In Anti & Politica

DI REDAZIONE

PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa dei deputati
DE GIROLAMO, ARCHI, BIASOTTI, CALABRIA, CAON, CARFAGNA, CAUSIN, LUIGI CESARO, CRIMI, FITZGERALD NISSOLI, GARNERO SANTANCHÈ, GELMINI, ALBERTO GIORGETTI, LABOCCETTA, LABRIOLA, LAFFRANCO, MILANATO, OCCHIUTO, PALESE, PALMIZIO, POLVERINI, PRESTIGIACOMO, ROMELE, RUSSO, SARRO, SANDRA SAVINO, SQUERI, VALENTINI
Introduzione del divieto dell’uso anonimo della rete internet e disposizioni in materia di tutela del diritto all’oblio
Presentata il 10 ottobre 2017

Onorevoli Colleghi! — La rete internet è da sempre considerata l’ultimo baluardo delle libertà di pensiero, espressione e opinione, dato che per sua stessa natura è aperta a chiunque e non prevede particolari formalità nell’accesso o nella fruizione dei servizi. Tuttavia la rete internet, alla pari della maggior parte delle invenzioni e degli strumenti tecnologici, può essere utilizzata in modo produttivo o distruttivo. Purtroppo non mancano nella cronaca quotidiana molti esempi del secondo tipo: notizie diffuse sul web senza alcun criterio che offendono interessi primari della persona (immagine, reputazione e dignità), compromettendo finanche il diritto all’oblio. L’era digitale ha difatti cambiato anche il senso del dimenticare, disegnando un mondo in cui ogni informazione è sempre attuale, sempre accessibile e sempre disponibile.
Da più di qualche anno, si osserva la costante evoluzione di notizie false, fake news o bufale, che circolano a una velocità impressionante e che hanno già determinato le reazioni della Francia (dove le iniziative sono state assunte da diversi media che hanno fatto fronte comune con Facebook) e dalla Germania.
In particolare, in Germania è stata da poco approvata una legge che obbliga i


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social-media a eliminare i contenuti falsi entro 24 ore dalla loro individuazione, con multe fino a 5 milioni di euro per le piattaforme che non si siano attivate a sufficienza nell’eliminare notizie false e contenuti inappropriati (come quelli d’incitamento all’odio).
Tale evoluzione è stata certamente facilitata, oltre che dalla diffusione dei sistemi di elaborazione e dei servizi di comunicazione personali a basso costo (il personal computer, la rete internet e l’e-mail), dalla disponibilità di una rete di comunicazioni capillarmente diffusa, facilmente accessibile e fruibile come internet.
È ovvio che le caratteristiche peculiari di un sistema ad architettura di rete come internet costituiscano un vantaggio informativo e comunicativo che assicura un’elevata visibilità informativa e permette agli inserzionisti di legittimarsi, virtualmente, come controparte esistente ma anonima, quindi per definizione non identificabile in modo formale.
Purtroppo non è possibile valutare come rischio o minaccia un qualcosa che non è stato precedentemente identificato; rischio e minaccia esistono solo se sono conosciuti o conoscibili, dato che non possiamo prendere alcun tipo di contromisura verso l’ignoto.
Entra pertanto in gioco il problema dell’anonimato: si rende necessaria l’introduzione di una procedura di registrazione che permetta alle autorità preposte, in caso di necessità, di ottenere il riconoscimento di un individuo sconosciuto del quale è stato evidenziato un potenziale comportamento sospetto sulla rete internet.
Da queste considerazioni, nonché dall’assoluta mancanza di global governance del villaggio globale, è scaturita la presente proposta di legge, che si compone di due articoli.
L’articolo 1, al comma 1, pone il divieto di inserire contenuti on line di qualsiasi genere in forma anonima. Al fine di contrastare l’anonimato, il comma 2 obbliga tutte le piattaforme digitali, non solo quindi quelle che oggi costituiscono i colossi della rete internet, a registrare gli utenti tramite nome utente, password, indirizzo di posta elettronica e codice fiscale. Terminata la procedura di registrazione, il sistema deve inviare una e-mail di conferma dell’iscrizione all’indirizzo di posta elettronica inserito, attraverso la quale il destinatario, ove diverso dall’utente registrato, può effettuare l’apposita segnalazione. È prevista un’ammenda pari a 5 milioni di euro per le piattaforme digitali che non si attivino in tal senso.
L’obiettivo della disposizione è quello di regolamentare la rete internet e ottenere, di conseguenza, una forma «civilizzata» di spazio telematico.
L’articolo 2 prevede la possibilità di chiedere la rimozione dal web di contenuti diffamatori o di dati e informazioni personali trattati violando la normativa vigente. In caso di mancata ottemperanza, il comma 2 prevede la facoltà di rivolgersi all’autorità giudiziaria e il comma 3 estende tale diritto agli eredi. È poi prevista una deroga, al comma 4, per i dati la cui pubblicazione sia stata effettuata da un giornalista professionista, nell’esercizio della sua professione e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità, oppure dai soggetti iscritti nell’elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti. In tal modo, la proposta di legge intende salvaguardare le finalità informative perseguite dai giornalisti con il trattamento dei dati personali di terzi. La diffusione di dati altrui (nella specie, la pubblicazione) da parte di detti professionisti è, infatti, sottoposta all’osservanza del codice deontologico e presuppone il rispetto dei princìpi di proporzionalità e non eccedenza, di indispensabilità rispetto all’esercizio del dovere giornalistico di cronaca, di veridicità dei fatti e di reale interesse del pubblico a essere informato su aspetti di dettaglio. È infine prevista, al comma 5, un’ipotesi in cui il diritto all’oblio prevale nella comparazione con il diritto all’informazione: la ripubblicazione telematica di vecchi articoli giornalistici per i quali l’utente stesso non ritenga sussistente, al momento della ripubblicazione, l’interesse pubblico all’informazione.
La disposizione mira a garantire il più volte citato diritto all’oblio, istituto di grande attualità che negli ultimi tempi ha assunto


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una crescente rilevanza a seguito di diverse pronunce della Corte di cassazione e dell’entrata in vigore del regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, che ha recepito pienamente i princìpi che sono alla base di tale diritto. Secondo la citata giurisprudenza, il diritto del soggetto a pretendere che le proprie vicende passate e personali siano pubblicamente dimenticate trova un limite solo quando vi sia l’attuale e concreta utilità della notizia che deve, comunque, essere sempre riportata entro i limiti della «continenza espositiva». La Corte di cassazione ha infatti da tempo affermato che «è riconosciuto un “diritto all’oblio”, cioè il diritto a non restare indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all’informazione».
La proposta di legge, infine, cerca di allineare la legislazione italiana anche ai princìpi elaborati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, nella nota decisione sul caso Google Spain che ha, di fatto, «formalizzato» il diritto all’oblio quale espressione del diritto alla riservatezza nelle vicende personali diffuse via web che non siano più di pubblico interesse.
Se già vi sono esempi di tribunali, compreso quello della capitale, che hanno applicato concretamente i princìpi elaborati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, oggi più che mai appare il momento giusto affinché la politica dia un contributo concreto alla regolamentazione di un fenomeno che non si può lasciare solo alle aule dei tribunali, senza un intervento legislativo coerente con i tempi.


