In Economia

DI MATTEO CORSINI

In occasione della riunione del Consiglio direttivo del 7 marzo, la BCE ha annunciato, tra le altre cose, che condurrà nuove aste di rifinanziamento a lungo termine condizionate all’erogazione di credito da parte delle banche (TLTRO). I dettagli saranno resi noti più avanti, ma già si sa che saranno sette aste trimestrali a partire dal prossimo settembre.

A chi ha criticato come “sussidio” alle banche (e, a cascata, ad aziende dalla struttura patrimoniale traballante) queste operazioni, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha replicato:

Se non ci fosse alcun vantaggio a prenderle, nessuno le userebbe.”

Il che è lapalissianamente vero, ma non fa che confermare le perplessità avanzate da chi non è ancora stato completamente obnubilato dalla tossicodipendenza da tassi di interesse rasoterra che si è generata (soprattutto) nell’ultimo decennio.

Non appena le banche centrali hanno sollevato il piede dall’acceleratore monetario gli asset finanziari hanno avuto un andamento negativo. La Federel Reserve a fine 2015 aveva iniziato a ridurre l’espansione monetaria, con graduali rialzi del tasso sui Fed Funds e la stabilizzazione dell’attivo di bilancio attorno ai 4.500 miliardi di dollari. Passando poi successivamente a una riduzione delle sue dimensioni mediante il mancato rinnovo di parte dei titoli nel suo attivo giunti a scadenza, fino al livello attuale di circa 4.000 miliardi.

L’anno scorso, poi, la BCE ha gradualmente azzerato gli acquisti netti mensili e da inizio 2019 si limita a reinvestire le somme giunte a scadenza.

Il contesto resta evidentemente ancora espansivo, ma è bastato un cenno di “normalizzazione” anche in Europa per generare un andamento negativo degli asset finanziari nel 2018. Non che sia stata l’unica causa, ma fatto sta che appena le banche centrali, a partire dalla Fed, hanno fatto capire che avrebbero interrotto tale “normalizzazione” c’è stato un recupero generalizzato dei risky assets.

Il che rende a mio parere evidente che buona parte del mondo è ormai ingolfata di debiti, figli del denaro a basso costo e questo ha generato dipendenza da tassi bassi. Una effettiva “normalizzazione” non farebbe altro che generare un crollo di questo castello di carte.

Una dinamica del tutto prevedibile, ancorché il timing non lo sia. Di certo, per ogni soggetto che ha sviluppato una dipendenza ogni nuova somministrazione della sostanza di cui è dipendente genera sollievo.

Peccato che servano dose crescenti per sollievi sempre più brevi. Peccato anche che quella sia la via della distruzione, per quanto non lo si voglia accettare.

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