In Anti & Politica

DI AURELIO MUSTACCIUOLI

I progressisti che esaltano le virtù della democrazia sono di norma gli stessi che criticano il libero mercato argomentando che i consumatori sarebbero influenzati nei loro desideri dai produttori, essendo loro troppo ignoranti per comprare in maniera intelligente.

Non vedono così l’assurda incongruenza di consumatori incapaci di percepire l’utilità di un prodotto che possono sperimentare direttamente, ma che sarebbero invece capaci di selezionare i migliori rappresentanti che attueranno politiche di cui invece dovrebbero cogliere a livello teorico le complesse conseguenze.

Già Rothbard in “Potere e Mercato” evidenziava che “mancando la prova diretta di successo o di fallimento, l’elettore tende a rivolgersi non a quei politici le cui misure hanno le migliori probabilità di successo, ma a quelli con la capacità di vendere la loro propaganda” (pg76).

cLICCA SULL'IMMAGINE E SCEGLI LA MAGLIETTA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO PERFETTA PER TE

Ecco quindi un irrinunciabile corollario Rothbardiano.
Una qualunque forza che chieda il consenso popolare e che vuole avere una probabilità di successo deve essere demagogica e populista.
Anche una forza libertaria, anche una Forza Guardiana.

Il punto quindi non è tanto che il popolo non voterà mai una Forza Guardiana perchè essa va contro i suoi interessi di partecipare alla ridistribuzione di ricchezza che invece viene promessa da una forza progressista.
Il punto è che la Forza Guardiana deve trovare venditori demagogici e populisti altrettanto bravi di quelli progressisti.

