In Libertarismo, Varie

DI GUGLIELMO PIOMBINI*

  1. Un comunicatore poliedrico

Con Leonardo Facco sono in amicizia da più di trent’anni, cioè da quando iniziò il suo impegno politico e culturale come libertario; quindi, credo di avere le carte in regola per spiegare perché si merita il premio Proprietà e Libertà della Confedilizia. Leonardo è rimasto sorpreso dalla notizia della premiazione, perché, ha detto, non ha mai cercato premi in vita sua, e non ne ha mai ricevuti. Io credo che, dopo tre decenni di assiduo impegno in difesa delle idee di libertà, sia finalmente giunto il momento di un riconoscimento pubblico, e per questo ho accolto subito con entusiasmo l’idea di Elisabetta Brunelli di attribuire a Leonardo questo premio, che negli anni passati è stato conferito a noti esponenti del mondo liberale e libertario come Hans-Hermann Hoppe, Pascal Salin, Carlo Lottieri o Antonio Martino.

Vorrei ricordare le numerose attività in cui si è impegnato negli anni l’instancabile Facco per diffondere le idee libertarie e antistataliste: è partito come editore di libri libertari, dando vita al marchio Leonardo Facco Editore e pubblicando, tra gli altri, autori come Bastiat, Rothbard, Hoppe, Lottieri, in un’epoca in cui in italiano non c’era quasi nulla sul pensiero libertario. Da qualche anno Leonardo ha passato a me la palla, e oggi porto io avanti il marchio editoriale intitolato al suo nome. Oltre ai libri, Leonardo ha pubblicato dvd, cd e riviste, come la mitica rivista libertaria Enclave, pubblicata in versione cartacea su abbonamento per oltre 13 anni. Nello stesso tempo ha fatto il giornalista, lo scrittore, il conferenziere, per tanti anni il leader del Movimento Libertario e perfino show-man, dato che ha anche scritto e messo in scena uno spettacolo teatrale. Ultimamente ha fondato una Radio online, Radio Liberland.

Proprio per sottolineare questa sua personalità poliedrica, Facco si presenta come comunicatore o un divulgatore, più che come un intellettuale. In realtà Facco, ben più di tanti “intellettuali” d’ufficio che riempiono le università italiane, ha un inesauribile interesse intellettuale per l’approfondimento e la diffusione delle idee. Uno dei pregi maggiori, a mio parere, è sempre stato quello della coerenza nel pensiero e nelle azioni: da quando lo conosco, non l’ho mai visto sbandare di una virgola dal rigore delle idee libertarie. Un suo aforisma che ripete spesso, e che lo caratterizza bene, è «Non ho la verità in tasca, ma ho la libertà in testa».

  1. La virtù del coraggio

Un suo secondo pregio, che nessuno gli può contestare, è quello del coraggio, perché Leonardo non si è mai tirato indietro nella difesa delle idee in cui crede. Ad esempio, si era rifiutato pubblicamente di sottostare agli obblighi del censimento e ai divieti di scontare i libri oltre il 15%. Nel 2009 ha scritto un libro, con l’editore Aliberti, con un titolo molto esplicito: Elogio dell’evasore fiscale, ed è andato in televisione a dire che «le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa», in contraddittorio con arcigni difensori dello Stato fiscalista, come quel magistrato che minacciava di farlo arrestare per le sue affermazioni eversive. Tornerò su questo episodio quando vi parlerò del suo thriller Il collezionista di scontrini perché c’è un riferimento. Durante il triste periodo del lockdown abbiamo visto Leonardo nella veste di indomito sobillatore di piazza, incitando le folle in diverse città italiane a ribellarsi alle più inaccettabili restrizioni della libertà personale. Questa vicenda ha avuto anche degli spiacevoli strascichi giudiziari.

Questo lo ricordo per far capire che Leonardo non ha mai esitato a correre rischi personali per le proprie idee. Questo atteggiamento, anche nel mondo liberale e libertario, non è molto comune, ma non è il caso di Elisabetta Brunelli, che non ha avuto remore ad affrontare a viso aperto i sostenitori della Salis, gli occupanti di case e altri comunisti dei centri sociali, e che poche settimane fa ha pagato questo suo impegno con una vile aggressione alle spalle. È questo spirito combattivo, a mio parere, che accomuna oggi il premiato e la premiatrice. «Serve coraggio – disse Leonardo in un’occasione – perché la libertà non te la regala nessuno e bisogna conquistarsela, e tutto quello che ho messo in pratica l’ho fatto per dare un esempio». Lui vuole dare la sveglia, perché il più delle volte un paese perde la libertà non tutta in una volta, ma un po’ alla volta a causa dell’intorpidimento degli animi, dall’assuefazione alla propaganda dello Stato e dall’indifferenza per le sue crescenti invasioni delle libertà individuali.