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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Misure per contrastare l’anonimato on line).
      1. È vietato immettere in maniera anonima nella rete internet contenuti in qualsiasi forma, testuale, sonora, audiovisiva o informatica, comprese le banche dati. La violazione del divieto di cui al presente comma è punita, se il fatto non costituisce più grave reato, con un’ammenda pari a euro 25.000.
2. Al fine di contrastare l’anonimato, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le piattaforme informatiche destinate alla pubblicazione o alla diffusione di informazioni presso il pubblico devono registrare gli utenti tramite il nome dell’utente, la parola d’accesso, l’indirizzo di posta elettronica e il codice fiscale. Terminata la procedura di registrazione, il sistema deve inviare un messaggio elettronico di conferma dell’iscrizione all’indirizzo di posta elettronica inserito, attraverso il quale il destinatario, ove diverso dall’utente registrato, può effettuare l’apposita segnalazione. Il gestore della piattaforma informatica che viola l’obbligo previsto dal presente comma è punito con un’ammenda pari a euro 5 milioni.

Art. 2.
(Diritto all’oblio).
      1. I soggetti dei quali sono state pubblicate immagini o ai quali sono stati attribuiti atti, pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità possono chiedere che siano cancellati, dai siti della rete internet e dai motori di ricerca, i contenuti diffamatori o i dati personali trattati in violazione di disposizioni di legge e le notizie sulla loro persona che non rivestono rilevanza attuale o motivo di pubblico interesse.


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2. L’interessato, in caso di rifiuto o di omessa cancellazione dei dati, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, può chiedere all’autorità giudiziaria o a quella amministrativa avente funzioni di vigilanza di ordinare la rimozione delle immagini o dei dati dai siti della rete internet e dai motori di ricerca, ovvero di inibirne l’ulteriore diffusione. Qualora l’autorità giudiziaria o quella amministrativa abbia ordinato la rimozione ovvero inibito l’ulteriore diffusione delle immagini o dei dati, il gestore del sito o del motore ricerca che ha rifiutato od omesso la cancellazione ovvero che non a sospeso la diffusione delle immagini o dei dati è punito con un’ammenda pari a 1 milione di euro.
3. In caso di morte dell’interessato, le facoltà e i diritti di cui ai commi 1 e 2 possono essere esercitati dagli eredi o dal convivente.
4. A salvaguardia del diritto all’informazione, la rimozione di cui al presente articolo non può essere chiesta relativamente ai dati pubblicati da un giornalista professionista nell’esercizio della sua professione e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità, ovvero dai soggetti iscritti nell’elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti di cui agli articoli 26 e 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, salvo che il fatto costituisca reato accertato con sentenza definitiva.
5. Nel caso di ripubblicazione telematica di vecchi articoli da parte dei soggetti di cui al comma 4, l’interessato che non ritenga sussistente, al momento della ripubblicazione, l’interesse pubblico all’informazione può chiederne la rimozione ai sensi del presente articolo.

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Mostrati 58 commenti
  • Spago
    Rispondi

    Libera nos a malo

  • christian
    Rispondi

    La notizia si era già diffusa sui gruppi Telegram.
    Ho provato a leggere il testo integrale più volte ma non ci sono riuscito causa incontrollabili conati di vomito causati dalla concentrazione di bestialità, baggianate, castronerie e falsità superiore ai limiti di legge. I firmatari dovrebbero essere arrestati e processati per direttissima con l’accusa di attentato alla libertà.

    • Pedante
      Rispondi

      La verità è un monopolio di Stato.

    • Guess who?
      Rispondi

      E nessuno meglio di te sa cosa comporterebbe, vero chris?

  • Anna Maria Castoldi
    Rispondi

    E’ colpa di chi ha votato questi disonorevoli ministri. Oltre ad essere ignoranti sono anche arroganti. Per me la libertà in Italia è persa.

  • Dino Sgura
    Rispondi

    Questi libberali sono una zuppa di Porro andata a male.
    “L’obiettivo della disposizione è quello di regolamentare la rete internet e ottenere, di conseguenza, una forma «civilizzata» di spazio telematico.” Che internet ormai pulluli di semianalfabeti, invidiosi della peggior specie, frustrati che non permettono in alcun modo discussioni civili, mi sembra un dato di fatto, ma la causa all’origine di questo degrado e’ pur sempre da ricondurre al legislatore, al SUO stato ed alle strutture pubbliche d’indottrinamento ad esso legate, quali la scuola pubblica, che ha permesso la standardizzazione della mediocrita’ ed il venir meno della responsabilita’ individuale.

  • winston diaz
    Rispondi

    Perche’ dite “liberali”? Diversi nomi dei proponenti la legge mi sembrano appartenere ad aree politiche di destra ed estrema destra, del genere clerico-fascista insomma, per tradizione avversi a qualsiasi forma di liberta’ civile (e quando favorevoli a quella economica lo sono solo per convenienza delle loro luride tasche, non certo per amore della liberta’ in se’). Italiani tipici, quindi, tutt’altro che liberali, e piuttosto abbastanza fascisti… (se qualcuno pensava ancora, secondo me incredibilmente, che la destra in italia possa/debba essere liberale, eccolo servito)

    Comunque la lotta contro l’anonimato in rete proviene da molte parti e da moltissimi interessi convergenti, prima o poi essa verra’ trasformata in legge se non altro per impedire lo scambio di contenuti culturali “a gratis”, specialmente man mano che lo scambio economico si sposta sul virtuale, e quindi sul virtuale dovra’ spostarsi per forza di cose anche il reddito delle persone e la tassazione: a quel punto gli interessi economici della maggioranza e la necessita’ di prelievo fiscale da parte dello stato faranno maggioranza schiacciante, non illudetevi stupidamente, preparatevi gia’ da ora a una societa’ che quella orwelliana sara’ uno scherzo). C’e’ gia’ la galera per la copia di software, e vedrete che fra poco se la depenalizzeranno sara’ solo per sostituirla con una multa all’americana di quelle da centinaia di migliaia di euro ai genitori del bambino incauto, e cosi’ impedire ai giudici del penale di fare obiezione di coscienza come fanno adesso circa l’opportunita’ di mettere al gabbio uno che copia un dischetto, come si diceva una volta.