Articoli recenti
Mostrati 14 commenti
  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non condivido. Il pensiero libertario è per sua natura antidemagogico e antipopulista. E’ impossibile promettere la libertà esaltando la dittatura. Sarebbe come dire di presentare una lista liberista esaltando l’intervento pubblico. Se si è libertari si è sempre e comunque contro l’intervento pubblico, è una questione di contenuti e non di metodi. Sul metodo, è vero, il dovere di ragionare non si discute. Si può affermare che in un sistema libertario, tutto si risolva in un anno quando invece ce ne vogliono due. Si possono difendere o magari esaltare alcune tradizioni popolari (non tutte!) che rischiano l’estinzione per cause fiscali. Si può glissare su certi discutibili comportamenti personali di qualche personaggio per concentrare l’attenzione sull’accanimento, politico ma anche giudiziario, che lo stesso personaggio subisce. Ma non si possono promettere pensioni ai cinquantenni o sussidi agli sfortunati veri o presunti, perché l’inganno prima o poi viene fuori e il tempo per recuperare non c’è. Oppure i sussidi si erogano ma allora si pratica una politica statalista e quindi non libertaria. Tanto vale tenerci gli statalisti dichiarati. Forse l’autore dell’articolo voleva dire che occorre trovare persone in grado di essere persuasive della bontà umanistica e dell’utilità pratica del pensiero libertario. Qualcuno che riesca a spiegare agli ottusi di ogni continente che Ruotolo ha “vinto” le suppletive di Napoli non perché la popolazione voglia al potere il suo schieramento ma perché il totale dei votanti era sotto il dieci per cento degli aventi diritto. E solo gli ipocriti e gli sciocchi non vogliono ammettere che l’elettorato militante, quello restio a rinunciare al voto, sia più presente a sinistra che nelle altre aree politiche. La situazione probabilmente si ripeterà il primo marzo nel primo collegio romano e l’otto marzo in Umbria. Il problema non è dove trovare bravi venditori perché se mi si consente la sfacciata immodestia, io sono uno dei bravi venditori. I veri problemi sono due. Il primo, di apparentemente minore importanza, riguarda il linguaggio. Quelli che esaltano la democrazia e detestano il libero mercato, non sono affatto progressisti; si limitano ad autodefinirsi tali proprio per demagogia. E’ ora di smascherarli sostenendo con forza che i progressisti autentici sono tra coloro che propugnano la libertà, non quelli che vogliono limitarla in nome di una fallace pseudogiustizia redistributiva. Il loro vero nome non è neanche conservatori ma “regressisti”. Lo sono dall’epoca della rivoluzione industriale (ma anche da prima, potremmo cominciare da Platone e dagli spartani) con le indimenticabili esaltazioni del luddismo. Lo sono oggi sotto la maschera falsamente ambientalista. Lo saranno domani con connotazioni mistico – trascendentali in salsa argentina. Se siamo noi a definirli progressisti, perdiamo subito perché nessuno è contro il progresso. Soprattutto i libertari se è autentico progresso, perché più progresso significa più libertà e più libertà implica conseguenzialmente maggiore progresso. Il secondo problema è invece di importanza fondamentale. Come già affermato, non sono i bravi venditori a mancare ma i fornitori di megafoni. Perché il venditore potenziale di ordine teorico è bravo in quanto ha investito i suoi già miseri capitali in campo culturale e in studi sulle tecniche di vendita; quindi non ha soldi per comprarsi il megafono. Chi il megafono ce l’ha, finanzia i giullari di corte. Perché li preferisce sul piano istintuale e caratteriale ma soprattutto perché li ritiene utili al suo fabbisogno personale. Quindi il vero problema è dove trovare i finanziamenti per acquistare i megafoni. Quelli di questo sito non sono sufficienti. Cercare un compromesso con i fornitori? Se uno di loro mi dicesse: “D’accordo, pago io ma dovete sottoscrivere un accordo che preveda una clausola. Se vincete potete attuare tutto il programma di privatizzazioni e liberalizzazioni che volete (nonché secessioni e decentramenti) compresi l’esercito e la magistratura, ma dovete lasciare pubblica la RAI perché altrimenti diventa efficiente e pericolosamente concorrenziale verso la mia attività”. Lascio all’immaginazione di chi sopporta la mia scrittura, l’identificazione di questo “uno di loro” e della sua attività. A parte che se si lascia in piedi un’azienda statale si ammette automaticamente la continuazione dell’esistenza dello stato (sì. “esse” minuscola!). E di conseguenza rimarrebbe difficile anche la privatizzazione dell’esercito e della magistratura. Si potrebbe pensare a uno stato minimo come punto di partenza per poi approdare nel tempo a un risultato più ampio. Ma veramente esiste un signor “Uno Di Loro” disponibile a tale operazione? Se esiste batta un colpo. Se qualcuno sa che esiste ne batta due. Non chiederò a tale signore di finanziare i miei spettacoli in stile “Dario Fo versione liberista – libertaria”. Né di stampare i miei scritti. Ci sono tante persone più brave di me, di minore prolissità magari più coerenti dal momento che mi ero ripromesso di non intervenire più su questi spazi per evitare reazioni scomposte di trollatori e frullatori di professione ma poi ogni tanto ci ricasco. Si finanzino queste persone, starò a guardare soddisfatto e se richiesto collaborerò in forme di più umile manovalanza. Quando si parte?

    • Serpe
      Rispondi

      Mi scusi, ma il suo pezzo mi suscita una domanda.
      Alla luce delle sue considerazioni, come si spiega la passione che induce il Presidente della repubblica italiana (quindi il massimo esponente dello statalismo) a dichiarare che “il popolo deve stare con la scienza” e a porsi contro le persone antiscientifiche?
      Non so a lei, ma a me verrebbe voglia di Luddismo a sentire questi discorsi.
      Non si capisce perché il libertario debba identificarsi con la scienza. Io trovo invece che al libertario non dovrebbe fregar nulla neppure della scienza.

    • Serpe
      Rispondi

      E…. Tanto per rendere il discorso attuale, cosa farebbe lei in caso di “epidemia”? Io non farei niente… Ce l’avrebbe il coraggio?

