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DI GIANNI MARIZZA

“L’armistizio fra Italia e Austria-Ungheria fu firmato a Villa Giusti il 3 novembre 1918 alle 15,20 con la clausola che sarebbe entrato in vigore 24 ore dopo, alle 15,00.

Questa clausola, voluta dagli italiani, aveva lo scopo di prolungare le operazioni di un giorno per cercare di avvicinarsi indisturbati almeno alle posizioni del primo giorno di guerra.

All’atto della firma il generale Weber fece presente che non aveva senso prolungare le operazioni di un giorno, visto che alle truppe imperiali era stato dato l’ordine di cessare i combattimenti già dal giorno 1° novembre.
Chiese pertanto l’immediata cessazione delle ostilità anche da parte italiana.
L’eroico generale Badoglio rifiutò in modo netto, perché se le ostilità fossero cessate immediatamente, sarebbe stato impossibile sostenere che l’Italia aveva pareggiato o addirittura “vinto” militarmente la guerra, con l’esercito italiano ancora sul Piave.

Fu così che le armi italiane cominciarono a tacere il giorno 4 di novembre verso le 4 del pomeriggio, dopo che le armi austriache tacevano già da giorni.
L’armistizio fu quindi effettivo solamente tre giorni dopo che il comando austro-ungarico aveva dato unilateralmente l’ordine di cessazione delle ostilità alle sue truppe, che peraltro (sul punto di morire letteralmente di fame) non avevano alcuna intenzione né possibilità di condurre alcuna operazione di combattimento.

Pertanto la cavalleria italiana galoppò il più possibile verso Est, caricando soldati appiedati, inermi e affamati che non combattevano più da una settimana.

Questo scatenò successivamente svariate polemiche, in quanto l’esercito italiano fu accusato di aver ottenuto una finta vittoria contro un esercito che non combatteva; infatti l’esercito imperiale aveva già cessato di esistere come forza combattente fin dal 28 ottobre.

Fu così che la guerra italiana, che era cominciata il 23 maggio 1915 con un atto proditorio, terminò il 3 novembre 1918 con un altro atto proditorio.”

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Mostrati 7 commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Maramaldo, tu uccidi un uomo morto.

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Gentile Gianni Marizza,
    Questa ennesima infamia di uno Stato che per mandare a morire si fa chiamare Patria, non la conoscevo.
    Sarebbe possibile sapere qualche fonte o testo che la menziona?
    Grazie e cordiali saluti.

  • winston diaz
    Rispondi

    Storia ad alto livello, vedo…

    L’esercito austriaco era talmente messo male che gli alti comandi temevano che Vienna fosse rapidamente raggiunta e occupata dal nemico, cioe’ l’italia, solo per questo si piegarono all’armistizio.

    Quindi direi che gli e’ andata di lusso, anche perche’ non e’ che loro, scambiata la situazione, non avrebbero cercato di occupare venezia e milano.

  • Max
    Rispondi

    Concordo con WD, anche se l’italietta sgarruppata a Vienna con tutti gli sforzi non ce la vedo proprio…

    I due eserciti austriaco e italiano erano piuttosto equivalenti: mal diretti e mal armati, mai nessuno sfondamento in territorio altrui da parte di entrambi, battaglie di posizione insulse sull’Isonzo e massacri gratuiti: triste pensare che un incapace decimatore come Cadorna abbia numerose vie che lo ricordano.

    Le uniche due azioni interessanti (Stafexpedition prima e Caporetto poi) si devono ai Tedeschi arrivati su richiesta accorata degli Austriaci e le
    violenze perpetrate nell’occasione sulle zone occupate sono state numerose. Che poi non siano arrivati a Venezia e Milano lo si deve più che altro al Piave in piena, senza nulla togliere ai poveri soldati malandati che hanno fatto più del possibile.

    • Dino Sgura
      Rispondi

      Sulla Bainsizza nel giro dei primi 3 mesi di guerra l’Italia perse oltre 90000 soldati. Pazzesco! Fu una guerra di aggressione condotta dall’Italia contro l’Impero Austroungarico.
      Ciò che evitò la disfatta totale, fu il sacrificio umano “chiesto” ed ottenuto dalle autorità a decine di migliaia di diciottenni e diciannovenni, coscritti di tutta la penisola ed isole comprese. In ogni caso l’Impero Asburgico era un faro di civiltà europea, basta farsi un giro a Budapest, in Ungheria e nei Balcani, fino a Sarajevo, per capire la grandiosità e la prosperità di quel regno. Lo stesso Ivo Andric, scrivendo a proposito della storia dei Balcani, descriverà quel periodo, come la fase di massima prosperità economica e sociale che sia mai vissuta in Bosnia.

  • Faber
    Rispondi

    Vorrei aggiungermi a Giovanopaulus sulla richiesta delle fonti dell’articolo, altrimenti è aria fritta. O il signor Marizza c’era quel 4 novembre?

    • ANTITROLL
      Rispondi

      Visto che su Wiki (strumento di merd gestito da nerd oppure strumento di nerd gestito da merd) +/- dicono le stesse cose, perchè non chiedete al vostro amico Vituzzu?

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