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DI REDAZIONE

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi” ha proposto al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di togliere alle imprese l’obbligo di fare da sostituto di imposta per i dipendenti, che dovrebbero ricevere lo stipendio lordo direttamente in busta paga e provvedere personalmente al pagamento delle imposte, come fanno i lavoratori autonomi.

“Perché passare alla tassazione diretta mensile solo per i 5 milioni di autonomi?”,  si è chiesto con chiaro riferimento al ventilato passaggio alla tassazione mensile per cassa. “Facciamo lo stesso per tutti i lavoratori dipendenti e solleviamo le imprese dall’onere ingrato di continuare a svolgere la funzione di sostituti d’imposta addetti alla raccolta del gettito erariale e di essere esposti alle connesse responsabilità. Sarebbe una bella prova che lo Stato metta tutti sullo stesso piano, senza più alimentare pregiudizi divisivi a seconda della diversa percezione del reddito”.

L’ennesima boutade? Lo hanno già proposto in tanti, ma poi nulla è cambiato.

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Showing 2 comments
  • Andrea
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    E così ci sbarazziamo dei consulenti del lavoro, finalmente. Negli USA scarichi un qualsiasi file excel che si chiama paycheck calculator. Una decina di righe con pochissimi numeri da inserire
    Non solo abolire il sostituto di imposta ma anche il sostituto di erogatore di prestazioni sociali: l’imprenditore anticipa la cassa integrazione al dipendente e poi l’inps gli riconosce il credito sui contributi da versare. Se devo fare questo mi devi pagare.
    Prossima tappa: cancellazione dei commercialisti. Se pagare le tasse è un obbligo allora io con un diploma di scuola dell’obbligo devo essere in grado di calcolare il dovuto in piena autonomia.

  • eridanio
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    Fidenato, santo, martire e succube meno, con la sua battaglia è da mo’che lo chiede tra l’indifferenza generale dei rappresentanti dei datori di lavoro. Ma ora che anche gli ermellini confindustriali si muovono, non sembra vero al Leviatano. Come da programma kafkiano, con una riforma fiscale promessa, ma che prematuramente schianta per mancanza più di risorse che di idee di come spenderle, il sostituto d’imposta rischia di essere l’unico istituto della riforma a sopravvivere mutando e diventando, per sole ragioni di gettito,(vero movente originario) un prelievo d’acconto imposte precalcolato e poco flessibile in funzione dei ricavi senza alcuna difesa da situazioni che precedentemente potevano essere mediate da una libera auto riduzione degli acconti in caso di reddito scarso o negativo in prospettiva per l’anno in oggetto. Servirà ancora e a maggior ragione la viscosa perizia dei professionisti per salvarsi da un salasso ingiustificato che solo troppo tempo dopo si trasformerebbe in credito spendibile contro la presente impossibilità di far fronte a rate d’acconto predeterminate sui migliori irripetibili passati risultati.
    Quelli delle categorie sindacali dei datori di lavoro che siedono ad un tavolo truccato non hanno capito che se si vuole fare una mano di poker col governo, una volta seduti al tavolo, bisogna seguire i consigli di quel mio amico che dice: – Se dopo un quarto d’ora che giochi non hai capito chi è il pollo… allora il pollo sei tu.
    Ma questi continuano a mettere sul piatto l’anima di gli morirà strozzato.
    L’esito sottaciuto è che a fronte della semplificazione è evidente che sia giustificato il prelievo diretto dal conto di ogni tapino che verrà d’imperio determinato. Specie in caso di mancanza di provvista, il malcapitato si troverà senza indugio soggetto ad una procedura esecutiva ben prima della presentazione di qualsiasi dichiarazione del reddito a consuntivo, ancora prima del termine dell’esercizio in questione. Una bella vittoria pirrica. Al peggio non c’è limite fino a che Venezuela non ci incolga.

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