In Anti & Politica, Economia, Esteri, Primo Piano

DI GABRIELE LAFRANCHI*

A che punto siamo con la crisi economica? Quanto è grave? Tra la gente comune la domanda sembra serpeggiare con maggiore insistenza. L’inquietudine è in crescita. Devo ritirare i soldi dalla banca? Assisterò impotente all’annientamento del mio secondo pilastro? Sono preoccupazioni più che legittime. La situazione è seria, molto più seria di quanto traspaia sovente dagli organi di informazione. Per fortuna il web è ancora uno spazio di libertà dove i pennivendoli di regime sono sbugiardati regolarmente da gente meno nota, ma più preparata.

Quando le crisi colpiscono la società, immancabilmente si mette in moto l’ “operazione diversivo” e la ricerca del capro espiatorio. E’ lo sport preferito dei politici e degli intellettuali che ne fungono da stampella. In questi momenti, dove non è possibile escludere a priori rivolte violente nemmeno tanto lontano da noi, la necessità di comprendere il perché e il per come determinate cose accadano è un esercizio che non si può più rimandare. I pifferai magici dello statalismo sono già in azione. Il rischio è di cadere dalla padella nella brace.

E’ sotto gli occhi di tutti che gli speculatori e il capitalismo siedono attualmente sul banco dei condannati (non sono nemmeno più imputati). Lo si legge e sente tutti i giorni e in tutte le salse. Sono menzogne. Peggio: Sono menzogne pericolose che porteranno ad interventi riparatori errati e quindi inefficaci. Eccone alcune:

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1) Quando vi raccontano che i governi sono in difficoltà per colpa degli speculatori che rubano e predano, beh, stanno alzando la cortina di fumo. Sono in difficoltà per colpa delle scelte effettuate dalle medesime caste al potere. Sono i governi e i parlamenti che hanno dimenticato la regola di base di ogni famiglia. Si vive con quello che si ha. Gli speculatori, grazie a Dio, esistono e ci ricordano ogni giorno che i principi economici non sono un “optional”. Viviamo pur sempre e ancora sul pianeta Terra. Programmi statali di spesa insostenibili, debiti pubblici elevati, corruzione, ecc. , non sono catastrofi naturali, sono frutti avvelenati di opzioni intellettuali errate.

2) Quando condannano un giorno sì e l’altro pure il capitalismo non puntano ad altro che scambiare la nostra legittima indignazione con la sottomissione al volere del burocrate e del parassita governativo di turno. Il capitalismo, vale a dire il libero scambio di legittimi diritti di proprietà, è l’unico sistema morale che rispetta l’individuo. E’ l’unico che ci evita di vivere da servi. E’ l’unico che ci permette di votare ogni giorno, scegliendo, e di conservare i frutti del nostro lavoro (che detto per inciso sono di ognuno di noi e non dei pescecani abituati a vivere alla spalle degli altri). Ci dicono che il capitalismo non ha etica né morale e che va corretto e moralizzato. Mentono ancora. Non è perfetto, ma correttamente inteso è l’unico che esalta la libertà e la responsabilità individuale. Non ci sono terze vie tra libertà e sfruttamento.

3) Ci dicono che necessitano di maggiori mezzi finanziari per fare il bene. Eppure il peso dello Stato nell’economia non è mai stato così grande. Quando si fermeranno? A che percentuale? Per non parlare poi degli effetti collaterali che già si vedono (disincentivi, ricerche di rendite durature, ecc.).

4) Si vogliono impegnare, e chiedono quindi più Stato, per finirla con “la privatizzazione degli utili e la socailizzazione delle perdite”, cosa vera e vergognosa, per carità, ma non è forse altrettanto vero che questi fenomeni sono resi possibili unicamente da legislazioni statali?

5) Ci riempiono il cranio con le oligarchie bancarie che ci sfruttano. Ma dimenticano sempre di dire che il sistema monetario è basato sul monopolio della moneta stabilito per legge dallo Stato e sul potere, concesso dallo Stato, alle banche centrali, di manipolare i tassi di interesse. Ovviamente si guardano bene dal dire che questo non ha nulla a che vedere con lo spauracchio dell’ultra-liberalismo. Avete mai letto il punto 5 del manifesto del Partito comunista del 1848: “Accentramento del credito in mano dello Stato mediante una banca nazionale con capitale dello Stato e monopolio esclusivo”. Viviamo in un mondo dove le parole sono armi di manipolazione di massa. Resistere è possibile. E’ persino semplice. Libertà e coercizione non sono la medesima cosa.

Lo statalismo, il collettivismo non hanno mai funzionato e non funzioneranno mai. Sono degli errori intellettualii che economisti liberali hanno demolito in modo più che convincente decenni fa. Non è difficile fare una scelta di campo, basata sulla logica, e tirarne le conseguente.

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I privilegi li può concedere unicamente lo Stato. Nel libero mercato ogni scambio è un atto di libera scelta, per definizione vantaggioso per entrambe le parti. La tanto amata lotta di classe, non in senso marxista ovviamente, è quella che vede contrapposto chi si guadagna da vivere nel libero mercato (o quel che ne rimane) ai socialisti di tutti i partiti che si appoggiano alla coercizione dell’appartato statale per assicurarsi il prossimo pasto.