    Personalmente vedo come unico e agognato scampo dalla convivenza con questa gentaglia che sono i nostri conspecifici la “dipartita”, il resto e’ illusione, perdita di tempo. Mi fanno sempre piu’ pena i giovani, per il piu’ lungo tempo in cui dovranno sopravvivere in questo schifo irrimediabile e irriformabile se non in peggio.

  • Mister Libertarian
    Rispondi

    Luridi stalinisti che si spacciano per liberali. Maledetti!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ecco, appunto, si spacciano. Ma non lo sono veramente, per questo il titolo è fuorviante. Non sono ministri, alcuni di loro sono ex ministri ma è irrilevante. Il problema semantico rimane quando li si definisce di destra perché per me il posto del liberalismo è appunto a destra. Se sono fascisti, sono una costola del socialismo, quindi di sinistra. I “tories” sono più a sinistra dei ( o degli, foneticamente ho dubbi) whigs perché sono questi ultimi a volere meno stato rispetto ai primi. Fascisti e conservatori occupano abusivamente lo spazio destro degli schieramenti politici. Lo fanno per ingannare gli elettori liberali autentici e a volte ci riescono. Non è il problema, quindi, se la destra possa o non possa essere liberale perché la destra è il liberalismo de facto. Il vero problema è che in troppi si spacciano per destra ma poi candidamente ammettono di essere contro l’individualismo. Ossimorici allo stato puro. Se una calunnia esce senza firma su un giornale cartaceo, cè già chi paga e deve smentire. Che differenza c’è con la rete? Perché devono inventarsi nuove inutili regole, magari nuovi reati? Dovremmo vietare articoli anonimi e firme pseudonime? Che rivoluzione liberale sarebbe? Tra i nomi c’è Renata Polverini che liberale non si è mai definita. Ma altri personaggi scimmiottano il loro capo ed è ìn quello scimmiottamento che si annidano i liberali falsi. Gli interessi economici di qualcuno non faranno maggioranza ma è proprio qui che troviamo insito il rischio orwelliano. Una minoranza che imporrà il propio volere sulla maggioranza non solo nei termini attuali ma anche nel campo telematico. La libertà di parola è già limitata di fatto, lor signori vogliono limitarla ancora di più. Se non spacciando per liberale il loro operato, autodefinendosi comunque soggetti liberali. Votare per loro è come votare a sinistra. Propongo l’astensione in quasi tutto il territorio nazionale. Si eccettui il Lazio dove conviene sperare in una giunta dei Cinque Spettri (ibsenianamente parlando). E auspicare una crisi nei primi due municipi di Roma e nell’ottavo.In modo che vadano a “governare” anche lì. Il valore aggiunto dei voti presi nel Lazio li porterà ad essere il pimo partito a livello nazionale, stavolta non per finta. Così potranno dimostrare la loro incapacità di governo sull’Italia e su Roma senza pretesti di municipi che remano contro, di regione che non li finanzia o di governo nazionale che li boicotta. Non avranno i numeri? Bene! Dovranno scegliere tra l’alleanza con qualcuno o il voto anticipato. E alla tornata successiva, magari già alle europee del 2019, potremo finalmente sperare in una maggioranza schiacciante di astensioni. Un modo per iniziare ad ignorare lo stato, il passo successivo dovrà essere quello di non versare più alcun tributo. Bestia affamata, bestia condannata. A morte, possibilimente.

    • Fabrizio Fv
      Rispondi

      ” Il problema semantico rimane quando li si definisce di destra perché per me il posto del liberalismo è appunto a destra”

      “Un certo” Murray Rothbard (For a New Liberty , pag.14) dice diversamente:

      “For, just as the
      defenders of the ancien régime took their place on the right side of the hall
      during the French Revolution, so the liberals and radicals sat on the left;
      from then on until the rise of socialism, the libertarian classical liberals
      were “the Left,” even the “extreme Left,” on the ideological spectrum. As
      late as 1848, such militant laissez- faire French liberals as Frederic Bastiat
      sat on the left in the national assembly.”

      • winston diaz
        Rispondi

        @fabrizio e gli altri:
        in questo caso son d’accordo con rothbard (non che non lo posso essere anche negli altri casi, solo non lo voglio essere “per partito preso”, seppure consideri rothbard un appassionante e ironico, in senso socratico, genialoide).
        Vedere questa interessantissima pagina, utile a collocare culturalmente, prendendo atto delle differenze, l’italia postunitaria. Tolgo l’http senno’ va in moderazione:
        http://www.swissinfo.ch/ita/politica/partito-liberale-radicaleadd-the-underline-vi-sono-enormi-differenze-tra-l-udc-e-noi-/41371570
        I fondatori della moderna svizzera, a meta’ ottocento, sono stati i partiti radicale e liberale!!!
        Inimmaginabile in italia, la popolazione era al 50 per cento analfabeta ed estremamente ignorante e superstiziosa fino a un secolo dopo, gli anni 50 del 1900, iato che non si colma in una o due generazioni, che continuano di fatto a inseguire pifferai magici e cattivi maestri.

    • winston diaz
      Rispondi

      @alessandro

      Non mi farei neanche di queste illusioni, allo sfascio segue sempre il fascio, e per acclamazione, specie in luoghi gia’ tradizionalmente incapaci di autogoverno e in attesa del messia come, in particolare, il centro sud italia. Siamo gia’ inoltrati per questa strada, mi sembra. Chi aspira a raggiungere e rinforzare il potere, fa di tutto per esagerare ed esasperare la percezione dello sfascio, come ad esempio gli stessi firmatari della proposta di legge di cui si parla questo stesso articolo (e paradossalmente noi stessi in questo stesso blog).
      Parliamo di destra e sinistra anglosassoni, dimenticando che non siamo in un paese anglosassone, siamo invece nel paese centro mondiale del cattolicesimo e che come reazione ad esso ma mantenendone la vocazione autoritaria e imperialista ha saputo inventarsi solo il fascismo, cioe’ la congiunzione di socialismo e nazionalismo.

