In Anti & Politica, Economia

DI REDAZIONE*

Il mito per antonomasia che viene sbattuto in faccia a chiunque abbia l’ardire di sostenere che l’abolizione del contante è un abominio giuridico è questo: “Sarebbe la soluzione per combattere l’evasione fiscale”. Esclamazioni simili, declinate nei modi più fantasiosi (tipo quella che “la crisi è colpa dell’evasione fiscale”), sono state riportate nei capitoli precedenti, non serve aggiungerne altre. Sono certo che chiunque di voi ne potrebbe citare una sequela.
Preso atto di come la pensano i fanatici della “carta di credito”, la domanda che dobbiamo porci è altra: è davvero così? Senza soldi in circolazione, si elimina l’evasione? La risposta è no!

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“Nonostante l’Italia abbia il limite all’utilizzo del contante più basso d’Europa, l’evasione fiscale non sembra averne risentito; anzi, c’è pochissima correlazione tra la soglia limite all’uso di cartamoneta imposta per legge e il rapporto tra la base imponibile Iva non dichiarata e il Pil, vale a dire l’evasione fiscale”. A dirlo è stata la CGIA di Mestre, con uno studio rilanciato da tutta la stampa il 28 febbraio del 2015. Vi si legge: “Tra il 2000 e il 2012 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), a fronte di una soglia limite all’uso del denaro che è rimasta pressoché stabile fino al giugno 2008, l’evasione ha registrato un andamento altalenante fino al 2006 per poi scivolare progressivamente fino al 2010”. Attenzione a cosa è accaduto con l’abbassamento della soglia del contante: “Se tra il 2010 e l’anno successivo l’asticella del limite al contante si è ulteriormente abbassata (passando da 5.000 e 1.000 euro), l’evasione, invece, è salita fino a sfiorare il 16 per cento del Pil. Alla luce di questa comparazione possiamo affermare che non c’è una stretta correlazione tra l’uso della carta moneta e l’evasione fiscale”.

La Cgia di Mestre è solo l’ultima, in ordine di tempo, ad averlo certificato. Pasquale Marinelli, esperto in economia aziendale e contabilità, scrisse sul suo blog36 nel settembre del 2013 quanto segue:
“-La grande evasione non si fa con i contanti, ma esportando i capitali all’estero, attraverso la costituzione di società off shore in paesi con fiscalità privilegiata;
-Le piccole e medie imprese, che costituiscono la maggior parte dell’economia italiana, non evadono con i contanti, ma falsando i bilanci (aumentando fittiziamente le scorte di magazzino, agendo sulla svalutazione dei crediti, schermandosi con gli studi di settore fornendo false informazioni, attraverso l’acquisizione di fatture false) e nascondendo i redditi ricorrendo ai prestanomi;
-La criminalità organizzata evade facendo uso anche del contante; è vero! Ma la criminalità opera facendo uso anche dei motorini per gli scippi, delle automobili per gli spostamenti e le fughe, dei cellulari per comunicare, ecc. Cosa facciamo? Analogamente, aboliamo anche l’uso dei motorini, delle automobili, dei cellulari, ecc.”?

Rapportare tra loro evasione fiscale e uso dei contanti è fallace, sia dal punto di vista teorico che pratico. L’evasione è, semmai, legata allo spropositato livello di tassazione, che in Italia ha raggiunto percentuali insopportabili37. E il contante funge, in minima parte, da strumento di difesa dall’esosità del Fisco. La cancellazione del contante non può avere alcuna finalità di lotta all’evasione e men che meno di lotta contro questo “l’evasione per “legittima difesa”. Il modo più efficace e sicuro per diminuirla è rendere la macchina fiscale quantomeno “user-friendly”.

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*Da ‘Elogio del contante’ di Leonardo Facco

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