Oltre ai soliti noti, i vari burocrati, nella lista dei principali privilegiati vanno inseriti anche gli attori del mondo della finanza. Senza le banche centrali, senza il monopolio sulla moneta, senza la possibilità di manipolare i tassi di interesse e di finanziare, fino a quando, debiti pubblici insostenibili non saremmo nel quarto anno di una crisi economica che sembra senza fine. Ce lo dipingono come un mondo senza regole. Buffonate. Ricordiamocelo quando ci propongono più interventismo per migliorare le cose. Il cuore della crisi è lo statalismo selvaggio, criminale e ladro. Speriamo di non pagarne un prezzo troppo alto.

Gabriele Lafranchi – presidente Associazione Liberisti Ticinesi

Pubblicato il 19 luglio sul “Corriere del Ticino”

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Mostrati 39 commenti
  • Michele
    Rispondi

    Vallo a dire alle masse operaie sfruttate da un capitalismo “senza regole” che il capitalismo è garante delle libertà degli individui. Volgi lo sguardo alle diverese rivoluzioni industriali e troverai lavoro minorile, disparità salariali enormi, donne sfruttate,… Ceerto… la libertà del singolo…. ma il lavoro a differenza del capitale non è una merce che puoi vendere e comprare, il lavoro è un PRESUPPOSTO della libertà!
    Inoltre la crisi trae principalmente le sue origini da differenze salariali sempre più elevate negli USA e costretti (e incentivati, dai privati come da governi di destra) a indebitarsi ad oltranza. Questa non è una favola, cerca i dati sulla distribuzione del reddito! Nell’era Bush l’evoluzione è oscena! La politica sociale non può essere sostituita da una politica all’indebitamento… E poi ci si sorprende che mancano i soldi nel pubblico… ma chi paga ancora le imposte?
    Il capitalismo “senza regole” è garante unicamente dei diritti degli imprenditori cioè dei proprietari del capitale (magari ereditato), accentua i cicli economici e con il tempo aumenta le disparità sociali, l’instabilità del sistema e diminuisce quindi le potenzialità dei singoli individui. Il capitalismo “senza regole” tende a privilegiare i privilegiati e in questo senso “non è morale”!

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Michele, le tue son solo sciocchezze! Le masse operaie che hanno vissuto un po’ di capitalismo (occidente) son diventate perlopiù ceto medio, alcuni si sono arricchiti molto grazie alla possibilità di intraprendere, altri ancora hanno smesso di fare la fame.
      LE MASSE OPERAIE CHE HANNO SEGUITO LE IDEE CHE TU TANTO AMI (Cuba, URSS, Birmania, Corea del Nord, Cambogia, ecc.) SONO STATE STERMINATE!!!!

      QUESTI SONO FATTI, NON DEMAGOGIA!

    • Rivo Cortonesi
      Rispondi

      Lei si definisce un “fervido sostenitore della democrazia”. Mi tolga una curiosità: qual è il suo giudizio su esperienze storiche come la Serenissima e la Repubblica di Siena, dove la democrazia non è mai esistita, eppure hanno vissuto “con grande consenso popolare” molto più a lungo di quanto non possa oggi vantarsi la democratica Repubblica Italiana, che di consenso popolare mostra di averne ogni giorno sempre di meno?

      • Michele Adamoli
        Rispondi

        Penso che la Repubblica di Siena sia tutto fuorché un esempio di capitalismo senza Stato, anzi. Non ho diritto di voto in Italia, ma simpatizzerei con un sistema federale o confederale.

        • Rivo Cortonesi
          Rispondi

          Ho portato la Serenissima e la Repubblica di Siena come esempi di sistemi di rappresentatività politica non democratici (non come esempi di capitalismo senza Stato) al solo scopo di dimostrare che i nostri avi avevano escogitato sistemi di concordia civica superiori a quelli delle attuali “democrazie”, di cui lei dice di essere un fervido sostenitore. Non risponde dunque a verità storica la sua affermazione che l’alternativa alla democrazia sia solo l’anarchia. Tutto qua.

          • Michele Adamoli

            Lei ha ragione: parlare di democrazia a prescindere dal contesto storico non ha molto senso ed è persino pericoloso (se in virtù di essa si giustificano delle guerre).

    • Brillat-Savarin
      Rispondi

      amico mio un consiglio: umiltà e studio evindentemente sono per te una cosa sconosciuta.

      • Michele Adamoli
        Rispondi

        Grazie del consiglio. In effetti sono qui per imparare, ma non posso imparare a prescindere dalle mie pre-conoscenze.

  • Michele Adamoli
    Rispondi

    Egregio Signor Facco,

    Come lei condivido l’avversione per i regimi totalitari o dittatoriali. Mi reputo un fervido sostenitore della democrazia e di un sistema federale. Credo che uno Stato non debba mai essere così da grande e potente da poter costituire una minaccia a un proprio vicino o ai propri cittadini.