  • Don Floriano Fan Club
    Rispondi

    “La folla è femmina e ama essere fottuta” (cit.). Occorre dire altro?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    @Serpe. Il libertario deve stare con la Scienza con la “esse” maiuscola perché il libertarismo è scientifico e la libertà è una scienza. Gli attuali reggitori istituzionali dicono di stare con la scienza ma in realtà stanno con la stregoneria spacciata per scienza. Basta ascoltarli quando parlano di organismi geneticamente modificati esprimendo tutta la loro insulsa avversione verso di essi. Anche l’economia è una scienza. Il libertario sta con la scienza economica. Se Keynes dice quello che dice dobbiamo diventare luddisti? E’ proprio lui l’erede di questi. Quindi se dal Quirinale si chiede di stare con la scienza, occorre stare lontani da chi è considerato scientifico per investitura prettamente istituzionale. L’attuale inquilino del Colle appartiene alla componente dossettiana, quella fanaticamente integralista dell’attuale cattolicume; salvo, ovviamente, a spacciarsi per progressista. Quando mai i dossettiani sono stati scientifici? Lo erano forse Fanfani, Lazzati, Mattei, La Pira o Dozza? O lo stesso Dossetti? Occorre diffidare dei politici attuali (e non solo attuali) anche quando dichiarano l’ora esatta. Meglio affidarsi agli orologi personali. Un medico di stato non sarà mai credibile quanto un ricercatore libero. Inoltre non bisogna confinare il termine “Scienza” solo allo studio dei fenomeni naturali. Esistono anche le scienze umanistiche, quelle giuridiche, finanche quelle artistiche. Non a caso il termine “arte” in greco antico si pronuncia “technè”. Se a sinistra la scienza è un’opinione, problemi dei suoi accoliti: vorrà dire che negheranno la legge di gravità e diventeranno terrapiattisti pur di screditare il capitalismo. Intelligenza e deficienza non sono opinabili, altrimenti la specie umana si sarebbe già estinta. Quanto al coraggio sulla recente presunta pandemia, ce l’ho già avuto. Anche nel passato non ho fatto proprio nulla nei periodi di SARS, Ebola, Aviaria, Vacca Pazza, Colera Partenopeo e quant’altro. Quindi neanche quand’ero giovane gli astrologi sono riusciti a imbrogliarmi. quest’anno ho fatto qualcosa di più del nulla: sono andato per compere nei locali cinesi, ristoranti compresi! E non per demagogia mondialista o esterofila ma per spernacchiare i creduloni che, oltre a dimenticare l’asiatica del 1957 o quella del 1962, ancora non si accorgono che ogni inverno gira qualche virus; quello di quest’anno è indubbiamente un po’ più robusto ma sempre di virus influenzale si tratta. Quanta alla “folla femmina” e al “popolo maschio” (tutti e due amano essere imbrogliati) la situazione rimarrà tale finché gli imbroglioni distruttivi e parassiti avranno il megafono mentre i soggetti autenticamente creativi continueranno a non averlo. Nessuno ha risposto al quesito su come procurarsi l’arma della diffusione culturale. Né si riesce a capire se esistono mecenati filolibertari disposti ad assumersi l’onere della spesa per la diffusione delle idee antisuperstiziose.

    • Serpe
      Rispondi

      Lei Haun solido buonsenso, e me ne rallegro, ma io mi riferivo alla possibilità che lei stesse in una posizione di comando e perciò dovesse prendere decisioni “per la collettività”, perché li è il punto.
      Voglio dire che per me non esiste qualcosa come “la sanità pubblica” o “la salute pubblica” (questa seconda evoca anche altri orizzonti….). Ma questo è molto difficile da digerire.
      Per quanto riguarda la scienza, lei è nel giusto, in effetti non bisogna confondere i due livelli, politica e scienza. Ma sciogliere la triade politica-denaro-scienza è una bella impresa….

