In Economia, Esteri

DI SAMUEL JABERG*

Il lavoro nero, più che servire ad aggirare il fisco e le assicurazioni sociali, permette ai lavoratori precari di conservare la propria professionalità e dignità. Lo dice uno studio condotto da alcuni sociologi di Neuchâtel.

«La precarietà finanziaria ti spinge a lavorare in nero. Quando vivi con la pressione costante di non sapere come arrivare alla fine del mese, penso che sia assolutamente giustificato ricorrere a un’attività non dichiarata». Fabio**, 30 anni, è un lavoratore indipendente attivo nel settore culturale. Assieme a una sessantina di altre persone ha raccontato la sua storia a tre sociologi neocastellani, nel quadro di uno studio sostenuto dal Fondo nazionale per la ricerca scientifica (FNS).

La pubblicazione dell’opera “Le travail au noir – Pourquoi on y entre, comment on en sort” (Il lavoro nero – come ci si entra, come se ne esce) segue di quattro anni l’introduzione della legge federale sul lavoro nero e arriva dopo un’ampia campagna della Confederazione volta ad arginare la crescita dell’economia sommersa. Anche se in Svizzera il fenomeno rimane ancora limitato rispetto ai paesi del sud e dell’est dell’Europa, il lavoro nero preoccupa da almeno due decenni il mondo politico.

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«Il lavoro nero è sempre esistito», osserva François Hainard, direttore dell’Istituto di sociologia dell’università di Neuchâtel e co-autore dello studio. Ma dagli anni novanta, lo stato ha cominciato a preoccuparsi maggiormente dei suoi introiti fiscali. La stessa cosa è avvenuta per le assicurazioni sociali, che hanno iniziato ad avere problemi di finanziamento e hanno perciò cercato di recuperare i contributi non versati.

Parallelamente all’intensificazione della lotta all’evasione, le prestazioni sociali, compresi i sussidi per i disoccupati, hanno subito numerosi tagli, proprio in un momento in cui un numero crescente di persone fatica a inserirsi nel mondo del lavoro. La concomitanza di questi fenomeni, secondo gli autori dello studio, spiega in larga misura il ricorso al lavoro nero da parte di persone che hanno tutti i titoli per lavorare legalmente in Svizzera.

Il lavoro nero non riguarda solo i settori tradizionalmente sotto accusa, come l’albergheria, la ristorazione e l’edilizia. Lo studio sociologico indica fra i settori interessati le attività artistiche e culturali, l’artigianato, la manutenzione informatica e anche alcune professioni intellettuali (in particolare la traduzione). «L’aumento della precarietà e la flessibilizzazione del lavoro sono elementi centrali per il ricorso al lavoro non dichiarato», afferma François Hainard.

Durante le interviste, che spesso hanno rivelato percorsi di vita accidentati, un argomento in particolare ha colpito i sociologi: quello della dignità, evocato a più riprese per giustificare la scelta di lavorare in nero. Un argomento menzionato per esempio da Anne**, 35 anni, che ha accettato di lavorare in nero come cameriera per ritrovare un accesso alla sua professione. «È stato più che altro per riabituarsi, per ritrovare certi gesti. Ma anche per il mio ego, perché dopo essere stata costretta a ricorrere all’assistenza sociale, mi ero inacidita».

Restare attivi
«Molte persone ricorrono al lavoro nero, considerato un delitto minore e anzi valorizzato perché permette di “cavarsela”, per sfuggire alla stigmatizzazione che circonda la condizione di assistito», analizza François Hainard. Del resto, rivela il sociologo, lavorare, anche se illegalmente, permette di conservare delle competenze, delle capacità professionali e una rete di contatti in un mondo del lavoro che richiede l’impiegabilità immediata.

A volte il ricorso al lavoro non dichiarato è giustificato con i salari troppo bassi, un tema d’attualità in Svizzera, dove si voterà prossimamente sull’introduzione di salari minimi su scala nazionale. «È normale che quando percepite un salario che non vi permette di vivere anche lavorando a tempo pieno, cerchiate di arrotondare in altro modo il vostro reddito», sostiene François Hainard.

Molti preferiscono trovare da soli una soluzione, piuttosto che ricorrere ai servizi sociali o alle associazioni caritative. «Come volete vivere con 2000 franchi al mese? Mi assumo i rischi, è vero. Ma in ogni caso, ho bisogno di questi soldi», spiega così Pascal**, 30 anni, impiegato nel settore alberghiero.

Legge troppo repressiva
Lo studio solleva anche un altro problema, quello dell’effetto soglia generato dagli aiuti pubblici concessi in base a fasce salariali. «Alcune persone sono incentivate a non dichiarare alcune attività per restare in una categoria salariale che permette loro per esempio di ottenere sussidi per l’assicurazione malattia», nota François Hainard. Sebbene riconoscano che il lavoro nero è una piaga sia per l’economia, sia per i lavoratori, i sociologi sono critici nei confronti di una legge federale che ritengono «troppo repressiva e che spesso occulta le ragioni che spingono le persone a lavorare in nero».

