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DI GIUSEPPE GLORIA

UNA RAI CHE DISINFORMA, LETTERA A RADIO-RAI 3

Gentile dr. Passerini,

nelle sue risposte di oggi – durante la trasmissione “Prima Pagina su Rai 3”, lei ha lamentato che il liberismo più sfrenato ha dominato la politica di questi ultimi decenni causando la crisi attuale e rivalutando la figura di J.M.Keynes .

Io mi dichiaro liberista e non condivido una sola parola del suo discorso. Chi crede come me nel libero mercato, non ha mai sostenuto che il detto mercato debba essere assolutamente senza regole e in balia di truffatori e disonesti. Oggi la crisi che investe le banche e le società finanziarie è dovuta principalmente alla dilatazione patologica del credito.

I critici del libero mercato – e lei in testa – si dimenticano regolarmente che esistono degli accordi internazionali che regolano la materia : fra questi i vari accordi di Basilea (1, 2 e ultimamente Basilea 3,) che stabiliscono , fra l’altro , dei parametri fra capitale netto ed esposizione creditizia massima e conseguente rating della banca o dell’istituto finanziario. Se questi parametri fossero stati rispettati a suo tempo molte banche sarebbero state “downrated” dando importanti segnali al mercato . Il fatto che le autorità di controllo locali (in testa gli USA ) non se ne siano serviti non è colpa del liberismo ma dell’inefficienza delle stesse autorità.

Quello che non accetto da voi critici del libero mercato è che voi confondete regolarmente chi vuole un mercato regolato e chi vuole il caos per fare i propri comodi. Confondete in altre parole e volutamente , le persone oneste con i disonesti.

Il tirare in ballo Keynes è la vostra solita scusa contro gli economisti della scuola di Vienna (Von Hayek, Von Mises e altri e in certo modo anche Einaudi) che non hanno mai sostenuto quello che voi dite : il diritto della giungla!

Il suo modo di ragionare è particolarmente pericoloso e fuori tempo: ricalca il rimpianto del peggior statalismo sul tipo di quello sovietico e della filosofia che guidò l’IRI dal 1960 in poi, quando gli ideologi della sinistra – che di Keynes non avevano capito nulla – presero il potere coi primi governi di centrosinistra. Il che portò lo Stato italiano a produrre e vendere anche i panettoni.

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  • Sandro
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    vabbè… senza entrare troppo nel discoso economico, è vero però che ci sono tanti (la stragrande maggioranza?) sedicenti liberisti i quali dicono che il mercato non abbia bisogno di regole… “il mercato si regolamenta da solo…” liberisti che vogliono la giungla…

    • Mauro
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      Sandro, desidero segnalarle un sito di scuola economica austriaca : http://www.usemlab.com ,in particolare la sezione “edu” ricerchi la lezione su etica ed economia. Scoprirà non tanto come identificare un liberale da un liberista,che pure è importante,ma verrà a contatto con una scienza economica e non solo chiacchere da giornale televisivo.Pensatori,filosofi,sono al lavoro anche ora ,per scoprire le dinamiche del pensiero umano e delle azioni che ne derivano….Ben più stimolanti delle chiacchere di cui sopra.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Mauro

      • Sandro
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        Gentile Mauro, la ringrazio per gli spunti. Ho approfondito il discorso e compreso la lezione su etica ed economia (http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=497:corso-di-economia-con-huerta-ii-21esima-e-ultima-lezione&catid=40:corso-di-economia&Itemid=140), ma mi resta un dubbio.
        Se è vero che Keynes criticava il liberismo economico ed i principi del laissez-faire e sosteneva la necessità dell’intervento pubblico nell’economia con misure di politica fiscale, come puo’ questo conciliarsi col sottotitolo di questo sito (“…le tasse sono un furto”) o con i continui riferimenti al “vietato vietare”.
        Grazie per l’aiuto,
        Sandro.

        • Mauro
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          Infatti non si concilia affatto.Ora teniamo conto che la scuola austriaca di economia,cui si rifà l’associazione Usemlab ,pone le dottrine keynesiane,in antitesi alle proprie.
          Per quel che riguarda il sito del movimento ,sulle tasse ,il ragionamento è all’incirca questo: lo stato è quella finzione in virtù della quale ogni individuo cerca di vivere alle spalle di tutti gli altri (una citazione di Bastiat).
          Faccio spesso l’esempio della città in cui vivo: in pochi anni la cittadinanza tutta ha comprato una TAC e almeno tre ambulanze al LOCALE OSPEDALE. Le hanno donate perchè i medici potessero farne il miglior uso possibile. Nello stesso lasso di tempo lo stato italiano, ha preteso tasse e contributi vari, pari a 24 volte tanto ,in cambio nessun servizio se non qualche lavoro pubblico(asfaltatura di sei km di strada statale) e gli stipendi per i dipendenti dei propri uffici.
          Se le tasse fossero concordate in base a reali bisogni non si chiamerebbero “imposte”(sostantivo e aggettivo)” per questo rappresentano più un furto che non un contributo alla società intera.

          Un ritorno all’etica e all’economia di cui sopra. Tenga in considerazione la lezione di J H.De Soto su come elaborare
          una spiegazione ,una toria,attingendo a varie scienze (approccio aprioristico e non empirico) al fine di non cadere nell’errore di rielaborare tesi fallaci ,di cui troppi si riempiono bocca,cervello e chissà cos’altro.

