In Anti & Politica, Economia

DI GIOVANNI BIRINDELLI

“Nel frattempo lo stesso premier sta predisponendo un Piano straordinario di spesa pubblica, che possa dare una scossa al Pil del Paese, ultimo in Europa per tasso di crescita” (corriere.it).

Tempo fa, un mio amico inglese (un medico) mi chiese come fosse possibile che in politica, e in particolare in politica economica, non si seguisse una regola di buonsenso abitualmente usata con successo nella medicina (ma anche nel business), quella della best practice: se una politica (o addirittura un’intera struttura istituzionale) è stata ripetutamente applicata con successo da un’altra parte, si copia; viceversa, se ha prodotto solo danni (e in particolare sempre e solo risultati opposti a quelli desiderati), si scarta.

Naturalmente si tratta di una domanda fatta da una prospettiva statalista e (nel caso delle scienze sociali) anti-scientifica. Infatti non considera che la politica in quanto tale (e a maggior ragione la politica economica) è necessariamente una violazione della scienza della libertà (in altri termini: un’attività criminale) e della scienza economica (in altri termini: un’attività che nel lungo periodo non può che distruggere valore economico, mai produrlo).

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Tuttavia, anche da una prospettiva statalista come quella del mio amico (cioè ignorando le leggi scientifiche della libertà e dell’economia che *a priori, su basi esclusivamente logiche*, spiegano perché la politica in generale e un aumento di spesa pubblica in particolare non possono che peggiorare la situazione nel lungo termine), è chiaramente assurdo che, per avere crescita economica, si continui a perseguire una strada che nel lungo periodo ha inevitabilmente prodotto solo decrescita economica.

Se la spesa pubblica producesse crescita, l’Italia, che in occidente ha quasi sempre avuto uno dei livelli di spesa pubblica più alti relativamente al “Pil” (che per inciso è un indicatore senza alcuna rilevanza economica ma con la sola funzione di fornire una rappresentazione statistica della realtà oggettivamente falsa e anti-economica che favorisca gli interessi del potere politico) dovrebbe avere uno dei tassi di crescita maggiori in assoluto. Invece, perfino in termini di “Pil”, ha uno dei tassi di crescita minori in assoluto.

Quindi in politica (diversamente da quello che accade nella medicina o nel business) più una strada non funziona, più si insiste a percorrerla.

Le spiegazioni di questo fatto apparentemente assurdo sono diverse. Quella fondamentale, tuttavia, si compone di tre elementi interdipendenti:

1. il primo elemento è costituito dalla struttura di incentivi: a differenza di quello che accade nel business (e per altre vie più indirette anche in medicina), chi prende decisioni politiche non subisce direttamente le conseguenze delle sue scelte: sono altri a subirle.

2. l’interesse di chi prende decisioni politiche è di continuare a prenderle e possibilmente di prenderne sempre di più.

3. chi subisce le decisioni prese dal potere politico è quasi sempre intellettualmente e psicologicamente incapace di mettere in discussione l’esistenza di quest’ultimo.

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L’intera struttura di pensiero di molte persone perbene è stata loro imposta da un potere arbitrario che ha come unico fine quello di espandere sé stesso. E quello stesso potere ha reso il loro pensiero impermeabile a qualsiasi ragionamento logico.

Essi non si fanno le semplici domande di base che il potere politico vuole che non si facciano. Danno per scontato, non mettono in discussione, quello che il potere politico vuole che non sia messo in discussione. La cosa forse più sorprendente in assoluto e che dà una misura del successo dello stato è che, nei settori del loro pensiero che sono proprietà dello stato, le persone non usano quegli strumenti (primo fra tutti la logica) che lo stato vuole che non usino ma che essi (incluso il mio amico) usano con successo in altri campi.

Porsi la domanda che si è posto il mio amico è già un passo avanti. Ma non è sufficiente. Per uscire da Matrix serve mettere logicamente in discussione lo stato, l’esistenza stessa del potere politico: e quello nemmeno quel mio amico riesce a farlo.

Per fortuna c’è bitcoin.

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