In Anti & Politica, Economia

democraziaDI FRANCO FUMAGALLI

Il concetto di “Democrazia”, in termini politici, è stato realizzato in modi diversi. Nell’antichità, Platone affermò che  “Democrazia” è, letteralmente, “il governo del popolo” e lui nel suo  ideale noocratico (dottrina relativa all’attività dello spirito o dell’intelletto), la svalutava. Il filosofo, nel suo trattato il “Politico”, la deprezzava e la considerava come ultima delle forme legali di governo. La definì “il governo del numero” o “della moltitudine” rilevandone gli aspetti di irrazionalità e perciò di arbitrio e di  anarchia, consistente nella tirannia delle classi inferiori sulle altre e per di più di assoluta irresponsabilità. Si può dedurre, quindi, che è pura utopia, ritenere che un’azione di “governo degli impreparati”, in quanto numericamente predominanti, possa migliorare la loro condizione. Aristotele,  invece,  pur dichiarando la sua preferenza per un altro tipo di governo, in una forma cioè di carattere “misto”, rivalutò in parte la “democrazia”, pur definendola come “tirannia delle classi inferiori” sulle altre, ovvero “governo dei poveri contro i ricchi” e quindi di una parte, pur maggioritaria, che agisce nel suo esclusivo interesse mentre la “politica” dovrebbe essere “azione nell’interesse di tutti”. Nella lunga parentesi del Medio Evo non si ebbe mai una qualsivoglia pratica democratica se non la fugace apparizione dei Comuni che, dati i tempi, ben presto si trasformarono in Signorie.

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Il fatto più importante da tener presente per comprendere i caratteri specifici della nascita e dell’affermazione dell’ideologia democratica nella società moderna e contemporanea è la rivoluzione industriale. Questa iniziò nella seconda metà del secolo XVIII. Prima, i rapporti economici erano organizzati in piccoli mercati, nell’ambito dei quali si  svolgeva quasi tutta la vita economica e sociale degli abitanti di un Paese. Sganciato da questo tipo di vita, il potere politico veniva immaginato come qualcosa di lontano, superiore e intangibile. L’introduzione delle macchine, quindi della Scienza, nel processo produttivo, rendendo sempre più moderna l’industria, produsse, sia pure  in varie e successive fasi, una vera e propria rivoluzione nella società. Gli uomini si organizzarono in unità produttive sempre più grandi, spezzando la vecchia struttura di produzione e gli artigiani diventarono o operai o imprenditori. La trasformazione dei sistemi produttivi pose in crisi la vecchia base di legittimità del “potere”. Venne ripreso un dimenticato principio: quello democratico. In base a questo e teoricamente, i cittadini rivendicarono, in campo politico, il  peso che avevano già assunto in campo economico. Naturalmente, nella realtà, il fenomeno si verificò attraverso un lungo processo evolutivo, passando per successive fasi, anche controverse. Così, inizialmente, il principio democratico fu limitato in ragione del censo e soltanto a poco a poco si arrivò a conseguire, nei vari Paesi, il suo pieno riconoscimento con l’introduzione del suffragio universale, ovvero l’intento di conseguire  l’uguaglianza politica di tutti i cittadini.

Questa breve introduzione storica del concetto di Democrazia, pur nella sua limitatezza, rende l’idea che alla base della “Democrazia”, come  istituzione politica, sussiste una importantissima componente: l’Economia. Non vi è “democrazia” quando tutti sono poveri, perché prevarrebbe l’istinto di sopravvivenza e quindi si manifesterebbero le diverse capacità di ciascuno. Del  resto, così insegna la Storia. Non ci può essere “Democrazia” se non vi sono condizioni economiche adeguate e tendenti al miglioramento per ciascuno in funzione delle proprie esigenze. Quindi “Democrazia” ed “Economia”, in teoria, sono termini “coincidenti”, se per tale coincidenza s’intende il principio etico e sociale per cui tutti gli uomini hanno pari dignità, gli stessi diritti e gli stessi doveri.  Sussistono, poi, nella realtà, aspetti strettamente collegati tra “politica”  ed “economia”. Si può ricordare che esistono scienze inerenti alle due istituzioni come “l’Economia politica” e la “Politica economica”. Si può affermare, seppur con valutazione arbitraria, che vi dovrebbero essere anche identità tra i due concetti di “Democrazia” inserite nelle due discipline.

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In realtà in esse, il  termine “democrazia” differisce sostanzialmente. In Economia, tutte le storiche esperienze passate, nell’evoluzione della qualità della vita, dimostrano che il fulcro del progresso, inteso come avanzamento di un qualsiasi aspetto esaminato, è il “libero mercato”, vale a dire la competizione tra i produttori nelle proposte di “offerta” e la libertà dell’utente/consumatore di acquisire o rifiutare i prodotti, cioè la “domanda”. In questa, chiamiamola,  “democrazia economica”, vi sono precisi termini di “responsabilità” individuale, sia nella formulazione delle proposte che in quelle acquisitive, che si confrontano, appunto, nel “mercato” In Politica, però, la “democrazia politica” considerando sia “ l’offerta”, ( i partiti/ i programmi) che la “domanda”, ( gli elettori/voti), non vi è traccia di responsabilità individuale. In Economia, tutte le iniziative sbagliate o fortunate, hanno un responsabile che paga dell’insuccesso o viene gratificato dal successo. In Politica i successi non esistono, al massimo si hanno adeguamenti, quasi sempre in ritardo, alla realtà presente mentre gli insuccessi e sono tanti, sono sempre a carico della collettività, perché non esiste, sancito, il principio della responsabilità dei singoli. Nel nostro caso l’irresponsabilità è prevista nell’obsoleto Atto costituzionale. Senza responsabilità, come accade da noi, prevalgono gli interessi personali e particolari. In base al principio del “libero mercato” e alla responsabilità individuale e collettiva inerente, l’economia progredisce. In Politica non esiste né la responsabilità  personale né collettiva. Non è atto di assunzione di responsabilità la non rielezione di un rappresentante, perché si verifica a distanza di tempo e senza riferimenti ai suoi comportamenti politici (è il Partito che decide). In questa situazione prevalgono il particolarismo – provvedimenti presi non per tutta la popolazione ma solo per parti di essa – e il voto di scambio. E’ questa la “Democrazia”?

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Mostrati 4 commenti
  • Ari
    Rispondi

    Grazie; articolo e tema interessanti.
    Aggiungo solo un paio di chicche…

    L’argomento migliore contro la democrazia è una conversazione di soli cinque minuti con l’elettore medio.
    (Winston Churchill)

    Se Colombo avesse convocato un’assemblea consultiva, sarebbe probabilmente ancora fermo al molo.
    (Arthur Goldberg)

  • Evaristo
    Rispondi

    Y otras mas…

    La democrazia funziona quando a decidere sono in due. E uno è malato. (Anon.)

    La democrazia è due lupi e una pecora che votano su cosa mangiare per cena. Liberta’ è la pecora che imbraccia un arma e contesta il voto. (Anon.)

    • Ari
      Rispondi

      Approvate all’unanimità, cioè da me.
      Aggiunte alla collezione, grazie!

    • Evaristo
      Rispondi

      Poi – cercando – scopro che non sono affatto frasi di anonimi.
      La prima è di Churchill, la seconda di Franklin.

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