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Un’affermazione questa che è condivisa da una delle persone intervistate, beneficiaria di prestazioni dell’assistenza sociale. «Sono d’accordo che si combattano gli abusi, ma non che si dia la caccia a baby-sitter, domestiche, addetti alle pulizie degli uffici, perché loro lo fanno per tirare a campare».

La legge rischia di alimentare la diffidenza verso lo stato, che talvolta è un ulteriore argomento a favore del ricorso al lavoro nero. «Bisognerebbe informare maggiormente i lavoratori sui rischi che s’incorrono non pagando le quote delle assicurazioni sociali. Mostrando loro per esempio le perdite sulla pensione».

**nomi fittizi
* Link all’originale: http://www.swissinfo.ch/ita/societa/Il_lavoro_nero_al_di_la_della_frode.html?cid=32133308

Traduzione del francese di Andrea Tognina

 

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Showing 51 comments
  • antonio
    Rispondi

    come no!
    e se ai lavoratori gli dimezzate anche il salario, non gli pagate ferie e malattie, gli raddoppiate l’orario, la loro dignità aumenterà esponenzialmente!
    ahah!

  • Dino
    Rispondi

    Il lavoro nero non dovrebbe esistere, nel senso che dovrebbe semplicemente essere impossibile.
    Ora come ora, almeno in Italia, se lavori in nero rischi spesso di non venir pagato, e che prove hai dalla tua parte per far valere i tuoi diritti?
    Se non ci fossero lungaggini burocratiche e il lavoratore fosse libero di prendere i soldi e gestirli come meglio crede, non esisterebbe di fatto il lavoro in nero.
    Solo il Leviatano poteva inventare un concetto tanto malato, trasformare il lavoro in qualcosa da tenere nascosto e lontano da occhi indiscreti, in un crimine.

  • iano
    Rispondi

    Il pane non ha colore,”nero” o “bianco”bisogna pur magna !! Certo lo Stato se perdi il lavoro non ti aiuta,(anzi ti chiede di pagare le tasse)spesso dimentichiamo,che lavoro vuol dire mangiare,vivere,Ossigeno !!!!E quando lo stomaco brontola !!Bianco o nero bisogna guadagnare !!!!! Se qualche politico mi facesse L,elemosina,mi cambierebbe la vita…mi basterebbe anche 1 milione di euro !!!!!

  • Michele Biasi
    Rispondi

    Antonio, ma non crede che quel lavoratore, se la “legge” fosse stata rispettata, non avrebbe trovato alcun lavoro (nel senso che non avrebbe trovato nessuno disposto ad assumerlo a quelle condizioni previste dalla legge)?
    Insomma se ha accettato questa situazione priva di “tutele sociali” sigifica che la situazione precedente da cui veniva era per lui peggiore.
    Mi sembra un ragionamento che fila. A lei no?

    • andrea
      Rispondi

      Il tuo ragionamento potrebbe anche essere ribaltato, se tutti rispettassero la legge, la concorrenza non sarebbe falsata da chi sfrutta il lavoro nero, o il precariato sottopagato, e quindi tutti i datori di lavoro potrebbero competere nel rispetto della legge

    • andrea
      Rispondi

      Insomma mi pare ovvio che se lo stato non contrasta efficacemente il lavoro nero, per l’imprenditore onesto e scrupoloso, che rispetta tutte le regole, e ha il 100% dei dipendenti assunti con contratti regolari, diventa difficile competere con chi invece assume il 30% dei dipendenti in regola, e il 70% in nero. Ma la soluzione non è per forza,MENO STATO e abolire tutte le regole, ma può essere anche PIU’ STATO, controlli più efficaci, e punizioni molto ma molto più dure per chi sgarra!
      Combattendo il lavoro nero in maniera seria e determinata, per gli imprenditori onesti non sarebbe più un problema competere, anzi!

      • Massimo74
        Rispondi

        @Andrea

        Ma di che parli?L’imprenditore deve competere con paesi in cui il costo del lavoro è una frazione di quello che esiste da noi,quindi i controlli e le sanzioni non servono a nulla,anzi provocherebbero solo maggiore disoccupazione e chiusura di moltissime aziende,le quali alla fine preferirebbero delocalizzare proprio in quei paesi in cui lo stato non arriva ad estorcere alle imprese fino al 70% degli utili.Guarda a cosa sta accadendo con il caso della OMSA (che sta delocalizzando in serbia dove un operaio gudagna 300 euro al mese contributi compresi) tanto per farti un idea.

        • andrea
          Rispondi

          Mai sentito parlare di DAZI COMMERCIALI? ecco, nessuno impedisce di ricorrere a questo metodo, se necessario. D’altra parte il mercato florido è ancora quello europeo, e americano, i paesi emergenti non hanno ancora un mercato di consumatori agli stessi livelli occidentali, quindi i dazi uniti anche agli sgravi fiscali e agevolazioni sul mercato interno per chi produce in loco, senza delocalizzare, funzionerebbero benissimo!

          Con gli strumenti di uno stato, ci vuole poco a stroncare le ambizioni di delocalizzazione, con buona pace per i dogmi liberisti e mondialisti

          • Massimo74

            I dazi?Ma tu sei completamente fuori… Il protezionismo si è sempre storicamente rivelato fallimentare ovunque sia stato applicato.Per esempio,fu proprio a causa delle politiche protezioniste ( vedi la legge Smoot-Hawley emanata dall’allora presidente Hoover) che in america la crisi del 1929 durò circa un decennio e si risolse solo con l’entrata in guerra degli stati uniti.

