In Economia

DI MATTEO CORSINI

“Tutto il Paese è bloccato dalle stesse cause, che nel Meridione si presentano elevate al cubo. Inefficienza della pubblica amministrazione, in ogni suo ambito, carenza delle infrastrutture, illegalità (che diventa nel Mezzogiorno criminalità organizzata), rigidità, mancanza di concorrenza. Cioè, lo Stato non fa lo Stato e ciò impedisce al mercato di funzionare correttamente e fa vincere l’economia fondata sulla relazione invece che quella fondata sul merito.” (L. Paolazzi)

Luca Paolazzi, già firma del Sole 24 Ore e passato a essere capo dell’ufficio studi di Confindustria da quando il presidente è Emma Marcegaglia, dice la sua sulle cause della perdurante bassa crescita economia italiana.

Ai fattori elencati da Paolazzi se ne potrebbero aggiungere tanti altri, per lo più legati alla opprimente presenza della burocrazia e alla pesantezza del fisco. Siamo sicuri, allora, che il mercato non funzioni correttamente perché “lo Stato non fa lo Stato”?

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Io credo che il mercato non funzioni correttamente sia per la pervasiva ingerenza dello Stato in ogni aspetto dell’economia, sia perché certe imprese preferiscono fare affari con lo Stato (o grazie allo Stato) invece che fare affari nonostante lo Stato. Da questo punto di vista, anche il mondo delle imprese andrebbe diviso tra chi compete usando “mezzi economici” e chi lo fa usando “mezzi politici”, per richiamare la nota distinzione fatta da Franz Oppenheimer.

Nel sistema italiano più che altrove, occorre evidenziare chi fa impresa usando esclusivamente i “mezzi economici” è un vero e proprio eroe; siccome l’eroismo non è da tutti, non stupisce che in molti preferiscano usare, se ci riescono, i “mezzi politici”.

Sarebbe bene, però, non confondere gli effetti con le cause. E’ proprio perché lo Stato fa troppo lo Stato e perché la cosa sta bene a certe lobbies che prevale “l’economia fondata sulla relazione invece che quella fondata sul merito”. Se si vuole che prevalga l’economia di mercato, non ci si deve limitare a chiedere che lo Stato funzioni meglio, ma che faccia meno. Possibilmente che lasci fare a individui e imprese e tolga il disturbo.

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Mostrati 8 commenti
  • Stefano
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    No, non ci si deve limitare a chiedere che lo Stato funzioni meglio.
    Anzi, grazie a Dio il nostro Stato, la nostra P.A., funziona alla pene di segugio.
    Se funzionasse bene l’Italia sarebbe un lager. Ma di quelli peggiori.
    Lo Stato deve fare le due-tre cosette che deve fare uno Stato. Difesa, giustizia, e simili sciocchezze.
    Per il resto, è NECESSARIO che lo Stato si dolga dalle palle.
    Il problema è che questo può avvenire solo dopo la guerra civile, perché lorsignori stanno troppo bene così.
    Come un pisello nel suo baccello.
    Quindi, non avendo la minima intenzione di cedere, finiranno per sfibrare la corda che stanno tirando; e una volta spezzata… redde rationem!

    • Giorgio Fidenato
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      Caro Stefano, nemmeno quello. E’ meglio una giustizia privata che giudici pagati dallo Stato e di cui ovviament fanno i loro interessi!!!!

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Condivido con te Stefano, ho intravisto un titolo “Chi fa l’imprenditore in Italia è un eroe ?” Io lo sono e mi sento un cretino. L’Italia deve affogare nella merda e nel sangue di lor signori, non ne siamo lontani. Sto leggendo Umberto Magno, sono arrivato circa a metà volume, la lettura procede lentamente perché avverto spesso il bisogno di andare al cesso. Se penso che che la Lega si presentava come il nuovo che avanza, … nessuno sconto, la merda in cui affogare ce la mettono già loro, il sangue glielo faranno cacciare gli italiani quando si sveglieranno.

