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DI SILVANO CAMPAGNOLO

Ieri, è uscito un articolo dell’Ansa dove ci informavano che l’istat ha calcolato la pressione fiscale italiana al 38%, “la più alta da diversi anni”.

Ora, che la notizia sia tecnicamente giusta, non vi è ombra di dubbio, esattamente come il fatto che essa sia una “fake news”. Perchè chiamo “fake news” una notizia che ho poco prima definito tecnicamente giusta? Beh la risposta è semplice, perché tale notizia tende a fuorviare le persone dal reale problema.

Difatti dire che la pressione fiscale è al 38%, senza dire null’altro, fa pensare più ad un’aliquota media del 38% delle tasse, ma ogni essere umano senziente abitante in questa landa di analfabeti funzionali, sa che la pressione fiscale che “lui stesso” paga è di molto superiore a quel 38%, basti pensare che solo l’IVA pesa nelle tasche di ogni cristo il 22%. Allora come mai l’Istat ci imbroglia?

L’Istat non ci imbroglia, semplicemente intende per pressione fiscale qualcos’altro, rispetto a quello che intende la gente comune. L’Istat, giustamente, per calcolare la “pressione fiscale ufficiale”, prende in considerazione tali conti: il totale delle imposte dirette pagate dagli italiani, più il totale delle imposte indirette, più il totale dei contributi previdenziali, più il totale delle “altre imposte” che gli italiani pagano a qualsiasi livello amministrativo, e poi le parametria al PIL. Quindi tornando alla notizia di ieri, il totale delle imposte dirette, indirette e contributi, pagati dagli italiani nel primo trimestre dell’anno, ammontano al 38% del PIl del primo trimestre, come ha giustamente detto l’Istat.

Se prendiamo i dati consuntivi 2017 avremo 576 miliardi di imposte e tasse a fronte di 1612 miliardi di PIL pari ad una pressione fiscale del 35.7%

Ora tutti coloro che hanno un po’ di senno in testa, se ne fottono di come fa i conti l’Istat (conti che spesso sono volutamente fatti seguendo schemi complicatissimi e capibili solo dagli esperti, quasi a giustificare l’esistenza dell’ente statistico stesso), perché i conti li fanno nell’unico modo in cui andrebbero fatti, e cioè: tasse che pago / soldi che incasso. Capite da soli che se l’Istat facesse un conteggio del genere, anche solo usando aggregati statistici come il reddito pro capite lordo, (in Italia circa 22 mila euro l’anno, dati 2017), risulterebbe una pressione fiscale molto più elevata del 38% dichiarato dall’Istat.

Vogliamo fare una prova con i dati 2017, cosi abbiamo tutti i dati a consuntivo? Vediamo che succede: Reddito pro capite medio lordo in italia 2017: 21.804 euro (dati Eurostat). Totale popolazione in italia 2017: 60.000.000 (dati Istat). Totale imposte e tasse incassate dallo stato 2017: 578 miliardi di euro Ora, il solo dividere il totale delle imposte e tasse incassate dallo stato, per il totale dei cittadini italiani abbiamo un rapporto di questo tipo: 578 miliardi / 60 milioni = 9.640 euro di tasse anno per ogni cittadino. 9.640 euro su 21.804 di reddito pro capite lordo, equivale al 44.21% di tasse. Un po diverso dal 38% di cui parla l’Istat no?

Ma anche questo conteggio non è corretto, in quanto, in una famiglia media dove papà e mamma lavorano e i due figli piccoli vanno a scuola, ci sono si, 4 persone che pagano 9.640 euro di tasse,come dice l’Istat, ma solamente 2 persone che producono ricchezza per pagare quelle tasse. Questo fa si che quella percentuale iniziale del 44.2% aumenti sensibilmente dato che nella nostra famiglia media avremo 43.608 euro lordi di incassi (21.804 euro di reddito lordo pro capite, per 2 persone) e 38.560 di tasse (9.640 euro per 4 persone). E già la pressione fiscale su questa famiglia sale al 88%.

Cominciate a capire come mai la percezione della gente comune sia sempre totalmente diversa dai numeri espressi nei dati ufficiali dello Stato?

Certamente fare il calcolo in modo preciso non sarebbe nemmeno tanto complicato anche se non ho né i dati né il tempo per farlo, mentre per l’Istat, il problema non si pone in quanto loro fanno solo i calcoli che aggradano il sistema governativo, mica quelli che potrebbero metterlo in difficoltà, ma quello che vi volevo far notare è proprio la misura che maggiormente si adatta a far si che lo stato menta alla gente sulla reale situazione dei conti. Il PIL è una somma gigantesca di cifre che potremmo riassumere con la seguente denominazione: “Totale dei movimenti monetari all’interno di uno stato”.