  • Christian
    Rispondi

    Alessandro Colla per quanto mi riguarda è sempre un piacere leggere i tuoi “prolissi” commenti che mi ricordano gli anni passati.
    Purtroppo da quando il sito è cambiato, l’assenza della barra a latere che permetteva di vedere e raggiungere agevolmente i commenti a qualsiasi articolo, per quanto vecchio fosse l’articolo (bastava che il commento fosse recente), mi fatto desistere dalla letture dei commenti stessi (alcuni interessanti e preziosi come od anche più dell’articolo generale, tra cui posso ben annoverare i tuoi), non avendo voglia e tempo di andare a ricercarli.
    Adesso ho cambiato metodo di lettura: leggo tutti i nuovi articoli una volta a settimana. Questo diverso approccio mi permette di leggere alcuni commenti nel mentre vengono scritti, almeno per quanto riguarda gli articoli più datati.
    Per quanto attiene i trollo mi sembrano diminuiti ma forse è una falsa impressione dovuta i pochi commenti che leggo.
    Infine, spero di poter continuare a vedere i tuoi commenti su questo sito per ancora molto tempo, Coronavirus permettendo (scusa per la battuta pessima battuta in stile umorismo nero ma non ho resistito, spero mi perdonerai).

    • Don Floriano Fan Club
      Rispondi

      Pensa che culo, in onore di Colla il Ciccio ha riesumato pure Christian (e infatti l’odore di naftalina arriva pure via web!!!!!!!!!) Grande festa da Aiazzone!!!!!!! LOL

  • Don Floriano Fan Club
    Rispondi

    L’arma della diffusione culturale è la pietra filosofale, ovvero non esiste.
    La gente non vuole cultura, ma intrattenimento. Sgarbi che parla di Cosmè Tura non interessa a nessuno, Sgarbi che manda affanculo la D’Urso sì e fa il giro del web.

    Il libertario dovrà rassegnarsi ad essere come un filosofo incompreso e un po’ sfigato come Thoreau o Diogene. A meno di travestirsi da populista e promettere ciò vuole il volgo (ma tradirebbe la sua natura), scendere nell’agone politico e conquistare il potere (col rischio di esserne corrotto) e imporre poi una brusca sterzata secondo la sua vera natura (se esiste ancora, perchè a quel punto sarebbe già diventato un tiranno).

