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AUTODI MAURO GARGAGLIONE

“Alcuni concorrenti di Fca – scrive il presidente di Exor – sono convinti che non abbia senso insistere con il passato, cioè con il consolidamento, ma che si debba invece abbracciare il cambiamento con nuove tecnologie e modelli di business che riguardano il settore della mobilità, due volte più grande di quello della sola vendita degli autoveicoli”. In sostanza l’idea che per guadagnare sia meglio investire nell’auto elettrica e nel self drive piuttosto che impegnarsi nella costruzione di fusioni e alleanze. È il ragionamento che ha proposto di recente lo stesso Ghosn, numero uno di Renault-Nissan.

Per Elkann invece si tratta di una strada sbagliata. Perché in base agli studi, nel 2030 questo tipo di auto rappresenteranno comunque il 15 per cento del mercato anche nello scenario che prevede un cambiamento dirompente. Dunque il rimanente 85 per cento dei veicoli “non saranno completamente autonomi”. Per questo gli Agnelli continuano a ritenere che la strada da seguire sia quella indicata da Sergio Marchionne: una grande fusione in grado di far risparmiare capitale. “Un accordo con ‘quelli grossi’ farebbe risparmiare a Fca fino a 10 miliardi all’anno”. (Intende GM).  [Riporta La Repubblica]

Il bello dell’economia di mercato è che saranno i clienti a decidere quali aziende saranno protagoniste da qui a quindici anni (o anche meno). Nessuno poteva ipotizzare quindici anni fa lo sviluppo del mercato della telefonia mobile dominato da NOKIA, che ora non esiste praticamente più. Il tutto se non ci si mettono in mezzo gli Stati, o meglio, nel caso in cui gli Stati cercheranno di violentare le regole del mercato l’unico risultato è che impoveriranno le persone e alla fine comunque il mercato vincerà.

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Showing 8 comments
  • Enrico
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    Non dubito che la FCA ex FIAT sia ben felice di proseguire come in passato, cioè sulla via maestra dei sussidi pubblici e della cassa integrazione. Ricordo che questo baraccone é stato tenuto in piedi per decenni con i soldi dei sudditi italiani con la scusa di una qualche strategia industriale da quattro soldi.

  • Albert Nextein
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    Concordo.
    Le strategie sono diverse.
    Il vaglio è il consumatore.
    Lì si vede chi aveva ragione e chi no.
    E’ normale che gli imprenditori abbiano idee e comportamenti diversi.

  • Vincenzo
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    Illusione! Nel mercato a decidere è la maggioranza dei clienti. Se solo a uno piacciono le scarpe celesti, non le troverà mai. Dovrà adeguarsi: quelle blu o quelle azzurre.
    Un po’ come la democrazia.

  • christian
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    Vincenzo continui ad avere idee confuse. In democrazie la maggioranza impone le proprie scelte alla minoranza (solo scarpe di un certo colore). Nel mercato la, così detta, “maggioranza” (che in questo caso è più corretto identificare come corrente dominante) decide solo per se. Le scarpe di un diverso colore rispetto a tale corrente saranno via via più costose quanto più si troveranno ad essere un prodotto di nicchia (quindi minore domanda) ma avrai comunque la possibilità di portare scarpe di un diverso colore se disponibili (dovrà solo pagare un prezzo maggiore). Ma anche se, per ipotesi, tu non potessi avere le scarpe del colore che vuoi, sarebbe perché tali scarpe non sono disponibili (perché nessuno è interessato a fabbricarle) e non perché ti è vietato portarle o è vietato fabbricarle.

    • Vincenzo
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      Grazie per il link.
      In questo caso, la maggioranza o, se ti piace, la corrente dominante) ha deciso che le scarpe blu o azzurre debbano essere prodotte con costi minori, perché più richieste. Ha deciso per sé, nel senso che ha detto ai fabbricanti di produrre quello che serve loro a prezzi minori.
      La minoranza, invece, non ha deciso nulla, si adegua. Deve essere disposto a pagare di più e sperare che qualcuno lo accontenti. Non basta avere i soldi: gli possono anche rispondere di no, perché, magari, non hanno tempo.
      Qualsiasi decisione che coinvolga la massa è adottata a maggioranza, anche in modo tacito.

      • charlybrown
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        Vincenzo, mi pare di capire che il succo del tuo discorso sia:
        ciascuno ha diritto di vedere soddisfatti i suoi desideri, anche i più astrusi, al prezzo che decide lui.
        Cosa evidentemente impossibile, visto che il diritto di vedere prodotte scarpe celesti si scontrerebbe con il diritto di chiunque altro che avesse il desiderio di non produrle.

  • Alessandro Colla
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    Non è “adottata a maggioranza”, è seguita perché più remunerativa. Ed è sempre meglio che adottata per forza solo perché una legge lo costringe. Non è vero che la minoranza non decida nulla: decide per un altro prodotto. Pochi vogliono le botti in cucina ma non ho mai trovato architetti che “non hanno tempo” per progettare lo spazio per le botti. Né bottari che si rifiutino di collocarle lì perché in cantina si fa prima. Pago di più? La maggioranza compra libri del tipo “sfumature di idiozia” e i grandi gruppi editoriali vendono la porcata a dieci euro. Io so che me ce ne vogliono almeno quindici per trovare libri che smentiscano scientificamente che costi e ricavi vengano decisi col sistema maggioritario e non con varietà di leggi economiche su domanda e offerta, tra le quali anche quella sull’utilità marginale. Mi sarò anche adeguato ma comunque ho deciso. Se sono solo mi adeguo a non avere il libro desiderato. A parte che se fossi solo potrei anche scriverlo. Ma ci potrebbe anche essere un argomento che piacerebbe alla maggioranza e non ci fosse alcuna pubblicazione. In Europa perché potrebbe non trovarsi la persona in grado di trattarlo. A Cuba perché potrebbe essere vietato trattarlo.

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