo ci si contaddice in partenza.
    5) Non so se esista già il mondo che vuole Gargaglione. Ma questo non è certo rappresentato dagli Stati Uniti che stanno diventando una brutta copia dell’Unione Europea. La fissazione con il luoghi comuni impedisce di ammettere che anche lì lo stato federale stia diventando sempre più invasivo e come lui anche i singoli stati della federazione, le contee, i municipi e via dicendo. Il programma “Medicare” è solo un esempio e non è una novità.
    6) Con i paragoni sportivo – agonistici non mi trovo a mio agio ma che c’entra un combattimento tra pesi diversi? Perché le azioni umane dovrebbero essere sempre viste come un combattimento e una guerra in luogo di una cooperazione? Io sono un peso minimo, Marchionne e Agnelli due pesi massimi. Io continuo a non comprare la Fiat, chi vince se sono libero di non comprarla? Se i contratti di lavoro non fossero obbligatoriamente collettivi, chi sarebbe il peso massimo? Un consiglio di amministrazione di venticinque persone o migliaia di operai? Con questo sistema chi pesa di più tra la base operaia e il vertice sindacale che cura solo sé stesso? Proprio perché sono un peso minimo vorrei armi contro i pesi massimi dell’industria sovvenzionata e dei vertici sindacali che fingono di opporsi ai sovvenzionati. E queste armi me le offre solo la libertà, non lo stato o il legislazionismo imperante. Nelle epoche di cui si parla le leggi erano di meno così come era meno gravoso il peso fiscale. L’economia era già mista, purtroppo, ma ora è anche mistificata. Dove sarebbero le privatizzazioni (autentiche, non finte come lo 0,50% di azionismo privato alla RAI)? L’unica che ho visto è la Telecom, con imprenditori molto vicini ai fautori dello stato sociale.
    7) La libertà non è sopraffazione della fratellanza e dell’uguaglianza, la libertà non è sopraffazione di qualsiasi cosa altrimenti non sarebbe libertà.
    Se il risultato della libertà è il riconoscimento della non uguaglianza e quindi il diritto all diversità, è evidente che i sopraffattori sono gli egualitaristi. La fratellanza è come la solidarietà, non può essere un obbligo. E la libertà garantisce a chi vuole di essere solidale, sodale o “fratello”. E’ il “fratellismo” per coscrizione a non garantire la libertà, non il contrario. Affermare che la libertà crei un ammasso di schiavi comandati da pochi è un ossimoro ideologico. Come si può sostenere che la libertà sia schiavitù? Neanche i fideisti più accaniti si spingono a tanto.
    8) L’aumento delle famiglie povere è causato proprio dalle politiche redistributive attuate che disincentivano investimenti e consumi. E’ una legge di base dell’economia che la scuola di stato prudentemente omette, anche nelle facoltà universitarie.
    9) Il trasferimento di poteri legislativi e di sovranità monetaria non sono stati processi di privatizzazione ma di creazione di un superstato.
    10) Una società non involve perché non si forniscono aiuti a chi ha bisogno ma perché non si gettano le basi per potersi liberare dal bisogno. E se ne crea di nuovo in nome della solidarietà. E’ proprio per questa ragione che si arricchiscono i più incapaci, con gli aiuti di stato.
    11) Non è sufficiente ignorare manipolatori e manipolati per vivere libero. Non basta una buona dose di coraggio per evitare, ad esempio, di essere incarcerati ingiustamente. Magari per reati di opinione, in nome di fratellanza e uguaglianza così minacciosamente insidiate dalla libertà. Forse parlare ai manipolati sarà tempo perso ma quando starò per morire, egoisticamente parlando, non voglio soffrire di rimorsi di coscienza.
    12) Non so offrire di meglio che un’idea agli affamati di libertà. Se questo meglio esiste me lo si indichi e se sarò in grado di offrirlo lo anteporrò all’idea. La cosa potrebbe non essere soddisfacente al mio stato d’animo, perché magari sarebbe utilitaristica, ma affronterò il sacrificio.

