In Economia, Esteri

DI THOMAS E. WOODS*

Premessa

La Scuola Austriaca esprime un pensiero economico fortemente critico verso le banche centrali, al punto da individuare proprio nelle banche centrali, specialmente nella versione a denaro fiat, la principale causa dei malanni economici dei nostri tempi. Negli Stati Uniti ha crescente diffusione un movimento libertario, soprattutto tra schiere di giovani sempre meno propensi a dare ascolto ai media tradizionali, ispirato in larga misura da Ron Paul e dalle sue campagne presidenziali del 2008 e 2012. Grazie a Ron Paul e alla sua costante opera di divulgazione di solide idee economiche, la critica verso le banche centrali non è più inimmaginabile e “End the Fed” è diventato uno slogan comune. Mai più di ora le idee economiche “austriache” hanno avuto così ampia diffusione tra la gente comune.

Tuttavia, la critica verso le banche centrali corre il rischio di essere confusa, per ingenuità e mancanza di approfondimento, con idee che si proclamano anch’esse contro le banche centrali, ma con motivazioni e intenti completamente diversi. Si tratta, in gergo americano, del “greenbackerismo”, un fenomeno che periodicamente presenta un rigurgito di popolarità nonostante le sonore confutazioni sia teoriche che nell’esperienza.

greenbacker propongono da sempre le stesse idee di facile presa, che si possono sintetizzare nella formula “più soldi per tutti”. Essi sostengono che i problemi dell’economia derivano dall’emissione di moneta da parte di banche centrali di proprietà prevalentemente privata e non pubblica; essendo la moneta emessa come passivo dello stato, essa arricchirebbe banchieri privati a scapito della società. Propongono una banca centrale nazionale e pubblica – a denaro rigorosamente fiat – che possa emettere moneta a piacimento, rispettando solo i limiti che lo stato stesso impone.

greenbacker non si lasciano sfiorare dall’idea che per discutere di denaro sia opportuno prima riflettere su cosa il denaro sia e sul perché sia insorto l’uso del denaro. Respingono ogni sollecitazione in questo senso come un tentativo di depistarli. Forti dell’innegabile fatto che la situazione economica di una famiglia potrebbe migliorare se solo avesse più denaro, essi non esitano a trarre la conseguenza che la situazione economica di una società intera potrebbe migliorare se solo lo stato emettesse più denaro.

Attualmente, tra i greenbacker ha molto seguito su Internet Bill Still, l’autore di costosi documentari dai titoli accattivanti, che si autodefinisce libertario e fa proseliti anche tra i giovani che ammirano Ron Paul. Il quale sostiene naturalmente cose completamente diverse, ovvero che il problema delle banche centrali è il privilegio accordato loro dal governo e che l’emissione di moneta dovrebbe essere lasciata al mercato o quanto meno essere tenuta sotto controllo tramite un rigoroso standard aureo.

Ora, anche gli economisti mainstream, che mai e poi mai si sognerebbero di attaccare seriamente le banche centrali, sanno bene che i greenbacker propongono una politica monetaria distruttiva. Quella che loro stessi propongono, però, non è del tutto dissimile. Sono gli esponenti della Scuola Austriaca a sostenere una politica monetaria che nulla ha in comune con quella proposta dai greenbacker, pur essendo anch’essi severamente critici verso le banche centrali e verso i banchieri che ne traggono vantaggio a scapito della società. Come risultato, non è raro che confusi ammiratori di Ron Paul finiscano per affermare che “tra Bill Still e Ron Paul non c’è poi una gran differenza”.

E così succede che siano proprio esponenti della Scuola Austriaca, la scuola più rigorosa nel suo fondamento sulla logica economica, a trovarsi a controbattere idee secondo le quali la logica economica non merita assolutamente nessuna considerazione.

Gary North ha confutato greenbackers per decenni e per questo è da costoro odiato visceralmente. Un paio di anni fa si è preso la briga di scovare e discutere uno per uno decine e decine di errori storici, distorsioni, false citazioni e bugie plateali nel libro “Web of Debt” della greenbacker Ellen Brown, attirandosi torrenti di insulti e di attacchi personali.

Recentemente, anche Thomas Woods si è riproposto di dedicare qualche sforzo a ribattere alle affermazioni di greenbacker che lo criticano, pur fortemente perplesso all’idea di dover confutare argomenti tanto irrazionali. Quanto segue è un esempio: in un mondo in cui le banche centrali e gli economisti di mainstream sono unanimi nel prescrivere inflazione contro la crisi dell’economia, Woods si trova a dover ribattere all’idea che i banchieri progettino di depredare l’umanità architettando manovre deflazionarie.

Maria Missirioli

===

ERRORI MONETARI

Mi trovo in serio disaccordo con una parte del movimento “End-the-Fed”. Si tratta del segmento del movimento i cui reclami sono costituiti da affermazioni quali “la Federal Reserve è di proprietà privata”, “non crea abbastanza denaro”, “gli interessi sono ingiusti o intrinsecamente non pagabili”, ecc..

Non si tratta di pignoleria su insignificanti dettagli. Non mi interessa sostituire la Fed con qualcosa di altrettanto cattivo o addirittura peggiore. Il problema della Fed non è di non essere sufficientemente socialista. Il problema della Fed è di essere una creazione del Congresso e di operare con speciali privilegi accordati dal governo. Magari la Fed fosse veramente privata, senza privilegi garantiti dal governo! Fosse così non potrebbe fare alcun danno di alcun tipo.