    Per cui credo che i libertari siano condannati a percorrere all’infinito il loro personalissimo e un po’ noioso nastro di Moebius. NO WAY OUT. A loro resta semmai il compito di farlo con fierezza e a testa alta, evitando di rendersi ridicolmente patetici con l’inveire ed abbaiare alla luna, per colpa di un presunto destino cinico e baro.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il libertario “al comando” è già un ossimoro. Non escludo che un giorno possa essere praticata la via elettorale e parlamentare per instaurare una società libertaria, inizialmente come stato minimo per poi approdare a una società senza stati. Durante la fase minarchica, nessuno prende decisioni in merito alla salute perché l’autorità è individuale ed estesa a ogni singolo. In caso di epidemia reale, sempre nella fase di stato minimo, si possono attivare misure emergenziali alla stessa stregua di quelle che verrebbero adottate in caso di invasione militare o di calamità naturali. Sono le tre sole possibilità che un potere esecutivo dovrebbe avere per esercitare il proprio ruolo attraverso la decretazione. Non esisterebbe comunque una salute pubblica o una sanità pubblica, così come non esisterebbero le Aziende Sanitarie Locali, i ministeri o gli assessorati alla salute. Competente In materia sarebbe quello che oggi viene chiamato Ministero degli Interni in due casi e di quello della Difesa in caso di invasione. In una successiva società senza stato, i firmatari del contratto di unione spontanea prevedono le misure da adottare in caso d’emergenza e chi sarebbero gli affidatari della gestione della stessa. So che quest’ultima espressione provocherà il sorriso degli hobbesiani in servizio permanente, siano essi keynesiani o marxisti, ma il problema dell’emergenza psichica e alfabetica non posso certo risolverglielo io. Non è vero che non esista l’arma della diffusione culturale e Gramsci lo ha dimostrato. “Loro” con quell’arma hanno trionfato e ora, anche se in vesti diverse, trionfano. Il problema è che quest’arma la usano furbamente soltanto quelli là e stupidamente non la usano gli altri. Il primo passo dell’eventuale utilizzazione di quell’arma è la progressiva alfabetizzazione. Anche a me, da piccolo, non piaceva l’astrattismo; oggi, pur non essendo al primo posto delle mie preferenze, riesco ad apprezzarlo. La matematica non è brutta in sé, sono gli insegnanti di matematica ad essere prevalentemente deficienti e didatticamente incapaci. Solo loro portano le persone ad annoiarsi perché il bambino, possiamo notarlo tutti, è curioso per natura. Se da adulto perde la curiosità, il “merito” è delle scuole di stato. E i nuovi Gabrio Casati lo sanno benissimo, non è un incidente di percorso ma qualcosa di voluto. Sul fronte opposto manca la convinzione di volere il contrario e di finanziare l’armamentario. Conosco, comunque, tante persone che pur avendo età avanzata vorrebbero sapere più di quanto sanno, consapevoli della loro conoscenza limitata. Non possiamo sapere se il libertarismo sia condannato a un ruolo di pura testimonianza o se abbia possibilità di successo finché il torneo non viene svolto a causa della rinuncia di una delle due parti. Chi vuole solo intrattenimento e non cultura, vuole ciò perché è stato abituato così. I figli dei criminali diventano spesso dei criminali. Un figlio di criminali adottato da una coppia sana non ha i cromosomi del crimine inseriti nel DNA. Ho già scritto che in teoria si potrebbe anche promettere ciò che vuole il volgo ma poi, per essere libertari, occorrerebbe non mantenere quelle promesse. La soluzione migliore sarebbe sarebbe promettere prosperità senza sottolineare troppo in qual modo. Applicando successivamente la teoria economica liberoscambista e antiproibizionista, detta prosperità si genererebbe automaticamente. L’essenziale è avere un arco temporale sufficiente che non comporti una prova elettorale a brevissima distanza. Tutto questo, sempre immaginando di usare il metodo delle consultazioni popolari così come le concepiamo ora in termini elettivi e referendari. Ma la strategia più efficace di propaganda è tema secondario. Il problema principale è quello organizzativo iniziale. Risolto quello, la piazza è piena di gente che al di là degli interessi culturali minimi non ne può più di tutte le politiche attuate fino ad ora. Perché i risultati li hanno visti e sono numerosissimi coloro che a votare non ci vanno perché non si fidano dei sostenitori delle gestioni attuali o di quelle precedenti. Il futuro è sempre un’incognita, magari la gente non sa di economia e non immagina che l’uovo di Colombo sia la rinuncia all’interventismo. Ma non si può escludere che sarebbe disposta a provarlo. La diffusione culturale di massa può anche essere un obiettivo a scadenza lunga (anche se l’alfabetizzazione lo sarebbe un po’ meno) ma le risorse andrebbero investite per essere indirizzate a coloro che interessi culturali più ampi già ce li hanno ma che non conoscono minimamente le teorie libertarie e quelle dell’economia marginalista. Perché gli avversari della scuola austriaca e di quella di Salamanca le armi le hanno e le usano; evidentemente qualcuno gliele ha fornite. Si tratta di stabilire chi possano essere i nostri fornitori. Perché Cosmè Tura o meno, se mai nessuno avesse osato non ci sarebbero mai stato progresso. Occorre scegliere a quale Giorgio si debbano fornire le armi. A Giorgio L a Malfa è inutile, a Giorgio III è letale. E’ probabile che a Giorgio Washington sarebbe utile fornirle. Ma non sono stati risolti i due equivoci di fondo. Primo: “loro” non sono progressisti se non per autoreferenzialità ma l’esatto contrario del progresso. Secondo: i Washington ci sono ma sono disarmati. E non mi si dica che armare Washington nel 1776 fu non un episodio reale ma una pietra filosofale e che quindi la secessione dal regno britannico non sia mai avvenuta ma solo raccontata dagli storiografi come la leggenda della fondazione di Roma. Chi le armi ce le ha, venga avanti. Sempre pronto, nel mio piccolo, a collaborare.