  • spago
    Rispondi

    l’unica strategia realistica (o più realistica) per poter vivere da libertari oggi, è quella che passa per la creazione di una comunità libertaria e lascia l’Italia a sè stessa. Può essere per secessione, con progetti tipo Liberland o il Free State Project.. ma deve permettere di scavalcare il fatto che manipolatori e manipolati sono il 99%!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Forse il novantanove per cento è una percentuale eccessiva. Ma comunque sono in tanti. Forse troppi per riuscire ad avere ragione di loro.

  • Stefano G.
    Rispondi

    La vulgata politica comune dice che i liberisti non si occupano dei poveri e dei bisognosi e che anzi vogliono sfruttarli, pagandoli poco, per poter sfacciatamente arricchirsi. Non è vero. I liberisti si occupano dei poveri (impossibile non farlo) ma indirettamente e cioè creando le condizioni economiche e sociali affinché essi non siano più poveri, creando cioè ricchezza reale, diffusa, espandendo la produzione, inventando nuovi prodotti, migliorando i vecchi, fornendo nuovi servizi ecc. Secondo i liberisti non dovrebbe essere lo Stato ad occuparsi direttamente dei bisognosi, fornendo sussidi generosi e posti di lavoro fittizi, ma il mercato (dal punto di vista economico) e la responsabilità individuale (dal punto di vista sociale).
    Chi ha di più non dovrebbe essere costretto, tramite una pressione fiscale diventata ormai insopportabile, a devolvere gran parte del frutto delle proprie fatiche al bisognoso per tramite dello Stato, che trattiene per sé una buona fetta del prelievo, ma direttamente o per mezzo di libere associazioni volontarie di cui si fida e che lui sceglie.
    Il liberista crede che il mercato da una parte e la responsabilità individuale dall’altra possano grandemente lenire (non risolvere) la condizione dei poveri.
    Il socialista crede che debba essere lo Stato ad occuparsi dei poveri, secondo logiche centraliste e interventiste poco efficienti perché basate sempre su informazioni parziali, quando non distorte.
    Il liberista crede che l’uomo possa essere convinto, persuaso moralmente ad occuparsi dei poveri.
    Il socialista crede che l’uomo sia fondamentalmente avido ed egoista e che perciò debba essere costretto con la forza, la minaccia, la paura ad occuparsi degli altri.
    Libertà e responsabilità da una parte, coercizione e dipendenza dall’altra.

  • charlybrown
    Rispondi

    “Il socialista crede che debba essere lo Stato ad occuparsi dei poveri”.

    Il socialista fa del suo meglio per creare sempre più poveri in modo che lo Stato se ne possa occupare.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il problema è che il socialista è convinto che, se non costretto, nessun individuo devolverebbe alcunché. L’assunto è smentito dalle cifre. Non solo esistono, malgrado la rapina fiscale, donazioni spontanee ma nella sola Italia le organizzazioni di volontariato raccolgono più di sette milioni di persone. Senza oppressioni fiscali e statali sarebbero molte di più e più efficaci perché la gente avrebbe maggior tempo e più danaro. Ma è proprio questo che il socialista non vuole perché altrimenti non ha la certezza di essere assunto dallo stato per svolgere male compiti che il privato svolge bene. Così, sostenendo che nessuno dia niente se non costretto, nega l’evidenza come suo solito. Quelli come lui sono capaci, in piena tormenta di neve, di sostenere che fa caldo perché così vuole la vulgata. Liberisti e libertari devono però essere attenti anche alla forma. Nessuno deve essere obbligato a devolvere il frutto delle proprie fatiche allo stato ma neanche ai privati. L’obbligo non è liberale, deve essere una scelta spontanea. Anche perché i privati che dovessero usufruire di tale obbligo sarebbero portati a gestire male le risorse ottenute. E poi chi stabilirebbe quali privati possano essere autorizzati alla raccolta? Lo stato? E allora siamo punto e da capo.

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