In Anti & Politica, Varie

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Agli onorevoli e cittadini,

Elisabetta Zamparutti, Rita Bernardini, Marco Perduca, Piercamillo Fallasca, Donatella Poretti, Bobo Craxi, Dimitri Buffa, Giancarlo Pagliarini, Leonardo Facco, Giorgio Stracquadanio , Carlo Lottieri, Silvio Viale, Carlo Stagnaro, Roberto Biscardini, Carlo Romano, Alessandro Litta Modignani e Serena Sileoni.

Vi scriviamo  perché ognuno di voi a suo modo rappresenta e cerca di portare avanti un progetto politico dove vi sia più società e meno stato, ove le idee liberali, libertarie e socialiste libertarie prendano piede come antidoto ai mali delle contemporaneità. Vi scriviamo perché abbiamo delle proposte concrete che speriamo possiate prendere in considerazione, ognuno di voi a suo modo, e diffonderle in modo appropriato tra la società civile e le istituzioni parlamentari.  Nei giorni scorsi ha fatto scalpore il diffondersi della notizia (smentita dall’ambasciata finlandese alla quale ci siamo rivolti) della pretesa dello stato finlandese di ottenere quale mezzo di garanzia per il concorso nel salvataggio finanziario dello stato greco una sorta di ipoteca sul Partenone. Più precisamente, sono circolate voci diplomatiche, riportate dalla stampa, secondo le quali la Grecia disporrebbe di beni per il valore complessivo di 300 miliardi di euro. Quel che è certo è che, con tale atto, la Finlandia avrebbe impresso un chiaro vulnus al principio della invalutabilità dei beni demaniali, principio che, nel gergo giuridico, verrebbe definito “tralaticio”, ossia che si tramanda di generazione in generazione meccanicamente, senza alcuna revisione di razionalità e di attualità. Certo, finché i bilanci degli stati non creano problemi, il principio tralaticio può ancora essere salvato senza troppi pensieri, ma nel momento in cui persino gli U.S.A. rischiano il default, qualcuno potrebbe cominciare a chiedersi come mai le ricchezze maggiori di un Paese continuano a restare fuori dal bilancio dello stato, cosa che non sarebbe permessa a una società privata. Del resto, se una società privata per azioni iscrive in bilancio all’attivo i propri “beni immobili” (art. 2424 c.c., c. 1, 1° cpv., n. 2), e lo stesso fanno le società in mano pubblica, non si vede perché solo lo Stato e gli altri enti territoriali debbano ignorare di possedere beni immobili e fondiari oltretutto immensi e immani. Se ne ricava che il bilancio dello Stato sia un bilancio senza cespiti immobiliari, l’unico noto con tale bizzarra caratteristica. Si consideri ad esempio questa bizzarria, per la quale se una S.p.A. possiede un terreno, questo è iscritto in bilancio e ha un valore di mercato, indipendentemente dall’esistenza di una volontà di venderlo, mentre se lo stesso terreno viene espropriato da una pubblica amministrazione questo valore si volatilizza, dato che non viene iscritto in alcun bilancio e in alcuna sua parte: diventa un costo. Eppure già nel 1896 Antonio Labriola scriveva che, con l’evoluzione storica, lo Stato “è dovuto divenire una potenza economica”, in particolare “nella diretta proprietà del demanio”, oltre che “nella razzia, nella preda, nell’imposizione bellica”. Si trattava dell’eredità dello Stato patrimoniale, di quelli che già per A. Smith erano i beni di sua proprietà per il sostentamento del principe, oltre che per gli spostamenti delle truppe.

Oggi questo demanio è sterminato: strade e autostrade, porti e aeroporti, impianti energetici, beni storici e artistici, coste, acque territoriali, fiumi, laghi, risorse naturali degli enti locali, miniere, cave e, per accessione, rete elettrica e cavi telefonici (almeno potenzialmente), armamenti, strade ferrate, l’etere, che viene dato in concessione alle emittenti televisive per scarso corrispettivo, così come le coste vengono “privatizzate” con concessioni per pochi denari. A tacere delle riserve auree, 2500 tonnellate in Italia, e a loro volta non contabilizzate.

