In Economia, Libertarismo

DI WENDY MCELROY*

“Fiat” è il denaro senza alcun valore intrinseco, al di là di quanto un governo che lo emette sia in grado di assicurarne il valore stesso. Quando si ha a disposizione un monopolio come quello sulla valuta, l’utilizzo di un  decreto per l’emissione monetaria (fiat, dal latino “sia fatta”, NdT) trasforma inevitabilmente le funzioni della libera circolazione del denaro, rovesciandole.

Invece di essere una riserva di valore, la moneta diventa uno strumento di saccheggio attraverso politiche monetarie di alleggerimento quantitativo. Anziché fungere da lubrificante sociale come mezzo di scambio, la moneta opera come un potente strumento di controllo sociale. Quest’ultimo aspetto è molto meno frequentemente trattato rispetto all’inflazione, cionondimeno è devastante. Le libertà individuali che conosciamo come “libertà civili” si basano su una moneta sonante.

Nel suo esemplare volume Teoria della Moneta e del Credito (1912), l’economista austriaco Ludwig von Mises sostiene:

“E’ impossibile cogliere il senso dell’idea di moneta sonante se non ci si rende conto che questa è stata concepita come strumento per la protezione delle libertà civili contro le incursioni dispotiche da parte dei governi. Ideologicamente, appartiene alla stessa classe delle istituzioni politiche e delle carte dei diritti”.

Sorprendentemente, la soluzione migliore ai danni causati dalla moneta fiat, ossia consentire l’emissione privata di denaro che compete liberamente sul mercato, è spesso osteggiata persino dagli strenui difensori del libero mercato.

 

Ciò comporterebbe la rimozione di tutti i divieti, ad eccezione delle frodi, abbandonando i controlli monetari, le leggi sul corso forzoso e tutto il fabbisogno di relazioni a ciò destinate. A sua volta, tale sistema renderebbe superflua la Federal Reserve, dal momento che le persone sono lasciate libere di accettare qualsiasi moneta desiderino.

 

Nella sua inestimabile opera Cosa ha fatto il Governo ai nostri soldi?, l’economista austriaco Murray Rothbard affronta la strana riluttanza a prendere in considerazione le valute private:

“Numerose persone e molti economisti votati al libero mercato, si fermano davanti al denaro. Il denaro, insistono, è differente; questo deve essere fornito e regolato dal governo”.

(Nota: Tecnicam

en

te, la moneta viene generata attraverso un cartello bancario sostenuto dal governo).

Gli storici disapprovano questa teoria. Prima che la Zecca degli Stati Uniti coniasse la sua prima moneta nel 1793, le 13 colonie erano sommerse da una gran varietà di monete, che comprendevano sia quelle private che quelle emesse dal governo. L’attuale realtà fiscale è contraria anche su questo. Il privatizzatore settario Martin Durkin definisce l’idea del governo di garantire la qualità del denaro

“lo scherzo di più cattivo gusto nella storia economica. I governi hanno sempre derubato i loro cittadini svalutando la moneta ma questo abuso, negli ultimi anni, è esploso oltre ogni limite di decenza e di sanità mentale”.

Ma focalizzarsi sull’economia e sull’efficienza può far perder di vista la violazione delle tradizionali libertà civili correlata alla presenza di un monopolio valutario del genere.

Una motivazione chiave che faceva ritenere a Mises l’esistenza di una moneta sonante come necessaria per la protezione delle libertà civili è costituita dal fatto che essa pone limiti alla crescita del governo. Quando un governo stampa denaro senza i contenimenti imposti dalle valute concorrenti – persino se la “competizione” restrittiva discende da uno standard aureo – si ha come risultato una fuga in avanti della burocrazia. Le guerre vengono finanziate; anzi, è difficile persino immaginare gli orrori estesi della Seconda Guerra Mondiale senza il monopolio dei governi sulla valuta. Una stampante in funzione, al punto da diventare incandescente, è in grado di finanziare prigioni e funzionari delle forze dell’ordine, in costante ascesa, necessari per imporre uno stato di polizia.

Le inondazioni monetarie possono sostenere politiche impopolari come l’Obamacare o la Guerra alla Droga. Questo è il motivo per cui il governo si tiene ben stretto il suo monopolio. Nella Teoria della Moneta e del Credito, Mises osserva:

“Lo standard aureo non è crollato. I governi l’hanno abolito al fine di spianare la strada all’inflazione monetaria. L’intero triste apparato di oppressione e coercizione, poliziotti, guardie doganali, i tribunali penali, le prigioni, in alcuni paesi persino i carnefici, dovevano essere messi in atto, al fine di distruggere il gold standard”.

(Nota: Mises si riferisce alla “moneta sonante”, distinguendola dal denaro privato, ma rappresentanti entrambe forme di moneta che conservano la funzione di porre un pesante freno alle velleità espansive del governo).