Certamente le tecniche moderne di statistica permettono di usare deflattori, (anche se spesso ad cazzum come facevano notare alcuni econometristi qualche mese fa), di calcolare le stagionalità ed una marea di altri fattori che depurano il dato da un sacco di errori che può contenere, ma di per se il PIL non misura affatto quello che ogni italiano vorrebbe misurasse, esso misura solo quanti soldi muoviamo tra di noi, ma tali movimenti non significano per forza ricchezza. Inoltre per semplicità di calcolo, viene preso come riferimento sempre il totale della popolazione, in altre parole ogni cifra che riguarda “gli italiani” viene divisa per 60 milioni di persone, come se nella nostra famiglia di prima, con papà e mamma che lavorano e due figli piccoli, tutti e 4 avessero lo stesso reddito oltre che pagassero le stesse tasse. La realtà è invece molto differente, come sapete, ma agli stati ed ai loro governanti, protetti dai loro stipendi fuori da ogni regola di mercato, queste cose non interessano. In definitiva, quando affermo che a spanne la pressione fiscale media in italia supera l’80%, parlo con cognizione di causa e senza paura di smentite da parte di alcuno con l’onestà intellettuale di ammettere che il PIL non è uguale al monte reddito di chi effettivaemente produce e paga le tasse. Saluti.

Disclaimer: tutti i dati esposti sono stati ricavati da Istat ed Eurostat 2017 e Ragioneria Generale dello Stato, bilancio consuntivo 2017. So benissimo che per fare i calcoli correttamente si dovrebbero tenere in considerazione una marea di elementi e che quindi anche i miei calcoli non sono precisi, ma quello che mi interessa non è la precisione al millesimo percentuale, ma semplicemente darvi un’idea di quanto differenti siano realmente le cifre se viste dal lato stato o viste dal lato contribuente.

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Mostrati 5 commenti
  • Antonio Bettanini
    Rispondi

    Egr. Dott. Campagnolo,
    approfitto della sua competenza dei calcoli statistici per porle una domanda che mi perseguita da lungo tempo.
    Come può il calcolo statistico deficit/PIL eseguito, tra l’altro, su un campione di una popolazione molto vasta ed eterogenea raggiungere la precisione affidabile di qualche decimo percentuale.
    Ho cercato inutilmente in internet una risposta soddisfacente ma non ho trovato niente.
    Mi sono appellato alla cortesia di un Professore di statistica dell’Università di Padova ma sono stato completamente ignorato.
    Quei valori di poche decimi percentuali rappresentano forse la tendenza di variazione di quel dato?
    Ma sono statisticamente importanti?
    Mi scuso ancora di importunarla con la mia ignoranza ma sono molto incuriosito.
    Ringraziandola porgo cordiali saluti.

  • Fabio
    Rispondi

    altro motivo per cui il PIL è falso di proposito: se crolla un ponte e ci vogliono 10 miliardi per ricostruire, quella cifra va ad aumentare il PIL.

    Assurdo, perché se a casa tua si rompe un vetro e devi spendere 100 euro per rifare la finestra nessuna persona sana di mente affermerebbe che hai guadagnato di più o che ti sia convenuto in un qualsiasi verso.

    E’ questo il motivo per cui in italia, e non solo, le cose vanno a rotoli per noi ma benissimo per la casta: non si fa manutenzione perché non conviene (poche mazzette, troppo lavoro per pochi soldi) preferendo invece grosse commesse e mega appalti in cui girano mega tangenti e grossi guadagni per tutti.
    Ed i calcoli lo stato li fa fare in modo che il PIL sembri aumentare!!

    PS: Ricordate le risate al telefono in occasione dei terremoti? Quelli sono stati condannati solo perché certe cose si fanno, ma non si ride poi sguaiatamente al telefono nel paese più intercettato al mondo.

  • eridanio
    Rispondi

    Il PIL e la contabilità nazionale sono un sistema convenzionale tutt’altro che adeguato a descrivere la realtà.

    Le convenzioni ed i rapporti magici tra aggregati furono così convenuti per semplificare la comparazione tra diverse entità nazionali e non per descrivere realtà interne. Usare queste convenzioni è fraudolento dal punto di vista sia morale sia aritmetico per descrivere fenomeni legati all’individuo.

    Quel che resta da ragionamenti anche solo condiscendenti con gli algoritmi legali è il valore assoluto del debito dello stato che ne è l’escremento, l’esito immorale.
    Dai…su con l’autostima!
    Il numero del pil rappresenta si e no solo un terzo (come minimo) dello sforzo produttivo di un territorio ed è cosi contabilizzato per evitare una eventuale discutibile contabilizzazione multipla di valori.

    Dovrebbero tutti ritornare a rifare l’esame di terza elementare altro che insegnare alla Bocconi o ad Harvard.

    A coloro che fanno fatica a capire o temono di non essere all’altezza dell’argomento dico che non c’è nulla da capire e che l’aritmetica della signora maestra basta ed avanza. Se pare non sia così è perché si tratta di una banalissima farsa che presto potrebbe trasformarsi in tragedia.

  • Antonio Bettanini
    Rispondi

    BRAVISSIMI e CORAGIOSISSIMI ce ne vorrebbero tanti giovani così.
    Sono orgoglioso di loro e d’essere italiano.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    I dati sono addomesticati regolarmente.
    Istat non lavora per criticare i governi, ma per tenergli bordone.
    Sull’autonomia di Istat io non ci scommetterei un centesimo.

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