In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI FRANCO DE POSSENTIS

C’è un clima pesante in Italia, un clima da untori del fisco senza soluzione di continuità.

La crisi italiana non è figlia di una banda di delinquenti che da anni si bea di governare questo stivale malconcio (che non si riducono prebende, che non tagliano posti, che continuano ad elargire aiuti milionari ai clientes, che rubano a man bassa), non è nemmeno colpa di milioni di parassiti che vivono di Stato e parastato e che – al netto del falso perbenismo – non solo non fanno una beata fava, ma vanno a lavorare quando vogliono, timbrano quando gli pare, vanno in malattia in prossimità di ogni ponte.

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Macché, questo è – per citare Beppe Grillo – solo un paese composto di furbi e fessi, dove tra i furbi ci sarebbero gli evasori propriamente detti e tra i fessi quelli che pagano tutte le tasse. Per chi ama la demagogia, il comico genovese è capace di arringare le folle come nessun altro. Peccato che ciò non farà altro che incancrenire il tessuto sociale, e le conseguenze future saranno le seguenti:

1- La guerra fra poveri, la rivolta sociale che verrà scatenata dalla depressione prossima futura e che riverserà nelle piazze un sacco di gente, metterà per davvero tutti contro tutti.

2- Come ha scritto Cinzia Sasso su Repubblica, “tra i risparmiatori italiani e la Svizzera è (ri)scoppiato l’amore”. Esatto, e molti correntisti italiani, temendo nuove tasse come la patrimoniale o la tassa di solidarietà, o nuovi prelievi sui capitali “scudati”, allontanano i loro denari dall’inferno fiscale chiamato Italia. Scrive ancora la Sasso: “Per non saper né leggere e né scrivere, trasformano il loro conto corrente italiano in denaro contante o in oro e lo chiudono in una cassetta oltreconfine, al riparo dalle grinfie del maligno e infido fisco italico”.

Gli esperti che hanno sede a Lugano (che fanno sol che bene il loro lavoro) accolgono a braccia aperte i capitali che stanno tornando massicciamente in Svizzera. Perché? “Perché c’è molta sfiducia nel sistema Italia”, con annessi e connessi.

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Il libertario Hans Hermann Hoppe scriveva: “L’imposizione di una tassa sulla proprietà o sul reddito viola i diritti di un proprietario o di un produttore allo stesso modo del furto. In entrambi i casi la quantità di beni del proprietario o del produttore viene diminuita contro la loro volontà e senza il loro consenso”.

Ergo, non si capisce per quale motivo di fronte a tassazione, inflazione di cartamoneta (il problema dei problemi) e le regolamentazioni statali, diversamente dalle loro equivalenti attività criminali, debbano essere considerate legittime, e la vittima di un’aggressione governativa (quello che se ne va giustamente in Svizzera), a differenza della vittima di un crimine, non ha diritto a difendere e proteggere fisicamente la propria proprietà.

Chiunque di voi lo farebbe. Lo fa anche il lavoratore dipendente (quello che paga tutte le tasse), quando fa qualche lavoretto in nero (son tanti e fan bene). Ma questa è un’altra storia.

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Mostrati 6 commenti
  • zenzero
    Rispondi

    Robe da matti

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Non capisco, ma questi esportatori di capitali (chiamiamoli così per capirci), chi hanno votato alle passate elezioni? Magari questo governo, e probabilmente lo rivoteranno. A me pare che manchi un po’ di coerenza. Prima voto chi mi tartassa e poi porto i capitali all’estero. Non è da masochisti? Continuo ad insistere sulla necessità di concedere ad ogni contribuente la possibilità di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa documentata sostenuta. Secondo me questa è l’unica soluzione. Poi, ribadisco, possiamo discutere se legalizzare alcune attività che oggi sono illegali con conseguente fatturato, oppure no, però smettiamola con tutte queste pantomime. Alle prossime assemblee organizzate dai partiti, andiamo e chiediamo cosa intendano fare per abbassare le tasse, chiediamo che lo sottoscrivano e che poi, se non mantengono le promesse, che abbiano la decenza di non presentarsi mai più! Se continuiamo a lamentarci o ad agire in modo illegale (perché per il momento l’esportazione di capitali mi pare sia illegale), poi però non lamentiamoci. Si vede che agli esportatori di capitale va bene così!

  • Stefano
    Rispondi

    @Fabrizio Dalla Villa
    non sono sicuro che sia illegale esportare i capitali, mi consta che all’interno della UE ci sia la libera circolazione di ogni bene economico.
    Senz’altro è illegale avere rapporti economici con i c.d. “paradisi fiscali”.
    Salvo essere parenti di qualche presidente di ramo parlamentare, a quanto mi hanno raccontato.
    Sull’andare alle assemblee dei partiti a chiedere conto dell’operato e impegni sulla diminuzione fiscale, mi sembra giusto. Anche se poi non è proprio il caso di fidarsi dei politici, principali responsabili dello sfacelo attuale, i quali non ammetteranno nemmeno sotto tortura di aver truffato l’elettorato travasando la ricchezza da chi produce verso banche, appartenenti all’elite italiota, e clientele varie.
    Secondo me l’unica strada è svuotare i conti bancari e togliere la possibilità alle banche di comprare titoli di Stato; in tal modo se vogliono i soldi ce li devono rapinare direttamente e in maniera palese.
    Questa strategia, legale fino a prova contraria, permetterà di mettere a dieta i rapinatori legalizzati e porterà al ridimensionamento obtorto collo dello Stato, oppure al collasso dello stesso. Delle due soluzioni preferisco la più drastica, unica maniera per mandare a casa i mantenuti e tagliare le pensioni d’oro.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    La U.E. mi pare che lasci ai capitali la possibilità di andare da una parte all’altra (della U.E.) , ma io penso che questi dovrebbero poter andare dove vogliono indistintamente nel mondo. Cercare di impedirlo, impiega tanto lavoro, ma non ottiene risultati tangibili. Penso anche che il lavoro, del giovane laureato o di chi fugge dalla fame del terzo mondo per mancanza di possibilità per lui di fare qualche cosa di retribuito che gli dia da vivere, debba potersi spostare. Cercare di ostacolare questi due movimenti è una foglia di fico, un’altra legge Merlin destinata al fallimento. Capitali e lavoro non hanno Patria e vanno dove trovano condizioni a loro più favorevoli.
    L’Italia anziché dare la caccia a chi corre in Svizzera, farebbe bene ad assicurare condizioni più favorevoli al risparmio, ed allora verrebbero gli svizzeri a portare qui i loro quattrini ed anzichè pattugliare il mare alla ricerca di barconi di derelitti da stivare nelle gabbie dei centri di accoglienza dai quali si sa già che fuggiranno, farebbe bene a liberalizzare il mercato del lavoro. Di fatto, oggi la manovalanza extracomunitaria lavora solamente in nero e se non trova accattona o delinque.

  • Brillat-Savarin
    Rispondi

    Per far terminare questa sofferenza immane, al posto di perdere tempo a imprecare contro politici, burocrazia etcetera…, BASTEREBBE E AVENZEREBBE fare due semplicissime cose:
    1) non andare a votare; 2) non acquistare titoli di stato di alcun tipo.
    è così difficile?
    ormai cioè che è elementare appare tremendamente difficile, se non impossibile.

    P.S.
    è DAVVERO INSOPPORTABILE CONTINUARE A LEGGERE IMPRECAZIONI E VELENI CONTRO QUALCUNO E QUALCOSA; SAREBBE MOLTO PIù UTILE METTERE IN PRATICA BANALISSIMI E SEMPLICISSIMI COMPORTAMENTI

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