    • Don Floriano Fan Club
      Rispondi

      Il potere si prende o con la rivoluzione, o con le elezioni (entrambi aborrite dai libertari).
      Oppure aspettando il cambiamento delle coscienze individuali (campa cavallo) magari in una presunta sopravvenuta “età dell’acquario” (?) .

      Gramsci insegnava ad occupare le casematte del potere ad un partito già ben organizzato e deciso (e pure armato) che parlava alla pancia della gente, perchè gli operai non leggevano l’erudito gobbetto, sentivano Lama o Berlinguer alla porta7 di Mirafiori che li “intrattenevano” su quello che a loro interessava: stipendi, contingenza, orario, mensa, mutua, case.

      NO WAY OUT !!!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Grazie, Christian, per la stima manifestata e che probabilmente è anche immeritata. La tua battuta è, sì, in stile umorismo nero; ma non è pessima; almeno non in quei canoni dell’umorismo quale lo intendo io povero saltimbanco di provincia, anche se residente in una “città metropolitana” come Roma (pur sempre, fortunatamente, nella sua ancora agreste ed estrema periferia). Ben ritrovato, comunque, dopo tanto tempo; non si può escludere che un giorno ritorni la barra a latere dei commenti. Farò di tutto per essere a Bologna il prossimo tre maggio, sperando di poterne parlare a Giorgio Fidenato. Sui risultati dei nostri interventi non nutro particolare ottimismo. Ma sono persuaso che la convinzione dell’impossibilità in partenza dell’affermazione del pensiero libertario sia fallace. Perché anche la scoperta del DNA una volta poteva apparire impossibile o magari sembrare confinata nel regno della magia. E penso che per tante idee, l’impossibilità della loro affermazione sia dovuta non alla realtà oggettiva o a questioni fisiche ma solo alla scarsa volontà di chi potrebbe e dovrebbe portare all’emersione delle idee stesse. Credo che i libertari non aborriscano i metodi per partito preso, rivoluzioni o elezioni che siano. Ciò che loro aborriscono è l a presa del potere perché non ambiscono ad esso ma solo alla sua estrema limitazione. Ho scritto estrema, quindi sono (siamo) degli estremisti. Per palese ignoranza, non so cosa sia l’età dell’acquario ma il cambiamento delle coscienze individuali dovrebbe comunque essere un obiettivo dei libertari, se non altro per ragioni utilitaristiche. E’ vero che Gramsci insegnava a esponenti di un qualcosa di già organizzato ma è proprio questo il punto: quando, dove, come e da parte di chi cominciare a finanziare un qualcosa di organizzato che un domani sarà un qualcosa di già ben organizzato. E di organizzato per parlare alla pancia della gente alla quale interessa il guadagno. Se la massa intende il guadagno solo come stipendio, contingenza, orario fisso e immutabile, mensa, mutua, pseudoprevidenza e alloggi popolari è perché qualcuno le ha insegnato quelle fesserie lì. Se qualcuno le insegna e le dimostra che si guadagna di più con tutt’altro metodo, probabilmente le antenne si indirizzerebbero verso altri punti cardinali. Guarda caso gli iscritti alla CGIL non sono mai stati la maggioranza assoluta degli operai. E se anche lo fossero stati, ciò non cambierebbe nulla alla sostanza del discorso. Si dà retta a Lama o a Di Vittorio quando non si conosce, si rigettano le superstizioni quando si giunge alla conoscenza. Non tentare è un crimine. Siccome ai bambini piace solo giocare, rinunciamo a insegnar loro a leggere? Altro crimine. Se qualcuno ha dato retta alla CGIL è perché qualcuno gli ha insegnato a seguire le teorie superstiziose. Un “qualcosa” di similmente organizzato e “armato”, (il precedentemente già citato Giorgio Washington era, appunto, armato) potrebbe riuscire nello stesso modo ad ampliare la base del consenso. Non è detto che ci si riesca ma se non ci si prova il risultato negativo è sicuro. Ognuno è interessato a ciò che già conosce ma in certi casi, legge di Say o meno, l’offerta può tranquillamente creare la domanda. Per legge fisica, non per entusiasmo fideistico.

