In Anti & Politica

VOTODI SILVANO CAMPAGNOLO

Sono quasi 30 anni che seguo le vicende politico/economiche italiane. Ho vissuto l’ultimo decennio della “prima repubblica” e tutta la “seconda repubblica” all’inizio forse svogliatamente, (nei primi anni 80 ero un ragazzino) poi man man che mi formavo intellettualmente, sempre più con occhio vigile e critico.
In questi 30 anni ho visto un po di tutto, dai pentapartiti, ai governi balneari, dai tecnici, alla “rivoluzione liberale” berlusconiana, dall’ulivo alla “roma ladrona” della LegaTonti secessionista delle “ampolle di acqua del dio Po”, passando per il popolo delle libertà il pd e tutta la galassia dei partitini di estrema sinistra, fino al nascere del movimento di Grillo. Insomma un bel minestrone di idee e colori.

Purtroppo, al di la dei colori e delle “idee”, i principi di base su cui tutta la politica italiana si basa, sono gli stessi. Non vi è alcuna differenza sostanziale tra i vari partiti, sia dal punto di vista prasseologico, cioè dei fini che i partiti si pongono, sia dal punto di vista ideologico su cui tali fini si basano, e cioè il socialismo. Certo vi sono differenze sulla “quantità” di socialismo che un partito propone rispetto ad un altro, gli estremi (a dx come a sx) propongono formule socialiste piuttosto forti, il centro (pd e berluscolega) propongono forme di socialismo più attenuate, ma non per questo meno invasive, solo più subdole.
Questo mi portò già molti anni fa a chiedermi: ma se io non mi sento rappresentato da nessuno di queste persone perchè non ne condivido in alcun modo le ideologie e la filosofia che hanno alla base, perchè dovrei votarli?

Non ho alcun motivo infatti di andare a votare, legittimando la consegna di un potere immenso a gente che non vorrei comandasse nemmeno il trenino alla festa di fine anno sulle note di “brigitte bardò bardò”.

Qui però nasce un grande interrogativo. Vista la conformazione attuale del sistema di voto, ha senso votare? ed allo stesso tempo ha senso non votare?
Ho riflettuto parecchio su questa cosa. Da una parte i sostenitori del voto, al di la delle solite retoriche basate più su leggende metropolitane che su fatti reali, del tipo “i nostri nonni morirono per darti la possibilità di votare”, affermano che votando hai la possibilità di “limitare” lo strapotere degli “altri”, dove gli altri sono sempre quelli a cui ogni singolo elettore non da il suo voto, quindi in definitiva per ogni elettore gli “altri” sono tutti quanti i partiti e i candidati, sempre su questa falsa riga di ragionamento, i sostenitori del voto dicono che l’unico modo per “cambiare le cose” è attraverso il voto, e cioè passando da un partito o una maggioranza ad un’altra. Ma questa “teoria” cozza contro la mia esperienza sul campo, dato che ogni partito presente in italia da quando esiste l’italia, è un partito basato sull’ideologia socialista, quindi impossibilitato a cambiare anche una sola virgola del “disastro italia” sia per questioni di principio, che per questioni di “procedura”.

In definitiva quindi votare non ha alcun senso riguardo al “cambiare le cose” ma ha senso solo in una prospettiva di “sfruttamento del sistema” quindi in un’ottica perfettamente utilitarista ed opportunista, che non mi appartiene, in quanto non sono e non voglio diventare un “Vogon”.

Dall’altra parte il non voto ha dei limiti dati dal sistema. Essendo il sistema stesso autoreferenziale, è stato pensato bene di non porre alcun “quorum” alle elezioni, di fatto rendendo inutile l’astensione come forma di protesta. In questo modo l’astensionista non ha alcuna possibilità di “mandare un messaggio” alla politica per farla sentire “inadeguata”. la politica (e tutti i Vogon che le gravitano attorno) si sentirà sempre legittimata anche se a votare ci andassero solo i candidati ed i loro parenti Vogon. Quindi in definitiva, non votare come “forma di protesta” non ha alcun significato, dato che il sistema stesso, non accetta di dare alcun significato al non voto.

Ci si trova quindi in uno stato di “empasse”, dove da una parte si ha il classico “dilemma del prigioniero”, dall’altra la consapevolezza dell’inutilità di ogni azione.

Personalmente ritengo che “votare” alle condizioni attuali, sia solo una perdita di tempo. In italia in questo momento anche se ci fosse una “dittatura”, cambierebbe gran poco per i cittadini, visto il grado di riduzione violenta delle libertà individuali a cui siamo sottoposti grazie a tutta questa “democrazia imperante”. Sono conscio anche che non votare non serva altrettanto a nulla, visto che il “valore” del non voto è annullato dal sistema.
Quindi tra due opzioni altrettanto inutili, scelgo quella che economicamente mi è più favorevole, e cioè non voto perchè il mio tempo vale molto, e perdere mezzora per andare al seggio a compiere un atto inutile, è contro la mia filosofia ed i miei principi.

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Mostrati 9 commenti
  • Faber
    Rispondi

    Bah, la gente che non va a votare non è migliore, non credo proprio. E’ solo una scusa.
    Se ci fossero persone illuminate, i tanto decantati l i b e r a l i credo che la situazione migliorerebbe. Ma non ci sono. Ci sono solo chiacchiere. I politici che abbiamo sono esattamente quelli che avremmo se tutti andassero a votare.
    Basta con tutto questo vaniloquio e sproloquio sul non voto.