    Rispetto all’esistenza delle classi medie, il boom è avvenuto in parte grazie alle innovazioni e allo spirito imprenditoriale (questo è ovvio). Tuttavia un’apporto fondamentale è pure stato dato dall’estensione dei diritti politici ai ceti meno-abbienti (suffragio universale), alla creazione di uno Stato sociale, alle politiche salariali “regolate” e “negoziate” e da una stabilità macro-economica. Basti pensare ai 30 gloriosi, di stampo “keynesiano”.

    L’articolo di Gabriele, che condivido in parte, mi sembra debba essere completato, nella misura in cui il solo capitalismo (o il solo mercato) non sono, in quanto tali, una garanzia assoluta per la libertà degli individui. Il mercato è sicuramente necessario, ma non sufficiente per la libertà (a meno di accettare le ipotesi fantascientifiche implicite alla nozione di concorrenza pura e perfetta, tali “essere umano razionale e onniscente”, “simmetria di informazione”, “parità di potere nelle negoziazioni”…)

    Mi sembra di poter affermare dignitosamente la necessità dello Stato, di una regolamentazione dei mercati, di una giustizia salariale, di una politica sociale (salute, educazione), di una stabilizzazione macro-economica, senza per questo essere associati ai peggiori esempi di prevaricazione e violenza, conosciuti nella Storia umana né tanto meno all’economia pianificata di stampo comunista.

    Che molti politici utilizzano questi ideali per i propri scopi egoistici questo è un’altra storia.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Lei deve essere giovane e, probabilmente, universitario, dato che si nota la ruggine che la scia la propaganda di Stato.
      Lei dice: “L’articolo di Gabriele, che condivido in parte, mi sembra debba essere completato, nella misura in cui il solo capitalismo (o il solo mercato) non sono, in quanto tali, una garanzia assoluta per la libertà degli individui”. INFATTI LA SITUAZIONE CHE VIVIAMO E’ TUTTA FIGLIA DELLA MANCANZA DI CAPITALISMO E MERCATO.
      Faccia uno sforzo e vedrà che capirà anche lei che LO STATALISMO NON PAGA, e LA DEMOCRAZIA E’ IL SUOI CAVALLO DI TROIA.
      Stia bene.

      • Michele Adamoli
        Rispondi

        Signor Facco,

        Le istituzioni democratiche possono funzionare più o meno bene ma esse rappresentano l’alternativa migliore.
        Esempi di anarchia sono esistiti nel medioevo e esistono ancora in molti paesi (vedi Africa e Sud America) e non hanno portato a un granché di buono. L’anarchia è la via diretta verso società tribali, patriarcali e bigotte (cioè in poche parole MAFIOSE!).

        Cordialmente,

        • domenico
          Rispondi

          Ci sono tantissime forme di anarchie, tantè che anarchia è intesa come assenza di Stato inteso proprio come organo giuridico. Da questo punto di vista i suoi esempi calzano.
          Ma per quanto mi riguarda la vera forma di anarchia è l’anarco-capitalismo, perchè anche se venisse distrutto lo stato (organo giuridico) per poi insediarsi un’oligarchia non ufficialmente ricosciuta (es. società mafiosa, movimento di terroristi, ecc.) questo non vuol dire che non sia ufficiosamente uno stato.
          Proprio perchè nella mia visione anarchica per stato si intende forma di governo, esistenza di un potere sul popolo, e tutti i casi da lei menzionati rientrano anche in questo.
          Senza libero mercato ed in società poco evolute è facile giungere a questi risultati è normale.

    • domenico
      Rispondi

      Il problema dell’ideologia statalista sta proprio nella sua ultima frase del suo commento: “Che molti politici utilizzano questi ideali per i propri scopi egoistici questo è un’altra storia”.

      E’ proprio questo che rende dello statalismo la più grossa delle demagogie. Come garantire che quanto affermato nella sua frase non succeda? Guardi che ovunque nel mondo è così. Noi critichiamo tanto la casta italiana, spesso paragonandola ai governi stranieri che reputiamo migliori, ma non esiste uno stato senza una casta. Ovunque c’è corruzione negli stati, privilegi e presenza di secondi fini nelle classi dirigenti. E ciò non fa che incancrenire a lungo termine il paese, portandolo poi inevitabilmente a diventare un paese pieno di malcontento, di “voglia di evadere” e poi, peggio ancora, a crollare.
      C’era pure un filosofo greco di cui mi sfugge il nome che riteneva che le rivoluzioni di volta in volta sono necessarie per riassettare la società che altrimenti tenderebbe sempre di più verso l’oligarchia. Persino egli aveva capito un problema che gli statalisti non comprendono: il potere statale non è una forma di governo efficiente, perché non è duratura e stabile nelle prerogative che si era imposto alla nascita.

      Ma possiamo ancora credere di andare avanti con generazioni che si beccano il meglio di un periodo storico ed altre che debbono fronteggiare il periodo di malcontento?