        • andrea
          Rispondi

          Se lo stato italiano, mettesse una tassa doganale del 200% sulle manifatture made in Serbia(e sulle importazioni di tutti i paesi al di sotto di un certo standard, che non hanno aderito al trattato di Shengen), OMSA tornerebbe in Italia di corsa, anche a costo di pagare più tasse!
          Il mercato italiano è sicuramente importante per un’azienda come OMSA, quindi è lo Stato Italiano ad avere il coltello dalla parte del manico, solo che manca la volontà politica di adottare misure del genere, ma non credo che sarebbe impossibile

          • Fabrizio

            Ottimo Andrea, hai espresso perfettamente il concetto di MALE COMUNE travestito da BENE COMUNE, prezzi alti in Italia e disoccupazione in Serbia.
            Poi magari anche un po’ di immigrazione dalla Serbia, con costi di accoglienza (che è molto di sinistra) e di sorveglianza e repressione (che sono molto di destra) …….. e così facciamo contenti i politicanti e , tanto per cambiare ce la prendiamo tutti fraternamente in culo, Italiani e Serbi.

  • andrea
    Rispondi

    “Ottimo Andrea, hai espresso perfettamente il concetto di MALE COMUNE travestito da BENE COMUNE, prezzi alti in Italia e disoccupazione in Serbia.
    Poi magari anche un po’ di immigrazione dalla Serbia, con costi di accoglienza (che è molto di sinistra) e di sorveglianza e repressione (che sono molto di destra) …….. e così facciamo contenti i politicanti e , tanto per cambiare ce la prendiamo tutti fraternamente in culo, Italiani e Serbi.”

    Invece prezzi bassi, disoccupazione e salari da fame, cosa sarebbero? bene comune?
    E’ tanto difficile da capire il concetto che i prezzi della produzione delocalizzata, sono relativamente più bassi solo finché non decade il potere d’acquisto, a causa di disoccupazione e contrazione dei salari e dei diritti in loco(cioè in italia)? quando i lavoratori Italiani subiranno lo stesso trattamento di quelli Serbi, i “pezzi bassi”, diventano alti….il presunto vantaggio della localizzazione, per i cittadini e consumatori è del tutto illusorio(i prezzi sono bassi all’inizio, ma poi quando si perde il lavoro il vantaggio scompare), gli unici che ci lucrano in questo processo sono imprenditori e azionisti!

    • andrea
      Rispondi

      E anche il vantaggio per imprenditori e investitori finanziari, è solo sul breve periodo, non dura a lungo!

    • andrea
      Rispondi

      Alla base della delocalizzazione per sfruttamento della manodopera a basso costo, ci sono 2 tra i peggiori vizi umani, l’AVIDITA’, e la soprattutto la MIOPIA, cioè l’incapacità di fare progetti imprenditoriali a lungo termine, e di rendere la produzione più efficiente. Di solito secondo me si tratta di pessimi imprenditori, che per finanziare il loro stile di vita e compensare alla loro inefficienza e mancanza di pianificazione, hanno bisogno continuo di manodopera sottopagata!
      Insomma la peggio imprenditoria italiana, rappresentata egregiamente da CONFINDUSTRIA e dalla Marcegaglia

    • andrea
      Rispondi

      Oltretutto ci perdono anche i Serbi, prima di tutto perché l’OMSA si becca una pioggia di incentivi pubblici, pagati dai cittadini serbi( http://www.cadoinpiedi.it/2012/01/02/gli_incentivi_serbi_alla_omsa_sono_gli_stessi_della_fiat_eccoli.html ), e poi perché un’impresa che agisce a questo modo, rimane sul territorio solo fino a quando può sfruttare i lavoratori, e succhiare soldi pubblici…appena la tette dello stato Serbo, smetteranno di erogare questa pioggia di denaro, e appena i lavoratori serbi chiederanno condizioni migliori, quest’azienda probabilmente andrà alla ricerca di un nuovo paese di “negri” da sfruttare, lasciando in Serbia più danni(danni ambientali e alle casse dello stato) che benefici

      SPERO CHE QUESTA BIZZARRA IDEOLOGIA DEL LIBERO COMMERCIO FINISCA PRESTO, E CHE SI TORNI AI BEI VECCHI DAZI
      Non sono ideologicamente contrario al libero mercato, ma credo che un commercio AUTENTICAMENTE LIBERO, può esserci solo tra paesi con legislazioni paritarie. Questo è sfruttamento, e schiavismo, mascherato da libertà!

      • antonio
        Rispondi

        l’hanno bombardata apposta la serbia, per poi spostarci le fabbriche… e questi stanno ancora al liberismo e la sQuola austriaca…

        • andrea
          Rispondi

          Già, sono un po’ ingenui questi libertari!
          Tra l’altro il motivo per cui le aziende delocalizzano in Serbia, è soprattutto per la pioggia di denaro pubblico, e quando il credito per i sussidi finirà, i “grandi” imPRENDITORI taglieranno la corda, lasciando ai Serbi un’eredità fatta di debito pubblico, e inquinamento ambientale. E se ne andranno a sfruttare qualche altro paese in via di sviluppo, e a spese di qualche altro popolo ostaggio di un governo fantoccio
          Bisogna essere molto ingenui, per credere che tutto questo sia fatto solo per il bene del popolo serbo!

