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burocratiDI FAUSTO DEMETRIO

L’errore più grande che si commette riguardo agli statali, è credere che svolgano un vero lavoro. L’opera dei sindacati e dei governi negli anni è stata quella di regolamentare il lavoro privato al fine di illudere che tutti i lavoratori siano uguali e produttivi allo stesso modo. La realtà è completamente l’opposto: ogni lavoratore ha caratteristiche e produttività diverse e ogni lavoratore ha diritto ad un trattamento diverso, perché lui è diverso dagli altri.

Questo vale anche per il pubblico, con le piccole differenze assolutamente non trascurabili quali l’illicenziabilità del dipendente pubblico e la sua opera non richiesta da chi è costretto a pagargli lo stipendio.

Se in un libero mercato lo stipendio di un lavoratore privato può essere considerato il prezzo che l’azienda deve pagare per il suo lavoro, per quanto riguarda lo stipendio di uno statale, si tratta di tariffa. Infatti, indipendentemente dalla qualità del servizio svolto, e addirittura dell’utilità o meno di quel servizio, lui riceverà uno stipendio.

Questo status di uguaglianza imposta fa si che il livello del servizio punti verso il minimo, sia nel pubblico che nel privato. Con la differenza che il lavoratore pubblico è mantenuto dalle tasse. Il lavoratore pubblico, a differenza del lavoratore privato, non paga le tasse, ma vive di esse. Se non esistessero lavoratori privati, infatti, lo stato non avrebbe soldi da dare come stipendio ai lavoratori pubblici.

Non è possibile determinare il valore di un lavoro imposto, perché il suo costo è una tariffa imposta e non un valore di mercato.

Un lavoratore pubblico, se meritevole, non dovrebbe far altro che pretendere l’eliminazione del monopolio pubblico. Chi non lo fa è perché evidentemente sa di non valere un cazzo, e preferisce vivere della sua tariffa mensile statale, tipo sussidio per i disabili.

GUARDA IL VIDEO DI CHECCO ZALONE IN MERITO ALLA QUESTIONE

https://www.youtube.com/watch?v=SM4xIJ2VK5I

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Showing 6 comments
  • Albert Nextein
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    Ho letto il libro.
    E’ anch’esso fondamentale.
    Ma la gente mediamente non capisce.

  • myself
    Rispondi

    Quando si parla di dipendenti “statali” credo che però andrebbe fatta una distinzione:

    – Ci sono dipendenti dello Stato che esistono solo perché esiste lo Stato. Ad esempio fanno parte di essi i burocrati, i politici e i membri dei partiti politici, tutti i rappresentanti dello Stato, dal presidente della Repubblica al sindaco del paesino, i magistrati, i notai, i commercialisti, i sindacalisti, la guardia di finanza (ovviamente), l’esercito.

    – Ci sono dipendenti dello Stato che esisterebbero anche se lo Stato cessasse di esistere perché il loro mestiere è comunque richiesto.
    Fanno parte di essi i medici, i pompieri e la polizia (che hanno un analogo nella sicurezza privata), gli insegnanti (non quelli di regime), i farmacisti, i tassisti, i tabaccai e tutte le altre professioni di cui lo Stato ha il monopolio.

    Il primo gruppo è quello effettivamente parassitario, perché non produce nulla e il loro mestiere e giustificato solo dalla forza impositiva dello Stato.
    Il secondo gruppo non è propriamente parassitario, perché produce beni e servizi che sarebbero richiesti anche in assenza dello Stato.

  • andrea
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    i tassisti sarebbero dipendenti dello Stato ? E da quando ? Esistono medici privati e funzionano molto meglio: se devi fare un esame nel privato passi il giorno stesso se devi invece farlo con il sistema sanitario nazionale ti becchi le liste d’attesa

    • andrea
      Rispondi

      insegnanti: esistonole scuole private. Farmacisti: a parte le farmacie comunali, le farmacie sono private. Tabaccai sono tutti privati, non sono certamente statali solo perchè vendono genri di monopoli che sono ormai anacronistici, come lo fu la vendita del sale per anni

  • spago
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    i tassisti italiani sono un esempio da manuale di parassitismo.. vivono da sempre di protezioni politiche e spendono i loro sforzi a chiedere che i concorrenti siano messi fuori legge.. per non dire che ogni tanto li aggrediscono pure fisicamente.. è tutto deciso fra la categoria e i referenti politici, escludendo i clienti.

  • myself
    Rispondi

    Rettifico: i farmacisti, i tassisti, i tabaccai non sono dipendenti della Stato. Quello che avevo in mente era che queste categorie lavorano in ambiti monopolizzati dallo Stato e protetti da esso.

    Ripropongo questo nuovo distinguo che dovrebbe essere più accurato.

    Ci sono due tipi di parassiti statali:

    – Quelli che possono esistere solo fintanto che esiste lo Stato. Ad esempio, i burocrati, i politici e i membri dei partiti politici, tutti i rappresentanti dello Stato, dal presidente della Repubblica al sindaco del paesino, i magistrati, i notai, i commercialisti, i sindacalisti, la guardia di finanza (ovviamente), l’esercito.

    – Quelli che sono lavorano sì per Stato (a volte anche contro la loro volontà, perché la Stato ha il monopolio sul controllo della loro categoria professionale), magari hanno mille protezioni da parte dello Stato, tuttavia se lo Stato sparisse i loro mestieri sarebbero comunque richiesti e avrebbero quindi senso di esistere. Ad esempio, i medici, i pompieri e la polizia (che hanno un analogo nella sicurezza privata), gli insegnanti (non quelli di regime), i farmacisti, i tassisti, i tabaccai e tutte le altre professioni di cui lo Stato ha il monopolio.

    I credo che fare questa distinzione sia importante, sia in principio che in pratica.

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