      • Dino
        Rispondi

        Ha ragione Alessandro, è bene che governino gli sciroccati dell’m5s. Gli italiani solo quando vivono in pieno la tragedia iniziano a capirci qualcosa; sono nella fase delle lamentele, lascia che sprofondino in quella della disperazione. Da un fascio si passa ad un altro, non c’è problema e fossi in te non sarei così negativo nei confronti del cattolicesimo, è stato comunque un deterrente per prevenire l’avanzata dei rossi. Il cattolicesimo mette al centro di tutto la famiglia e non lo stato e qui non è il Texas.

        • winston diaz
          Rispondi

          “Gli italiani solo quando vivono in pieno la tragedia iniziano a capirci qualcosa”

          Non credo, alla prima guerra mondiale, che per l’italia e’ stata un disastro sia civile che economico seppure l’avessimo formalmente vinta, e’ seguito il fascismo.
          Se le cose sono andate meglio dopo la ancora piu’ disastrosa seconda, e’ solo perche’ l’abbiamo persa e quindi per un certo periodo, di gran lunga il piu’ fortunato della storia d’italia unitaria, siamo stati il protettorato di un impero relativamente liberale.
          Il cattolicesimo italiano e’ quanto di piu’ opposto al liberalismo, figuriamoci al libertarismo, la sua simpatia e’ sempre oscillata fra il fascismo e il comunismo, purche’ in opposizione al piu’ odiato liberalismo in cui l’uomo sia padrone di se stesso. Su questo qualsiasi storico puo’ confermare. Dio, patria e famiglia non e’ certo uno slogan libertario.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Questi sono fuori di testa, non certamente liberali.
    Sono dei fiancheggiatori del grande fratello orwelliano.
    Dei miserabili.
    Quando si leggono proposte del genere ci si rafforza nella decisione di non votare più.
    Votare è pericolosissimo se arrivano al potere soggetti del genere.

  • g.vigni
    Rispondi

    Niente di nuovo sotto il sole. E’ radicata prassi, vuoi per idiozia, vuoi per dolo o per tutt’e due, trasformare una cosa buona e logica in un merdaio, perchè c’è sempre il parassita/grassatore “cui prodest, naturalmente ammantando la cosa con “il bene comune”, “l’onesta” e mal che vada, se proprio è un super merdaio ingiustificabile, col mitico “è un atto dovuto”.
    Servirebbe una leggina di un solo articolo : chi pubblica non può essere anonimo . Ita sufficit, ad abundantiam.
    Tirem innanz.

    G. Vigni

    • winston diaz
      Rispondi

      “Servirebbe una leggina di un solo articolo : chi pubblica non può essere anonimo.”

      Da che mondo e’ mondo, l’anonimato di chi pubblica e’ la garanzia ultima della liberta’ di espressione, non solo contro il potere gerarchico propriamente detto, ma anche contro il potere, assai piu’ forte, del pregiudizio sociale. Fra l’altro, poiche’ moltissima gente solo sotto l’anonimato, quando si sente libera dal (pre)giudizio degli altri, mostra veramente quale e’ il suo vero volto e qual e’ il suo vero pensiero (e scoprirlo richiede una certa robustezza di stomaco), proibirlo servirebbe solo a irrobustire ancora di piu’ l’ipocrisia generale. Sinceramente mi pare che questo sia non solo un falso problema, ma uno “straw man” atto a deviare la canaglia verso altra volpe che da se stessi.

      • g.vigni
        Rispondi

        “proibirlo servirebbe solo a irrobustire ancora di piu’ l’ipocrisia generale”.
        Vede la repubblica vive sulla e dell’ipocrisia generale, pandemia prettamente italiota, rammento la magnifica ed esaustiva classificazione: ommene, mezzomene, caporali, quacquaracqua. Se vogliamo uscire da questo secolare merdaio, dobbiamo iniziare a scalare la suddetta classifica e non continuare a strisciare rintanati, anonimi eroi del bar .
        Non ci sono più giustificazioni e tatticismi, si fa per dire. L’anonimato serve solo a produrre inutili chiacchere, il nulla, che però autoconsola e fa dire ” e sì che le ho cantate, ma che gran pezzo d’uomo” . Recte quacquaracqua, ed il potere, lieto, se ne fotte, non s’impensierisce, tanto………
        A proposito, mi firmo,

        G. Vigni

        • Fabrizio Fv
          Rispondi

          ” A proposito, mi firmo,”

          Senza postare un’immagine scannerizzata fronte-retro di un documento d’identità in corso di validità , un cognome digitato sulla tastiera non vale una cicca.

          • g.vigni

            Beh, io intanto mi firmo, lei non lo fa. A proposito d’ipocrisia.
            Quanto allo scanner, chiaramente, è un discorso di regolamento legale.

            Rifirmo: G. Vigni

          • winston diaz

            Io sinceramente valuto cio’ che leggo da cio’ che leggo, di come si firma lo scrivente non m’importa nulla, il nome e’ un’etichetta, non e’ che cambiando l’etichetta cambia il contenuto. Anzi, e’ piu’ facile valutare obiettivamente un contenuto quando manca l’etichetta: cosi’ non se ne fa influenzare ne’ lo scrivente, che si sente piu’ libero di esprimersi con sincerita’, ne’ il leggente. In ogni caso trovo aberrante proporre sanzioni non da 25.000 euri ma anche solo da 2 euri, per chi dovesse trasgredire a tale imposizione. E se non c’e’ sanzione, e’ inutile discuterne.

        • g.vigni
          Rispondi

          ” …come si firma lo scrivente non m’importa nulla….”,

          A me sì, se un trattato sulla verginità venisse scritto da Cicciolina avrei delle perplessità .
          In soldoni, il gestore/fondatore di questo sito non è anonimo, Fidenato non è anonimo, molti che qui postano non sono anonimi e, garantisco, i loro scritti hanno ben altro valore, almeno per me.
          Dall’anonimo , ad es., per lo più arrivano perle di saggezza come ” fascista di merda, tua madre e tue figlie troie….”.e via con fondamentali, pregnanti, esaustivi pronunciamenti.
          Naturalmente esiste il “sale”, che come tale dev’essere poco, es. Pasquino .
          Il fatto dei 25.000 Euro, da me volutamente non considerato, diviene irrilevante se: sei “palese”, allora posti, sei anonimo non entri .
          Buon appetito.

          G. Vigni

  • Giulio
    Rispondi

    Da vomitare. Sono socialisti, dirigisti, statalisti.
    Mi risulta che l’unico liberale presente in Parlamento sia Antonio Martino.

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Se penso ai milioni di Italiani che speravano nella rivoluzione liberale fatta da un socialista pettinato alla Mao.
    Mo vediamo quanti ci ricascheranno; temo in tanti.
    Un popolo di pirla che si crede furbissimo.