      In molti si pongono la santa domanda di quale fosse la forma di governo migliore, ma in realtà essa non è una vera domanda. Perché qualsiasi forma di governo può essere la migliore. Anche una dittatura può essere migliore della “democrazia” attuale nostra: una dittatura con un dittatore bravissimo, che non fa percepire nulla al suo governo ma lavora quasi gratis e garantisce le libertà economiche e sociali oltre che i servizi di prima necessità. Sarebbe bellissimo.
      Ma come garantire tale governo? come garantire che il governante sia abilissimo? e sopratutto come renderlo duraturo nel lungo periodo? perché cosa ci dice che morto il primo bravissimo dittatore non ne sopraggiunga uno perfido e meschino?
      E’ poi la democrazia, codesta meraviglia, ma cos’è la democrazia? Essa stessa è un altra illusione demagogica. Come si ottiene la democrazia? Vuole forse credere che un meccanismo di scelta maggioritario, per quanto allargato col suffragio universale, sia “governo del popolo”? Io e lei stiamo governando? Abbiamo chance di farlo? O è semplicemente “governa chi riesce a piacere alla maggioranza della popolazione, la quale è risaputo essere costituta dai più ignorantoni”? O meglio “governa chi meglio sa fottere il prossimo”.

      “La democrazia è la dittatura delle maggioranze” diceva Alexis de Toqueville.

      La stessa suddivisione dei poteri non migliora le cose. I poteri che si possono generare a controllo della massa non sono determinabili a priori in uno stato. Pensi al quarto potere, come controllarne la pericolosità? forse in assenza di uno stato centrale non sarebbe poi così pericoloso.
      Ed inoltre tale suddivisione si basa sul preconcetto che tutti i poteri siano equipotenti, ma possibile che uno dei tanti al lungo termine non possa prevalicare gli altri? Penso che in tutto ciò il caso di Berlusconi sia eclatante.

      Insomma, quando lei e la maggior parte delle persone guarda allo stato, lo vede in un ottica ideale che non si concretizza (e non si concretizzerà) mai. E’ incredibile che quando si pensa allo stato tutti inevitabilmente tendono a vederlo come lo stato dei loro sogni e non come lo stato che realmente esiste, pur magari effettuando dei ragionamenti al tempo presente al fine di dare delle loro idee di come migliorare le cose.

      La verità è che nessuno stato dalla parte dei cittadini potrà esistere anche perché non puoi mai sapere cosa vogliano i cittadini. Lei, molto ma molto erroneamente, parla di un capitalismo che vede l’uomo come un modello fatto da quelle definizioni da lei elencate (“essere umano razionale e onniscente”, ecc.) che portano in realtà alla definizione di “acquirente perfetto”, o come diavolo si chiama,, un modello di uomo che in economia è alla base della legge della domanda e dell’offerta. Ma questa è una visione dall’alto. Nulla di più statalista e di ideologico controllo dell’economia dall’alto. Il vero capitalismo (che altro non è se non la dottrina economica dei liberali) vuole gli attori economici, questa parola che non indica se non tutti noi messi assieme, liberi di accordarsi come caspita gli pare, proprio perché l’uomo è un essere strano e indefinibile. Il capitalismo è la visione economica che meglio di altre tiene in conto la realtà dell’uomo.

      • Michele Adamoli
        Rispondi

        In effetti la priorità dovrebbe essere data ai singoli individui e quindi al mercato. Ma non sempre ciò è possibile. Si veda la discussione sui beni pubblici, più in basso. Credo che lo Stato sia necessario per garantire i beni comuni, ma che non debba sostituirsi alle iniziative private.Come dice Gabriele, la definizione di bene pubblico, nel caso concreto, non è facilmente definibile una volte per tutte.Ciò richiede dibattito, e non è detto che la maggioranza abbia ragione (anzi).

  • Caber
    Rispondi

    Per non dimenticare che se negli USA c’è stato un presidente iperstatalista è stato proprio il citato Bush.

  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    DA TICINOLIVE: BARROSO AMMETTE CHE SI TRATTA DI UNA CRISI GRAVISSIMA

    Josè Barroso ammette: gravissima la crisi nella Zona euro
    Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha definito “gravissima” la situazione nella Zona euro a causa della crisi del debito ed ha ammonito che un fallimento del vertice straordinario di domani a Bruxelles, incentrato sulla questione greca, avrebbe conseguenze mondiali.
    I Capi di Stato e di governo sono chiamati a decidere in maniera chiara e definitiva l’attuazione del secondo piano di aiuti alla Grecia. Un piano da 110 miliardi di euro, di cui è già stata versata una prima rata di 3.2 miliardi.

    “Nessuno può farsi illusioni, la situazione è gravissima – ha dichiarato Barroso in conferenza stampa – Se domani a Bruxelles non verrà trovata una soluzione dai leader dei paesi dell’eurozona le conseguenze si faranno sentire in tutta Europa e oltre.”

    Il summit di domani è determinante. Lo dice Barroso e lo sanno tutti gli altri. Se può apparire esagerato asserire che da quanto accadrà domani dipende il futuro della moneta unica, appare comunque evidente che la credibilità dell’unione europea monetaria e politica è legata al contenuto del messaggio che i Ministri delle Finanze decideranno di trasmettere riguardo al secondo programma di aiuti alla Grecia.
    La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha voluto essere chiara: “Se a Bruxelles non ci dimostreremo uniti, se non sapremo trasmettere un messaggio chiaro, se la Grecia non otterrà questi aiuti, se il debito greco non verrà ristrutturato su una base di volontariato da parte dei creditori privati e se lasceremo che le agenzie di rating americane ritengano il piano di salvataggio il segno di un default di pagamento, allora la moneta unica europea andrà verso un futuro molto doloroso.”

  • Caber
    Rispondi

    Cacchio Leo… questo sta diventando un covo di Keynesiani :P

    Tra l’altro con scarsa memoria visto che parlano di 30 gloriosi e stabilità economica nello statalismo…

  • Gabriele Lafranchi
    Rispondi

    Michele,
    ti vedo sempre molto attivo. Alcune osservazioni:
    Ci sono tre modi di relazionarsi con il prossimi. Puoi donare qualcosa a qualcuno senza attendere nulla in cambio. E’ un atto libero. Non forzato. Puoi scambiare A con B. E in questo caso alla meglio ê vantaggioso per entrambi, alla peggio è neutro. In ogni caso è libero. Oppure te ne impossessi con la forza bruta (il classico ladro) oppure fai una legge per rubare legalmente. Ammetterai che il primo ha almeno la correttezza di rischiare qualcosa di suo (lo becchi in casa e magari gli fai un sacco male. Lo Stato, se proprio dovesse avere un ruolo, ha unicamente quello di tutelare i diritti di proprietâ di punire i ladri. Ah l ladri, quelli che non rispettano i contratti, ci sono anche tra gli imprenditori. E vanno trattati, se del caso, per quello che sono: da ladri.
    Più libero mercato = maggiore civiltà. Il capitalismo è alla base della maggior crescita del benessere mai registrata nella storia umana. Le palle sul capitalismo sfrenato della rivoluzione industriale ha sempre dimenticato di dire che i poveri bambini (messi sì davvero male) sarebbero morti ben prima..o magari manco sarebbero nati senza mercato. Ci sono dei testi di Hayek che parlano bene di queste cose.
    E poi sta storia del “capitalismo senza regole”. Il capitalismo ha delle regole, una in fondo: non rubare.
    Sulla moralità: ti rimando alle prime righe di questo testo. Sul caos economico..al testo di cui sopra
    Termini come giustizia salariale, non hanno alcun significato. Sulla stupidità della concorrenza pura e perfetta siamo d’accordo, ma non è un argomento che puoi rinfacciare a chi si rifà alla scuola austrica di economia, che ha massacrato questo concetto. Stendiamo poi un velo pietoso sulla stabilizzazione macro-economica. E’ un concetto assurdo. Sul sito dell’ALT (www.alt-ch.org) trovi una bellissima conferenza di Pascal Salin (due in realtà). Ti consiglio di ascoltarti l’audio.
    Sulla democrazia: mi limito a farti notare che la maggioranza può violare la libertà della minoranza. Di morale non ha nulla.

    • Michele Adamoli
      Rispondi

      Non è così semplice.
      Alcuni beni sono interamente o parzialmente collettivi… A chi appartiene l’aria che respiri? Il paesaggio che ammiri? La calma e la sicurezza di cui godi? La qualità del sistema bancario o del sistema ospedaliero?
      Altri beni sono monopoli naturali (dove la concorrenza è praticamente impossibile) come le reti stradali, di aquapotabile etc.
      Altri beni presuppongono un’asimmetria di informazione tale da rendere necessaria un controllo centralizzato, per esempio i medicamenti, etc….
      Altri beni sono tanto strategici e rari che richiedono un razionamento (acqua potabile in alcuni paesi..)
      Altri sono beni che si dovrebbero imporre in certa misura nell’interesse della persona la cui razionalità spesso funziona solo a corto termine (formazione obbligatoria, assicurazione sulla vecchiaia)…
      Altre volte centralizzare alcune attività permette di godere di economie di scala e di risparmiare risorse…
      Alcuni e altri beni pubblici sono un presupposto della libertà stessa. Perché la libertà non si riduce alla libera disposizioni di beni, ma alla possibilità di espletare delle azioni o un stile di vita desiderabile (per esempio in linea con la convenzione sui diritti umani).
      Lo Stato può contribuire alla libertà come può distruggerla.
      Il mercato può contribuire alle libertà come può distruggerle, nella misura in cui gli agenti partano da situazioni di svantaggio in termine di informazione e di potere di negoziazione!
      L’idea dell’economia consiste nel trovare la combinazione ottimale tra Stato e mercato e farla evolvere a seconda della situazione e a seconda dei cittadini.

      • Gabriele Lafranchi
        Rispondi

        Oh sì che lo è invece. I monopoli, i controlli, le necessità ecc. che invochi sono tali perché monopoli legali o creati ad arte dallo Stato o compiti che lo Stato ha deciso di assumersi. Non c’è praticamente nulla che non sia stato fornito in passato da privati e poi statalizzato. La tua argmentazione si basa essenzialemnte su un concetto di bene pubblico che non viene mai definito. Qualcuno decreta che è necessario. Ma chi è costui? E E quale legittimità ha? E con quale mi impone questo suo volere? Sono sofismi da mondo costruito a tavolino. Forse non viviamo nel medesimo mondo. Sarà per quello che è bello, perché variato.

        • Michele Adamoli
          Rispondi

          In effetti hai colto il punto. Senza beni-pubblici come si potrebbe giustificare l’esistenza dello Stato?

          Un bene pubblico è un bene non-rivale e non-esclusivo. Non-rivale significa che puô essere consumato contemporanemente da più persone (per esempio una sala cinema, un’autostrada). Non-esclusivo significa che non si riesce a far pagare la persona per quel bene (tipo alcune risorse naturali, un emissione radiofonica non-criptata). Il bene pubblico soddisfa entrambi le condizioni. http://en.wikipedia.org/wiki/Common_good_%28economics%29

          Sono d’accordo con te che nel caso concreto non è facile dire questo è un bene pubblico o privato. Dipende dal tipo di bene ma anche da chi e come lo si esamina. È una questione che richiede un dibattito “pubblico” ;-) e in questo sta la forza della democrazia (semi-diretta).

          • Gabriele Lafranchi

            Appunto Michele..ti assicuro che se ci pensi un attimo vedrai che di beni pubblici non ti resta molto. Di sicuro non tutta la costruzione dello Stato sociale, di sicuro non le strade, non le scuole, non la sanitâ..non i trasporti cosidetti pubblici. non un sacco di cose. Rothbard non riesce nemmeno a metterci l’esercito (il bene pubblico per antonomasia) in quella definizione argomentando che i soldati che metti a difesa della california non li hai a disposizione a New York.

  • Andrea Mecozzi
    Rispondi

    Concordo pienamente con Michela Adamoli.
    I cosiddetti liberisti scordano sempre il piccolo particolare che il mercato perfetto non esiste e non potrà mai esistere in natura, come l’attrito zero in fisica terrestre, sono costruzioni metafisiche legate alla speculazione scientifica.
    Tutto parte da qualcosa di molto più semplice, la percezione della qualità della vita a cosa è legata?
    Al possesso di un oggetto o al godimento di uno stato?
    Perché un monaco buddista vive felice anche in completa ascesi e digiuno?
    Il capitalismo prima del 1800 non esisteva, ad esempio per costruire le grandi opere tutto si basava su un contratto sociale che legava la popolazione al proprio referente istituzionale, che poteva essere un principato assoluto, un’oligarchia nobiliare, un’aristocrazia mercantile, una struttura di comando etno-antropologica non europea e mille altre forme diverse per scegliere cosa si dovesse fare o cosa non si dovesse fare.
    I cosiddetti “liberisti” scordano che il capitalismo è semplicemente un modello anglosassone imposto al mondo con le armi, e in questo non c’è nulla di democratico o di libertario.
    Chi ha stabilito che si vive meglio senza porsi limiti nello sfruttamento della natura, che per stessa ammissione economica è un bene finito, piuttosto che seguendo una qualche forma di comunitarismo ascetico (modello che ha funzionato per millenni e ancora si dimostra attuabile persino in occidente nei monasteri)?
    Durante i mille anni nei quali Roma ha costruito la propria civiltà la ricerca e l’evoluzione, in campo architettonico, agricolo, idrico, militare sono andati avanti senza necessità di copyright, capitali o altro e la vita è migliorata omunque. E il Medioevo? In campo agricolo è una delle epoche più prolifiche, eppure non esisteva la proprietà privata.
    Il capitalismo è una parentesi, relativamente breve. Non è per nulla legato alla democrazia (come spiegare Atene altrimenti?), ne tantomeno ad un modo più libero di vivere.
    E secondo il mio modesto parere è anche uno dei peggiori.
    A Cuba le cose non vanno benissimo ma la sanità è tra le migliori al mondo, in alcuni campi (oftalmologia ad esempio) sovrasta quella statunitense, però è gratuita per tutti, mi potrei sentire più libero lì sapendo che uno dei rischi più vincolanti per l’essere umano è la salute…

    • Rivo Cortonesi
      Rispondi

      Il modello capitalista è molto più antico di quanto lei lasci intendere (forse lsi sbaglia con la rivoluzione industriale) ed è riconosciuto chiaramente dal Vecchio Testamento (vedi anche il mio libro “Cristiani, manuale per fedeli allo sbando” scaricabile gratuitamente dalla Home page del sito http://www.liberisti.org): NON UCCIDERE, NON RUBARE, NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI. È l’affermazione incontestabile del concetto di PROPRIETA’ PRIVATA (diritto all’integrità fisica personale e al godimento esclusivo dei frutti del proprio lavoro).
      Tanta è la perentorietà di questa affermazione che Gesù Cristo, che venne per completare la Legge e non per sovvertirla (come da Lui stesso affermato), ci ha indicato l’unico modo possibile per conciliare l’inviolabilità della proprietà privata con la fratellanza: la volontarietà degli atti di solidarietà. Nelle moderne socialdemocrazie (e anche a Cuba) questo insegnamento è stato sovvertito: la fratellanza può essere meglio realizzata violando la proprietà privata attraverso decisioni prese a maggioranza o dispoticamente. Lo spartiacque tra liberismo e socialismo è sostanzialmente questo. La qualità di vita e i monaci buddisti non c’entrano niente.

      • Andrea Mecozzi
        Rispondi

        Mi permetta di dissentire profondamente. Capitalismo nasce con la possibilità di accumulare capitali, spesso svincolati da un possesso di qualcosa di materiale, se domani il sistema crolla che fa se le mangia le azioni di borsa? Inoltre il possesso specificato dalla Bibbia si riferisce all’uso su questo mondo dei beni materiali che servono a vivere nel lasso di tempo che ci divide dalla vita eterna, non alla loro accumulazione.
        Anzi per confutare in modo molto più specifico la sua affermazione mi rifaccio al diritto romano: tutto ciò che non è in uso ad un cittadino romano è di proprietà dell’Impero e alla sua morte sarà decisione delle legge destinare quel bene. Le liste di proscrizione le dicono nulla? Completa disposizione pubblica dei beni. La proprietà privata come diritto incorruttibile, trasmissibile e unico nasce nel ‘800 con la costruzione dei muretti a secco a difesa della proprietà dei terreni agricoli nell’Inghilterra pre-rivoluzione industriale. Il richiamo ai monaci buddisti, e potrei farne mille altri ad altre condizioni di vita di mille popolazioni diverse, era per ricordare che noi viviamo ancora oggi in una società etnocentrica che disconosce tutto il resto del mondo, dove spesso il sistema capitalista (modello economico nato negli ultimi 200 anni, mai esistito prima) è imposto a suon di fucile. E dove la ricerca della libertà nasce su ben altri presupposti che non in quello di dover prevaricare il prossimo con l’accumulo di capitale che non potrai mai spendere in tutta la tua vita.

        • Michele Adamoli
          Rispondi

          Interessante :-)

        • Rivo Cortonesi
          Rispondi

          “…Inoltre il possesso specificato dalla Bibbia si riferisce all’uso su questo mondo dei beni materiali che servono a vivere nel lasso di tempo che ci divide dalla vita eterna, non alla loro accumulazione.”

          Non mi risulta che la Bibbia si scandalizzi per il “capitale accumulato” dal padre del figlio prodigo (case, denaro, campi, servi) e che sicuramente avrebbe ricevuto in eredità il figlio probo ( a quello prodigo l’aveva già dato in anticipo).
          Nella stessa parabola si parla anche di “salariati”, ma non di sindacalisti, dunque dovevano essere sicuramente degli sfruttati dal padrone … capitalista.
          Quindi insisto: secondo me il capitalismo ha radici lontane.

    • andrea
      Rispondi

      Scusa, ma in base a quali dati dici che la sanità cubana è la migliore del mondo??io sapevo che, come un po’ in tutte le dittature, la sanità cubana è ottima per i ricchi, e per i burocrati comunisti, e molto scarsa per i poveri, che spesso si arrangiano con medicinali erboristici di dubbia efficacia (pensa che per curare i tumori, usano un farmaco al veleno di scorpione!)….anche la sanità USA probabilmente è superiore(ma non è merito solo del libero mercato, la spesa pubblica sanitaria in america è molto più elevata che a Cuba!)

      • Andrea Mecozzi
        Rispondi

        Le condizioni della sanità cubana si trovano in qualsiasi testo di geopolitica, in più per dare un bel colpo mortale ai pregiudizi dell’ignorante statunitense il caro Michael Moore ha girato una parte importante del suo documentario Sicko a Cuba, facendo vedere che le cure sono aperte a tutti e sono di livello superiore a quelle statunitensi. Proprio l’approssimazione non ha mai dato la possibilità all’uomo comune di capire che la realtà internazionale è ben diversa da quella che è stata servita su un piatto d’argento durante i 50 anni di dittatura democristiana.

  • Caber
    Rispondi

    non tutti i “beni comuni” devono per forza essere pubblici.

    un esempio facile facile è quello del condominio.
    gli spazi comuni sono effettivamente di tutti i condomini. ma sono logiche privatistiche, sono anche DI PROPRIETA’ dei condomini. ed essendo una proprietà è volontaria.

    non è difficile immaginare un simile sistema applicato su una comunità locale per quei (pochi) servizi svolti su base tipicamente territoriale.

    la differenza rispetto all’as is non è piccola come può sembrare ad un primo sguardo.