  • Jefferson Spirit
    Rispondi

    …e intanto con i nostri soldi fanno una campagna contro “”gli evasori”: http://www.corriere.it/economia/11_agosto_08/spot-anti-evasione_922e495c-c1d2-11e0-9d6c-129de315fa51.shtml
    Continua cosi’ la strategia “DIVIDE ET IMPERA” dello STATO PADRONE che, facendo leva su luoghi comuni, mira a creare degli “untori” da colpire come “parassiti sociali” (ma i veri parassiti sono proprio gli “statalisti”!) , favorendo lo scontro sociale per continuare a farsi i propri porci comodi sulla nostra pelle e con i soldi delle nostre tassei!..

    …e’ ora: REDDE RATIONEM!

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    E’ un eroe anche chi fa il dipendente. Gli unici a non essere eroi sono i nostri politici. Mangiano e si ingozzano sempre a prescindere. I sacrifici debbono essere sempre sulla groppa degli altri!

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    SANTI, EROI oppure soltanto ASSISTITI ?
    Che si possa definire eroe chiunque in questo paese rischia senza garanzie e protezioni, capitali propri, vita propria, fatica propria, sudore proprio e qualcos’altro (parte anatomica umana posteriore) è indubbio.
    Allora dovremmo capire se in giro ci sono ancora imprenditori e quindi eroi, oppure se si tratta ormai di specie animale ormai estinta o in fase finale di estinzione.
    Dico questo perchè chi vive nelle aziende e a contatto con i cosiddetti imprenditori (come per lavoro capita a me da oltre 25 anni), usa il termine proprietario d’azienda, che non sempre, anzi sempre + raramente comprende l’intraprendere. Non assisto altro ormai da molti anni, e con l’aggravarsi della crisi ormai siamo al delirio che al seguente desolante spettacolo :
    – ricerca di fonti di finanziamento pubblico, non importa se locali, nazionali o europei
    – utilizzo indiscriminato degli ammortazzitori sociali, primo tra tutti la cassa integrazione
    – immobilismo e inerzie da quarto mondo
    Ultimamente ero a pranzo con 4 clienti imprenditori (PMI) del varesotto, all’antipasto avevo già qualche dubbio, al primo ho chiesto con chi mi trovassi a pranzo, al secondo piatto mi sono risposto da solo, anzi no. Ho preso il caffè e sono uscito, a distanza di settimane non so ancora se ho pranzato con qualche RSU della CGIL FIOM, con qualche accomandita di qualche comunità montana di mare, oppure con una qualche rappresentanza di Disoccuppati Cronici, oppure se ero a tavola sono con i nuovi imprenditori italiani del terzo millennio, tutti stato, statalismo e assistenza.
    AMEN

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Parlavo ieri sera con mia sorella che abita in Canada.
    Più di una volta ,confrontando casi analoghi nei due paesi,mi chiedeva come si potesse resistere in italia.
    Dove quello che è tuo in realtà è meno tuo a causa della costituzione che prevede una compressione del diritto di proprietà per “scopi sociali”.
    Ha ragione mia sorella.
    Che mi dice che far gli imprenditori in italia è da coglioni.
    A meno che non si operi in nicchie lucrose,e a meno di autodifendersi dal fisco.
    Mi chiedo anche che posto sarebbe l’italia se il 50% degli imprenditori delocalizzasse,spostasse le produzioni e le sedi all’estero.
    Sarebbe un cimitero infestato di predoni armati disposti ad uccidere per un wurstel ?

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    A me pare che già molti imprenditore italiani delocalizzino la produzione. Fiat docet! Purtroppo, ho l’impressione che gli italiani siano masochisti. Come è possibile continuare a lamentarsi, e, contemporaneamente votare per questi mangiapane a tradimento? Dobbiamo tutti stringere la cinghia e, nel frattempo, i nostri parlamentari si ingozzano! Cominciamo a mandarli a lavorare veramente. Stupisce che il presidente del consiglio sia anche un imprenditore, visti i risultati!

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