In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“L’abolizione del riferimento al costo della prestazione professionale causerà un danno ai consumatori: non difendiamo una tariffa desueta, ma come farà il cittadino (e il giudice in caso di contenzioso) a capire se un preventivo è equo? E gli enti appaltanti a stabilire le soglie per i progetti pubblici?” (L. Freyrie)

Leopoldo Freyrie è presidente dell’ordine degli architetti. Alle prese con le ipotesi di liberalizzazione di cui si parla in questi giorni, Freyrie tenta una difesa del ruolo delle tariffe, peraltro negando che è ciò che gli interessa. A onor del vero, quella del presidente dell’ordine degli architetti è una posizione diffusa tra molte categorie che potrebbero essere interessate dalla ventata liberalizzatrice che (per ora a parole) vuole portare il governo Monti.

Dunque, la tariffa non servirebbe a limitare la formazione dei prezzi come risultato dell’interazione di domanda e offerta in un contesto di libera concorrenza, bensì sarebne un elemento per dare al cittadino, al giudice, o all’amministratore pubblico delle informazioni circa l’equità del preventivo fornito dal professionista.

Avrei un suggerimento per il solerte presidente degli architetti: magari chi ha necessità di affidare un incarico a un architetto potrebbe chiedere un preventivo per lo stesso lavoro a più professionisti, come è già abituato a fare in tutti i casi in cui non vi sono tariffe minime (neppure come mero punto di riferimento), ad esempio quando deve comprare un’auto, stipulare mutuo o un’assicurazione.

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Quando sento parlare i presidenti degli ordini professionali non riesco a trovare sostanziali differenze con i discorsi fatti dai segretari dei sindacati: anche questi ultimi dicono di voler tutelare gli interessi dei lavoratori, ma dimenticano di dire che uno degli effetti collaterali del loro operato ricade sulle spalle dei lavoratori più giovani e outsider.

Proprio quello che ho l’impressione succeda anche nel caso degli ordini professionali.

Con l’aggravante che l’iscrizione all’ordine è obbligatoria.

 

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  • Pedante
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    Howard Roark il bombarolo?

  • alberto
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    howard Roark lavorava, nel bel libro di Ayn Rand, in una società liberale e meritocratica, dove:
    1) la laurea non la regalavano a cani e porci…
    2) vigeva, sia in ambito formativo che lavorativo, la meritocrazia, salvo che non si operasse con un prestanome (chi ha letto il libro “La fonte meravigliosa”sa a chi mi riferisca e cosa intenda..)
    3) la professione dell’architetto era limitata nei fatti, (come tutte le professioni intellettuali..) a causa del costo e della difficoltà della laurea (come lo è anche oggi, in quei contesti..), e riservata quindi ad una elite intellettuale..
    4) erano chiari i limiti professionali delle varie categorie, cosa inesistente in Italia, ove professionalità diverse, per storia, formazione, e capacità finiscono per poter fare le stesse cose, generando il “far west” ( la sommatoria di architetti, ingegneri e geometri, il triste primato di un tecnico in edilizia a famiglia allargata mentre solo gli architetti in italia sono circa uno ogni 400 abitanti…)
    Allora, le tariffe minime non serviranno sicuramente (e di fatto mi piacerebbe sapere quanti dei 150.000 iscritti, riuscivano a farsele pagare anche prima del 2006, anno in cui Bersani le ha eliminate e, almeno per gli architetti, mai re introdotte..) però se non si frena l’accesso indiscriminato alle università, saremo sempre più un popolo di laureati, sottopagati e frustrati..
    Le società liberali, ove si riesca a far prevalere i principi liberali, e nei limiti delle capacità umane, sono liberali nei diritti e nei doveri..non spingono, costi quel che costi alla laurea per tutti, che poi genera realtà professionali post laurea che non sanno fare nulla, ordini professionali che non servono a nulla, tariffe professionali che almeno per gli architetti sono ed erano miraggi….

  • Pedante
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    L’élite si creerebbe togliendo lo Stato dalla pubblica istruzione e ponendo fine all’inflazione dei titoli di studio. Mi sembra che sia più un problema di offerta dei servizi che di domanda.

    • alberto
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      Concordo con te; “Pedante”..però a me sembra un miraggio l’idea che lo stato, e cioè la politica, possa eliminare dal suo raggio di influenza un centro di potere così incisivo nella vita dei cittadini…

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