In Anti & Politica

di AURELIO MUSTACCIUOLI

Sei virologo? Sconfiggi il virus.
Sei epidemiologo? Studia come si sviluppano e si contrastano le epidemie.
Sei giornalista? Fai informazione.
Sei burocrate? Organizza le attività dello stato. Sei politico? Fai l’interesse dei tuoi elettori.
Sei opinionista in TV? Dai opinioni.
La lista è lunga.
Burioni, tu cosa sei? Virologo? Epidemiologo? Giornalista? Burocrate? Politico? Opinionista? O tutte queste cose insieme. Il che vuol dire tuttologo. Ma il tuttologo, aimè, non può che essere un mediocre professionista.

In un mondo complesso, basato sulla specializzazione e la divisione del lavoro, il tuttologo non ha spazio. Esso può sopravvivere solo in un’economia primitiva e preindustriale dove ognuno è costretto a provvedere in prima persona ai suoi bisogni.
Sia chiaro, è utilissimo avere una preparazione generalista che abbraccia molte discipline, perché ciò consente di avere una visione ampia e di fare meglio il proprio lavoro. Che tuttavia, in un’economia moderna, richiede sempre competenze specialistiche.

La pretesa di sapere fare tutto inoltre spesso abbraccia anche l’etica e rende incapaci di comprendere che altre persone possano avere altri valori e perseguire fini diversi dai propri

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Il vizietto tuttologico di Burioni di sconfinare in ruoli che non gli competono e di credere che i propri valori siano gli unici giusti fa parte della nostra cultura.
Non sarebbe tuttavia un grosso problema se fosse all’interno di una società libera.
Io, che sono ingegnere, posso ad esempio decidere di curarmi da solo, posso anche dare dei consigli al mio vicino su come curarsi, ma poi il mio vicino può decidere se farsi curare da me o se andare da uno specialista. Per me, inoltre, la sicurezza potrebbe essere prioritaria rispetto alla libertà, e, in una pandemia, potrei decidere di non voler correre alcun rischio di contagio e non uscire di casa. Altri, potrebbeeo voler correre rischi maggiori.

Il problema è quando, in una società poco libera, il tuttologo ha la possibilità di imporre agli altri la sua incompetenza. E il problema diventa serio quando può decidere delle altrui preferenze e libertà e costringere tutti ad adeguarsi con l’uso della forza nella presunzione di sapere cosa è il meglio per ciascuno di noi.

Ecco, questa è l’essenza del fascismo. (vedi articolo)

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Showing 8 comments
  • Malgaponte
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    Durante i fatti di Genova del 2001 una persona mi ha detto “quei brutti fascisti che stanno devastando Genova” ho risposto che centri sociali, black block, ecc. tutto erano fuorchè fascisti. Mi sembra anche che parlare di “essenza del fascismo” quando, in questo momento, siamo governati da un governo giallorosso estremamente di sinistra sia alquanto fuori luogo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non è fuori luogo perché il fascismo non è un concetto ideologico come può esserlo il corporativismo. i corporativisti nazionalisti italiani so sono voluti chiamare con una altro nome nel 1919. Fascismo è semplicemente sinonimo di intolleranza. Del resto il fascismo storico è una costola del socialismo, quindi di sinistra come l’attuale governo che è un esecutivo socialista di fatto. E che infatti somiglia più al fascismo che al comunismo perché formalmente ha lasciato esistere la proprietà privata ma la spolpa fiscalmente. I comunisti non sono altro che la corrente di sinistra del fascismo. Hanno una variante internazionalista ma sempre intolleranti rimangono. Salvini dice “prima gli italiani” e questi dicono “prima la salute”, tutta qui la differenza visto lo stesso tasso di interventismo che li accomuna. E poi se gli si dà del comunista questi non si offendono mica mentre se gli dai del fascista schiumano di rabbia. Teniamoci almeno quest’unica soddisfazione.

    • Malgaponte
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      Ayn Rand ha scritto che dallo statalismo derivano tre mali: Socialismo, Fascismo, Comunismo.

  • Davide
    Rispondi

    “Il problema è quando, in una società poco libera, il tuttologo ha la possibilità di imporre agli altri la sua incompetenza. E il problema diventa serio quando può decidere delle altrui preferenze e libertà e costringere tutti ad adeguarsi con l’uso della forza nella presunzione di sapere cosa è il meglio per ciascuno di noi.”

    Perfetto riassunto degli ultimi decenni.
    Perfetto riassunto di come funziona, di come opera la politica, la pseudo scienza dei Bubu, e via discorrendo.
    Complimenti per aver riassunto un concetto così cruciale e preciso in pochissime righe.
    Solo da notare come non sia il “tuttologo” il problema, ma il generico incompetente che costringe tutti a fare come dice lui.
    Esempio tipico: banchiere centrale.

  • Alessandro Colla
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    Il banchiere centrale, forse, non è nemmeno incompetente ma solo in malafede.