  • Guess who?
    Rispondi

    Questa pagina insegna come sprecare talento invece di farci un po’ di grano.
    Il video insegna come fare un po’ di grano invece di sprecare talento.

    Detto per chi sa; se vuole intendere in-tenda, sennò roulotte.

  • christian
    Rispondi

    Visto l’ambiguità, sia da un punto di vista storico che da un punto di vista geografico, io abbandonerei la categorie destra e sinistra mi limiterei alle, apparentemente, ben più definite di Liberare/Libertario, Socialista/Collettivista/Fascista ecc…
    Sulla considerazione di Vigni, posto che l’anonimato sul web è un esigenza imprescindibili, la questione sulla necessità dell’identificazione di chi pubblica notizie su internet (come pure in qualsiasi altro mezzo) va vista, come indicato da Winston, non solo dall’ottica di salvaguardare chi “subisce” la notizia (quindi problemi di diffamazione e false notizie, o fake news che va tanto di moda, una volta dette bufale, sempre esistite su internet) ma anche di chi la pubblica (quindi sua incolumità e della sua famiglia). Come sempre quando si cerca sicurezza in cambio di libertà si finisce con perdere entrambi. Alla fine questa questione per i signori elencati sul post originale, ed i loro pari, è solo un pretesto per aumentare il controllo sui sudditi/cittadini.
    Guess who?/Antitroll mi spiace ma ho impostato il mio browser per disabilitare automaticamente tutti i javascript quindi anche i video, dovrei disabilitare il blocco ma purtroppo ho entrambe le mani occupate (una a scrivere l’altra a reggere una tazza di tisana che sto sorseggiando davanti al pc). Ricollegandomi a tuoi precedenti attacchi, che io dica di aver ottenuto guadagni o meno con le cryptovalute sono solo parole al vento non essendoci alcuna evidenza di ciò (similmente alla situazione dello scambio tra Vigni e Fabrizi di cui sopra) ma se pesarmi barbone dentro ad una roulotte può darti sollievo fai pure tanto non ha alcun effetto.

    • Guess who?
      Rispondi

      Tutte balle, tu il video non puoi vederlo perchè usi un proxy, se vuoi entri in modo normale e lo vedi; so che mi leggi “golosamente”.

      Che tu sia tutto teoria e niente pratica e che non sei mai andato oltre ad un c/c + prepagata embedded come esperienza, lo si deduce dal fatto che se fossi un trader o almeno uno pidocchioso scalper non sprecheresti certo la vita qui.

      Ti do dello spiantatello per un sano e normale e scherzoso e reciproco lancio di fango; in-tenda / roulotte è solo un gioco di parole che proprio nulla aveva a che fare con la tua situazione finanziaria, che potrebbe persino essere molto florida, visto il lusso che ti prendi a sprecare il tuo tempo. Complimenti per averlo subito capito al volo.

      • christian
        Rispondi

        Nessun proxy semplice Noscript e uBlock sul browser, indispensabili per la sicurezza mentre si naviga. Il lancio di fango (o meglio merda) mi sembra solo da parte tua e più che scherzoso mi sembra fatto in modo rabbioso (ed invidioso, come si evince dal tuo aggettivo sugli scalper). Mai detto di essere un trader o scalper di professione ma solo di essere investitore nelle cryptomonete. Complimenti per il commento sullo sprecare la mia vita qui, che offende tutti quelli che scrivono, leggono e gestiscono questo sito. Tu perché sprechi la tua vita ad offendere la gente qui? immagino perché ne ricavi gran godimento che compensa il tempo utilizzato.

  • Pedante
    Rispondi

    Si resta anonimi anche per evitare ritorsioni da parte di gruppi di potere e attivisti non statali.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Da studente “di una volta” mi trovai a studiare il francese che poi proseguii al liceo e solo nel biennio ginnasiale. Negli anni settanta del ventesimo secolo non capivamo ancora l’importanza dell’inglese né il futuro informatico che ci attendeva Gli impegni successivi non mi hanno facilitato nell’intraprendere uno studio sistematico della lingua di Albione; ragion per cui ho un po’ di difficoltà nel tradurre lo scritto di Rothbard che mi viene proposto. Mi limito a considerare un aspetto a mio avviso fondamentale. Quando si parla di economia di stato si pensa all’area di sinistra. Conseguenzialmente quando si parla di economia autentica, cioè privata, si sta dalla parte opposta. Corporativisti, conservatori, nazionalisti et similia non stanno dalla parte opposta; ciò in quanto hanno bisogno dello stato regolatore per l’affermazione delle loro linee politiche. Pur non propugnando un’economia totalmente collettivizzata, rimangono però all’interno di un area statalista. Non sono contrapposti, quindi, al comunismo se ne sono solo allontanati un po’. Come i socialdemocratici che però non sono nazionalisti. Sono al centro? In geometria il centro è un punto, non un’area. E il punto è una figura adimensionale. All’interno dello statalismo possiamo anche mettere i diversi dai marxisti a destra. Ma se uno schieramento si riferisce a Pol Pot e un altro a Mao Ttse Tung, quest’ultimo diventa di destra. Un partito socialista è a destra di un partito comunista ma non mi sembra sufficiente per definire il socialismo come appartenente all’area destra. Lo spetrro filosofico di riferimento non può essere quello hegeliano, esiste il liberalismo che gli hegeliani trovano conveniente ignorare. Schmitt destra hegeliana ma non destra politica tout court. Per questo trovo utili continuare ad utilizzare i sostantivi destra e sinistra come parti tra loro autenticamente contrapposte e quindi considerare come unico e autentico estremista di destra l’anarchico individualista. Ritengo giusta l’analisi storica di Wiston Diaz. La mia era solo una proposta comportamentale, un tentativo più che una certezza. Non è detto che dopo lo pseudoattore ligure non possano formarsi nelle menti altri rigurgiti desiderosi di individui “provvidenziali”. In campo religioso, a mio avviso, il cattolicesimo non è contrapposto al liberalismo. Prova ne sia la vasta presenza nella storia di autorevoli pensatori cattolico – liberali. Il problema è costituito dalla gerarchia ecclesiastica che in realtà è cattolica solo a parole. Così come solo a parole i fascisti, costole del socialismo, sono di destra: autoreferenzialità allo stato puro. Puro si fa per dire.