  • Don Floriano Fan Club
    Rispondi

    Un ultima cosa e poi chiudo.

    Mi chiedo cosa c’entrano Washington & Co. col libertarismo e lo aveva capito bene Mel Gibson nel film “The Patriot” che – a chi lo accusava di non volersi impegnare nella guerra agli inglesi – rispondeva:

    “Perchè dovei barattare un tiranno lontano 3000 miglia per 3000 tiranni distanti soltanto un miglio? Una assemblea democraticamente eletta può essere oppressiva quanto un monarca. Se mi chiedete se sono arrabbiato a causa della tassazione senza rappresentanza, ebbene lo sono. Gli Americani dovrebbero essere indipendenti? Penso che lo possano e lo debbano essere. Ma se mi chiedete se voglio andare in guerra contro l’Inghilterra, allora la risposta è definitivamente NO!”.

    QUESTO è libertarismo! (poi Gibson andrà lo stesso in guerra perchè gli ammazzeranno i figli, ma questo è un altro discorso).

    Se oggi gli Usa – che perseguitano fiscalmente le persone fisiche (quelle giuridiche moooolto meno) ovunque risiedano nel mondo con la complicità di tutto il sistema bancario internazionale (vedi normativa FATCA) – sono nati dalle istanze libertarie dei loro padri fondatori, sarebbe stato meglio che si fossero tenuti Re Giorgio (l’Inghilterra almeno lascia in pace chiunque risieda nelle isole della Manica, vita peraltro di merda) o che si fossero trovati altri padri fondatori.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non so quale sia il peso fiscale delle isole della Manica, non credo vi sia l’esenzione totale dei tributi. In ogni caso all’epoca di Giorgio III gli americani non erano lasciati in pace, al di là di quanto si possa affermare in una sceneggiatura cinematografica. Se è possibile inseguire le persone fisiche nel mondo, ciò è dovuto (come viene esplicitamente ammesso) dalle complicità internazionali di realtà tutt’altro che libertarie. Washington poteva anche non essere un sincero libertario ma per la parte pratica vanno bene anche i mercenari al soldo dei libertari. Se oggi gli Stati Uniti sono anch’essi lontani dal libertarismo la colpa non è da ascrivere a Washington, ad Adams, a Jefferson o a Franklin. E’ poi possibile che sarebbe stato meglio avere altri padri fondatori, magari diversi da Hamilton o da Madison. Ma la scelta dei singoli non inficia l’obiettivo primario. Siamo tutti d’accordo che un’assemblea democraticamente eletta possa essere oppressiva come un monarca. Ma anche questo non invalida il diritto all’indipendenza. Cento parlamentari islamici in Cecenia saranno un giorno un peso maggiore della presenza russa sul loro territorio. Forse lo sono già nella loro assemblea politica locale con poteri limitati. Ma certo la Lituania sta meglio e sarebbe stata ancora meglio se non fosse stata costretta a stare sotto Breznev. Il problema non è sapere quanto nella mente di Washington albergasse l’idea di libertarismo o meno. Il paragone con lui era soltanto per evidenziare che la storia non è immutabile per volontà ultraterrena e che proprio perché non si crede nell’idea del destino cinico e baro, occorre darsi una mossa. La scelta della lotta armata è lontana dai libertari non perché siano contro il tirannicidio in caso di necessità ma perché è spesso perdente e provoca sangue innocente; peraltro