    • Michele Adamoli
      Rispondi

      Ottimo! L’esempio del condominio è perfetto!
      Chi fa le pulizie dei corridoi? Chi è responsabile di chiudere le finestre se fa freddo o piove? Chi può occuparlo con armadi o rifiuti e per quanto? Chi decide?
      Se lasci l’iniziativa ai singoli vedrai che il tuo corridoio diventa sporco, disordinato e invivibile. Perché qui non c’è mercato, non c’è prezzo, perché non c’è diritto di proprietà. C’è invece dibattito, regolamentazione e controllo. Ci sono quindi delle tasse per mantenerlo pulito, riscaldato e in ordine.
      Senza regole, tasse e controlli stabilite e accettate non è possibile gestire i beni comuni.

      • Gabriele Lafranchi
        Rispondi

        Qui torno a rilevare la differenza tra accordi liberamente consentiti. e coercizione statale. Sono due cose leggermente diverse. I secondi sono indegni di una società che si vuole civile.

  • Michele Adamoli
    Rispondi

    Forse qui può essere di aiuto Wikipedia: “Capitalism, as a deliberate economic system, developed incrementally from the 16th century in Europe,[10] although proto-capitalist organizations existed in the ancient world, and early aspects of merchant capitalism flourished during the Late Middle Ages.[11][12][13] Capitalism became dominant in the Western world following the demise of feudalism.[13] Capitalism gradually spread throughout Europe, and in the 19th and 20th centuries, it provided the main means of industrialization throughout much of the world.[4] Today the capitalist system is the world’s dominant economic model.”

    • Rivo Cortonesi
      Rispondi

      Il padre del figlio prodigo era sicuramente un proto-capitalista :-))

  • Massimo74
    Rispondi

    @Andrea Mecozzi

    Invece di ascoltare le cazzate di Moore, leggiti questo articolo che spiega dettagliatamente come funziona il sistema sanitario americano.

    http://stefanmikarlsson.blogspot.com/2007/07/myths-fact-about-american-health-care.html

    • Andrea Mecozzi
      Rispondi

      Come la dovrei recepire la frase iniziale di Karlsson “witch I haven’t seen…”
      L’ignoranza in Italia e in giro per il mondo sta iniziando a diventare intollerabile.
      Una tesi prima di essere confutata va studiata.
      Medicare è un carrozzone dove si cerca di tappare qua e la buchi per i casi più gravi.
      Invece di leggere le cazzate di uno svedese che se domani mattina fosse preso da un attacco strano sarebbe tutelato al 100% dal sistema sanitario reale il quale tutela anche gli immigrati clandestini che si fossero autodenunciati, ci vada in america, magari vaglierà le posizioni di Moore in altro modo.
      E le consiglio di andarci senza sottoscrivere una lauta assicurazione con la sua compagnia, sennò le toglie tutta l’ebrezza.

      • andrea
        Rispondi

        Micheal Moore non è certo una fonte attendibile, è più famoso per le cazzate e le manipolazioni disoneste, a cui ricorre molto spesso nei suoi documentari(vedi ad esempio l’intervista a Charles Heston, evidentemente manipolata, nel suo documentario contro le armi) , che per altro!

        Per il resto non credo che il sistema sanitario americano sia il migliore del mondo, ma non è nemmeno come lo descrive Moore. Di sicuro, nel rapporto costi/risultati concreti, in molti campi è molto più inefficiente dei welfare europei. Raggiunge punte di eccellenza, ma l’eccellenza è accessibile solo a una minoranza, e una parte degli americani prima della riforma di Obama, beneficiava di un’assistenza sanitaria molto scarsa, in rapporto all’enorme spesa sanitaria americana (sommando i costi delle assicurazioni, alle spese del pubblico erario, l’americano spende in servizi sanitari, mediamente molto più di un italiano! )
        Oltre il 16% del PIL USA( mediamente 7 mila dollari pro capite/anno), viene investito per sostenere il sistema sanitario, contro i circa 3000 dollari pro-capite/anno dell’italia. Quindi anche se in alcuni campi la sanità usa può essere superiore a quella italiana, a livello di risultati globali, direi che il sistema italiano (ed europeo in generale) è molto molto più efficiente!

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Il mercato si ha quando due proprietari di qualche cosa si mettono d’accordo per uno scambio.
    La vedova che vive facendo riparazioni sartoriali in casa si accorda con un imbianchino affinché le tinteggi la cucina in cambio di denaro da lei avuto con il suo lavoro sartoriale: è mercato.
    La distorsione del mercato si ha quando uno Stato impone alla vedova di non far lavori sartoriali e la retribuisce per questo con una pensione sociale.
    La distorsione del mercato si ha quando c’è un tale che non sa fare nulla e lo stato organizza un corso e dà solo a lui la patente per poter imbiancare le cucine.
    La distorsione del mercato si ha quando lo stato chiede al primo imbianchino tasse spropositate e non ne chiede ad altri 10 imbianchini uniti in una cooperativa diretta da un ex politico: il primo imbianchino non può essere concorrenziale, perde ogni lavoro, fallisce e vive con la pensione sociale che gli dà lo stato.
    Nella competizione della vita vincono quelli con minor voglia e capacità di fare.
    Non è il mercato che è contrario al progresso, ma lo stato.
    Senza mercato non si può vivere, senza uno stato che pretenda di guidare l’economia si vive bene.

    • Gabriele Lafranchi
      Rispondi

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