 

  1. L’attività di scrittore

Ma oltre a questo impegno attivistico, nel corso di questi anni Leonardo Facco ha svolto una prolifica attività di scrittore, scrivendo una trentina di libri, mantenendo una media di circa uno all’anno. Molti degli ultimi titoli sono stati pubblicati con il mio marchio, e infatti è il mio autore di punta. Ha scritto il primo libro al mondo sull’attuale presidente argentino Javier Milei, di cui è amico personale da prima che entrasse in politica, seguito poi da altri due. Ha scritto inoltre dei libri critici sul comunismo, soprattutto nella versione sudamericana, Il Muro di Berlino e i suoi calcinacci, Che Guevara il comunista sanguinario, Si chiama Rigoberta Menchù. Al periodo della lotta contro le restrizioni del covid risalgono due titoli: il bestseller Coronavirus stato di paura, che dopo aver venduto migliaia di copie, Amazon ne ha bloccato la vendita perché il suo contenuto non era “compatibile” con le linee guida del governo, e L’esperimento. Il virus rivoluzionario. Fu dopo questa incredibile censura che capii veramente che c’era qualcosa che non andava sul versante delle libertà personali.

Ha scritto poi alcuni libri su tematiche economiche, fiscali e finanziarie, come Elogio del contante, Schiavi fiscali (che è l’edizione aggiornata del suo già ricordato Elogio dell’evasore fiscale) e L’economia del buon senso, uscito due anni fa, nel quale mostra come gli insegnamenti della corretta scienza economica, quella della Scuola Austriaca di economia, coincidano con i dettami del buon senso comune, come quelli che ha ricevuto dal padre, emigrato in Venezuela negli anni Cinquanta, che col duro lavoro è riuscito a far fortuna come ristoratore: «Allo Stato non bisogna chiedere mai nulla: solo di lasciarti lavorare in pace», gli raccomandava suo padre.

Oltre a questi titoli di saggistica, Leonardo negli ultimi anni si è cimentato anche con il genere narrativo, nella consapevolezza che spesso raccontare delle storie con dei personaggi che agiscono e prendono decisioni è spesso un modo più efficace di far passare fra un pubblico più ampio determinati principi, valori e ideali. Negli Stati Uniti, ad esempio, i romanzi in difesa del capitalismo di Ayn Rand hanno influito molto di più sulla gente comune che non i suoi saggi filosofici. Il suo primo romanzo, del 2018, è stato Il conte di Montecrypto, una emozionante avventura in cui i buoni, una volta tanto, sono i liberisti e i sostenitori del capitalismo. Il protagonista di questa storia, l’investigatore privato Gildo Bacci, ritorna a grande richiesta nel suo nuovo romanzo, Il collezionista di scontrini, (2025, p. 198, € 15,00, edito dalla LibPlus di Aurelio Mustacciuoli), che, come si intuisce dal titolo, appartiene al genere poliziesco.

  1. Il collezionista di scontrini

La struttura della storia è quella classica, con una netta distinzione tra personaggi buoni e personaggi cattivi, ciascuno dei quali incarna, con le proprie azioni più che con le parole, un determinato valore o disvalore. I primi sono persone comuni, onesti lavoratori, individui di buon senso. I personaggi negativi sono espressione invece delle forze burocratiche del male: sono quei personaggi, di cui ahimé l’Italia è piena, che con un posto ben protetto all’interno dell’apparato statale, mostrano ogni giorno odio e disprezzo verso le categorie che li mantengono con le tasse. Conosciamo bene gli epiteti che queste persone riservano agli imprenditori, alle partite iva, ai professionisti e più in generale ai lavoratori privati: evasori fiscali, approfittatori dei servizi pubblici che non pagano, sfruttatori di manodopera, inquinatori dell’ambiente ossessionati dal profitto, e così via. Nel romanzo le partite iva sono le vittime designate di questi personaggi fanatici e indottrinati al culto dello Stato, ma nello stesso tempo anche ipocriti, perché non esitano a sfruttare le strutture dello Stato per i propri fini personali, pur continuando a predicare, per gli altri, il rispetto delle regole e della legalità. Si tratta di un totale ribaltamento, quindi, rispetto alla stragrande maggioranza delle serie televisive, dove gli eroi sono solitamente dei “servitori dello Stato” (poliziotti, carabinieri, magistrati, insegnanti) mentre gli imprenditori fanno immancabilmente la parte dei cattivi.