su tutti e due i fronti. Se fosse l’unico sistema per conquistare la libertà, occorrerebbe tenerne conto. Si era partiti su come vincere. Una risposta era stata data sostenendo che occorre presentarsi in modo demagogico e populista. Ho contestato quest’impostazione come controproducente e ho sostenuto che non mancano i bravi venditori ma occorrono i megafoni, magari per formarne altri più giovani di me, ma che i megafoni costano. E quindi occorre qualcuno che li compri come in passato c’è stato qualcuno che ha comprato le armi nel 1776. C’è o non c’è qualcuno disposto ad acquistare questi benedetti megafoni? O si è convinti che il problema si risolva travestendosi da demagoghi? E se anche fosse, bisogna rendersi conto che il megafono serve lo stesso. In ogni caso, con i toni demagogici in stile citofono con frase “scusi, lei spaccia?”, l’ex comunista padano si è giocato l’Emilia. Dove personaggi storicamente schierati contro la sinistra (Giuliano Cazzola, Giuliano Ferrara, Giorgio Guazzaloca e perfino il fisarmonicista Raoul Casadei) hanno invitato la popolazione a votare per Bonaccini. Con l’elettorato antisinistra perennemente lontano dalle urne (vedi ultime suppletive; su Roma lo avevo detto prima del voto, guardare per credere i precedenti commenti) e Forza italia con un solo consigliere eletto grazie ai voti di opinione, non certo per apparato visto che la percentuale degli arcoriani scende dal venti al due e mezzo per cento. Complimenti ai demagoghi. Anche per il futuro, viste le idiozie che sproloquiano “analizzando” il voto delle suppletive. Si accettano scommesse in merito per domenica otto marzo in Umbria. Il voto è inutile, non praticabile, destinato alla sconfitta, controproducente per la credibilità del libertarismo? Proviamo con l’evasione fiscale di massa. Ma occorrono i megafoni anche per questa se si vuole convincere la gente ed evitare che di massa realmente non sia. Servono per convincere ad acquistare il libro “Forza Evasori”, per protestare sotto i tribunali in difesa della libertà di Fidenato ed altri di produrre gli organismi geneticamente modificati, per arrivare in aree geografiche dove non hanno mai sentito parlare di noi, in altre aree dove ci aspettano da decenni e dove sarebbe facile accendere la prima scintilla per partire e seguitare in effetto domino… Servono, servono, servono comunque; vogliamo capirlo o no? Ecce Defatigato (dal latino: ecco l’esausto, tradotto tanto per far capire a quelli de “L’Individualista Feroce” che non è vero che le lingue antiche siano utili solo a coloro che le insegnano). Sono stato sufficientemente, se non demagogico, retorico? Ho parlato abbastanza alla pancia e sopratutto al cuore? Se è ancora troppo poco ci sono migliaia, forse milioni di persone più brave di me. Si assoldino. Molti lavoreranno anche gratis. Io posso solo continuare a urlare quello che ho urlato fino ad ora. Come? Ho dimenticato il megafono a casa? Non l’ho mai avuto; è già un miracolo che abbia una casa ma è di venti metri quadri (bagno compreso) ed è gravata da mutuo fino al 2032. Quindi non è il caso che tra i venditori ci sia un morto di fame nonché saltimbanco spiantato senza neanche mezza sala prove. Avanti un altro.

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca