In Anti & Politica, Primo Piano, Varie

DI LEONARDO FACCO

Quella di ieri, in Parlamento, non è stata una giornata qualsiasi. L’ok all’arresto di Alfonso Papa (PDL) alla Camera e il salvataggio di Alberto Tedesco (PD) al Senato rappresentano un segnale forte, che lascerà un segno nel teatrino della politica a partire da oggi. In particolare per via del comportamento dei leghisti.

Prima di tutto, vorrei proporvi una serie di fatti sui quali provare dare una personalissima interpretazione finale.

1- La Lega Nord ha votato, a stragrande maggioranza, il sì all’arresto di Papa alla Camera;

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2- La Lega Nord, seppur non compatta, ha votato la salvezza di Tedesco al Senato, come dimostrano i numeri e le stesse dichiarazione del senatore pugliese. Già ai tempi di Craxi votò contro l’autorizzazione a procedere del segretario socialista (come testimoniato e mai smentito nel mio libro “Umberto Magno”);

3- Berlusconi è arrabbiatissimo con Bossi e sostiene che “non controlla più i suoi”. A ciò si aggiunga che Maroni e Tremonti – durante il voto – si sono seduti sui banchi dei deputati anziché al tavolo del governo;

4- Il presidente del Consiglio, iratissimo, ha affermato: “Qualcuno dovrebbe chiedere le dimissioni di Maroni”;

5- Umberto Bossi, ieri, è rimasto a Milano e non ha fatto dichiarazioni per tutta la giornata;

6- Marco Reguzzoni – ad oggi presidente del Carroccio alla Camera e affiliato della prima ora alla ristretta compagnia del “Cerchio Magico” – ha fotografato la sua mano mentre votava;

7- La base leghista, all’oscuro degli accordi fra il loro capo e Berlusconi, da tempo scalpita e chiede di allontanarsi dal governo;

Questi gli ingredienti principali da cui partire per ragionare su quale sarà il futuro del governo, perché è di questo che parlano tutti. E secondo me non cadrà se non lo deciderà il Cavaliere. Ciononostante c’è da domandarsi che ne sarà del rapporto fra Bossi e Berlusconi, dove il primo funge da unico, vero sostenitore della compagine retta da tycoon di Arcore. Così, almeno, è stato sino a ieri pomeriggio prima del voto che ha aperto le porte della galera al signor Papa.

Quindi, ci sono solo due domande da porsi, che sono le stesse che si stanno facendo molti “politologi”: chi comanda la Lega? Che ne sarà dell’accordo fra Lega e PDL?

Ho sempre sostenuto, a ragione, che le correnti in Lega sono sempre esistite, ma se un tempo si scontravano fra loro per accreditarsi come “fedelissime” del capo e per far fuori quelli acquisivano troppa visibilità, oggi lo scontro fra “maroniani” e “cerchio magico” apre un capitolo diverso. Per la prima volta, assistiamo al tentativo di fare le scarpe al segretario federale. Maroni (ma più che lui, che è notoriamente riconosciuto come un “senzapalle”, alcuni dei colonnelli che gli gravitano intorno, peraltro molto presenti sul territorio a differenza delle Rosi Mauro) si è convinto che la base sta con lui (ricordate lo striscione di Pontida? Avete mai letto i sondaggi in rete su alcuni siti padanisti non ortodossi?) e, dunque, ora che il capo è un uomo malato e senza più quell’autorità di un tempo che gli permetteva di espellere chiunque in qualsiasi momento, è arrivato il momento di metterlo da parte.

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Un altro segnale dell’affronto al “senatur” arriva dal modo in cui i leghisti del Varesotto stanno trattando il “Trota”, Renzo Bossi: “Renzo questa volta è finito nel mirino dei franchi tiratori per aver presentato solo ora (dopo oltre un anno dalla sua elezione in consiglio regionale) la domanda per ottenere la tessera di militante della Lega Nord. Lo ha fatto in questi giorni nella sezione di Gemonio (Varese), a confermarlo sono gli stessi responsabili locali del partito. “Si, è vero, si è appena iscritto come militante – ha confermato Andrea Tessarolo, responsabile della sezione di Gemonio (paese di residenza del capo, ndr) – ma ha sempre partecipato. Che poi sia socio sostenitore o militante poco importa, probabilmente si è sempre dimenticato”. Così ha scritto Alessandro Madron su “ilfattoquotidiano”.