  • iano
    Rispondi

    Lo Stato Italiano da sempre ha avuto una pressione fiscale “soffocante”Già negli anni 70 le aziende una dopo l,altra chiudevano,soprattutto piccoli artigiani.Allora era difficile spostarsi in Europa, adesso ognuno può andare dove gli pare,e chi può sfrutta questa occasione!!causando tanta disoccupazione.Questo non è un paese unito come esenp.la(Svizzera)..qui ognuno pensa per le proprie tasche!!Quindi a politici e imprenditori dei disoccupati non gliene frega niente dicono “son cazzi loro”!!!!Andando avanti così,la nave “ITALIA” affonderà!!!!!

  • Iano
    Rispondi

    Incredibile ma vero!! la corte internazionale di Stasburgo,ha condannato L,Italia a un risarcimento di 15000 euro a testa,per i clandestini respinti in Libia nel 2009 !!!Come per dire…che tutti i cittadini che viaggiano con regolare passaporto, sono tutti “Coglioni”!!!Certo sarebbe bello salire su un vecchio peschereccio,e poter girare il mondo senza documenti..così a tutti i paesi che ti respingono,chiederai un risarcimento,e tornerai a casa ricco !!(ottima idea).L,Italia è ancora l,albero della cuccagna…Popoli di tutto il mondo,venite in Italia…….Ci sono soldi per tutti !!!!!

  • Fabrizio
    Rispondi

    L’ingenuo statalista andrea invece pensa che rimanere in uno stato come l’itaglia a farsi pelare vivi non sia schiavismo (subìto).

    La Sebia è solo un esempio, poi si parla di legislazioni paritarie ( ….. cosa intendi? ….. governo unico mondiale), poi di solito le legislazioni si parificano nella direzione di una maggiore oppressione dello sTATO verso l’Individuo, e ancora si torna alle solite: uguaglianza e libertà per mezzo del MALE COMUNE.

    • andrea
      Rispondi

      Mai detto che l’Italia è perfetta, ma uno dei cancri dell’Italia sono anche quegli imprenditori di merda, che magari si credono anche “grandi imprenditori”, ma sono incapaci di fare profitti senza sudditi, senza sfruttamento disonesto della cassa integrazione(che usano per avere manodopera gratis, finanziata dagli imprenditori capaci e onesti), e senza dipendenti precari(o in nero) e sottopagati.
      Lo stato “cattivo” di cui vi lamentate sempre voi libertari, non è un’entità impersonale e astratta, ma sono anche la maggioranza di mele marce che stanno in CONFINDUSTRIA, imPRENDITORI talmente scarsi, poco lungimiranti e meschini, che non riescono a stare sul mercato senza sussidi, senza sfruttamento della cassa integrazione e rispettando l’art18(e altre tutele che vorrebbero abolire)
      E contro imPRENDITORI del genere(che tra l’altro sono anche responsabili della corruzione e della forte tassazione che c’è in Italia, visto vanno avanti a mazzette e sussidi, e beccano ogni anno miliardi di soldi pubblici. E appena qualcuno decide di chiudergli i rubinetti, se ne vanno in posti come la Serbia!) l’uso dei dazi, o di altri impedimenti per proteggere il mercato Italiano dalla concorrenza sleale, sarebbero COSA BUONA E GIUSTA
      Se difendete gente del genere, allora avevo ragione a dire che il liberismo, non è altro che la falsa coscienza del CLASSISMO PLUTOCRATICO

    • andrea
      Rispondi

      “L’ingenuo statalista andrea invece pensa che rimanere in uno stato come l’itaglia a farsi pelare vivi non sia schiavismo (subìto).”

      Aggiungo che in Italia non sono certo gli imPrenditori sussidiati e sfruttatori della cassa integrazione, come quelli della OMSA a essere “pelati vivi”.
      Anche se alcuni ingenui libertari non se ne rendono conto, sono propri questo genere di imPrenditori , a rubare dalle tasche degli imprenditori che onesti, che non beneficiano di alcun sussidio, e soprattutto dalle tasche dei dipendenti, che non possono evadere un centesimo!

