In Anti & Politica, Economia

terremoto-EmiliaDI GIOVANNI BIRINDELLI

L’altro giorno parlavo con un mio caro amico che è stato colpito molto duramente dal terremoto che ha devastato Amatrice. Possiede in quella zona un antico edificio medievale convertito in struttura ricettiva, che adesso è inservibile e lo sarà per anni.

La cosa che lo preoccupava di più tuttavia non era questa, quanto il fatto che tutto in quella zona sembra aver perso tutto il suo valore.

In un territorio letteralmente devastato dal terremoto, dove le scosse non si fermano e che comunque rimarrà a elevato rischio sismico, la macchina degli investimenti, già praticamente in folle prima, si è semplicemente spenta.

Lui vorrebbe vendere la sua bella casa medievale. Tuttavia la vendita oggi non è nemmeno pensabile. Non è più nemmeno una questione di prezzo. È un’impossibilità tecnica. Non esiste domanda. Se già investire con successo in Italia oggi è temerario, investire nel territorio raso al suolo dove la terra continua a tremare sembra impossibile.

Leggo oggi un articolo dal titolo “Amatrice ricomincia dal cinema”. Spero che il mio amico non lo abbia letto. Lavora dodici ore al giorno sette giorni su sette trecentosessantacinque giorni l’anno. E ha una famiglia con tre bambini. E deve seguire i lavori del suo convento a centinaia di chilometri di distanza. No: sono sicuro che non lo ha letto. Non ne ha il tempo (in questo caso per fortuna).

Come quel territorio, schiacciato non solo dal collettivismo e dal ‘sistema Italia’, ma adesso anche dal terremoto e dalla sua continua minaccia, possa risollevarsi è per me difficile da immaginare.

Tranne che in un caso. C’è una semplice decisione che, a mio modo di vedere, letteralmente dalla sera alla mattina darebbe vita a un processo inarrestabile che, in un tempo relativamente breve, trasformerebbe le zone terremotate in un posto con un reddito pro-capite che gli italiani possono solo sognarsi.

Rendere quel territorio una “tax-free zone”. Per sempre.

Potrebbe e anzi dovrebbe essere fatto di meglio. Con risultati (da me) attesi molto più rapidi e ancora più impressionanti: deregolamentare, fino al limite massimo tecnicamente possibile.

Potrebbe essere fatto ancora di meglio. Molto di meglio. Ma qui si entra nel campo della filosofia politica in cui adesso non voglio entrare.

Tenetevi i soldi della ricostruzione, la ‘cultura’ di stato che «fa miracolosamente tornare in vita» e naturalmente «i film di Amatrice [che], «fa sapere Rutelli, saranno “a richiesta”, scelti in base ai desideri del pubblico». Ficcateveli in quel posto e toglietevi dalle scatole. E fate largo alla bomba atomica alla meno uno: il processo di mercato. Senza se e senza ma.

Se lo faceste, vedreste affluire, nonostante il terremoto, investimenti da tutto il mondo. Investimenti: quelli volti al profitto. Vi stupireste, fra le altre cose, per la costosissima tecnologia antisismica che verrebbe messa in pratica con denaro privato in edifici che nulla avrebbero a che vedere con le casette antisismiche da geometra che temo. Scoprireste di essere il problema, non la soluzione. Quindi non lo farete mai.

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  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non lo faranno mai non perché scoprirebbero di essere il problema ma perché lo sanno già.

  • Albert Nextein
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    Lo stato non può rinunciare alle tasse provenienti da quei luoghi.
    Lo stato ha bisogno di soldi.

  • Sonia Patacchi
    Rispondi

    Albert Nextein , lo stato siamo noi. Ergo, tutti noi abbiamo bisogno di soldi

    • Albert Nextein
      Rispondi

      Io non sono lo stato italiano.
      Io ne sono una vittima.

  • Luciano
    Rispondi

    I veri ladroni sono quelli della Banda bassotti Facco, evasori fiscali da mettere in galeraaaaaaa e gettare la chiave
    Facco in manicomio

  • Luciano
    Rispondi

    Forti con i deboli e deboli con i forti.

  • Luciano
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    Sono gli evasori fiscali che tosano le tasche della povere gente e dei terremotati !

  • Giampiero
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    Leonardo FAcco e’ l’unico sano di mente in mezzo a 60 milioni di malati di mente!!

  • christian
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    “lo stato siamo noi” è una definizione da collettivisti.

  • Luciano
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    Lo Stato siamo noi e’ la frase del Padre della nostra Costituzione, Piero Calamandrei. Studi meglio la Storia con la S maiuscola !

  • Luciano
    Rispondi

    Collettivista manco nell’anticamera del cervello ! Lo Stato e’ la societa’, e la sociata’ e’ lo Stato. In definitiva cosa sono ? Delle entita’ astratte , forse? Lo Stato certo che siamo noi, non sono di certo gli extraterrestri !

  • Luciano
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    Chi non riconosce lo Stato, in definitiva non riconosce neppure la societa’ in quanto tale !

  • Luciano
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    E quindi , in parole povere, nega persino se stesso !

    • Albert Nextein
      Rispondi

      Ne hai scritte di cazzate .

  • Faber
    Rispondi

    1) Lo stato nasce come entità esterna alla società, un’entità che riconoscendo la ricchezza di quest’ultima ne fa una preda da spolpare.
    2) Lo stato sterilizza l’individuo sociale impedendogli tutta una gamma di potenzialità relazionali che credo diminuirebbero di molto l’impatto della povertà.
    3) Lo stato deprivando la potenzialità relazionale dell’individuo, lo isola aizzando e provocando una competizione malata e perversa.

    • Mario
      Rispondi

      per fortuna che ci sei tu che fai la rivoluzione

  • christian
    Rispondi

    Scusa ma per principio non discuto con i Troll.

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