    • Dino
      Rispondi

      Ho scritto un commento ma è finito in moderazione. In ogni caso, avevo inserito due link: uno riguardo ad interessante articolo che forse avrete già letto sul sito della Libreria Del Ponte, a cura del Dott. Piombini, sull’elogio della religione cattolica nel pensiero di M. Rothbard e l’altro è un articolo pubblicato sul sito dell’associazione Italiana Von Mises, di una traduzione di Gianni Cappi su un bellissimo intervento del Prof. Jesus Huerta de Soto ad una conferenza dal titolo: “Dio è un libertario”.

    • Fabrizio Fv
      Rispondi

      Ho preferito citare in inglese per mantenere la fedeltà (e la comodità ;-) ) del “magico” copia-incolla.

      Comunque riassumo in italiano anche la pagina 15 , dove Rothbard continua dicendo che i liberali si sono fatti usurpare i posti a sinistra dai socialisti che erano AUTORITARI , e questo è stato un grosso errore da parte dei liberali.
      Sembra quindi che dica che all’origine libertario=sinistra e autoritario=destra che si trattasse di conservatori o socialisti.
      Detto questo, visto che i lati si sono rimescolati e invertiti più volte, ripeto che per me sarebbe meglio buttare nel cesso definitivamente la geometria lineare politica.

      Stavolta mi firmo anch’io con cognome vero.
      Fabrizio Hagbard Malaclypse Sinan Gorobsov Von Grümpfen.

      • winston diaz
        Rispondi

        Forse una categorizzazione utile potrebbe essere quella fra individualisti e collettivisti, che e’ trasversale a destra e sinistra, e non puo’ non esserlo dato che l’essere umano non puo’ non essere sia individualista (in quanto individuo in cerca di un’identita’, appunto) che collettivista (senza l’apporto sociale l’essere umano non esiste in quanto tale, tutto in noi ha un’origine e/o un fine sociale).
        Se non erro, almeno alle lontane origini di questi nostri vari blog liberal-libertari, si poneva l’accento sull’attuale odierno eccesso di regolamentazione/pianificazione centrale, eccesso orientato a costringere e limitare piu’ che i “poteri forti”, i poveracci che di potere hanno poco o nulla: eccesso di pianificazione/normazione da tentare di ridimensionare a vantaggio della liberta’ e dignita’ individuale (de hominis dignitate).
        Fra i poteri forti, il piu’ forte, come ben insegna uno dei nostri principali mentori, Hayek, e’ quello della convenzione/ipocrisia sociale.
        Forse dovremmo tornare un po’ alle origini, anche perche’ credo che ponendo la questione in questi termini, ben pochi oserebbero dirsi contrari (persino i “poteri forti”, anche se, sicuramente, solo a scopo di inganno e dissimulazione strategica).
        E IMHO dovremmo smetterla di offendere gratuitamente chi non la pensa (o meglio _crede_ di non pensarla) come noi, quali adolescenti arrabbiati in cerca di un’identita’ (leggo testualmente definizioni come “parassiti liberali”, “socialisti stupidi” ecc ecc). Una persona sana di mente che capiti per caso su queste pagine senza sapere di cosa si tratti, a mio avviso fugge inorridita. E adesso riempitemi pure di legnate (figurate, spero)

    • Giovanopoulos
      Rispondi

      Sono d’accordo.
      Ricordo che durante il tentativo di golpe contro Gorbaciov del ’91, i media definivano Gorbaciov la sinistra del partito e i golpisti comunisti brezneviani, la destra.
      Definire Gorbaciov la sinistra e i comunisti duri e puri niente popò di meno che la destra, era un espediente che serviva ad abituare la gente a pensare che la “destra” è sempre dalla parte dei cattivi e la sinistra sempre alla parte dei buoni.

  • Dino
    Rispondi

    http://www.libreriadelponte.com/det-articolo.asp?ID=166
    Un bell’articolo a cura del Dott. Piombini.
    http://vonmises.it/2017/11/24/dio-un-libertario/
    traduzione di Gianni Cappi, su un bellissimo intervento del Prof. Jesus Huerta de Soto.

    • Pedante
      Rispondi

      Se non ricordo male l’amicizia tra Rand e Rothbard si interruppe davanti al suo rifiuto di lasciare la moglie cattolica.

    • Pedante
      Rispondi

      Anche se Rockwell lo ha da tempo abbandonato il paleolibertarismo non è morto.
      http://www.thornwalker.com/ditch/

    • winston diaz
      Rispondi

      Dino, Dio sara’ anche libertario, ma il cattolicesimo (di cui parlavamo sopra, mi pare) e’ una gerarchia di potere, e gli tocca esserlo anche contro una sua eventuale volonta’ contraria, per “la forza delle cose”: non puoi presentarti come il depositario della verita’ nel mondo, e con successo, senza scivolare per questa china. L’unica tua speranza di restare coerente, in tal caso, e’ nel non avere successo: e’ nel fallimento, nella marginalita’ del perseguitato.
      Link a caso, che ho letto solo all’inizio, che mi pare storicamente corretto almeno fino a nicea (poi non ho letto, l’argomento non mi interessa, e so bene quanto sia per definizione inutile discutere di fede con chicchessia senza che il chicchessia si senta addirittura aggredito):
      http://www.homolaicus.com/storia/antica/cristianesimo_primitivo/nascita-cattolicesimo.htm

      • Dino
        Rispondi

        Quindi per tè la teologia della liberazione, di cui PURTROPPO è convinto seguace l’attuale pontefice, va benissimo, o sbaglio??

        • Pedante
          Rispondi

          Per non parlare del suo ecumenismo di stampo NOM.