Un altro metodo con cui un monopolio valutario minaccia le libertà civili consiste nel permettere al governo di controllare praticamente tutte le transazioni attraverso le istituzioni finanziarie, con le quali intrattiene dei legami strettissimi. La sorveglianza totale è un prerequisito per il controllo assoluto, che il governo vuole stabilire il più rapidamente possibile. Ad esempio, prima di costituire il Rapporto sulle Attività Sospette (Suspicious Activity Report, SAR) nel 1996 – una formula che gli istituti finanziari sottoposero al Tesoro degli Stati Uniti – le banche erano tenute a segnalare automaticamente ogni transazione oltre i 10.000 dollari. Adesso ogni attività ritenuta “sospetta” è contestabile.

Il monopolio semplifica un attacco feroce alla privacy ed è diventato una colonna portante dello stato americano di sorveglianza. Come libertario, Mark Hubbard ha dichiarato:

“La civilizzazione è un cammino verso la privacy, uno stato di polizia il suo contrario e la legislazione fiscale è diventata la legislazione del nuovo Grande Fratello”.

Gran parte del monitoraggio non è solo un bieco meccanismo per arraffare denaro ma è anche un tentativo di stanare e punire un comportamento ritenuto “inaccettabile”, come lo spaccio di sostanze stupefacenti o il dissenso politico. In effetti, è penalmente ingenuo credere che il governo non utilizzerà questa enorme mole di dati preziosi per bersagliare i suoi critici. Così facendo, gli individui vengono scoraggiati dal parlare. Controllare le informazioni, tuttavia, significa controllare la valuta. In caso contrario, chiunque potrebbe coniare monete d’oro nel bel mezzo della notte, distribuendole segretamente in libertà.

Similmente, un monopolio sulla moneta consente al governo di imporre politiche sociali che puniscono e controllano determinate categorie di persone. Per esempio, utilizzando la funzione delle banche come braccio del governo, queste si rifiuteranno di aprire dei conti intestati a persone senza un documento di riconoscimento e un codice fiscale. Così i “senza documenti” sono concretamente tagliati fuori dalla possibilità di operare quelle transazioni monetarie che fanno parte della vita quotidiana. Inversamente, la controcultura delle istituzioni finanziarie spesso richiede poco più di un nome utente e una password per depositare fondi. Non deve destare stupore, quindi, se alcuni politici stanno spingendo quelle agenzie come Bitcoin a fornire i loro dati, così da porli sotto il controllo del governo.

Il monopolio monetario è di vitale importanza sia per la nascita di uno stato di polizia, sia per vessare le libertà civili dei singoli individui. Nel sostenere un mercato libero delle valute, è importante rivendicare la superiorità morale, affermando e ribadendo ciò che dovrebbe essere ovvio: le libertà civili richiedono una moneta sonante. E nulla garantisce la qualità di un bene quanto la concorrenza.

Articolo di Wendy McElroy su Laissez Faire Books

 

*Link all’originale: http://vonmises.it/2012/11/22/moneta-cartacea-e-dispotismo/

Traduzione di Antonio Francesco Gravina

 

 

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Mostrati 5 commenti
  • Faber
    Rispondi

    Si potrebbe ribattere che è grazie alla moneta fiat che esiste la possibilità di investire grandi quantità di denaro sulla ricerca medica e scientifica in generale.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Si potrebbe ribattere il contrario. Senza tasse, grandi quantità di denaro sarebbero disponibili per innumerevoli investimenti. Compresi quelli sulla ricerca scientifica.

  • HRH PRINCE GUGLIELMO RINALDINI
    Rispondi

    Se è sicuramente un errore totale la premessa dell’emissione statuale o para-statuale della moneta in senso di valuta da intendersi come antecedente logico, non è da meno errato il porre ontologicamente la cosiddetta moneta sonante come soluzione agli arbitrii statuali. Infatti la pretesa apparentemente liberoscambista basata sui metalli non può mettere in ombra la concorrenza liberista e mercatista fatta dalle criptovalute e prima ancora dalle monete private. La dialettica è e rimane tra libertà di scambio anche di valute e quindi la valorizzazione delle stesse che è fatto individuale e sociale che deve trovare la sua piena libera espressione ad oggi negata dalle pretese stataliste, e appunto il controllo centrale con i relativi abusi. E’ singolare che mentre siamo d’accordo sul fatto che il monopolio statale della radiotelevisione sia un fatto illiberale da consegnare alla storia non avviene lo stesso per la moneta fenomeno ancora più importante e vitale del nostro tempo.

  • christian
    Rispondi

    Penso ci sia un fraintendimento su quanto enunciato dall’articolo in questione.
    Che il monopolio statale della moneta sia il fenomeno più importante, senza il quale, molto probabilmente, non esisterebbe nessun altro tipo di monopolio statale, sono d’accordo tutti i libertari. Gli strenui difensori del libero mercato ma oppositori della moneta privata (allora e delle criptovalute oggi) di certo non si possono considerare libertari.
    Nello stesso articolo si parla di “denaro privato” unitamente alla moneta sonante come “monete che conservano la funzione di porre un pesante freno alle velleità espansive del governo”. Quindi moneta sonante non contrapposta a moneta privata (o criptovalute, di cui Mises certamente non poteva discutere) ma complementare.

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