  • antonio
    Rispondi

    il succo del discorso e’ che l’imprenditore occidentale si era rotto li cazzo di pagare salari di 1000euri e altre “assurduta’” come ferie, malattie, sanita’ e scuola pubblica ai suoi INFERIORI.
    bisognava andare in paesi dove la gente e’ piu’ ricattabile e dove quindi il tasso di profitto e’ maggiore… ma bisognava prima distruggere i sistemi che in quei paesi impedivano di farlo. cio’ fu fatto (e continua ad essere fatto) con ogni mezzo: capillare guerra ideologica, embarghi, finanziamento terrorismo e rivolte varie e per finire direttamente la guerra… queste misure hanno alti costi in termini di debito pubblico…
    una volta concimato il terreno e tolte le “erbacce”, finalmente le imprese possono andarsene.
    ma bisogna fare un’altra cosa: flessibilizzare in patria il mercato del lavoro, AL FINE DI LICENZIARE E DELOCALIZZARE PIU’ FACILMENTE.
    praticamente il lavoratore italiano, finanziando il debito pubblico e votando partiti che flessibilizzano il mercato del lavoro, sta creando le condizioni per il proprio licenziamento.
    in tutto questo processo e’ l’impresa privata che USA lo stato per creare le condizioni per delocalizzare.
    cosa accadra’ fra 10 anni? i salari in italia saranno a 300~400 euro ma i prezzi si manterranno circa uguali (tranne poche eccezioni sono ormai tutti determinati internazionalmente) quindi la fetta di reddito che andra’ all’imprenditore sara’ molto maggiore, per la gioia di fidenato & c., ahah!
    io nel frattempo me ne scappo in un paese “populista”… al mare, dove le case costano 20.000 euro e non ci sono quei culi flaccidi delle donne europee… lascio a voi il piacere di lavorare 15 ore al giorno per la gloria del dio capitale.

    • andrea
      Rispondi

      Dove te ne vai di bello? America Latina?
      Cmq inutile spiegarglielo, non ci arrivano proprio, sono troppo miopi per capire che i prezzi più bassi di merce prodotta in paesi con manodopera schiavizzata(o quasi schiavizzata), senza un briciolo di welfare e spesa sociale, e con una valanga di sussidi regalati agli imPrenditori(a spese degli schiavi locali), in realtà sono un risparmio illusorio.
      I prodotti fabbricati in un paese civile, che rispetta i diritti dei lavoratori, e ha un buon welfare (come la Germania, lOlanda o la Svezia, non dico l’Italia perché effettivamente è innegabile che da noi c’è troppa corruzione e malaffare, e il welfare non corrisponde alle tasse che paghiamo), costano leggermente di più, ma quel prezzo ha un valore aggiunto, perché è grazie a quel prezzo leggermente più elevato che si riescono a garantire determinati diritti, tutele e servizi socialmente e umanamente utili. E’ grazie a quel prezzo un po’ più alto, che paesi come la Svezia, offrono un buon tenore di vita per molti, e non sono un lager a cielo aperto!

      • antonio
        Rispondi

        e te credo che me ne vado in america latina! sotto le ali protettrici di zia dilma, ahah!
        viva il populismo!
        viva il protezionismo!
        viva l’inflazione!
        ahah!
        aho, qua stanno tutti a stampa’ e inventare sussidi e dazi, usa, giap, uk… tutti!!!

        • andrea
          Rispondi

          Zia Dilma è buona arrosto, non credo proprio che faccia gli interessi del popolo brasiliano.
          Ma vabbè, il paradiso non è di questo mondo, se trovi una fonte di reddito, e qualche bella brasilera che te la dà, stai sicuramente meglio che in Italia. In bocca al lupo!

  • iano
    Rispondi

    Certa gente è meglio perderla che trovarla.Se voi ve ne andate ci fate un grande favore,con la speranza che non metterete più piede in Italia,Ma non vi permettete di scrivere sui vostri prodotti di “merda”!!! MADE IN ITALY !!!Daltronde in questo paese c,è bisogno di fare un pò di pulizia !!! Arrivederci e grazie…….?!?!

  • Massimo74
    Rispondi

    @Andrea

    “Cmq inutile spiegarglielo, non ci arrivano proprio, sono troppo miopi per capire che i prezzi più bassi di merce prodotta in paesi con manodopera schiavizzata”

    Basta con queste fesserie per favore.Essere schiavi di qualcuno significa che questo qualcuno utilizza la violenza fisica (catene, sbarre, fucili puntati,ecc) per obbigarti a lavorare per lui.Qui nessuno impone nulla a nessuno,se quei lavoratori ritengono che le condizioni di lavoro offerte loro non sono soddisfacenti possono sempre rifiutarle e decidere di trovarsi un altra occupazione (oppure mettersi in proprio o emigrare in altri paesi) .

    • andrea
      Rispondi

      Ma come voi libertari siete i primi a lamentarvi sempre di essere “schiavi” dello stato, e adesso te ne esci fuori dicendo che gli schiavi sono solo quelli incatenati e maltrattati, come i neri che lavoravano nelle piantagioni americane?allora secondo questa concezione di cosa vi lamentate voi libertari? lo stato mica vi ha incatenato? mica vi ha imprigionato? gli esattori di equitalia, mica vi prendono a frustate, al massimo vi confiscano l’azienda, la casa o l’automobile!
      E lo stato non impone nulla a nessuno, siete liberi di non lavorare e rinunciare a qualsiasi proprietà privata, e se vivete come barboni lo stato non vi scucirà un euro di tasse
      Così anche i Serbi, sono liberi di morire di fame e vivere come barboni, o di lavorare a 300 euro al mese, senza diritti dei lavoratori e senza tutele
      W la libertà!