  • gianchi
    Rispondi

    E questi sarebbero i “liberal”? Meglio impiccarli questi totalitari, prima che facciano danni.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ho il testo “Per una nuova libertà” di Rothbard, devo ritrovarlo nei miei venti meri quadri di casa (bagno compreso). Mi sembra sia edito da Liberilibri di Macerata. Non ricordo questa citazione ma comunque non la approvo per ragioni pratiche. Inoltre contraddice altri aspetti enunciati dall’autore. Più che la rimescolazione dei dati deve esserci stato un allontanamento dalla geografia scelta durante la convocazione degli Stati Generali nella Francia di fine diciottesimo secolo. Casualmente i repubblicani si posizionarono nella parte sinistra della sala e i monarchici a destra. Ma i repubblicani erano la borghesia antifiscale, i monarchici quelli favorevoli ai dazi doganali, al protezionismo, al colbertismo, al centralismo e allo statalismo. Il marxismo è la massima espressione antiborghese. Dovremmo per questo collocarlo a destra? Mi sembra un po’ complicato. Forse il problema è nato quando all’interno dell’ala repubblicana, questa sì trasversale, si sono evidenziate le differenze tra statalisti e privatisti. Nell’antico senato romano non sappiamo se il problema si ponesse. Populares a sinistra e optimates a destra è categorizzazione attuale ma da alcune iconografie sembrerebbe che i senatori si mescolassero all’interno dell’aula. Il problema della collocazione non si risolve neanche dividendo individualisti da collettivisti. Questi ultimi vogliono stare a sinistra e credo che oramai sia un loro diritto acquisito. Hanno occupato il territorio per primi e gli altri, per coerenza, devono lasciarglielo. Anche se paradossalmente loro non riconoscono questo diritto elementare. Non è possibile la trasversalità di collettivisti e individualisti all’interno dei due schieramenti. Uno può avere il carattere personale individualista ma il pensiero collettivista mette da parte quel suo carattere. Gli individualisti non sono solipsisti. Il fatto di associarsi liberamente li colloca in posizione opposta al pensiero della collettivizzazione forzata. In un mondo libero la sinistra sarebbe rappresentatrice di comunitaristi volontari di proprietà comuni, in stile kibbutz o moshav (scommetto che qui Pedante interviene), mentre la destra comprenderebbe i contrattisti di aziende private che possono anche occasionalmente associarsi per un periodo più o meno duraturo. Io per esempio potrei anche associarmi a produttori se volessi effettuare il salto dal tearo minore al cinema di diffusione popolare; ma il mio sogno rimarrebbe quello di uan casa di produzione tutta mia. Individualista allo stato pure, dunque. Oggi entrambi gli elementi sono a destra perché la sinistra vuole associarli per forza o in alternativa distruggerli progressivamente con l’arma fiscale. Non credo che sia il cattolicesimo ad essere antilibertario, per lo meno non nell’accezione di Ignazio di Antiochia. E’ la chiesa cattolica, intesa come gerarchia di potere, a scegliere di essere antilibertaria per conservare i privilegi di qualcuno. Fino al 313 d.c., il cattolicesimo ufficiale non era antilibertario. Poi Giulio Costantinotti, fondatore della Democrazia Cristiana dell’epoca, ha voluto vincere con quel segno. E con un colpo di stato perché Massenzio risultava regolarmente eletto dal Senato. Un usurpatore, dunque, all’origine della confusione. Uno dei suoi successori, Teodosio “Dossetti”, fece di peggio: creò la religione di stato vietando gli altri culti. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’interpretazione universalistica del cristianesimo. Sulle definizioni del pensiero altrui, a volte urliamo, è vero. Anche nei titoli. Personalmente preferisco un approccio più soffice ma non sempre è possibile. Un esempio pratico: mi si promette la rivoluzione liberale e poi si propongono leggi liberticide. Se uso la parola “traditore”, magari al plurale, sono uno che offende gratuitamente chi non la pensa come me? Se uno non mi promette libertà ma sfoggia con “sincerità” propositi liberticidi, sono offensivo se gli do del tiranno? O quanto meno, dell’aspirante tale? E allora Baruc Spinoza, sostenitore del tirannicidio, come va considerato? Uno che non rispetta il pensiero altrui? Se mi si racconta che due più due in economia keynesiana totalizza cinque, mi è lecito definire sciocco e ignorante chi ci crede unitamente a imbroglione chi lo sostiene senza crederci? Il problema dei tiranni e dei tirannofili, così come quello degli ingannatori, non è quello di avere un pensiero diverso dai libertari. Il loro è semplicemente un non pensiero, così come lo stato è una non entità. L’intolleranza nei confronti degli intolleranti è lecita. Poi moderiamo pure il linguaggio, d’accordo. Anche perché in luogo di “imbecilli” è più efficace definire gli aspiranti censuratori come “personaggi filosoficamente deconnessi sul piano della capacità creativa in relazione alla loro manifestata provenienza ideologica”. Oltre che più efficace, anche più elegante. Noblesse, anzi “borghesiesse” oblige.

    • Fabrizio Fv
      Rispondi

      ” Inoltre contraddice altri aspetti enunciati dall’autore ”

      Pur rimanendo sempre coerente sui punti centrali, il pensiero del Rothbard giovane e del Rothbard vecchio è abbastanza diverso.

      Personalmente preferisco la sua versione ” giovanile”.

    • Max
      Rispondi

      Su Costantino ne ho lette tante, dall’agnostico con poche qualità di storico Federico Zeri (“Sbucciando piselli”) che lo definisce criminale, sanguinario, opportunista e falso (contrapponendolo a Giuliano l’Apostata, mite e saggio) allo storico ateo marxista odiatore del cattolicesimo Paul Veyne (“Quando l’Europa è diventata cristiana”), che però con onestà intellettuale ritiene sincera la conversione di C. che portò milioni di pagani al cristianesimo senza fare martiri e senza distruggere templi.

      Nessuno però ha mai definito C. usurpatore, cosa che invece è riservata, per alcuni storici, proprio a Massenzio. E controllando su wiki sembrerebbe giusto così.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Massenzio avrà potuto “usurpare” il predecessore Flavio Severo ma non Costantino. Del resto era lo stesso Flavio Severo a svolgere il ruolo mercenario di tentato abbattimento di Massenzio. Quella di quest’ultimo fu legittima difesa. Il fatto che nessuno osi definire usurpatore Costantino è causato dalla mentalità in cui la mancata separazione tra stato e chiesa ha instillato nelle abitudini storiografiche. A Costantino poteva al massimo spettare l’impero d’oriente. Non condivido il giudizio su Zeri, anche se su Giuliano non la penso certo come lui; così come preferisco, almeno per gli aspetti linguistici, il Rothbard maturo rispetto a quello giovane. Costantino ha lasciato intatti i templi di coloro che per paura gli si assoggettavano. Dovunque è passato combattendo, non si è limitato a distruggere i templi ma città intere e villaggi completi. Se i morti da lui causati non sono diventati martiri è perché la chiesa di Roma è ancora interessata alla mitologia della presunta sincera conversione. I marxisti sono altrettanto interessati a considerare sincero l’imperatore perché così ritengono possibile adescare i cristiani pauperisti per il loro sperato fatidico abbraccio finale. Il cattocomunismo, culturalmente parlando, provoca più danni del comunismo semplice.

    • Dino
      Rispondi

      Molti appartenenti alle brigate rosse, erano per l’appunto “cattocomunisti”, a cominciare dal loro leader Mario Moretti, anche se lì sotto sotto, c’era forse la mano del Mossad.

    • Max
      Rispondi

      Punto di vista interessante.

