In Economia

DI IlBITCOIN.NEWS

Si potrebbe riuscire ad evitare di pagare le tasse di successione grazie a Bitcoin ma, sebbene non sia un esperto fiscalista, questa procedura mi sembra decisamente illecita. In altre parole la SCONSIGLIO CALDAMENTE. Pubblico questo articolo soprattutto per mettere in guardia le forze dell’ordine da questo tipo di operazioni.

Infatti visto che diversi tribunali in giro per il mondo hanno già chiaramente ed esplicitamente definito le criptovalute come “beni aventi valore”, in caso di eredità rientrerebbero a pieno titolo nelle classiche norme che regolano perlappunto i processi di successione, e le imposte che vanno inevitabilmente pagate in questi casi.

Ma esistono delle procedure, tecnicamente fattibili, che consentono di nascondere al fisco i passaggi di proprietà delle criptovalute con operazioni cosiddette brevi manu.

Immaginiamo una persona che abbia parecchio denaro liquido e volesse lasciarlo in eredità ai propri eredi nascondendolo al fisco in modo da non pagare le tasse di successione. Non stiamo parlando di banconote, ma di denaro in forma elettronica.

Potrebbe convertire questo denaro in criptovalute ad esempio su un exchange, e poi spostare i token su un proprio wallet di proprietà. Questo tipo di operazione è perfettamente lecito, non è tassato, e non è nemmeno particolarmente difficile da fare (soprattutto se si ha tempo per farlo, magari con più operazioni effettuate nel corso degli anni).

Quello che bisogna sapere è che un wallet non è altro che un software che serve per gestire una coppia di chiavi crittografiche (ovvero codici alfanumerici), una pubblica ed una privata. Quella pubblica la si può comunicare a tutti e si può usare solo per ricevere i token, mentre quella privata non va mai comunicata a nessuno perchè serve per inviarli. Chiunque entri in possesso di questa coppia di chiavi ha anche il pieno possesso dei token conservati nel wallet.

A quel punto per fare in modo che l’erede entri in possesso dei token conservati nel wallet non c’è nemmeno bisogno di effettuare una transazione: è sufficiente assicurarsi che, alla propria morte, l’erede riceva la coppia di chiavi. Ovvero ad esempio un foglio su cui sono riportati i codici alfanumerici delle chiavi pubbliche e private del wallet (o dei wallet) in cui sono stati messi i token.

In questo modo l’erede entra in possesso dei token senza che sia stata fatta alcuna transazione. In teoria dovrebbe dichiarare al fisco di essere entrato in possesso dei token, così come se avesse ricevuto delle banconote, ma visto che non ci sarebbe alcuna traccia di una transazione potrebbe anche fare il furbo e non dichiararlo (azione ovviamente illecita). Così facendo potrebbe essere molto difficile per il fisco scoprire che è avvenuto un passaggio di proprietà di quei token.

Certo, il fisco indagando potrebbe risalire al sito di exchange in cui sono stati acquistati i token, e da lì risalire all’indirizzo del wallet a cui sono stati inviati, ma si fermerebbe lì. Ovvero non potrebbe sapere chi sia poi entrato in possesso del wallet dopo la morte del suo vecchio proprietario: al massimo potrebbe vedere a quali altri indirizzi sono stati eventualmente inviati i token da quel wallet. Il problema è che senza sapere cosa andare a cercare (ovvero in assenza di una segnalazione o un sospetto) è davvero difficile immaginare che il fisco vada realmente ad indagare su simili processi.

Quello che il fisco potrebbe fare per cercare di evitare di farsi sfuggire operazioni simili è quello di ricevere dagli exchange i dati degli account delle persone decedute, in modo da analizzarli alla ricerca di operazioni sospette, e poi eventualmente indagare su di esse.

Articoli recenti
Mostrati 5 commenti
  • Marco Cavicchioli
    Rispondi

    Visto che è un copia/incolla del mio articolo, preferirei che il link non fosse in fondo sulla parola “qui”, ma nella prima riga, in bella vista, con il nome del blog da cui lo avete preso (ilBitcoin.news). Grazie.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      ok

  • Max
    Rispondi

    Articolo inutile, quota esente 1000k nel caso di coniuge/figli, 100k per collaterali.

    Potrebbe andar bene per cifre sotto i 100k e per eredi estranei all’asse che devono comunque pagare; per cifre grosse il gioco non vale la candela da mettersi nelle mani di un exchange di merda, del rischio di cambio e delle multe.

    btw
    “Pubblico questo articolo soprattutto per mettere in guardia le forze dell’ordine da questo tipo di operazioni.”
    Bel merdoso, prima fa il ganzo e poi si para il kiulo dicendo di dare consigli agli stronzi chi ci opprimono. Ma vaffanculo, va.

  • Ale
    Rispondi

    Ironia, parola sconosciuta…

    • Max
      Rispondi

      L’autore non mi pare un libertario, ma anzi uno molto ben calato nel sistema. E’ un tipo senza dubbio di capacità, ma a cui piace rimirarsi troppo e parlarsi addosso, di ironia mi sa che ne ha proprio poca.

      Il solo fatto che scriva per puntualizzare, rimarcare il “suo” articolo e chiedere di spostarne il link dice tutto. Avendo ancora dubbi sul suo caratterino basta leggere ulteriormente qui.

      https://www.marcocavicchioli.it/il-piu-antico-canale-dedicato-alle-criptovalute-in-italia/

      Sorry Ciccio, u failed!

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca