In Anti & Politica, Varie

DI MARCELLO VENEZIANI

Dunque, ricapitoliamo. Non è consentito avere un’opinione difforme in tema di covid e di pandemia, di chiusure e di vaccini rispetto a quelle somministrate dai vettori ufficiali; l’accusa di negazionismo o di no vax, di contravvenire alle regole dei social, della vita pubblica, dell’ordinamento è dietro l’angolo. È poi vietato avere giudizi difformi sulle coppie omosessuali, sulle maternità surrogate, le adozioni gay e in generale sui rapporti omo-trans-lesbiche; chi ha idee diverse, o semplicemente continua a difendere le differenze naturali, la famiglia, la nascita secondo natura e la vita secondo tradizione, entra in una sfera d’interdizione che passa dalla riprovazione al veto.

Forti proibizioni sono introdotte da leggi, moniti e censure sui social. In tema di femminismo, diritti delle donne o riguardanti caratteristiche fisiche, etniche, lessicali si innescano processi sommari, a colpi di MeToo, catcalling e affini, che generano separazione e diffidenza tra uomini e donne. È vietato poi chiamare clandestini i migranti irregolari; i rom col nome tradizionale di zingari, i neri con l’appellativo antico di negri, senza alcuna connotazione dispregiativa; per ogni disabilità non vanno usati i termini adoperati da sempre, ma solo diversamente abili.

E’ vietato nutrire un’opinione diversa da quella istituzionale in tema di fascismo e antifascismo, di razzismo e di nazismo, di storia e di massacri.

Oltre i divieti ci sono poi le cancellazioni del passato, in termini di amnesia collettiva della memoria storica e rimozione di tanti orrori, autori, imprese, personaggi, storie e pensieri non allineati. Tutto ciò che attiene alla nostra civiltà, tradizione e retaggio va deprecato o va accantonato per non urtare la sensibilità di chi non vi appartiene; bisogna sempre assumere il punto di vista a noi più estraneo e più remoto.

Recent Posts
Showing 4 comments
  • Fabio
    Rispondi

    ma anche no, grazie. :)

  • Mark
    Rispondi

    “E’ vietato nutrire un’opinione diversa da quella istituzionale in tema di fascismo e antifascismo, di razzismo e di nazismo, di storia e di massacri.”

    Questo, si, sono d’accordo. L’altro, no. Suona anche tanto come fascismo. In questa guerra culturale di censura e vendetta, c’è qualcuno che ne sentirà il peggio: l’individuo. Come mai non c’è argumenta nessun per questo? Fino a quando non combatteremo per l’individuo – transessuale, omosessuale, cristiano, ebreo, migrante, terrone bianco – tutto d’altro è lo stesso. Grazie.

  • MICHELE
    Rispondi

    Non posso concordare con l’ultimo passaggio: Oltre i divieti ci sono poi le cancellazioni del passato, in termini di amnesia collettiva della memoria storica e rimozione di tanti orrori, autori, imprese, personaggi, storie e pensieri non allineati. Tutto ciò che attiene alla nostra civiltà, tradizione e retaggio va deprecato o va accantonato per non urtare la sensibilità di chi non vi appartiene; bisogna sempre assumere il punto di vista a noi più estraneo e più remoto. Che significa il “nostro” passato? Quale passato? Quale memoria? E soprattutto l’amnesia sarebbe di chi? Quale passato, quello che se “appartiene” a qualcuno è solo perché si inculca con il modus operandi della catechizzazione negli stupidifici chiamati scuole? Quello sbandierato dalle istituzioni? Quello nella cultura popolare? Ho letto svariati articoli proprio su questo sito che facevano una opera di chiarimento o se vogliamo una vera e propria affermazione della storia, quella vera, correlati come sempre con tanto di dati e in alcuni casi esposti in eventi pubblici. Qui si fa confusione tra la cancel culture e la propaganda (di stato ovviamente). L’eredità storica di questo paese di certo non manca nel bagaglio culturale della popolazione solo per motivi di ignoranza, magari ci fosse solo una amnesia molto diffusa, manca perché gran parte di essa non è mai esistita. Indro Montanelli disse: “La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola.” Ciò lo scrisse in un suo libro: L’Italia del risorgimento, in cui smontava pezzo per pezzo le falsità con le quali venne a crearsi il mito del risorgimento che come spiegò lui stesso nel libro in realtà nel periodo tra il 1831 e il 1861 non esisté proprio ma venne inventato a posteriori. Cioè la “nostra” storia non è per nulla la nostra storia, da secessionista convinto mi sento di dire che chi non è allineato e chi non ci (intendo i libertari) appartiene sono proprio quelli che pensano che abbiamo (tutti i 60 milioni di italiani) una civiltà, una tradizione e un retaggio comune che hanno visto solo loro. Oltre alla abituale campagna pubblicitaria, al condizionamento ideologico, al folclore, a qualche luogo comune e a qualche pregiudizio che cos’ è il nostro passato? La collezione di letteratura a riguardo è vastissima e basta volerla leggere per erudirsi sulla vera storia di questo paese, per favore non facciamo errori nel mettere la critica sempre e rigorosamente storica ad un tipo di nazionalismo in piccola parte si vero ed attendibile ma che slitta via via in un racconto romanticizzato, sceneggiato ed in conclusione in una vera e propria storiella contraffatta, adulterata e falsificata, con la cancel culture che vuole veramente togliere la libertà di espressione, no non sono la stessa cosa.

    • Francesco
      Rispondi

      Quelli che vogliono cancellare il passato se ne fregano di quale passato si stia parlando e quale interpretazione sia giusta o sbagliata. Va cancellato tutto in quanto essi la ritengono espressione, passato e interpretazione dello stesso, della cultura patriarcale, razzista, omofoba e maschilista bianca. E’ questo che intendeva Veneziani. Il discorso di quale sia il passato vero o falso non è quello di cui M.V. stava parlando.

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search