In Anti & Politica

DI MATTEO CORSINI

“Suggerirei di non inseguire su questi temi la demagogia, perché si può ottenere magari un applauso nell’immediato, ma non si risolvono i problemi.

Non guardiamo tanto ai politici di professione, ma pensiamo piuttosto all’operaio o al libero professionista che, magari, deve chiudere lo studio per entrare in Parlamento. Si pensi piuttosto a ridurre il numero dei parlamentari.” (P. F. Casini)

Così si è espresso Pier Ferdinando Casini, politico di professione da sempre, a proposito della decisione di ridurre i vitalizi dei parlamentari.

Con il pretesto di considerare demagogici gli ipotizzati interventi di riduzione del costo della politica (essendo ben altri, pare sottintendere, i problemi del bilancio dello Stato), Casini si erge a paladino dei colleghi non di professione. Quelli che, magari, sono alla loro prima legislatura. Poveretti, come si fa a infierire sui loro vitalizi, quando hanno dovuto rinunciare alle precedenti attività?

Qui non si tratta di fare demagogia, ma di analizzare i fatti. E i fatti dicono che Casini ha detto cose non vere. Prendiamo il caso dell’operaio (o di qualsiasi altro lavoratore dipendente). Costui non perde certo il proprio posto di lavoro quando viene eletto. Semplicemente si mette in aspettativa, e l’azienda sarà costretta a riprenderlo una volta terminato il mandato parlamentare, anche se la sua professionalità, nel frattempo, fosse divenuta obsoleta.

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Quanto al libero professionista, suppongo siano rari i casi di parlamentari che hanno dovuto chiudere lo studio. Solitamente lavorano assieme a diversi partner o collaboratori, per cui l’attività prosegue e, spesso, l’incarico politico porta pure un incremento della clientela per lo studio di provenienza.

Ciò premesso, candidarsi (o farsi mettere in lista) alle elezioni non è un obbligo. Nessuno di coloro che vivono di politica, a qualsiasi livello, sono stati costretti a farlo. Se non vogliono lasciare l’attività professionale, è sufficiente che non si candidino. Se temono per il loro futuro previdenziale, evitino di andare in parlamento. Basta volerlo, non è difficile.

Quanto alla riduzione del numero dei parlamentari, ben venga. Ma non si tratta di un provvedimento alternativo alla riduzione dei vitalizi. Misura che, peraltro, non farebbe altro che avvicinare leggermente il trattamento dei parlamentari a quello dei cittadini dei quali, pure, costoro dicono di essere al servizio. Gli stessi cittadini che pagano le indennità e, in ultima analisi, anche i contributi previdenziali di onorevoli e senatori.

Tutta demagogia?

 

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Showing 2 comments
  • Borderline Keroro
    Rispondi

    So di essere demagogico, ma pagare i vitalizi dei parlamentari in “bott” ?
    Vado a prendere la mazzada baseball…

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    demagogo di professione ? No ! NO vi prego. Solo nullafacente di professione dal 1980.
    Pane al pane e vino al vino. Quando ci vuole.

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