      Ps. se ti interessa sapere cosa intendo per schiavitù, leggiti questa pagina:
      http://www.facebook.com/notes/la-democrazia-del-benessere/gli-schiavi/241304572618190

    • andrea
      Rispondi

      Ah dimenticavo, i Serbi sono anche liberi di indebitarsi, per riempire le tasche degli imPrenditori di sussidi pubblici(che poi sono così generosi, che in cambio li fanno lavorare senza tutele per 3-400 euro al mese), e per finanziare la bella vita dei politici corrotti ( sicuramente aziende come Omsa avranno pagato laute tangenti, in cambio di tutti i sussidi, detrazioni e agevolazioni di cui godono in Serbia). Lavorano senza tutele e con stipendi miseri, e oltretutto in futuro saranno massacrati di tasse per ripagare il buco di debiti lasciato dai sussidi regalati alle grandi imprese. Questa si che è un paradiso libertario(per i PRENDITORI)!
      W LA LIBERTA’!

    • antonio
      Rispondi

      ma fatela finita co’ ste STRONZATE!!!

  • Massimo74
    Rispondi

    Lo stato agisce come un picciotto mafioso che esige il pizzo in cambio della protezione.Il problema è che tu non puoi rifiutare la protezione del picciotto così come non puoi rifiutare di pagare lo stato per i pessimi servizi che ti offre in cambio di una tassazione che può sfiorare anche il 70%.L’imprenditore che investe invece offre solo un oppurtunità di lavoro in più,magari può non essere ritenuta soddisfacente o non retribuita quanto uno vorrebbe,ma in ogni caso è sempre una possibilità in più che ognuno è libero di accettare o rifiutare.
    In ogni caso vorrei ricordarti che i libertari sono contro qualsiasi forma di sussidio pubblico (visto che i sussidi sono finanziati con le tasse e servono solo a drogare il mercato) ,così come sono contrari al fatto che lo stato possa finanziarsi attraverso il ricorso al debito o alla stampa di moneta (che si traduce poi in inflazione).

    • andrea
      Rispondi

      Appunto, per questo trovo molto contraddittorio il fatto che sembra quasi che prendete le difese anche di imprenditori che delocalizzano per andare a succhiare sussidi pubblici all’estero.
      Per quanto riguarda il tuo concetto di libera scelta, è molto discutibile visto che se uno è nullatenente, non possiede mezzi economici propri, e non ha un centesimo i tasca, e può scegliere solo tra morir di fare, e fare lavori sottopagati in condizioni di sfruttamento, dove cazzo sta la libera scelta? anche se le catene non si vedono catene, e non ci sono fucili spianati, chi può scegliere solo tra la morte per fame, e 10 ore al giorno di lavoro massacrante pagato 4 soldi, E’ SCHIAVO A TUTTI GLI EFFETTI, inutile girarci tanto intorno. Negare quest’evidenza è un po’ ipocrita!
      E se in una situazione simile, lo stato intervenisse a favore dei lavoratori poveri e incapaci di difendersi, imponendo agli imprenditori salari minimi più alti, maggiori tutele, e orari di lavoro più umani, NON CI VEDREI NULLA DI ILLIBERALE
      Liberalismo dovrebbe significare tutela della libertà e dei diritti di tutti i gli esseri umani, se si trasforma solamente in tutela degli interessi e della libertà dei grossi capitalisti, è solo CLASSISMO PLUTOCRATICO e IPOCRISIA

  • Massimo74
    Rispondi

    Nessun libertario coerente potrebbe mai difendere chi vive di sussidi così come non potrebbe mai difendere chi pretende di vivere all’interno di corporazioni e lobby che non accettano le regole del mercato e della libera concorrenza.
    Poi spiegami perchè un nullatenente dovrebbe essere mantenuto dallo stato,non potrebbe semplicemente lavorare e mantenersi da sè?In un mercato libero da tasse e burocrazia le occasioni di lavoro non mancherebbero di certo e se un determinato lavoro non ti soddisfa o se pensi che il tuo datore di lavoro non ti dia una retribuzione adeguata alle mansioni svolte,puoi sempre dargli il benservito e farti assumere presso un altra azienda.

    • andrea
      Rispondi

      Mai detto che un nullatenente dovrebbe essere mantenuto, ma che avrebbe diritto a delle tutele sul lavoro, che è una cosa diversa. Insomma i diritti dei lavoratori dipendenti, secondo me sono una cosa giustissima, cxhe non ha nulla di illiberale, ma semplicemente permette a chi non ha mezzi di produzione propri di avere un minimo di potere di contrattazione, e non divenire schiavo del grosso capitalista, tutto qui.
      Se si difendono solo i diritti di proprietà, senza riconoscere nessun altro diritto, è ovvio che chi non ha proprietà sarebbe costretto a soccombere agli interessi e alla volontà di chi è più ricco di lui. A questo servono e dovrebbero servire i diritti dei lavoratori dipendenti, ad impedire che un imprenditore possa abusare del proprio potere di contrattazione, e schiavizzare i dipendenti più bisognosi

      “e se un determinato lavoro non ti soddisfa o se pensi che il tuo datore di lavoro non ti dia una retribuzione adeguata alle mansioni svolte,puoi sempre dargli il benservito e farti assumere presso un altra azienda.”
      In uno stato con una popolazione estremamente povera e bisognosa, e senza diritti dei lavoratori, cosa impedirebbe agli imprenditori di “fare cartello”, e imporre gli stessi salari da fame, e le stesse condizioni svantaggiose a tutti gli “schiavetti”? se gli schiavetti non possono ribellarsi, perché il governo di turno difende solo il diritto di proprietà(come ad esempio in Cina, in cui gli scioperi vengono repressi in maniera violenta), ma non riconosce gli altri diritti umani, in particolare quelli dei lavoratori, lo schiavetto cinese può anche cambiare lavoro ogni mese, ma sempre schiavetto rimane!