      Su Zeri più che un giudizio è un dato di fatto: non era uno storico, ma un critico d’arte (a sentire Sgarbi manco quello) e il libro citato è una semplice raccolta di parole in libera uscita fatte con l’amico D’Agostino (quindi con valenza storica nulla).

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ecco, l’amico di Zeri (che io mi rifiuto anche di citare) ci mette d’accordo sul valore storico di quest’amico. Però non me la sento di parificare Zeri all’amico, credo che il giudizio di Vittorio Sgarbi sia eccessivo. Quando però Sgarbi sparla dell’amico di Zeri, ha ragione da vendere. Non credo ci sia la mano del Mossad dietro le brigate rosse. Mi sembrerebbe strano che i servizi israeliani appoggino i palestinesi. Se avessero fatto una cosa del genere, all’epoca Begin avrebbe sciolto il Mossad.

    • Pedante
      Rispondi

      Galloni sulle BR e il rapimento Moro:

  • Dino
    Rispondi

    Moro aveva vietato l’utilizzo delle basi Americane nella penisola, utili al rifornimento d’armi d’Israele durante la guerra dello Yom Kippur, pertanto doveva pagare. Alla fine per noi antistatalisti, questo è solo gossip storico, però inevitabilmente infastidisce sapere che un assassino come Moretti, anche al seguito della sua “dissociazione” si fosse spesso vantato d’essere stato a capo di una banda di operaiacci a compiere l’operazione terroristica più spregiudicata della storia occidentale ante 11/9; peccato che non fosse così e che la sua banda di barboni assassini, non fossero per niente una forza anti sistema, quanto semmai sicari del sistema, anche parecchio maldestri, spesso assistiti da incursori militari.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    La nostra politica estera è sempre stata ambivalente. Tuttavia, anche se per farla pagare a chi mi tradisce, non troverei utile andare ad aiutare chi mi vuole cancellare. Anche a Sigonella tradimmo ma Reagan non ce la fece pagare. Non credo che governi e sevizi israeliani siano così sprovveduti. Piuttosto sarebbe interessante indagare sui contatti tra i terroristi nostrani e il regime comunista dell’ex Repubblica Ceca. Contatti che dimostrerebbero una volta di più il ruolo di sicari del sistema dei babbei semianalfabeti che abbracciarono la lotta armata. Non credo, comunque, alla sincerità di Moretti. Secondo me lui era consapevole di essere al servizio del sistema. Quanto a Galloni, parla di infiltrati; non di complici. Gli infiltrati ce li hanno tutte le polizie del mondo ed è logico e persino giusto che sia così. Solo che non è vero che avremmo trovato i terroristi se fossimo venuti a conoscenza degli infiltrati israeliani e statunitensi: Al contrario, avremmo informato i terroristi. Magari in nome del Lodo Moro. Se un’operazione è segreta, tale deve rimanere: Proprio per evitare spifferi inopportuni. Dopo il sequestro del generale Dozier, gli Statunitensi i covi li hanno trovati. Se ce lo avessero preannunciato ci sarebbe stata la consueta fuga di notizie a favore dei sequestratori. Si potrebbe obiettare che tra alleati le informazioni sono un dovere. E’ giusto solo se vi sia la certezza che rimangano segrete. Noi siamo inaffidabili, Sigonella ne è restimonianza. E Galloni, da buon esponente della sinistra democristiana, era ed è uno dei capi degli inaffidabili.

    • Dino
      Rispondi

      Craxi è morto in “esilio”, dorato, ma pur sempre in esilio. Non aveva da pagare solo per Sigonella, anche per Tripoli, l’Achille Lauro e le Falkland, ovviamente lungi da me provare simpatia alcuna per quel malfattore, ma bisogna pur sempre stabilire una verità storica, del resto chi l’ha sostituito ha continuato la rapina a volto scoperto.
      Le Br si rifornivano di armi in Libano, già prima di Litani e Pace in Galilea, coltivavano stretti contatti con l’olp a Parigi all’Hyperion, è impossibile che il Mossad non sapesse, soprattutto in Libano dove i Falangisti di Gemayel erano loro alleati e avevano il controllo (parziale) di Beirut. Per i contatti cui tu ti riferisci, saprai bene come una decina d’anni fà, un giovane colonnello del Kgb fuggito a Londra, cominciò a spiegare qualcosa, fece cenni ad un mortadellone nostrano amante delle sedute spiritiche e di fabbriche ipertrofiche di stato, poi al poveraccio, il colonnello, gli fu sciolta una piccola bomba atomica nel thè e non sapemmo più niente. Le br di ai tempi di Dozier erano alla frutta, non servivano più; Moretti era già in carcere, secondo un suo collega Vinciguerra, ad Opera era il sindaco, “faceva ciò che voleva” e dopo appena dieci anni era già in regime di lavoro esterno e semilibertà, un po’ poco per uno che ha messo a ferro e fuoco la repubblica delle banane, persone per molto, ma molto meno hanno subito regimi punitivi più pesanti.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    A Craxi possono avergliela fatta pagare per via giudiziaria ma quando già l’Unione Sovietica era implosa. E’ cosa diversa dal favorire per vendetta i propri nemici, com’è quell’aneddoto dell’autoevirante che crede di indispettire la moglie? I contatti parigini tra Olp e terroristi italiani potevano essere noti a Israele. Ma è proprio per questo che i terroristi sono stati sconfitti, se ci avessero avvisati la guerra sarebbe stata più lunga. E Mitterand era inaffidabile come Moro, Galloni, Andreotti e l’amante delle sedute spiritiche. Credo che il Mossad conosca nominativi e indirizzi degli esponenti dell’intifada ma non penso che questo sia sufficiente per annientarli definitivamente. I terroristi hanno cominciato a mangiare la frutta dopo il sequestro Dozier, non prima. Fino ad allora Gli Stati Uniti avevano rispettato le nostre pretese di non ingerenza, quando è stato toccato un loro alto ufficiale si sono ben guardati dal continuare a stare in attesa. Moretti era in carcere ma Antonio Savasta era ancora libero. Anche quando arrestarono Curcio e Franceschini, nonché ucciso Mara Cagol, si parlò di fine del terrorismo; abbiamo visto poi come è andata. La camorra ha ucciso di più con Raffaele Cutolo detenuto di quanto non lo abbia fatto con il suo capo libero. I diversi trattamenti giudiziari sono frutto della legislazione demagogica di chi ha voluto considerare i delitti politici meno gravi eticamente dei reati comuni. Diversi marxisti e altrettanti cattolici ne portano la colpa.

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