Eppure tutti dicono che lo Stato è “povero”, che ha un immane deficit di bilancio, una voragine di debiti, che non ha di che spendere: eppure stranamente quando la politica vuole lo fa. E se la Grecia ha beni per 300 miliardi l’Italia, con tutte le città d’arte, ne ha certamente molti di più…

Povero Stato, che rende poveri noi con manovre “lacrime e sangue”, quando basterebbe un ammodernamento della teoria del bilancio dello Stato (che, come dice Jacques Attali, non ha criteri tassativi di formazione, trattandosi di questione rimessa al diritto positivo) per consentire manovre di crescita e non gravemente restrittive come avviene ora. Ci rivolgiamo  a voi in vista dell’organizzazione di un convegno che chiarisca finalmente la materia, invitando specialisti di contabilità pubblica e privata, che ci spieghino se siamo condannati a una tradizione che non funziona più, o se siano possibili per l’oggi e per il domani strade nuove e diverse

Distinti saluti,

Fabio Massimo Nicosia, Davide Leonardi, Domenico Letizia (Associazione “Diritto e Mercato”)

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Mostrati 17 commenti
  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    Avrò modo, prossimamente, di esprimere il mio parere su questo invito.
    L.F.

  • Caber
    Rispondi

    2 domande sulla questione

    comincio dalla più piccola, l’oro a riserva non è della Banca d’Italia? (che non è proprietà dello stato)

    quella più importante: come si fa a valutare un bene demaniale? se il partenone non produce reddito (o ne produce molto meno dei costi di manutenzione) ha un valore negativo.
    almeno che non sia cedibile sul mercato, ma non lo è in quanto demaniale e anche se fosse cedibile sarebbe sottoposto a vincoli tali da non renderlo interessante (non sarà di certo possibile abbatterlo per costruirci un condominio sull’area, nè lasciarlo andare in totale rovina).
    quindi rimane la domanda: come si fa a valutare questi beni? con che logica?
    per poi aggiungere, chi effettuerebbe questa valutazione? lo stato stesso che già falsifica i bilanci di cassa e avrebbe tutto l’interesse a gonfiare il valore degli assets “a garanzia” dei titoli che emette?
    (ma poi che garanzia sarebbe se non posso pignorarli allo stato insolvente?)

    • Nicola Albano
      Rispondi

      Un bene demaniale lo si potrebbe valutare con un’asta pubblica.

  • Renzo Riva
    Rispondi

    Gurdando la composizione del debito pubblico allargato
    dei 5 Paesi di cui al grafico del collegamento

    http://renzoslabar.blogspot.com/2011_05_01_archive.html

    si può comprendere perché quando i francesi vogliono comprarsi qualcosa
    possono farlo e noi solo abbassare i pantaloni ed a 90*.

    Galbani, Invernizzi e ultima Parmalat.

    Per lo stesso motivo gli accordi sul nucleare prevedevano 4 reattori EPR 1.6 francesi.

    Mandi,

    Renzo Riva
    C.I.R.N. F-VG – Comitato Italiano Rilancio Nucleare

    renzoslabar@yahoo.it
    http://renzoslabar.blogspot.com/
    +39.349.3464656

  • Domenico Letizia
    Rispondi

    A breve risponderemo a tutte le domande.
    Leo ti ho inivato una nuova lettera corretta, se puoi correggi con le nuove aggiunte.

  • Caber
    Rispondi

    (non confondiamo debito-credito pubblico e privato adesso però, sennò va tutto a donnine [silvio docet])

  • Renzo Riva
    Rispondi

    HAI VOGLIA POI
    DI RIPIANARE IL DEBITO PUBBLICO
    QUANDO DEI DELINQUENTI
    APRONO QUESTE VORAGINI!

    Mail inviata alla dirigenza nazionale del PLI

    Oggetto: Le sinistre politiche energetiche le attua Berlusconi

    Non avevo inteso bene cosa fosse il liberalismo: scusate il disturbo arrecatovi.

    http://www.facebook.com/home.php#!/groups/118389311583455/?id=134629996626053&notif_t=like

    .
    .
    … e questo è solo un aperitivo del vero salasso
    che dovremo pagare alle cosiddette energie rinnovabili.
    .
    Per ora siamo a quota 100 G€
    per i 7 GWp di foTTovoltaico installato fino a oggi.
    .
    C’è però qualcuno che m’ha sussurato all’orecchio
    Che entro il 2013 questo governo vuole portare il limite
    a 13 GWp ed entro il 2020 a 23 GWp.
    .
    Potete solo lontanamente immaginare i salassi prossimi venturi.
    .
    Agli italioti non resteranno nenche le lacrime per piangere.
    .
    BERSANI, SERRACCHIANI, VENDOLA, RIZZO, DE PIETRA
    Sefano DE LUCA, Vincenzo PALUMBO, FINI, CI METTETE NEI CASINI
    con i vari COGLIASTRI associati:
    ci siete o ci fate?
    .
    Berlusconi vi sta dando il colpo di grazia
    attuando le vostre politiche energetiche.
    .

