In Anti & Politica, Economia

jkj14di LAWRENCE K. SAMUELS*

L’economia del fascismo italiano è spesso ignorata o banalizzata perché gran parte di essa la si ritrova nelle economie del mondo odierno. Si consideri alcune delle componenti dell’economia fascista: la pianificazione centrale, le pesanti sovvenzioni statali, il protezionismo (tariffe elevate), i livelli ripidi di nazionalizzazione, il clientelismo dilagante, gli ampi deficit, l’alta spesa governativa, i salvataggi di banche e industrie, l’iper-burocrazia, i programmi di assistenza sociale di massa, lo schiacciante debito nazionale, gli attacchi d’inflazione e «una integrata struttura economica nazionale altamente regolamentata».1

In numerose occasioni Benito Mussolini identificò le sue politiche economiche con il «capitalismo di Stato», l’esatta frase che Vladimir Lenin utilizzò per inaugurare la sua Nuova Politica Economica (Nep). Lenin scrisse: «il capitalismo di Stato sarebbe un passo avanti rispetto alla situazione attuale nella nostra repubblica sovietica».2…

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Commenti
  • Evaristo
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    E come ogni socialista, il duce aveva un retropensiero delinquenziale.
    Ad esempio il rimboschimento dell’Appennino fatto per abbassare il clima e rendere il popolo italiota più simile a quello nordico.
    Altre amenità chi è interessato le può trovare nel diario di Ciano.
    Ne cito solo una piuttosto agghiacciante.
    *
    “Nessuno pensi che la tessera annonaria sarà abolita alla fine della guerra. Essa durerà finché esisterò io. Perché così i vari Agnelli e Donegani mangeranno come il loro ultimo operaio.”

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