          L’etica ci autorizza a dire che cos è bene e che cosa è male. Proviamo ad applicarla per il motto del movimento libertario,proviamo poi a elaborarlo con approccio aprioristico e cerchiamo di valutarne le conseguenze. Ripetere l’esercizio (mi perdoni se uso questo tono da sapientone ,sembro un noioso insegnante di liceo) per altre teorie ,tesi,scuole di pensiero,è per me più interessante che maturare semplicemente un’opinione.
          Le sono grato per l’attenzione.
          Mauro

  • geppogloria
    Rispondi

    RINGRAZIO MAURO E SANDRO DEGLI ISTRUTTIVI COMMENTI (SCAMBIATI IN SETTEMBRE )SULLE TEORIE ECONOMICHE DI KEYNES E DEI SUOI OPPOSITORI.- NOTO CHE LA FALSA INFORMAZIONE CONTRO IL LIBERALISMO CONTINUA DA PARTE DEGLI EX SOSTENITORI DEL SOCIALISMO REALE ( CHE IO CHIAMO VEDOVE DEL BOLSCEVISMO)
    A QUESTO PROPOSITO VI VORREI RIPORTARE UN MIO MESSAGGIO A G. DELL’ARTI CONDUTTORE DI “PRIMA PAGINA” SU RADIO 3 CHE HO INVIATO IL 20 OTT. AUGURANDOMI DI RIPRENDERE IL DISCORSO CON VOI

    QUOTE
    A: Redazione Primapagina
    Oggetto: STATALISMO E LIBERAL DEMOCRAZIA

    20 OTT.2011-
    A PRIMA PAGINA
    Gentile dr. Dell’Arti
    Ho notato negli interventi degli ascoltatori di PRIMA PAGINA di questa settimana una recrudescenza di critiche violente verso il Mercato e la liberal-democrazia che con il liberismo sono parte essenziali del Capitalismo Liberale che viene considerato la causa della crisi economico- sociale che stiamo attraversando .
    Mi sembrano critiche assolutamente sbagliate.
    I veri sostenitori del libero Mercato NON vogliono un mercato senza regole in preda ai truffatori ma un mercato che si autoregoli in base a delle leggi e regolamenti che vengono creati di volta in volta dal mercato stesso proprio per evitare gli eccessi che possono creare gravi disfunzioni . Quindi sono necessarie sia le Autorita’ pubbliche che lo tengono sotto osservazione (vedi CONSOB) sia le “Societa’ di rating “ che – se onestamente gestite (il che non e’ stato nel caso della Lehman Broth.) – valutano seriamente i prodotti che il mercato offre.
    Il che mi convince sempre di piu’ dell’idiozia delle critiche della sinistra statalista : la colpa della crisi non essendo il mercato e il capitalismo liberale ma le mancate applicazioni di regole esistenti e dei conseguenti controlli da parte dei Governi che si sono regolarmente dimenticati di applicare le regole DI BASILEA 2 E 3 concordate dalle loro banche Centrali che – da quanto mi risulta – OBBLIGHEREBBERO L’ENTE CHE CONCEDE PRESTITI A LIMITARE L’ENTITA’ COMPLESSIVA DEI PRESTITI STESSI IN MODO DA NON SUPERARE UN CERTO RAPPORTO CON IL PROPRIO CAPITALE “LIBERO”.
    Aggiungo io che il rapporto dovrebbe essere calibrato in modo molto prudenziale e in modo diverso a seconda se la banca o altro istituto finanziario lavorano “a breve” o a “medio” o a “lungo “ termine “ . Si tratterebbe di ripristinare su scala internazionale, il sistema introdotto in Italia dopo la crisi del 1929 ( creazione dell’IRI con Beneduce) e cioe’ la suddivisione netta delle banche cosiddette “ a breve” da quelle “a lungo”: IN ALTRE PAROLE LE BANCHE CHE RACCOLGONO I DEPOSITI IN C/C A BREVE NON POSSONO ESPORSI A CONCEDERE PRESTITI CHE NON SIANO ANCH’ESSI “ A BREVE” MENTRE QUELLE CHE CONCEDONO PRESTITI A “MEDIO E/O A LUNGO TERMINE “ POSSONO RACCOGLIERE IL RISPARMIO FINANZIANDOSI SOLAMENTE CON EMISSIONE DI TITOLI A “MEDIO E LUNGO TERMINE” E NON CON RACCOLTA A BREVE .
    Come ho detto sopra, la crisi attuale e’ dovuta anche alla incapacita’ ( se non alla disonesta’ ) delle varie societa’ di Rating. Spero che i procedimenti civili (class action) e penali negli USA mandino in galera per decenni i consigli di amministrazione e i massimi dirigenti delle varie Standar & Pool che attribuivano il massimo rating alla Leheman Br. poche settimane prima che fallisse.
    Per non parlare dei Geronzi nostrani che obbligavano Parmalat (in via di insolvenza )a comprare Cirio(gia’ decotta) e rifilavano nel contempo le obbligazioni dell’azienda di Tanzi agli ignari correntisti! Negli USA gli avrebbero dato 20 anni almeno di galera, qui’ lo hanno fatto presidente di Generali (anche se per poco tempo!).
    I veri liberali non sostengono un mercato SENZA REGOLE riserva di caccia di delinquenti!
    Basta rileggersi Einaudi : non per niente chiamava i suoi scritti “Prediche inutili”!!
    Giuseppe Gloria
    P.S. le mando queste mie considerazioni che sono un po’ lunghe per essere discusse a “Prima Pagina “sperando in un suo commento

    UNQUOTE

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