    • Davide
      Rispondi

      Sì.
      Il problema alla fine è chi costringe tutti a fare come dice lui, senza sopportarne le conseguenze, ma scaricandole su chi subisce le decisioni.
      Skin in the game.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Sostanzialmente concordo con Ayn Rand. Solo che da un partito chiamato socialista sono nati il Partito Comunista d’Italia e il Partito Nazionale Fascista. Quindi il socialismo è uno e trino. E siccome, in ordine cronologico, il fascismo è la terza persona di questa pseudolaica trinità (lo spirito, dunque), ecco che si possono considerare spiritualmente fascisti anche socialisti e comunisti. La distinzione tra i tre è più formale che sostanziale. Io la metterei così: dal pensiero socialista padre sono nati figli collettivisti, corporativisti e mercantilisti. Quando non si riesce a imporre un vicetrono territoriale a uno di questi figli, ci si inventa una forma di autoritarismo più o meno graduata. Se l’asticella graduale lo consente, come spesso avviene nel caso del mercantilismo, si applicano forme autoritarie mascherate come il caso della democrazia. Se si ritiene necessario (a torto o a ragione) un maggiore interventismo statale, allora si passa a forme ancora più autoritarie quando non totalitarie. Ma queste forme sono , anche se distinte tra loro, comunque non contrapposte; se mai sovrapponibili. Nel momento in cuil’autrice di “Atlas”e de “La Fonte Meravigliosa” opera le tre distinzioni di cui sopra, si riferisce a Roosvelt, Mussolini e Lenin. Mercantilista il primo, corporativista il secondo e collettivista il terzo. I nomi comunismo e mercantilismo indicano un contenuto ideologico, il termine fascismo non è automaticamente sinonimo di corporativismo. Derivava dai “fasci” di combattimento, nome prestato dai fasci siciliani di qualche decennio prima. Il fascio indica genericamente qualcosa di unito, magari con la forza e quindi legato a un’idea tendenzialmente collettivistica in luogo di una individualistica. Può quindi essere simbolicamente usato per tutte tre le forme di imbroglio statalistico. Il collettivismo dei nazionalisti sarà anche più moderato rispetto a quello dei marxisti che predicano l’internazionalismo “proletario”. Ma la sostanza sulle modalità di presa e gestione del potere cambia di molto poco. Niente proprietà privata con i comunisti, un pizzico di proprietà privata da parte dei nazionalisti, due pizzichi dai corporativisti e tre pizzichi dai mercantilisti con un peso fiscale abnorme in aggiunta a un’inflazione indotta e innaturale. Negli attuali parlamenti, nazionali e internazionali ma di fatto tutti statalisti, abbiamo i fascisti di sinistra (comunisti e ultracollettivisti affini spesso mascherati da ambientalisti), quelli di centro (nazionalisti e corporativisti) e quelli di destra (mercantilisti e interventisti). Quindi fascismo, inteso come violenza e intolleranza, va bene per tutti e tre. Nessuno dei tre è liberale, solo il liberalismo può fregiarsi dell’aggettivo antifascista. I comunisti si vestono da antifascisti senza averne alcun titolo. I neofascisti si vestono da anticomunisti senza averne alcun titolo. Furono solo le scissioni interne tra di loro a inscenare una contrapposizione causata da fattori tattico – strategici più che ideologici, diatriba legata solamente al personale raggiungimento del potere da parte di ben identificabili individui. Non si può dire che il socialismo generi il leninismo, il trockismo e il maoismo come se fossero tre pensieri diversi o addirittura contrapposti. Lenin, Trocki e Mao erano tutti e tre comunisti; come lo erano Stalin, Castro e Pol Pot (quest’ultimo, obbiettivamente il più coerente nella prassi). I comunisti non sono nazionalisti o corporativisti ma sono comunque più fascisti, in quanto più statalisti e collettivisti, dei nazional – corporativisti. E da tali vanno trattati, senza preoccupazioni linguistico – semantiche. Se non altro per provocare la loro rabbia manifesta che in tempi come questi surroga l’impossibilità di andare nei locali a vedere un gustoso spettacolo di rivista. I pagliacci li abbiamo gratis.

  • Fabio
    Rispondi

    Uno ti toglie ogni tua proprietà privata perché considerata un furto dal ‘popolo’, nazionalizza case e fabbriche ed ogni altra attività economica e commerciale.

    L’altro te ne lascia la semplice proprietà nominale regolamentandone però minuziosamente qualsiasi aspetto: in pratica sarebbe tuo ma ci fai quello che dicono loro, come e quando te lo ordinano.

    Guadagnerai quello che vogliono loro e guai a ribellarti cercando di mettere da parte qualcosa, sono pronti a darti dell’evasore fiscale scatenandoti dietro i loro reparti armati.

    Farai parte del Quadro generale dipinto dal pianificatore pubblico, sarai un burattino in balia di questi dotti, virologi e sapienti, mandato allo sbaraglio – che però hanno le Forze straArmate per poter imporre le loro demenzialità col pugno di ferro e droni.

    https://youtu.be/FHiI2hkaKa8

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