In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“In una democrazia la creazione di moneta è un’arma della politica economica come le altre, una medicina di cui calibrare il dosaggio ma cui sarebbe irrazionale rinunciare… E’ tempo di dichiarare chiaro e forte l’interesse alto dell’Europa intera, così da fare di questa crisi un trampolino verso una sovranità europea che diventa maggiore della somma delle rinunce di sovranità nazionali.” (C. A. Ciampi, F. Galimberti)

Anche il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto unirsi al coro di chi, come Fabrizio Galimberti, ritiene che la soluzione alla crisi consista in un ulteriore passo verso l’unione politica europea, ossia verso la costruzione di un megastato la cui sovranità “diventa maggiore della somma delle rinunce di sovranità nazionali”.

Si tratta di un progetto che è sempre piaciuto ai tecnocrati convinti che lo Stato debba guidare i cittadini come un pastore fa con il suo gregge di pecore, perché i cittadini, come le pecore, hanno bisogno di una giuda, di qualcuno che stabilisca cosa è bene per tutti loro, essendo loro stessi incapaci di provvedere a se stessi come dovrebbero.

Da quando l’occhio del ciclone ha investito l’Italia, il fronte di coloro che credono che tutto si risolva con “più Europa” e con “più solidarietà”

cresce di giorno in giorno, e la campagna mediatica è sempre più martellante. La ripetitività suppongo abbia lo scopo di convincere i più che l’unica soluzione sia, in effetti, quella. Accompagnata da una politica monetaria sempre più espansiva da parte della Bce.

La creazione di moneta non è “un’arma della politica economica come le altre”. Come la politica fiscale, infatti, ottiene effetti redistributivi e può condurre alla rovina di un Paese. Ma, a differenza della politica fiscale, la politica monetaria colpisce in modo subdolo e ancor più iniquo della politica fiscale.

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Se viene istituita una nuova tassa o viene aumentata l’aliquota di una tassa esistente, i soggetti che ne sopporteranno l’onere ne sono consapevoli fin da subito e riescono anche a quantificare tale onere in modo ragionevolmente preciso.

Al contrario, nel caso della creazione di moneta è possibile stabilire solo a grandi linee chi sarà danneggiato (ad esempio i titolari di redditi nominali fissi, i creditori), e ancor più complicato, per non dire impossibile, è quantificare l’onere per ciascuno dei danneggiati.

L’andamento degli indici dei prezzi al consumo rappresenta infatti un indicatore arbitrario e fuorviante.

Se tutto ciò non bastasse, c’è di che dubitare anche riguardo al “calibrare il dosaggio”. Fino a qualche mese fa si chiedeva alla Bce di abbassare il tasso Refi, poi di compricchiare sul mercato secondario qualche titolo dei Paesi traballanti. Adesso non ci sono più remore a chiedere un supporto potenzialmente illimitato, in pieno stile Federal Reserve.

Con questo tipo di “calibrazione” si crede davvero di risolvere i problemi?

 

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Showing 4 comments
  • CARLO BUTTI
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    L’ho cdetto e lo ripeto:sonio apptrendisti stregoni, che con le loro ricette, più o mno “calibrate”(ma che vuol dire?) ci porteranno al disastro. Si salvi chi può.

  • paolo cintolesi
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    Pongo all’attenzione uno sproloquio, perché un default del nostro Paese sarebbe veramente una rovina? o sarebbe veramente la rovina di chi ci ha governato negli ultimi 35/40 anni? e magari poter mettere in galera, banchieri, economisti, politici, che ci hanno portato in questo burrone e poter cambiare pagina una volta per tutte!? Sono fantasie di un vecchio rincoglionito? chiedo scusa e perdono.

  • Roberto Porcù
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    Non ho le competenze necessarie per capirne di politica monetaria, ma lavorando sempre di più mi rendo conto di avere sempre meno disponibilità per uso della mia famiglia. Penso che se a me è toccata più fatica e meno guadagno, a qualcun’altro sarà toccata meno fatica con più guadagno. I polli di Trilussa sono sempre due.
    Ieri pomeriggio andando da clienti, ho acceso la radio ed ho finito con il sintonizzarmi su una stazione, che non ricordo, con Marco Balestri che scandagliava per appurare quale fosse il paese preferito dagli italiani, dove essi volessero stabilirsi o fossero già emigrati. In vetta c’è la Nuova Zelanda seguita dall’Australia ed è stato scalzato il Canada prima in cima alla lista. Mi ha sorpreso sentire che ci sono un’enormità di italiani che stanno già preparando le carte per l’emigrazione e che, data la grande ondata emigratoria, Nuova Zelanda o Australia (non ricordo) sta preparando una legge per contingentare gli ingressi dall’Italia. Tanti votano l’Italia con i piedi.

  • Carlo
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    Scusate l’intervento scherzoso…………..ma non resisto……….il refuso “giuda – guida” è una sorta di lausus

    freudiano quanto mai appropriato.

    Un saluto cordiale

    Carlo Maggi

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