In Anti & Politica, Economia

ELOGIO-MILANO-2015DI FRANCESCO MONTANINO

Dopo essere salita alla ribalta delle cronache economiche e politiche, nei mesi scorsi, in cui se n’è parlato con toni melodrammatici, la Grecia torna ad essere oggetto di discussione. Quella che un po’ tutti consideriamo come la culla della civiltà, fornisce interessanti spunti di analisi e di riflessione, perché le sue vicissitudini recenti sul proscenio europeo presentano tanti punti in comune con la realtà del Mezzogiorno. Deficit pubblico salito a livelli pazzeschi, sprechi, spesa pubblica e pressione fiscale arrivate alle stelle. Ed infine, abolizione del contante quale strumento di pagamento. Proprio quest’ultimo punto, è stato oggetto della presentazione dei libri “Elogio del contante” e “La Grecia in crisi: una cronistoria”che si è tenuta nel capoluogo meneghino ieri sera. Organizzata dal Tea Party Italia, il dibattito ha visto la presenza degli autoriLeonardo Facco e Matteo Borghi che hanno illustrato ai presenti le tappe che hanno scandito le recenti vicende elleniche e di come possa cambiare la percezione dell’Europa, anche alla luce della vittoria del Front National nelle ultime elezioni regionali in Francia.

Ma il problema – come abbiamo sempre evidenziato ed è alla fine emerso anche in questa occasione – è di sistema perché è solo con la trasformazione di questo stato in una moderna entità federale che si risolvono, d’incanto, dei problemi che solo apparentemente sono slegati. Ma che in realtà trovano nel comun denominatore della pessima organizzazione e gestione dello Stato, la radice di tutti i mali. Così come nell’atavica difficoltà a scrostare una mentalità legata ancora a retaggi assistenziali, che è ancora dura a morire da queste parti.

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“Il Tea Party Italia – ha esordito Fabio Bertazzoli, presidente della sede milanese dell’associazione liberale – si pone quale scopo di limitare l’ingerenza dello stato nell’economia. Non è da confondere con quello americano che in maniera più reazionaria e conservatrice si oppone ad una pressione fiscale del 30% che in noi suscita ilarità, considerando la ben risaputa situazione italiana. In comune abbiamo solo il nome, ed abbiamo pensato di organizzare questo evento perché riteniamo che questi due libri abbiano quale motivo ispiratore che li accomuna quello della libertà”.

Impressioni confermate anche dal collega Stefano Magni che ha ribadito come “paghiamo tasse ad uno stato esoso che in cambio ci da beni e servizi assai scarsi. Quando poi si chiede all’uomo della strada di chi è la colpa, a nessuno viene in mente lo Stato. Piuttosto si preferisce puntare il dito sulle banche, sulla finanza mondiale, sui rettiliani o sul Bilderberg Group. Molti italiani hanno ormai fatto propri i dettami profetizzati da George Orwell in “1984”, dando la colpa al liberismo come accade nei peggiori regimi totalitari. Manca il lavoro, la gente è stanca di pagare un mare di tasse ad uno stato sprecone ed inefficiente. E quella che era una battuta, purtroppo è diventata una realtà perché in tanti chiedono la dittatura. Pensiamo ad esempio alla difesa a spada tratta, da parte di certi media, di Maduro, vittima del neoliberismo e dei poteri tecnocratici. In questa estate abbiamo vissuto una crisi, quella greca, che è stato un attacco contro il neoliberismo. Da un lato si chiede maggiore stato, dall’altro invece minori tasse. Abolizione del contante e nazionalizzazione, sono tutt’altro che fantapolitica”.

Ha poi preso la parola Matteo Borghi che ha ripercorso le tappe della crisi greca che è iniziata “quando è stato eletto Papandreu che ha portato la spesa pubblica in alto. Il bilancio statale è peggiorato, quale effetto, ed era chiaro che erano necessarie politiche di austerity che non hanno solo riguardato la spesa pubblica. Ma hanno anche comportato un inasprimento fiscale ed un’eccessiva burocratizzazione. Ciò non è servito a nulla, perché gli sperperi non hanno per niente aiutato i più ricchi. Dal 1999 al 2009 sono aumentati dipendenti e stipendi pubblici, ed il tutto è stato finanziato a debito. Ciò ha prodotto un ammasso di debito pubblico che ad un certo punto è stato letteralmente impossibile da finanziare. Perché poi ci si trova costretti a pagare maggiori interessi ai finanziatori, per continuare a finanziare il proprio debito. Ma non solo: questa situazione ha portato ad una svalutazione per chi ha investito nel debito pubblico greco del 70%. Un altro dato interessante da constatare, riguarda gli sprechi che hanno riguardato i dipendenti pubblici: c’è chi aveva un’indennità per chi arrivava in orario, un sussidio per le figlie dei dipendenti pubblici fino a 40 anni di età, categorie come quella dei barbieri che andavano in pensione a 50 anni perché – testuali parole – “maneggiavano sostanze pericolose”. A ciò si aggiunge pure il clima di corruzione esistente, con l’arresto di ben 5 Ministri della Difesa, cui era collegato un maxi giro di tangenti che riguardavano gli armamenti. Si è data la colpa alle aziende tedesche che comunque ne hanno approfittato, senza però ricordarsi di ciò che hanno fatto i politici greci. Gli Tsipras di casa nostra, hanno superato la tradizionale dicotomia destra-sinistra, perché tutti vogliono adottare politiche keynesiane: pensiamo a Salvini o Claudio Borghi  che per fortuna non è mio parente, che addirittura chiede di piantare ananas al Sud perché così si creano nuovi posti di lavoro. Ma anche Berlusconi o il Movimento 5 Stelle di Grillo che prima se la prendono con i politici, e poi chiedono più Stato perché loro sono bravi, belli ed onesti. Il centrosinistra renziano poi lo conosciamo tutti, SEL ed infine Alfano. Il panorama politico è deprimente, visto che tutti fanno a gara ad andare addosso al libero mercato. Dare la colpa al mercato o ai poteri forti è un comodo escamotage per i politici, per lavarsene pilatescamente le mani. Il dilemma del resto è sempre quello: vogliamo continuare ad affidarci come abbiamo fatto finora ancora allo Stato, o piuttosto vogliamo ridurne al minimo i propri poteri? Sicuramente, i partiti politici hanno tutto l’interesse a rendere pubblica ogni cosa. Occorrerebbe a questo punto una presa di coscienza da parte dei cittadini che porti ad una rivolta fiscale che però oggi nessuno vuole fare, perché si temono le ritorsioni di questo apparato statalista”.

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Altro elemento toccato dall’analisi di Borghi è stata la burocrazia che “ha portato all’introduzione negli ultimi anni di ben 2.900 nuove regole fiscali che hanno reso assai complicato la situazione per le imprese. Indubbiamente c’è una certa responsabilità da parte delle istituzione europee, nella gestione della crisi greca. Ma per una ragione opposta che ci hanno fatto passare. L’immagine delle code dei cittadini davanti ai bancomat è emblematica perché ne ha ridotto la libertà di utilizzare il contante. L’Unione Europea non è riuscita a fare in modo che la Grecia continuasse a vivere di pastorizia e spesa pubblica, non facendo nulla affinché questo paese di non tagliare (se non troppo poco) gli sprechi. Solo la proprietà privata e l’impresa – ha poi concluso – possono garantire benessere e sviluppo”.

