In Anti & Politica, Economia

tax-ratedi MAURO GARGAGLIONE

Torno ancora sulle diverse tipologie di tasse. Gli economisti mainstream si arrovellano a descrivere (e prevedere) gli effetti differenziati di tasse e imposte a seconda di come vengono introdotte dal governo. Ci sono tasse che colpirebbero i consumi, il risparmio, che avrebbero effetti sugli investimenti etc etc.

Questo tipo di analisi sono poi utilizzate dai governanti in funzione degli obiettivi che essi vorrebbero perseguire in accordo alla loro visione politica dell’economia.

Rothbard ci dice che questo approccio è una sciocchezza, perché parte dalla visione “austriaca” dell’economia la quale pone al centro l’individuo che agisce. Il ragionamento è, da questo punto di vista, assolutamente semplice e lineare. Il reddito che percepiamo viene allocato da ognuno di noi in consumi, risparmi e investimenti secondo una combinazione unica e personale che deriva dal tasso di “preferenze temporali”.

Questo termine, fondamentale nell’economia austriaca, indica semplicemente quanto siamo portati a fare le cicale e quanto le formiche, cioè quanto “pesiamo” il consumo presente rispetto a quello futuro. Le preferenze temporali sono diversissime per ogni individuo. Sono influenzate dall’età, dal fatto che abbiamo figli da crescere oppure no, e se li abbiamo, da quanto riteniamo utile che studino fino alla laurea, se siamo single, se abbiamo settant’anni, se siamo ammalati o in buona salute. Ognuno ha la sua personale scala di preferenze temporali che è soggetta a variare nell’arco della vita.

Se è vero che il nostro reddito va a formare quella combinazione di consumi, risparmi e investimenti che riteniamo essere ottimale per come vediamo la nostra vita e il nostro futuro, qualunque tassa e imposta è una diminuzione di reddito. Che sia presentata come tassa sui guadagni di borsa, sul valore aggiunto da pagare quando compriamo un prodotto, sulla casa, sul patrimonio, che sia un’accisa sul consumo di qualcosa è SEMPRE UNA TASSA SUL REDDITO.

Lo Stato che tassa sta intervenendo sulla concezione che ogni individuo ha della propria esistenza.

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Mostrati 4 commenti
  • andrea
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    il concetto che non sta in piedi è che ci sia qualcuno che si è preso la briga e si arrogato il diritto di decidere per te con quanto è giusto che tu viva. Ovvero sono io che stabilisco che a te devono bastare 300 piuttosto che 500 piuttosto che 6000 euro ogni mese.
    La cosa ben più grave è che questo potere decisionale è nelle mani di un soggetto che non sa neanche quanto costa un litro di latte

  • Albert Nextein
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    In effetti le distinzioni tra varie gabelle è solo formale e posticcia.
    Alla fine per pagare qualsiasi tassa si deve attingere al portafoglio.
    Queste distinzioni servono per disorientare, dividere, spennare meglio i sudditi.

    • andrea
      Rispondi

      e anche per mettere gli uni contro gli altri: dipendenti salariati contro autonomi, che così non si rendono conto che il nemico non è l’altro ma è lo stato

  • vetrioloblog
    Rispondi

    I mille balzelli servono anche a confondere le acque e a far passare la balla della pressione fiscale al 43%. E a dare ad ognuno l’impressione di essere un privilegiato per aver spuntato la sua miserabile agevolazione (sto meglio degli altri perché sono esente dal bollo, perché ho comprato come “prima casa”, perché sono coltivatore diretto, etc. etc.). In realtà poi stiamo tutti peggio e le mille tasse + mille agevolazioni distorcono il mercato con ulteriore maggior danno per tutti

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