    Mandi,

    Renzo Riva
    C.I.R.N. F-VG – Comitato Italiano Rilancio Nucleare

    e UNA VOLTA P.L.I. F-VG – Energia e Ambiente)

    renzoslabar@yahoo.it
    http://renzoslabar.blogspot.com/
    +39.349.3464656

  • Domenico Letizia
    Rispondi

    Un saluto a tutti voi.
    Partiamo da una considerazione,come spesso mi ha fatto notare fabio, lo stato che piange sempre miseria in realtà non contabilizza quasi niente di ciò che rappresenta le sue immense ricchezze e questa è la considerazione preliminare da cui tutto il resto discende: lo stato ci prende in giro.
    Passiamo alle domande obiezioni che di solito vengono poste, quella del valore di questo bilancio, il come fare e la questione delle banche.
    La banca d’Italia cerca di spacciarsi per “privata”, perchè le sue azioni sono in mani “private” (cioè di banche), ma è in realtà un ente di diritto pubblico, dato che esercita poteri pubblicistici e i suoi atti sono impugnabili al TAR.
    Per quanto riguarda la questione della valutabilità già oggi vengono fatte delle simulazioni anche con riferimento ai beni pubblici. Già oggi si fanno stime di questo tipo (esiste una disciplina che si chiama “estimo”), come nel caso della valutazione dei terreni da espropriare al fine di determinare l’importo dell’indennità da corrispondere al proprietario espropriato. La proposta dell’asta è indovinata, ma non fa che confermare che ci sono dei concorrenti ognuno dei quali propone una stima diversa, ma sempre da una perizia occorre passare.
    Tutti questi interrogativi sono utili e opportuni, ma non aiutano il dibattito a proseguire, perchè sono un po’ sempre le stesse obiezioni che abbiamo sin qui ricevuto.
    Per questo riteniamo ormai matura l’idea di un convegno di specialisti che ci facciano fare un salto di qualità.
    Come ripeto, qui c’è di mezzo uno stato che ci prende per il culo con bilanci falsi, il resto viene dopo.
    Domenico Letizia.

  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    Io non mi ritrovo affatto in queste due affermazioni:
    1. “Oggi questo demanio è sterminato: strade e autostrade, porti e aeroporti, impianti energetici, beni storici e artistici, coste, acque territoriali, fiumi, laghi, risorse naturali degli enti locali, miniere, cave e, per accessione, rete elettrica e cavi telefonici (almeno potenzialmente), armamenti, strade ferrate, l’etere, che viene dato in concessione alle emittenti televisive per scarso corrispettivo, così come le coste vengono “privatizzate” con concessioni per pochi denari.”
    2. “Povero Stato, che rende poveri noi con manovre “lacrime e sangue”, quando basterebbe un ammodernamento della teoria del bilancio dello Stato (che, come dice Jacques Attali, non ha criteri tassativi di formazione, trattandosi di questione rimessa al diritto positivo) per consentire manovre di crescita e non gravemente restrittive come avviene ora.”
    Il mio disaccordo verte su questo:
    1. Lo stato, cioè i ceti burocratici parassitari dominanti ha arraffato tutto ma non è certo il legittimo proprietario dei beni qui elencati. La proprietà è il risultato dell’applicazione del lavoro alle risorse naturali. Lo stato monopolizza le risorse ma non le valorizza, per cui esso non può accampare nessun diritto su tali risorse.
    2. La crescita, allorché sia desiderabile, non avviene certo per opera dello stato, quindi non riesco a capire come un ammodernamento della teoria del bilancio permetterebbe “manovre di crescita”. Al solo pensarci, e ripetendo tra me l’espressione “manovre di crescita” mi viene spontaneo andare con la mente a Stalin e ai suoi piani quinquennali di crescita dell’economia sovietica.
    Apprezzo gli estensori della provocazione, ma spero che sia solo una provocazione e non una sincera richiesta di dibattito.

  • Maximus
    Rispondi

    Siete proprio sicuri che la Banca D’ Italia possegga 2400 tonnellate d’ oro ?

    Per quanto ne so io quell’ oro è stato accumulato in gran parte dal Duce durante il fascismo.

    Sta di fatto che nel 1943 a Roma sono arrivati i tedeschi e nel 1945 gli americani.

    Mi risulta che da sempre , gli eserciti invasori per prima cosa fottono l’ oro ai popoli invasi.

    Lo fece anche Garibaldi in Sicilia e a Napoli .

    Forse è per questo che l’ Oro italiano è ancora oggi ” custodito ” nei caveau di New York ?

    Forse è per questo che anche gran parte dell’ Oro tedesco si trova da quelle parti ?

    Anche gli Stati Uniti dovrebbero avere circa 8000 tonnellate d’ oro.

    Ma a quanto pare si tratta in gran parte di lingotti di TUNGSTENO placcati in oro.

    L’oro vero dove è finito ?

    Forse ai cinesi come garanzia solida a fronte di un eccesso di titoli di stato americani ormai svalutati.