ELOGIO-MILANO-2015-2Che sia in atto una vera e propria guerra contro il contante, ne è convinto Leonardo Facco che data nel 2010, quando ci fu l’infausto avvento di Mario Monti, l’inizio “di una lotta che vuole toglierci l’ultimo barlume di libertà. Da non intendersi solo ed esclusivamente quale economica o monetaria, bensì di quella vera. Quando alla fine del libro, dico che i nazisti vennero a prendersi il contante e mi accorgo di non avere nemmeno i mezzi per protestare. Il denaro è un mezzo, uno strumento. Lo è perché è frutto di un processo che parte dalla conchiglia, passando per gli animali, sino ad arrivare – e stiamo parlando di 2.600 anni fa  circa – a scambiare con metalli preziosi, come oro e argento. Oggi siamo arrivati al punto di vergognarci di difendere il denaro e con esso la proprietà privata. E ciò è inaccettabile”.

In merito alla crisi greca, Facco non ha utilizzato mezzi termini scagliandosi contro la classe politica ellenica. “Sono colpevoli, come lo possono essere i pedofili – ha tuonato – e se pensiamo che anche da noi ci sono certi personaggi pubblici come Alessandra Moretti che ha invocato la privacy, quando gli è stato chiesto come ha speso i nostri soldi, allora si capiscono molte cose. Un elemento che mi ha sempre interessato di questa categoria che non smette mai di contraddire se stessa, ad esempio riguarda il denaro digitale sul quale ognuno di essi è d’accordo. Salvo poi avversare con tutte le loro forze, il bitcoin. L’abolizione del contante è un modo subdolo con cui vogliono controllare la nostra vita. Prima facendovi passare per evasori fiscali, come se il fatto di accumulare ricchezza sia una grave colpa. Poi sopprimendo ogni altro tipo di libertà. E questo al solo scopo, ripeto, di controllare la nostra vita. Qui è in gioco qualcosa di assai importante, come avrete potuto capire. Il rischio che stiamo concretamente correndo è che ciò che aveva previsto George Orwell possa davvero materializzarsi”.

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Ma chi è che spinge per l’abolizione del contante ed a che punto è questo processo liberticida? “Ieri San Marino – ha osservato Facco – ha firmato un protocollo per limitarne l’utilizzo ed oggi sono solo 11 i paesi che non pongono restrizioni. A chiedere la sua eliminazione è quel mainstream composto da Monti, Passera, il fronte del PD. Ma soprattutto, un tale Boccadutri di SEL che è un perfetto parassita visto che non ha mai lavorato in vita sua, e che ha presentato un emendamento alla legge finanziaria con cui vuole restringere l’uso del contante a 300 Euro. Ma credetemi questo è solo l’ultimo centimetro verso la totale eliminazione delle libertà personali, perché già in Italia siamo alle prese con una serie di controlli fiscali che con SERPICO, gli studi di settore ed altri meccanismi tendono ad intrufolarsi nella nostra vita privata. Il paradosso è che tutto questo parte dagli Stati Uniti che oggi si trovano in una situazione assai simile a quella greca. Lì abbiamo un deficit ed una spesa pubblica incredibili che stanno facendo sbandare quello che ritenevamo essere un faro per la nostra libertà. L’unica via d’uscita è il default, e chi come me fa notare queste cose viene considerato come un egoista che intende affamare gli altri. È una battaglia che si sta combattendo in campo aperto in cui, sino a quando questi signori si sentono legittimati a farlo, continueranno a sentirsi padroni delle vostre vite. C’è un problema culturale di fondo, in questo paese perché se tutto salta state pur certi che gli Stati Uniti in 10 anni sapranno come riprendersi, perché lì ci sarà sempre voglia di fare. Qua invece siamo destinati a morire d’inedia, perché chi lavora – concludeva non senza una punta di amarezza, rispondendo alle domande postegli dal pubblico presente – viene multato e controllato”.

AGE AUSONIA

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Showing 3 comments
  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Per onor di cronaca, l’avvento di Monti è del 2011, non del 2010.

  • danilo
    Rispondi

    Che vuol dire che il tea party italia è diverso da quello usa, e che questo sarebbe “reazionario”?
    Cmq bravo facco, capace di esprimersi in maniera davvero chiara e incisiva.

  • Pedante
    Rispondi

    Banche, finanza mondiale, rettiliani, Gruppo Bilderberg e Stato formano un tutt’uno.

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