    • iano
      Rispondi

      Lo Stato casomai mantiene i “tenenti” e non i nullatenenti…..dove sta scritto che mantiene i nullatenenti???Un tenente dell,esercito prende 3000euro al mese un nullatenente nun prende gnente!!!E poi tutta questa abbondanza di lavoro io non la vedo!!!se perdi il lavoro puoi rimanere disoccupato per tutta la vita….Mah !!a leggere certi commenti capisco perchè LItalia va male…….

      • andrea
        Rispondi

        Infatti non mi pare proprio che ci sia un reddito di cittadinanza, quello non c’è in nessun Paese al mondo, nemmeno dove i lavoratori sono più tutelati. Io dico solo che i lavoratori devono avere la libertà di associarsi liberamente e scioperare per difendere i propri interessi, e hanno diritto a delle tutele, come l’art18, leggi sui salari minimi, ecc…solo se si concede ai lavoratori la libertà di scioperare e delle tutele giuridiche e salariali, possono essere considerati davvero liberi, e alla pari degli imprenditori.
        Altrimenti il diritto di proprietà assoluto, senza nessun altro diritto, porta inevitabilmente a condizioni di schiavismo, come in Cina, in cui spesso gli scioperi vengono repressi in maniera violenta per tutelare il diritto di proprietà delle grosse imprese!

        • iano
          Rispondi

          Infatti una volta c,era gente con le “palle”ben organizzati per fare rispettare questi diritti e per non farsi umiliare e sottomettere. Oggi purtroppo la new-generation è rappresentata dai giovani dei centri sociali ma (cosa fanno la dentro ??)La gente anni 50/60 ormai è troppo vecchia….e i giovani sono cresciuti a play-station !!!!Una volta non sarebbe stato ammesso nessun “governo tecnico”e neanche manovre impopolari..Adesso è un gran casino,succede di tutto di più.Ma c,era proprio bisogno di professori per aumentare tutto,e mettere nuove tasse ???Ma anche una semplice lattina di cocacola se la agiti troppo può “SCOPPIARE”!!!!!!!!!

        • antonio
          Rispondi

          il reddito di cittadinanza (e non solo) c’era in LIBIA… e per questo l’hanno bombardata: i “liberisti” non possono sopportare che uno stato divida tra i cittadini i proventi del petrolio (o di qualsiasi altra cosa), NO! bisogna lavorare per forza come schiavi…
          oh, la libia se lo poteva permettere (per l’italia sono assolutamente contrario).

  • Fabrizio
    Rispondi

    I liberisti non bombardano nessuno, la guerra è l’attività meno liberista che esista visto che è condotta dagli ESERCITI sTATALI., con enormi fondi estorti con le tasse alle persone.

    Finiamola per favore con sta cazzata alla Naomi Klein LE GUERRE NON SONO LIBERISTE !!!!!!!!

    • andrea
      Rispondi

      Balle, l’Heritage Foundation ( http://www.heritage.org/ ), il più importante e noto Think Thank liberista che ci sia in USA, non è pacifista manco per il cazzo!

      Non confondiamo il mondo delle idee (di cui fanno parte gli economisti austriaci, che evidentemente non avevano molto contatto con la realtà) con il “LIBERISMO REALE”. Il liberismo reale è anche guerrafondaio, e improntato alla supremazia, come ci insegna anche la storia dell’impero britannico(una delle prime potenze mondiali liberiste)

    • andrea
      Rispondi

      La guerra non è liberista (non la fanno solo i liberisti, l’umanità ha sempre fatto ricorso alla guerra per risolvere alcuni conflitti, soprattutto quando ci sono in ballo interessi economici), ma non sono poche le guerre fatte in nome del libero mercato(cioè per imporre il libero mercato ad altri stati) e per esportare la democrazia!

  • Fabrizio
    Rispondi

    Conosco l’Heritage Foundation, non è pacifista , lo so, ma non è neanche liberista.
    Le guerre pr esportare la democrazia , di nuovo, hanno ben poco di liberista, visto che spolpano vivi i cittadini USA ( ….. e non solo) a suon di tasse, debito e inflazione.

    Il fatto poi che alcuni liberali abbiano simpatie per Reagan non mi riguarda, non sono fra quelli.

    • andrea
      Rispondi

      mi pare che promuovono lo stato minimo, il libero mercato, l’abbattimento delle tasse, la riduzione al minimo della spesa pubblica(che secondo le loro idee, dovrebbe limitarsi esclusivamente alla spesa militare), e sono assolutamente contrari alle politiche di stimolo keynesiane. Quindi come fai a dire che non sono liberisti? a parte le idee militariste e interventiste, per il resto scrivono le stesse identiche cose che scrivete voi su questo sito!

