In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

DI LUCA (LibertariaNation)

A noi di libertariaNation gli ordini non piacciono tanto e questo si era capito. Uno di questi poi è sgradevole e antipatico perché va a toccare un aspetto davvero importante della vita, ossia comunicare e informare. Probabilmente l’ordine dei giornalisti non è il più nocivo per l’economia dello stato italiano, di sicuro è uno di quelli che sul lungo periodo ha contribuito di molto alla stagnazione della società italiana.

Barbara Palombelli sul Foglio si è lanciata in una vibrante difesa dell’ordine dei giornalisti che si può riassumere con: senza l’ordine c’è il Far West e i giovani non verrebbero pagati e i ricchi farebbero quello che vogliono. Scusate, mi riprendo dalle vertigini nel pensare a una simile società.

Che senso ha la tesserina? La prima ragione che mi viene in mente è banale, ma essenziale: per evitare che i figli degli editori e i pargoli dei banchieri azionisti si mettano in testa di dirigere telegiornali e/o testate quotidiane e periodiche. Vi pare poco?

Sì, mi pare poco perché se un giornale è condotto da schifo dal figlio di papà allora fallisce. Certo, bisognerebbe eliminare anche quell’altra cosuccia oscena, ossia i soldi rubati a noi dallo stato e girati ai giornali, cioè il finanziamento pubblico ai partiti. Poi c’è una cosa che mi fa ridere: secondo quanto scrive la Palombelli l’ordine sembrerebbe il garante della meritocrazia. Capito? Noi che pensavamo che il merito venisse riconosciuto dal successo di pubblico del giornale. No. È l’ordine che ordina e il finanziamento statale che manda avanti la baracca.

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Se tutti scrivono, senza distinzioni, senza superare un esame, senza laurea, spesso senza firmare, chi garantirà i più deboli, i giovani capaci che sognano un posto e una paga?

La capacità? Ripeto: oggi la Palombelli pensa che il giornalismo italiano sia il regno della meritocrazia? Un sistema chiuso nel quale ci si spartisce il bottino dei contribuenti italiani e nel quale la tiratura dei giornali inesorabilmente scende? Questo è il modello vincente?

Nel far west che nascerebbe da una liberalizzazione selvaggia, a pagare il prezzo più alto sarebbero proprio gli ultimi arrivati.

No, sarebbe esattamente il contrario perché gli ultimi arrivati potrebbero scalzare senza tante leccagini di culi le mummie giornalistiche. Quando un settore viene liberalizzato i primi che ne traggono vantaggi sono sempre i newcomers e chi grida all’anarchia è invece chi dentro al sistema chiuso c’è già; ovviamente. Quanto leggo le espressioni “far west” o “liberalizzazione selvaggia” mi si gonfia la vena della fronte perché nove volte su dieci chi usa queste espressioni lo fa per mascherare il vuoto cosmico che si cela dietro ai suoi scritti. Andare alla radice della diversità tra loro e noi non è difficile: da una parte c’è chi vuole la centralizzazione e il coordinamento dall’alto, dall’altra c’è chi auspica la libera interazione orizzontale che crea ordine.

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Showing 7 comments
  • Dexter
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    Per scrivere su internet non serve essere iscritti all’ordine dei giornalisti.
    Su internet lo Stato non si intromette.
    Internet è liberista.

    • Borderline Keroro
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      Motivo per cui internet acquista lettori mentre la carta stampata ne perde.

  • Maciknight
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    La Palombelli è l’ultima che dovrebbe pronunciarsi su simili argomentazioni, che sono nient’altro che difese d’ufficio dei suoi privilegi di pseudogiornalista pennivendola al servizio della politica che governa

  • Robespierro
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    L’ordine dei giornalisti è anticostituzionale chi lo difende è un merd… pardon un… non mi viene l’insulto più adatto, comunque grazie all’ordine che i giornalisti sono una casta di servi del regime, l’ordine anzi GLI ordini sono la prima cosa da abolire, non tutelano i cittadini ah ah ah… tutelano solo i loro iscritti, compreso l’ordine dei medici. Altro non sono che le corporazioni di fascista memoria, con un altro nome.

  • Citizen Kane
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    Ho visto giornalisti iscritti all’albo scrivere senza documentarsi e amplificare bufale senza prima controllare.
    Ho letto articoli che sembrano temini da scuola media.
    La qualita’ di molti blog e’ superiore a quella dei giornali, nonostante siano scritti da persone non iscritte all’albo, ma certamente piu’ colte ed informate.

  • Roberto Porcù
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    La signora Palombelli è la moglie di Ciccio Bello, che difenda casta e status quo è scontato, la sua attendibilità è zero. Io mi sono appena espresso al riguardo degli ordini professionali commentando un altro articolo e sarebbe noioso ripetermi.
    Per quanto ne so, i quotidiani ricompensano con una fetta di polenta ad articolo quei giovani che ambiscono abbracciare quella professione. Per diventare professionisti e guadagnare da vivere, bisogna che i propri scritti siano pubblicati per un dato periodo che mi pare di due anni. Capita così che un giovane, con la sua fetta di polenta al giorno, rimanga a carico dei genitori sino a quando, per mancanza di spazio, perché in contrasto con la linea editoriale o alla campagna pubblicitaria di un inserzionista, … di motivazioni se ne possono trovare ad iosa, i suoi articoli non trovino spazio e per lui non ci sia più nè la fetta di polenta, nè la possibilità di passare professionista, e subito si fa avanti un altro a rincorrere la polenta. L’ordine dei giornalisti, per quanto ne so, è una casta chiusa, tanti giovani sono sfruttati ignorando che saranno poi scartati. La trafila riesce a portarla alla fine chi ha in famiglia qualcuno già del giro in grado di trattare con un direttore sin dagli inizi la sicura futura qualifica. Chi è attento, non solo ai titoli, ma anche alle firme, può notare molti cognomi “omonimi” di personaggi del mondo del giornalismo o della politica a pie’ di molti articoli.
    Se in Italia vi sono molti giornalisti “di sinistra” ciò è a causa di testate storiche arroccate nell’organico e molte nuove testate, tutte di sinistra, che nacquero attorno al ’68. Che poi tanti abbiano cambiato cavallo con il tempo, penso sia fisiologico, … del resto anche Cirino Pomicino era di sinistra ai tempi dell’università.

  • Fabrizio Dalla Villa
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    Mia nonna diceva: “chi legge il cartello non mangia il vitello”, che fa il paio con “val più la pratica della grammatica”: Anch’io sono iscritto all’ordine dei giornalisti, ma non ho mai scritto articoli su giornali. Al massimo qualche lettera ogni tanto, per denunciare qualcosa che, a mio avviso, non va. In oltre vent’anni di iscrizione, la mia vita non ha subito grossi cambiamenti nell’ambito giornalistico. La meritocrazia di cui parla la Palombelli, probabilmente si è dimenticata di me. Ho continuato a svolgere il lavoro di impiegato con la passione della scrittura e della ricerca della verità. A sentire certi tg viene da domandarsi se si hanno di fronte giornalisti o giornalai. La Palombelli dimentica che in Rai (giusto per fare un esempio concreto) non mancano i “figli d’arte”, ovvero giornalisti, il cui padre o la cui madre, era giornalista. Se questa è meritocrazia…. Tuttavia, ho l’impressione che la meritocrazia in Italia (in tutti i settori) manchi a prescindere. La presenza o l’assenza di un ordine professionale in Italia non c’entra molto con la meritocrazia.

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