  • winston diaz
    Rispondi

    Abbi pazienza ma il problema degli italiani e’ che sono dei moralisti ipocriti e clerico-fascisti, adusi al metro dei due pesi e due misure, una per se’ e una per gli altri, ben prima di essere socialisti. I socialisti propriamente detti tutto sommato erano solo dei figli di mignotta, ben poco moralisti, che pensavano prima di tutto a farsi i cazzi loro con un minimo di copertura ideologica, quindi tutto sommato gia’ piu’ vicini alla realta’ dell’egoismo liberistico smithiano.

  • Giovanopoulos
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    L’articolo è chiaro, completo e sensato così com’è.
    Ulteriori interventi e/o contributi rischiano solo di fare confusione.
    Una volta tanto io leggerei l’articolo e basta, come si faceva ai vecchi tempi.
    Consiglio personale, ovviamente.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il rischio della confusione c’è sempre, in ogni caso e in ogni intervento. Va corso, perché il dibattito è utile anche quando porta ad emergere alcune confusioni. Il problema è nelle contraddizioni. Se si ritiene che gli astensionisti elettorali e referendari non siano migliori, per coerenza bisognerebbe andare a votare. E non consegnare una scheda bianca o nulla. Ma se si ritiene che liberali illuminati non siano presenti nelle liste, allora si giustifica il non voto. Cosa che puntualmente avviene quando si afferma che i politici che ci ritroviamo, sarebbero gli stessi che avremmo con una partecipazione popolare massiccia. Ed è vero, perché ne abbiamo la prova in passato; quando la partecipazione al voto superava il 97%. Non ritengo l’articolo un vaniloquio, tanto meno uno sproloquio. Così come credo che non sia una semplice scusa, intesa come pretesto. La realtà è che non ci sono liste autenticamente liberali e che se anche ci fossero, abbiamo un sistema istituzionale che renderebbe difficile una politica compiutamente liberale. Senza contare che una lista di liberali veri, verrebbe bloccata in anticipo dalle procure attraverso gli arresti in massa dei candidati con accuse che denominare false sarebbe un eufemismo. Tra quelli che pensano solo ai propri affari con copertura ideologica non ci sono solo i socialisti o i comunisti. Vale anche per i clerico – fascisti e per i liberali falsi. Il problema è tutto nella forbice tra vertice e base. Nel primo ci sono gli affaristi, nell’altra gli esponenti dei due pesi con due bilance diverse. Questi ultimi uniti con i fideisti sciocchi e analfabeti che non mancano mai. Ci sarà anche chi non va a votare per pura indifferenza. Ma esiste un’area di non voto che usa l’arma dell’astensione come forma di partecipazione alla dissoluzione di un sistema che pretende di gestire le nostre vite. L’aventinismo può anche essere sbagliato ma non va confuso con l’indifferenza.

    • Giovanopoulos
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      Mi sembra che siamo d’accordo sulla immutabilità del “sistema” per varie ragioni che hai già in parte ben elencato.
      Quindi, la cosa migliore sarebbe “votare con i piedi”, ovvero andarsene.
      Per chi rimane, la scelta se votare o meno non è dettata da una strategia politica, ma molto più prosaicamente dalla coscienza.
      Quindi, “sull’Aventino” si può decidere di andarci indipendentemente dagli effetti politici (peraltro nulli, a meno che non lo facessero il 90% degli aventi diritto) ma per una questione di principio e non solo per risparmiare tempo , come dice giustamente Campagnolo.
      Ps. Si può votare anche con i piedi!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il sistema può anche mutare per varie ragioni. Perfino il comunismo è crollato quasi dappertutto. Può avvenire per implosione, per voto con i piedi, per rivolta fiscale, per guerra civile, per rivoluzione più o meno armata, per abdicazione del tiranno illuminato, per colpo di stato… In teoria può avvenire anche attraverso lo strumento elettorale e referendario. Oggi, in Italia e non solo, non mi sembrano ci siano le condizioni. Per cui è giusto non perdere tempo per recarsi al seggio. Non c’è contrasto tra risparmio di tempo e questioni di principio. Anzi: la scelta di risparmiar tempo può essere dettata da eccellenti ragioni di principio e non solo per mera pigrizia o per indifferenza alle tematiche politiche. Con il nostro sistema, anche se l’astensionismo superasse il 99,6% le votazioni sarebbero valide. Quindi basterebbe che alle urne andassero i candidati e gli scrutatori. Forse l’unico sistema potrebbe essere quello di convincere un numero sufficiente di persone a non apporre la propria firma per la presentazione di alcuna lista. Con zero candidature, qualcuno potrebbe essere spinto a muoversi. Anche se si rischia un automatico periodo di commissariamento burocratico del quale ci sono ignote portata e durata temporale.

  • Pedante
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    Tanto i politici hanno intenzione di eleggere un nuovo popolo.
    http://www.un.org/esa/population/publications/migration/migration.htm

  • vetrioloblog
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    In Svizzera, dove le tasse sono comunque molto più basse, molti votano con i piedi, ovvero si spostano da un cantone all’altro.
    Mi risulta che pensionati italiani e piccole attività si sono spostati, ad es., in Romania.
    A questo punto il problema non è votare o non votare, ma votare con i piedi o non votare. Se te lo puoi permettere perché hai il portafoglio a fisarmonica (vedi il cittadino Svizzero De benedetti) o perché costretto ad emigrare, bene, vota pure con i piedi.
    Se non non puoi o vuoi farlo (e i motivi non sono necessariamente ignobili), puoi aspettare che la situazione cambi (la cosa conviene se sei Higllander, un vampiro o qualche altra razza di essere immortale)

  • Pedante
    Rispondi

    Sempre che la maggioranza rumena continui a vedere di buon occhio l’immigrazione. Gli essere umani non sono fungibili, checché ne dicano i globalisti.

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