      Magari si distaccano leggermente dal liberismo ideale, ma come ho già scritto, il liberismo ideale sta al liberismo REALE, come il socialismo idealista, sta all’URRS, CUBA, NORD KOREA, VENEZUELA….insomma secondo l’idealismo degli intellettuali, la rivoluzione socialista doveva portare al paradiso in terra, invece nella realtà concreta, le idee strampalate di questi intellettuali disonesti o alienati dalla realtà, ha creato un inferno!
      Penso che per il liberismo valga lo stesso discorso, quello ideale, perfetto e giusto può esistere solo nei libriccini degli economisti austriaci, il liberismo reale è quello dell’Impero Britannico, dell’imperialismo statunitense, dell’Heritage Foundation, di Pinochet(che ha riformato l’economia cilena con le idee di Milton Friedman) , di Reagan, della Tatcher, di Clinton ecc…insomma nulla di perfetto, giusto, o tantomeno paradisiaco

      • antonio
        Rispondi

        stavo per dire la stessa cosa… comunque il venezuela non è male… bisogna vivere in un posto per giudicare. l’unico difetto l’alto tasso di omicidi, ma è così da sempre, non c’entra chavez.

        • andrea
          Rispondi

          Credo che il Venezuela, come quasi tutta l’america latina, sia un paese di grandi disuguaglianze e contraddizioni. Se nasci o ti inserisci in una classe sociale abbastanza buona(non dico che devi essere per forza ricchissimo, basta essere benestante, avere un reddito sopra la media), allora il Venezuela(come anche il Brasile o l’Ecuador) non è male. Ma se nasci nella favelas è una merda, i poveri italiani nonostante tutto, se la passano sempre un po’ meglio dei poverissimi latino-americani.
          Comunque forse ho sbagliato a inserire il Venezuela tra i paesi del COMUNISMO REALE, forse nel caso del regime di Chavez è più corretto parlare di pseudo-socialismo, o regime populista. Non è un vero e proprio regime comunista!

          • antonio

            non è proprio così. ripeto: ci devi vivere in un posto per giudicare. quello che in italia chiamate “favela” è il “quartiere” (in contrapposizione alla “zona nobile”) e costituisce l’80% delle città. i poveri sono una piccola %. nella favela ci vivono molti impiegati statali, militari, commercianti, imprenditori piccoli e medi, gente che guadagna anche 3000-5000 euro al mese, quasi tutti hanno la macchina, tutti hanno computer, ogni tipo di elettrodomestici, 3 cellulari a persona.
            e rimani allibito nel vedere anche i “poveri” tutte le sere per le strade a fare grigliate di carne, fiumi di birra, musica e balli. SE LA SPASSANO ALLA GRANDE invece di pensare solo alla politica!
            non mi pare proprio “una merda” di vita…
            a me pare una merda la vita in italia, dove alle 20 c’è il coprifuoco, tutti chiusi in casa a rosicare e pensare alle tasse e al governo…

        • andrea
          Rispondi

          Non ho detto che è una merda di vita, ma che ci sono anche problemi diversi, e la gente davvero tanto povera se la spassa fino a un certo punto. Se ci fossero meno problemi sociali, di sicuro sarebbe un paradiso!

          • antonio

            andrea,
            tu avevi detto “se nasci in una favela e’ una merda”… io ti dico che ANCHE NELLA FAVELA i “poveri” sono il 5%, il restante 95% e’ gente normale che lavora e vive normalmente e per i quli la vita non e’ per niente una merda.
            a s.paulo mio quasi cognato fa l’operaio edile, vive in favela, guadagna 2500 reais al mese (3000 con gli straordinari, piu’ mensa e trasporti gratis), ha moglie e figli, macchina e viaggia in aereo.
            non credete alla demagogia dei media italiani.

  • Fabrizio
    Rispondi

    “Quindi come fai a dire che non sono liberisti? a parte le idee militariste e interventiste, per il resto scrivono le stesse identiche cose che scrivete voi su questo sito! ”

    E ti sembra poco? ……… per me bastano le idee militariste e interventiste per considerarli completamente fuori dal liberismo, anzi sono la rovina totale delle idee liberiste.

    Penso che concluderò qui, CIAO.

    • andrea
      Rispondi

      Vabbè ma si ritorna sempre sulla questione LIBERISMO IDEALE vs LIBERISMO REALE. E’ mai esistito un governo, una nazione, un popolo, un’organizzazione sociale, insomma un’entità concreta LIBERISTA, che abbia rinunciato all’uso della forza e dell’intervento militare?? a me NON RISULTA, che sia mai esistito concretamente nulla del genere, quindi la conclusione è che il liberismo di cui parli tu, esiste solo sui libri.
      E se il liberismo idealista e pacifista, in oltre 2 secoli dalla sua nascita teorica non s’è mai concretizzato nella realtà, ci sarà pure un motivo, non credi? comunque la si pensi, è ovvio che il liberismo ideale di cui parli tu, fa parte delle ideologie sconfitte dalla storia, alla pari del comunismo ideale. Anche i nostalgici del comunismo/socialismo, vanno sostenendo che in URSS non c’è mai stato il vero comunismo!
      Ciao
      Andrea

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