In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI THIERRY GODEFRIDI

A parere di Drieu Godefridi (vedi articolo “Virtuosi Repubblicani!”, Articolo apparso su Institut Turgot), il percorso della virtù economica, politica e sociale passerebbe attraverso “meno spese e più imposte” ossia, egli spiega, un percorso inverso di quello seguito da quei “virtuosi Repubblicani” responsabili dei più grandi deficit delle finanze pubbliche americane attraverso successive riduzioni di imposte e nuove spese in favore della loro clientela personale (esercito, “agro-business”, grandi affari).

Che gli Stati Uniti spendano troppo, è incontrovertibile. Quegli attenti osservatori politici che sono i Primi Ministri russo e cinese, lo hanno già ripetuto. Quest’ultimo è assai ben collocato per giudicare, poiché il suo paese il più grande creditore degli Stati Uniti. Sia il Presidente americano che i Dipartimenti di Stato e della Difesa, ne sono ben coscienti. Avendo imparato da guerre dispendiose e sconsiderate che ipotecano l’egemonia economica e militare degli Stati Uniti, non si sono forse mostrati reticenti a seguire Francia e Gran Bretagna nella campagna di Libia e non cercano forse di sbarazzarsi delle altre campagne in corso?

Ciononostante, per parafrasare Mark Twain, l’annuncio della morte economica degli Stati Uniti sarebbe estremamente prematura, tanto indubbi sono la resilienza e il dinamismo economico della sua economia. Si può dire altrettanto dell’economia europea? Le ultime statistiche delle sue due più importanti partecipanti, la Germania e la Francia, non lo permettono. Per quanto attiene ad altri partecipanti, quali la Grecia, l’Italia, la Spagna e il Portogallo, parliamone …!

Le nuove spese destinante a intrattenere il clientelismo non sono un esclusivo appannaggio di questi “virtuosi Repubblicani” americani. Forse che i partiti politici non si preoccupano essenzialmente di difendere i propri interessi e le proprie prebende piuttosto che preservare i diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo e del cittadino quali sono enunciati dal 2° articolo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789: libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all’oppressione?

S’intende di tutti gli uomini e di tutti i cittadini, conformemente al principio di isonomia (eguaglianza di fronte alla legge), fondamento di ogni Stato di diritto. In verità questo tema potrebbe costituire un programma di ampia confluenza per movimenti democratici, umanisti e riformatori, in carenza di idee.

Il male è più profondo, come ne testimonia Norbert Lampert, Presidente del Bundestag (parlamento tedesco) in un articolo pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel (N° 31, 1 agosto 2011). Per questo veemente critico del Cancelliere Merkel, nonostante facciano parte dello stesso partito al potere, la CDU, è a partire dal principio stesso di organizzazione e separazione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) ereditato dai filosofi dell’Illuminismo (Montesquieu, ne Lo Spirito delle Leggi) e destinato a garantire quei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, che si mettono in moto derive politiche e tentazioni dirigiste di una élite.

A mezza strada fra analisi sommarie e derive politiche, l’economista Kemal Dervis ha portato un contributo illuminato e sfaccettato al dibattito “meno spese, più imposte”, in un articolo pubblicato dal Finacial Times (7.7.2011). Ex ministro degli affari economici della Turchia, ex amministratore del Programma delle Nazioni Uniti per lo Sviluppo e attualmente vicepresidente in carica per l’economia globale della Brookings Institution di Washington, Kemal Dervis constata che, per quel che concerne il debito greco, e perciò l’euro, le discussioni si sono eternizzate per mesi su un approccio meccanico di riduzione del deficit di bilancio greco (“meno spese, più imposte”) e su una complessa ingegneria finanziaria di ristrutturazione del debito stesso, che mira a proteggere gli interessi di coloro che lo avevano alimentato, in primo luogo le banche francesi.

Kemal Dervis fa anche osservare che la soluzione del problema greco dipende anche, e in primis, dal rilancio economico e dalla creazione di posti di lavoro. Senza crescita economica il rapporto debito/PIL, lampeggiante di riferimento, potrebbe continuare ad aumentare anche se il debito stesso diminuisse. Inoltre, senza nuovi impieghi, le misure di risanamento saranno socialmente insopportabili qualunque sia l’evoluzione del rapporto in questione.

In altre parole, senza peraltro sottovalutare gli approcci meccanici e tecnici di riduzione e di ristrutturazione del debito (che sia in Grecia o altrove in Europa), è urgente concentrarsi sul denominatore del rapporto debito/PIL e prendere misure che favoriscano una crescita durevole della produzione e dell’impiego.

Vista la carenza di vigore economico in Europa, sembra chiaro che le misure di rilancio dipendono da un approccio molto più complesso di una semplice contabilità di spese ed entrate fiscali basate su aggregati economici esistenti (soprattutto se le incidenze secondarie delle riduzioni e le imposte previste sono difficilmente misurabili).

Alcuni accarezzano l’idea di un “governo economico europeo” (controllato da quale assemblea democraticamente eletta?) come rimedio a tutti i nostri mali. La storia dell’Europa nel secolo scorso ha in ogni caso dimostrato che la centralizzazione di un potere economico sganciato dal mercato porta alla bancarotta e alla regressione su tutti i piani.

Come si può solo immaginare di rilanciare l’economia senza motivare gli attori responsabili della creazione del maggior parte delle attività economica e del maggior numero di impieghi produttivi (piccola e media impresa, commercio indipendente, liberi professionisti, servizi alla persona, aziende agricole)?

Misure concrete che portino a valorizzare lo spirito d’impresa piuttosto che a vilipenderlo, ossia a gettargli addosso l’obbrobrio, necessitano di coraggio, perspicacia e immaginazione. Non è forse a livello di queste “virtù” che il deficit europeo è, politicamente, il più preoccupante?

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1. Thierry Godefridi è imprenditore e padre di Drieu.; 2. Drieu Godefridi è filosofo e imprenditore.

Tratto da Institute Turgot, Traduzine di Giovanni Cella

 

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  • Borderline Keroro
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