Per molto, molto meno l’Umberto Bossi “pre-coccolone” avrebbe commissariato sezioni, cacciato a pedate i militanti, mandato a quel paese deputati del posto e molto altro ancora. E tutti si sarebbero rimessi a cuccia. I tempi, però, son cambiati e benché non avrete sentito una sola dichiarazione dei “maroniani” contro il loro leader (sanno bene che ciò significherebbe soffocare nella culla ogni ambizione), la guerra sottotraccia nei confronti del clan che fa capo alla moglie di Bossi è aperta da un bel po’. E un conto è accettare che Rosi Mauro vada a commissariare regioni marginali come la Toscana o l’Emilia-Romagna, altra cosa è vedersi imporre con la forza come capogruppo alla Camera Reguzzoni, come accaduto un paio di settimane fa (per inciso, quest’ultimo per rimanere in sella sarebbe pronto a cambiare casacca subito, non si spiega diversamente il suo autoscatto durante la votazione di ieri).

E qui sta il punto, torniamo dunque alla domanda iniziale: chi comanda la Lega?

La Lega la comanda Umberto Bossi, ma il suo carisma – sino ad oggi utilizzato da quelli del “cerchio magico” per zittire i mugugni ed imporre scelte “familistiche” – è legato a doppio filo con le sue condizioni di salute. Non escludo, nei prossimi giorni, una sua dura presa di posizione nei confronti di taluni galletti padani.

La salute di Bossi è, paradossalmente, anche la salute della Lega e del governo. Dopo di lui, come ho sostenuto ad ogni incontro pubblico, ci saranno giorni da “lunghi coltelli”. E se i colonnelli han cominciato a darsele ora, provate ad immaginare cosa accadrà quando Bossi se ne sarà andato. Senza dimenticare un particolare non di poco conto: se Berlusconi aprisse il cassetto, ne vedremmo delle belle!

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Mostrati 8 commenti
  • Domenico Letizia
    Rispondi

    E allora aspettiamoci delle belle!

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      A me piacerebbe tanto!

  • Tondini
    Rispondi

    Probabilmente la Lega ha fatto un patto segreto con la Sinistra per cambiare la legge elettorale nel modo che più le piace. Basta cambiarla, anche senza far cadere il governo, a maggioranza semplice (sinistra+centro+Lega). Poi si può andare alle elezioni, che la Sinistra, in questo momento, è sicura di vincere. Ma l’obiettivo primario di sinistra e centro, e adesso anche della Lega, è mandare via un Berlusconi perdente.
    E’ chiaro che senza Lega il governo cade, ma la Lega insieme alla Sinistra e Fini dove crede di andare ? Il suo elettorato è in grande maggioranza di destra. I risultati dell’abbandono di Fini sono davanti agli occhi.
    Simul stabunt simul cadent, dicevano i Romani. Pdl e Lega sono stati insieme per tanti anni. Adesso che Berlusconi è al tramonto vogliono passare dall’altra parte. Tutto ciò è molto italiano : tradimento, voglia di vincere sempre, inizio della guerra con un alleato e conclusione con un altro. Ricorda qualcosa ? In altre culture questo si chiama semplicemente “vigliaccheria” . Di chi tradisce una volta bisognerebbe non fidarsi.
    Bossi l’ha già fatto molti anni fa. E’ un’attitudine che uno ha nel DNA.
    Certo che una crisi di governo in un momento così è da irresponsabili.
    Staremo a vedere…
    Angelo Tondini -giornalista

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Spettabile Tondini, non sono convinto del patto Lega-Sinistra, sono invece convinto che il cambio della legge elettorale si farà, anche perché converrebbe a Berlusconi in vista delle prossime elezioni (dove non credo la spunterà) ed in vista di una sua candidatura alla presidenza della Repubblica.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Per me sono tutte beghe fra Sorelle Bandiera e la cosa non mi tocca. Ricordate il loro “fatti più in là ?” La politica italiana è tutto qui, inventarsi una linea politica e poi cavalcarla per prendere poltroncine e prebende. Se poi con una linea politica si accenna a perdere, la si cambia con bei giri di valzer e gli elettori ben imboniti giù a battere le mani. Che il Parlamento riduca volontariamente il numero dei parlamentari, che il Re eletto dalla Casta e del quale nessuno deve parlar male riduca drasticamente le spese della reggia, … sono tutte pie illusione per tirare avanti. In una Democrazia tutti i Cittadini sono uguali, se vogliamo una Democrazia, tutti i Cittadini “devono” esserlo e come alla Fincantieri se il lavoro diminuisce si invitano gli addetti a darsi da fare per trovarsi un altro lavoro, stesso atteggiamento deve esserci tra i politici e nella P.A. Io sono da sempre favorevole alla pena di morte per reati gravi e particolarmente efferati, specialmente quelli contro donne e bambini indifesi. Che nessuno tocchi Abele è il mio motto. Coerentemente non ho alcuna speranza in riforme sostanziali di alcun genere e sostengo che in Italia ci sia un gran bisogno di una Rivoluzione Francese. Ci arriveremo.
    Roberto Porcù

  • zenzero
    Rispondi

    Interessante analisi

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