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banca_etruria02DI MATTEO CORSINI

“Tra qualche minuto uscirà una dichiarazione del ministro dell’Economia che condivido… Il 2016 è l’anno in cui l’Italia deve sistemare definitivamente la propria questione bancaria… Noi ci stiamo lavorando da qualche settimana, pancia a terra, tutti i santi giorni, per avere una soluzione che rispetti le regole europee che non abbiamo voluto noi ma che dobbiamo rispettare. Una soluzione che dia sicurezza ai correntisti, dia garanzia agli istituti di credito: salteranno poltrone, ci saranno meno banchieri e in prospettiva meno bancari perché non possono esserci 300mila bancari, con l’innovazione tecnologica per cui molte persone usano la banca sul telefonino. Ci sarà qualche filiale in meno ma nel rispetto delle persone senza licenziamenti di massa. Lavoriamo per avere una soluzione finale, ci sono le condizioni e vanno aiutati i processi di integrazione e fusione”. (M. Renzi)

Renzi ha pronunciato queste parole a Bruxelles durante la conferenza stampa post meeting Ue dello scorso 18 marzo. Effettivamente poco dopo è uscita una nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativa al progetto di aggregazione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano.

Che in futuro ci saranno meno banchieri e anche meno bancari è più che verosimile. Che queste cose debbano accadere con la regia (o sotto dettatura) del governo è però del tutto opinabile. A maggior ragione considerando che lo Stato non è azionista di nessuna banca, eccezion fatta per una quota del 4 per cento in Monte dei Paschi di Siena derivante da pagamento in azioni di cedole sui cosiddetti Monti bond.

I processi di integrazione e fusione non vanno “aiutati”: sono i soci a dover decidere cosa fare. E, in ogni caso, già esiste un’autorità preposta alla vigilanza sulle banche, anch’essa piuttosto incline al dirigismo: nel caso in questione, la Bce.

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Considerando, poi, quanto accaduto a novembre con la risoluzione di quattro banche nell’ambito della quale azionisti e obbligazionisti subordinati hanno perso tutto, meno il governo di occupa di banche (e non solo di quelle), meglio è.

La competenza di Renzi in materia è tale che, il 9 febbraio scorso, dichiarò che “in futuro ci saranno meno sportelli e più digitalizzazione, meno retail e più banche di investimento”. Si dà il caso che le banche di investimento siano quelle che si occupano per lo più di fare trading proprietario e curare la strutturazione di operazioni azionarie e obbligazionarie per conto di imprese clienti. Considerando la dimensione media delle imprese italiane, dubito che in Italia servano tante banche di investimento. Resta un’altra spiegazione all’affermazione di Renzi: con banche di investimento potrebbe voler intendere quelle che si occupano degli investimenti dei privati, ossia di gestione del risparmio. Questo non farebbe altro che confermare la sua ignoranza in materia.

In conclusione, le soluzioni di mercato sono a mio parere sempre da preferire, a maggior ragione se chi si diletta a fare il dirigista conosce la materia come Renzi e, per di più, ottiene certi risultati…

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Showing 6 comments
  • Massimiliano
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    Fu fatta affermazione simile riguardo l’Inps qualche anno fa: maggior informatizzazione, effettuare servizi on-line per ridurre il personale negli uffici . . . ma intanto non è così (sempre strapieno di dipendenti) e buona parte della popolazione per un servizio di qualità deve rivolgersi ad un intermediario (solitamente caf/patronato quando non un commercialista). E veniamo alle banche . . . allungano l’orario, si può fare/pagare mediante app . . . ma gli uffici traboccano di personale (?) che se interpellato non svolge nemmeno le più ordinarie e consuete operazioni di sportello (provato di persona, Intesa San Paolo); dopodichè solita procedura . . . si mette una vagonata di ‘assunzioni clientelari’ in pre-quiescenza anticipata a spese della massa, di quella tanto vituperata massa che va a votare e magari lavora pure onestamente (pensa te . . . che gentaglia). Bisogna provare qualcosa di originale . . . io suggerirei che a coloro che possiedono più di un immobile (spesso da fantascienza, tipo Allegra Agnelli toh per fare un nome che conta ma anche meno) e nè lo utilizzano nè lo affittano . . . gli venga sequestrato! E poi vediamo chi si rilassa . . . e se si continua a pensare ai bond . . . magari fosse possibile.

  • charlybrown
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    “In conclusione, le soluzioni di mercato sono a mio parere sempre da preferire”

    Il problema è che le banche stanno al mercato come Cicciolina sta alla verginità.

  • Enrico
    Rispondi

    Le soluzioni del libero mercato non sono da preferire per Renzi e amici, che come noto nelle banche vedono l’ennesima mangiatoia in cui gettarsi a capofitto, a spesa dei contribuenti ovviamente.

  • Alessandro Colla
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    Certo che vogliono meno banche. Mica perché le fusioni favoriscano i servizi alla clientela. No, è per restirngere ulteriormente la libertà creditizia. Se due banche, liberamente fondendosi, mi agevolano il mutuo sono soddisfatto. Se la fusione avviene per intervento e aiuto pubblico, si limita arbitrariamente l’attività concorrenziale senza quindi alcun vantaggio per debitori e depositanti. In fondo loro vorrebbero la banca unica, meglio se mondiale. Sugli immobili da sequestrare siamo peggio della competenza di Renzi. Se io ne ho più di uno e né li utilizzo né li affitto perché li voglio lasciare ai miei figli quando si sposano, o semplicemente quando diventano maggiorenni, dovrei vedermeli sequestrati. Il passo successivo sarà sulle misure. Se l’abitazione è di quattrocento metri quadri e vivo solo, me ne devono sequestrare duecentottanta. A meno che non dimostri che in qualche modo li utilizzo tutti e quattrocento. Intrusione nella vita privata pure nelle mura domestiche. Così nacque il terzo reich (volutamente scritto in minuscolo anche questo!).

  • Massimiliano
    Rispondi

    L’impressione che mi sovviene leggendo alcuni articoli e relativi commenti (almeno alcuni) . . . è che proprio coloro tra gli scrittori e commentatori di parte di questo blog libertario (?) che sostengono che l’Italia è un pessimo Paese, che gli italiani sono un popolo di pecoroni nonchè italioti che non dovrebbero andare a votare, che le tasse sono eccessive e i suoi proventi mal utilizzati . . . da tale nefasto e improduttivo Sistema a lungo termine abbiano ricavato la propria fortuna (vedi i.v.a. e non solo, gli esempi sarebbero molteplici) e ora facciano melina poichè l’ingigantirsi del bubbone (apparato burocratico) comincia a mettere in serio pericolo determinati vantaggi e guadagni (oltre che continuità di guadagno).
    Premetto, è una semplice sensazione . . . e ve la comunico liberamente con la speranza di essere in errore.

  • Alessandro Colla
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    Il commento precedente è già stato inserito nell’articolo “A cena con l’evaso”. Ed è lì che mi sono concesso la licenza di rispondere personalmente.

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