In Economia, Esteri

DI MATTEO CORSINI

“Nessun argomento consistente è stato portato per mettere in questione la validità della scelta dell’euro e la sua irreversibilità: già all’inizio degli anni ’90, quando si fece quella scelta, non c’era alternativa all’Unione monetaria; e non ce n’è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell’euro.” (G. Napolitano)

Quando non si vuole argomentare in modo circostanziato a sostegno di una posizione, uno degli stratagemmi è dire che l’opinione diversa (magari opposta) è del tutto priva di consistenza e credibilità. Il presidente della Repubblica, al pari di tanti europeisti, non si sottrae alla regola.

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A onor del vero non sono mancati coloro che all’epoca misero in evidenza i punti deboli della creazione di una moneta unica in quella che era tutt’altro che un’area monetaria ottimale. E non si trattava di argomentazioni da bar sport. Sostenere, oggi, che nessun argomento consistente sia mai stato portato per mettere in discussione la validità della scelta dell’euro significa semplicemente negare la storia.

Che non si trattasse di una scelta obbligata lo dimostra il fatto che non tutti i Paesi aderenti all’Unione europea decisero di aderire anche all’Unione monetaria. Certamente un’alternativa, per evitare la deriva finanziaria, sarebbe stata quella di mettere in ordine il bilancio dello Stato, ossia chiudere il rubinetto della spesa pubblica e ridurre le dimensioni dell’apparato statale. Operazioni propedeutiche all’abbattimento della pressione fiscale, che strozza l’economia italiana da almeno due decenni.

Certamente era politicamente più facile vendere ai cittadini l’idea che entrando nell’euro avremmo risolto tutti i nostri problemi senza particolari sforzi, senza che fosse necessario abbattere privilegi corporativi e rendite parassitarie, ancorché passando per l’eurotassa di prodiana memoria. Che quella non fosse una soluzione lo dimostra il fatto che oggi i nodi sono venuti al pettine.

Napolitano sostiene che il percorso sia irreversibile. Al di là delle complicazioni legali, la matassa è ormai talmente intricata che, in effetti, fare retromarcia sarebbe sostanzialmente impossibile senza mettere in conto, contemporaneamente, una massiccia ondata di default, a partire dallo Stato, passando per le banche e finendo per molte imprese e famiglie indebitate.

Il problema è che le soluzioni che a livello europeo si stanno discutendo compreranno altro tempo, ma non agiranno sulle cause della crisi, bensì le aggraveranno. Tutte, alcune più, altre meno, ruotano attorno all’idea di socializzare le perdite e far apparire il tutto meno doloroso mediante forme più o meno esplicite di monetizzazione del debito. A fronte di ciò dovrebbe essere ridotta la sovranità dei Paesi spendaccioni, a favore di una maggiore unione fiscale.

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Curiosamente, tutti i fautori della moneta unica (non solo europea, ma addirittura mondiale) fanno riferimento a una moneta fiat. Avere una sola moneta fiat non risolverebbe i problemi dei sistemi monetari attuali, dato che resterebbe sempre a qualcuno il potere di manipolare a piacere la quantità offerta. I metalli preziosi (in particolare l’oro) hanno rappresentato per secoli una sorta di moneta unica (ancorché con varie denominazioni), ma guarda caso gli attuali sostenitori della moneta unica globale sono i più accesi nemici della copertura aurea.

Proseguiamo pure nel cammino dell’euro, ma i problemi non finiranno seguendo le strade oggi disegnate a Bruxelles.

P.S. LA RUBRICA “SCORIE” di Matteo Corsini  ritornerà a metà novembre

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