In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI MATTEO CORSINI

“E infine, la politica: la tenace convinzione che comunque le tasse devono essere basse e che ogni dollaro dato a Washington è tolto a un’America che invece saprebbe farlo fruttare meravigliosamente. Era più vero in passato, lo è assai meno adesso, ma è un mito rilanciato dal reaganismo e duro a morire. Così si rinuncia allo spazio di manovra fiscale che in America, con un prelievo totale sotto il 30% del Pil, è notevole, a fronte del 45% europeo.” (M. Margiocco)

Occupandosi per il Sole 24 Ore dell’impennata del debito pubblico statunitense e delle discussioni tra repubblicani e democratici relative a un innalzamento del tetto alla possibilità di indebitamento del governo federale, Mario Margiocco, pur constatando lo stato pietoso delle finanze

(pubbliche) Usa, critica apertamente l’avversione all’aumento delle tasse che ancora prevale tra i cittadini americani.

Personalmente credo che tutta la storia del tetto al debito sia ridicola: mettere un limite per legge per poi aumentarlo ogni volta che si sta per raggiungerlo è come non darsi alcun limite. Prova ne sia che, solo per restare agli ultimi 30 anni, il debito federale è passato da circa 1000 a oltre 14000 miliardi di dollari e il tetto all’indebitamento è stato periodicamente aumentato dai legislatori, repubblicani o democratici che fossero.

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Ciò detto, la critica di Margiocco al reaganismo non sarebbe errata, se rivolta a quello che, a mio avviso, è stato il vero limite di quel periodo (e di quelli successivi, a giudicare dall’evoluzione del debito sopra ricordata): far correre le spese molto più velocemente delle entrate. E’ sacrosanta l’idea di non aumentare (o, meglio, ridurre) la pressione fiscale, ma a ciò deve essere accompagnato un contenimento (o, meglio, da una riduzione) della spesa pubblica. Il grosso limite dei repubblicani è spesso stato questo: a parole sono contro il big government, ma solo dal lato della tassazione. Essere contro il big government significa, invece, limitare il più possibile l’azione dello Stato, sia dal lato delle entrate, sia da quello delle spese.

Inoltre, la contrarietà a dare i soldi a Washington tramite le tasse non deve essere basata su considerazioni meramente utilitariste. Non è perché i privati saprebbero farli fruttare “meravigliosamente” che ha senso essere contrari alla tassazione, bensì perché la tassazione è un’aggressione alla proprietà privata, né più né meno che un’estorsione.

Le considerazioni sull’inefficienza dell’uso del denaro da parte dello Stato possono al più rafforzare le motivazioni etiche, ma non sostituirle, né precederle. A tale proposito, Margioco dovrebbe spiegare cosa ci sia di meglio in Europa, dove la tassazione e lo statalismo sono più elevati che in America. Non mi pare che vada tutto a gonfie vele da questa parte dell’Atlantico.

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Mostrati 3 commenti
  • paolo cintolesi
    Rispondi

    completamente d’accordo, con una puntualizzazione, che l’Europa si deve dare una “mossa” cercando di sviluppare l’azione per unificare tutta la normativa fiscale e della spesa, altrimenti vedo un futuro molto roseo per i burocrati e i rappresentanti istituzionali e molto ma molto nero, per noi.

    • Stefano
      Rispondi

      Assolutamente no. Armonizzazione fiscale, per loro, significa “rimodulazione fiscale”, ovvero spremitura totale.
      La gente deve capire che i conti si pagano, non esiste il pasto gratis.
      Solo il papà e la mamma fanno regali ai bimbi.
      I regali che ci danno i politici li paghiamo sempre il doppio di quello che li pagheremmo se ce li comprassimo da soli.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Non è detto. Quando si arriva verso il fondo, è meglio arrivarci presto con un po’ di apnea. A Parigi tagliarono la testa ai nobili ed il clero che non erano altro che la Casta di allora. Anche in quel caso provarono a far fare i sacrifici solo al Terzo Stato e sappiamo poi come andò. La faccenda Dei corsi e dei ricorsi non devo certo spiegartela io e l’insipienza ed ingordigia umana nemmeno. Come insegna Confucio, attendiamo sulla riva del fiume che passino le teste mozzate. Sediamoci ché il tempo non è definito, ma definito è che passino. Io per i burocrati della Casta il futuro lo vedo rosso, non roseo.

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