    Vi consiglio di non credere a tutte le stonzate che arrivano da Roma.

    La storia è piena di esempi di Stati ricchissimi che sono falliti.

    D’ altra parte sono i ricchi che possono fallire , mica i poveracci con le pezze al culo : loro lo sono da sempre , purtroppo.

    L’ italietta marocchina di cui quest’ anno si celebrano i fasti del 150 ° anniversario è FOTTUTA.

    Prenderene atto non significa essere leghisti , ma solamente vedere la situazione oggettiva delle cose.

    Saluti a tutti .

  • Maximus
    Rispondi

    Se cercate su You Tube esiste una recente filmato sottotitolato in italiano in cui Ron Paul , membro del congresso , interroga il rappresentante legale della Federal Reserve , tale Scott Alvarez il quale candidamente afferma che è dal 1934 ( ! ) che la Fed non possiede più oro.

    Guarda caso lo stesso anno in cui Roosvelt dichiarò illegale il possesso privato dell’ oro per i cittadini americani che furono costretti a venderlo allo stato ( Anche se solo il 10 % dei cittadini lo fece , e furono gli unici a smenarci , dato che fu subito rivalutato per legge ).

    Certo , voi potrete dire : ” Ma noi siamo meglio degli statunitensi , siamo un popolo di eroi , santi e navigatori. ”

    Ma io vi chiedo : siete proprio sicuri che in uno stato di farabutti e mafiosi come quello italiano ed estremamente indebitato , possano esistere ancora 2400 tonnellate d’ Oro.

    Per saperlo basterebbe nominare una commissione parlamentare che vada a controllare.

    Vi devo però informare che il congresso americano ci prova da anni e non ci sono ancora riusciti !!!!!

    Alla luce di questi fatti , forse , si comprende perchè non più di due anni fa , alla ennesima proposta di vendere l’ oro italiano , il Ministro Tremonti si inalberò affermando : ” L’ oro non si tocca ! ”

    Forse perchè è gia stato ” toccato ” ?

    Forse perchè è gia stato venduto ?

    Forse perchè è già stato prestato ?

    Forse perchè è già stato rubato ?

    L’ oro è sicuramente nelle mani di chi ne conosce il valore nei secoli.

    A voi hanno venduto i Bot e i CCT.

    A proposito , quante tonnellate di oro sono di proprietà di Israele?

    Ufficialmente nessuna , proprio come le testate atomiche !

    Anche se tutti sanno che a Dimona , nel Negev , di bombe atomiche ce ne sono almeno un centinaio.

    La gente ama crogiolarsi nelle sue idiote certezze ma vi consiglio per lo meno a non credere a proprio tutte le stronzate che vi ammollano.

    L’ Italia è fottuta , fatevene una ragione.

    Dalla sua disgregazione potrebbero nascere altre nazioni come è successo pochi annni fa nel ” Blocco sovietico ”

    L’ impensabile di appena 25 anni fa è già realtà.

    Nemmeno la Cia lo aveva previsto.

    Basta aspettare.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Insisto per l’ennesima volta: diamo a tutti i contribuenti la possibilità di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa documentata sostenuta. In questo modo, tutto ciò che non è giustificabile, rimarrà sul groppone di chi paga (droga, prostituzione, lavoro nero, ricettazione e i vari finanziamenti più o meno leciti ai partiti). Chi invece vorrà portare in detrazione anche un singolo caffè, avrà in tasca il controvalore da spendere (20 cent di euro?) per qualcos’altro, rilanciando l’economia. Comprendo che ciò possa significare meno soldi per la politica, però, così come avviene in una famiglia in crisi, in cui mangiano prima i figli, e poi, se avanza qualcosa, mangiano i genitori, altrettanto dovrebbe essere con i nostri politici. Invece, sindaci e assessori adeguano il proprio stipendio, idem in provincia, in regione e con i deputati… e il debito pubblico sale. Lo Stato e gli enti pubblici, anziché essere imbottiti di abbuffini, dovrebbero limitarsi a vigilare che i privati rispettino le leggi vigenti. O sbaglio?

  • luigi
    Rispondi

    Ciao ragazzi!
    pagare il debito pubblico è semplice.
    Basta stampare monete da 0,01 0,02.. —> 2 euro
    Queste monete sono liberi dal signorario bancario, liberi dal signorario secundario.
    La soluzione è solo stampare queste monete, che lo “stato” DEVE farlo è subito.

    • Massimo74
      Rispondi

      Tu devi essere un seguace di Mugabe.

  • Caber
    Rispondi

    oddio arrivano le tesi inflazionistiche, il nostro destino è Weimar… speriamo poi di evitare almeno baffetti e baffoni… (ma così non sarà, Road To Serdom docet)

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