A questo riguardo, nel libro c’è una scena che riproduce quell’episodio, realmente accaduto, di cui vi avevo accennato. Una quindicina di anni fa Leonardo Facco si trovò a dibattere in televisione il suo libro Elogio dell’evasore fiscale con il magistrato Bruno Tinti, feroce fustigatore di coloro che non fanno fatture e scontrini, il quale aveva scritto un libro con un titolo esattamente opposto: La rivoluzione delle tasse. Contro il partito degli evasori. Potete immaginarvi quindi l’atmosfera che regnava in quello studio televisivo. Ad un certo punto al solerte magistrato scappò detto sottovoce questa frase, rivolta a Leonardo: «Questa è gente che andrebbe arrestata!”. Nel romanzo di Leo, nel capitolo 7, ritroviamo una discussione sulle tasse tra un imprenditore libertario e un accanito funzionario fiscale, che si chiama Bruno Tonti. Una piccola rivincita postuma per Leonardo!

  1. Psicologia dei fanatici delle tasse

Un aspetto interessante di questo romanzo è che i personaggi incarnano non solo valori e disvalori, ma anche i tratti psicologici corrispondenti: i buoni sono persone simpatiche, popolari, aperte, schiette, ragionevoli, sensate; i cattivi sono persone antipatiche, chiuse, infide, complessate, rancorose, risentite, paranoidi. Non credo che questa contrapposizione rappresenti solo una scelta letteraria, perché il più delle volte la possiamo trovare confermata nella realtà. Gli anticapitalisti e gli antiliberali sono spesso in guerra con il mondo intero, perché questo non è fatto e non funziona secondo gli schemi della loro ideologia. Odiano la società in cui vivono, detestano la civiltà e le tradizioni in cui sono cresciuti, provano un’invidia incontenibile per chi è più ricco o per chi ha avuto più successo di loro, sono spesso intolleranti verso le idee altrui e disposti a passare alle azioni violente: Elisabetta Brunelli questo lo ha sperimentato di recente sulla sua pelle. Come è stato detto in modo efficace da uno studioso, i rivoluzionari “odiano anche l’aria che respirano”.

Ho letto alcune storie di genitori americani affranti e disperati che hanno visto i propri figli trasformarsi, mentalmente e anche esteticamente, dopo solo un paio di anni di università, che in America sono diventati veri e propri luoghi di indottrinamento all’ideologia woke più radicale. Dicono questi genitori: «Prima di partire erano ragazzi o ragazze così belli, buoni e amabili; ma ora si conciano orrendamente e odiano tutto ciò che li circonda». Al contrario, anche i sondaggi mostrano che i liberal-conservatori sono spesso persone più felici e hanno una vita personale più appagante. I liberali non odiano tutto e tutti, ma sono spesso pieni di gratitudine per aver avuto la fortuna di vivere in un mondo benedetto, grazie al capitalismo, da un’incredibile abbondanza materiale, e una relativa libertà individuale grazie alle istituzioni liberali ereditate dal passato, come la proprietà privata, che in qualche modo limitano il potere dei governi. Per queste ragioni, credo che la caratterizzazione in bianco e nero dei personaggi de Il collezionista di scontrini non sia una esagerazione, ma fotografi una situazione che non è troppo distante dalla realtà.

  1. Conclusioni

Se volete dunque leggere un libro divertente, ricco di colpi di scena, con un insegnamento positivo, e anche con qualche scena “piccante”, una caratteristica ormai tipica dei romanzi di Facco, vi invito ad acquistare questo libro. Ma dopo questo romanzo Leonardo non ha perso la sua vena di romanziere. Innanzitutto, ha annunciato un’altra avventura con l’investigatore Gildo Bacci, intitolato Il signore dei bordelli. Inoltre, i primi mesi dell’anno prossimo uscirà un suo bellissimo libro su Sherlock Holmes, di cui Leonardo è un grande conoscitore. Si intitola Sherlock Holmes. Un libertario a Baker Street. Io ho scritto la prefazione, nella quale parlo delle caratteristiche dell’Inghilterra dell’800, cioè quell’Inghilterra vittoriana nel quale agiva il grande investigatore inglese creato da Arthur Conan Doyle. È possibile quindi che l’anno prossimo ci rivedremo per parlare di questo libro in un’occasione simile a questa.

*Discorso pronunciato in occasione del conferimento del premio Libertà e Proprietà, patrocinato dalla Confedilizia, a Leonardo Facco (Bologna, 23 novembre 2025)

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