In Anti & Politica, Economia

di MARCO LIBERTÀ

Nel 1972, l’esperto di comportamento animale John Calhoun costruì una specie di paradiso terrestre per topi, con gabbie confortevoli e cibo illimitato. In questo ambiente vennero introdotti 8 topi, 4 coppie di maschi e femmine.

Lo chiamò “Universo 25” era un’enorme gabbia, concepita per essere la perfetta utopia a misura di roditore dove i topi iniziarono immediatamente a moltiplicarsi, ma l’idillio non era destinato a durare.

Dopo il giorno 315, la crescita della popolazione iniziò a rallentare. Più di 600 topi vivevano ora nella gabbia, costantemente a stretto contatto dei loro simili, mentre si spostavano tra un piano e l’altro per mangiare, bere e dormire.

A causa dell’abbondanza di topi, i maschi iniziarono a rinunciare alla difesa dei propri spazi. Il normale corso della società dei roditori, con i suoi ruoli, venne disturbato; essi non erano più in grado di formare legami sociali efficaci.

I topi più isolati dal punto di vista sociale iniziarono a concentrarsi in determinati spazi, e ad attaccarsi tra loro. Gli episodi di violenza e la mortalità iniziarono a crescere, e addirittura le madri cominciarono ad attaccare la prole.

In qualunque parte di Universo 25, imperavano violenza e cannibalismo. La società dei roditori era letteralmente collassata su sè stessa.

Al giorno 560, la popolazione aveva raggiunto i 2200 topi e la crescita era cessata.

Dopo il giorno 600, le gravidanze diventarono ridottissime ed il numero dei piccoli capaci di sopravvivere tendenti allo zero.

La popolazione aveva smesso di riprodursi, e la via per l’estinzione era ormai tracciata.
Per Calhoun questa formula si applica anche agli esseri umani.

Questo esperimento venne fatto per studiare gli effetti della sovrappopolazione, tuttavia ci da lo spunto per una considerazione:

La pianificazione in campo sociale ed economico non funziona nemmeno in presenza di risorse illimitate e in ambiente controllato, nel mondo reale con risorse limitate non può che essere peggio.

Se cercate una spiegazione ai fallimenti del comunismo, credo che questo esperimento faccia al caso vostro.

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Showing 2 comments
  • Albert Nextein

    In tutte le cose ci vuole equilibrio.
    L’equilibrio ed il buon senso mancano nelle ideologie, come il comunismo.

  • Fabio

    Altra considerazione: Qualsiasi risorsa, ancorché apparentemente abbondante in un certo momento, se gestita senza proprietà privata e regole che permettano ai proprietari di difenderla proteggendola da chiunque, ma anzi sia abbandonata alla collettività ‘libera’ di usarne ed abusarne, è destinata ad finire/esaurirsi.
    In questo caso lo spazio del pavimento della gabbia è la Risorsa inizialmente abbondante e di valore quasi nullo per ogni topo, ma sempre più prezioso man mano che il tempo passa e la gabbia s’affolla.

    I topi, col loro livello intellettivo, forse non potranno arrivare ad intuire importanza e natura della proprietà privata , né a generare una struttura societaria che la contempli, ma l’essere umano con la sua dote intellettiva dovrebbe farne praticamente un Dovere.
    Invece siamo preda del più forte, che s’intesta una struttura burocratica e, chiamandola Stato di fatto, parassita l’intera società schiacciando la proprietà privata salvo la propria o che qualsiasi gli faccia comodo.

    Più è forte lo Stato e debole la proprietà privata, più è debole la società tutta.

    Se da una parte è vero che l’effetto è peggiore mano a mano che ci si allontana dall’ambito pubblico statale (i parassiti soffriranno meno di tutti mentre chi vive solo di privato soffrirà di più fino spesso a morirne), è anche vero che tutta la società subirà detrimento. Qualcuno ha detto che il Re di una tribù dell’africa nera vive peggio di un cameriere o operaio americano o europeo.
    Quindi forse la casta non danneggia solo la società che sta parassitando, ma anche se stessa rispetto a come vivrebbe senza parassiti.
    Ma d’altro canto ‘st’infami ragionano come quei pescatori altrettanto infami al cui amo abbocca un pescetto sottotaglia. Se lo tengono comunque dicendo “meglio così piccolino ma in pancia mia che grande ma in pancia altrui”.

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