Recentemente ho chiesto ad un antagonista su Facebook di scrivere le sue dieci affermazioni sul denaro, in modo di provare a capire a fondo le nostre differenze. Le ho messe sul mio sito la settimana scorsa. Qui rispondo a questa:

“La deflazione monetaria beneficia i banchieri privati che vogliono far fallire la gente per impossessarsi dei beni ipotecati, con o senza la forza del governo”.

E’ chiaramente sbagliato. Oltre a non volere la seccatura di cercare di piazzare beni su un mercato potenzialmente povero di liquidità, nessuna banca vorrebbe impossessarsi di beni durante un periodo deflazionario! Quando i prezzi dei beni sono in calo, perché le banche dovrebbero volere impossessarsi di beni? Chi vorrebbe un bene che è in processo di vedere calare il suo prezzo?

Ah, ma le banche non potrebbero coordinare insieme la deflazione e poi quando giunge al culmine arraffare tutti i beni in quel momento, quando i loro prezzi non possono che salire? Anche assumendo che i banchieri siano disposti ad adottare una strategia così implausibile, non c’è alcun modo in cui possono sapere a quale punto del processo deflazionario ci saranno inadempienze.

Se c’è qualcosa che dobbiamo temere dalle banche, non è questo di sicuro.

Un’altra cosa peculiare di questa affermazione è quanto sia stonata rispetto al mondo finanziario in cui viviamo. La più remota prospettiva di deflazione è trattata immancabilmente come un’indicibile catastrofe da tutti nel mondo finanziario  – i media finanziari, le elite finanziarie, tutti. Molto raramente, questi possono proferire parole di cautela rispetto all’inflazione ma questi inviti alla prudenza, se proprio sono pronunciati, sono sempre contenuti e lievi. E la deflazione? Neanche una singola voce si può sentire, da nessuna parte, in suo supporto.

Quindi il mio critico, per il quale io sarei un portavoce dei Rothschild (come se i Rothschild fossero a favore del libero mercato del denaro e dell’assenza di una banca centrale), in realtà unisce la sua voce a quella dell’intero establishment finanziario nell’ammonire sui pericoli della deflazione. Ripensate all’espressione “leva finanziaria” della recente crisi e capirete perché le elite finanziarie chiedono disperatamente inflazione e lascerebbero bruciare il mondo intero prima di acconsentire alla deflazione.

Siamo costantemente avvertiti dei pericoli delle spirali deflazionistiche (se i prezzi calano, nessuno comprerà, il che farà calare i prezzi ancor più e quindi la gente sarà ancora meno invogliata a comprare se prevede ulteriori cali di prezzo, ecc.), della presunta impossibilità di fare profitti quando c’è deflazione, eccetera. Ho risposto a questi argomenti in una recente conferenza a New York.

Ancora sulla deflazione, c’è una sezione al riguardo nel mio libro Rollback (che avrei potuto intitolare anche Tutto dovrebbe essere abolito), oltre alla sezione sulla deflazione suLearnAustrianEconomics.com.

Articolo di Thomas E. Woods su lewrockwell.com

 

*Link all’originale: http://vonmises.it/2012/11/15/errori-monetari/

Traduzione e premessa di Maria Missiroli

 

Recommended Posts
Showing 9 comments
  • Vito

    “Restoring The American Dream” was the first big and maybe the only commercial book on libertarianism, it was basically a libertarianism , a treatise on libertarianism (Robert Ringer)

  • Vito

    Robert Ringer is an interesting guy. If you’re a Libertarian I highly recommend his book, “Restoring The American Dream”. It’s as good a libertarian read as any out there, IMHO. It’s just too bad the interviewer here knew nothing about Ringer (did not know of his book “Looking Out For #1”!). It would have made for a much better interview.

  • Vito

    GREAT WORK MR. ROBERT RINGER !
    I LIKE IT !

  • Vito

    Restoring the American Dream

    Robert Ringer

    https://www.youtube.com/watch?v=g31hTLowpjI

    • Vito

      starts at 1:04 click forward http://www.libalt.gemm.com Robert Ringer is an American entrepreneur, motivational speaker, and author of several best-selling self-help books.
      He is married to a Panamanian former stewardess and Playboy magazine centerfold model Ester Cordet, who was Playmate of the Month in the October 1974 issue of Playboy. They met at a party held at the Playboy Mansion.
      [edit]Writings

      A devoted admirer of Ayn Rand, Ringer wrote his most politically-oriented work, Restoring the American Dream (1979), which dealt with various problems in the United States, and offering solutions through a laissez-faire free market libertarian perspective (in recent years Ringer has modified his views, now describing himself as a “theoretical libertarian/practical conservative”).
      His first book, Winning Through Intimidation, was first published in 1974. In December 2004, Ringer revised and updated the book and republished it with a new title: To Be or Not to Be Intimidated?: That is the Question.
      His other books include Looking Out for Number One (originally published in 1978, but a revised and updated edition is planned for Fall, 2006); Million Dollar Habits (1990), and Action!: Nothing Happens Until Something Moves (2005).

  • Vito

    Ringer’s first political/ideological work, Restoring the American Dream (1979), reached #3 on The New York Times Bestseller List in 1979, and was revised, updated, and republished in 2010. The premise of the book is that liberty must be given a higher priority than all other objectives and that a laissez-faire free market is the clear solution to America’s economic troubles.

pingbacks / trackbacks

Start typing and press Enter to search