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DI MATTEO CORSINI

“… una fede sconsiderata nella libera concorrenza può distruggere i diritti dei cittadini, soprattutto i più deboli e quelli la cui ricchezza dipende solo dal proprio lavoro, quando questo non sia adeguatamente tutelato. Con la conclusione che l’appetito del consumatore vince sul diritto del cittadino, a tutto danno dell’uguaglianza che sta alla base della democrazia.” (G. Rossi)

Nelle sue consuete elucubrazioni domenicali ospitate sul Sole 24 Ore, Guido Rossi non perde occasione per denunciare i mali dell’economia di mercato (almeno di quella che lui definisce esserlo). Questa volta se la prende addirittura con la concorrenza e con “l’appetito del consumatore” che, a suo dire, danneggerebbe l’uguaglianza “che sta alla base della democrazia”.

Francamente non capisco come “l’appetito del consumatore” possa essere ritenuto colpevole di presunti danni ai principi di uguaglianza, anche volendo prendere come riferimento la tutt’altro che liberale Costituzione della Repubblica italiana.

Non pretendo che Rossi abbia letto Mises, ma la sovranità del consumatore tipica di un’economia di autentico libero mercato non dovrebbe essere considerata in antitesi ai diritti del cittadino. Rossi sembra ritenere che la concorrenza a livello globale favorisca il consumatore (mediante una tendenza al ribasso dei prezzi), ma danneggi il cittadino (lavoratore), laddove la competizione comporti una pressione al ribasso anche sui salari.

Credo si tratti di una rappresentazione un po’ troppo schematica e semplicistica, ma anche volendola prendere come punto di partenza non penso si debbano trarre le conclusioni di Rossi. In ogni processo competitivo il successo dei concorrenti non è identico per tutti. Alcuni prosperano, altri sopravvivono, altri ancora falliscono. Se l’esito della competizione non è condizionato da interventi distorsivi e lesivi dei diritti di proprietà dei concorrenti, credo che non vi sia nulla da eccepire.

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Viceversa, se si interviene con provvedimenti volti a limitare la concorrenza con l’obiettivo di tutelare il cittadino (lavoratore), l’esito del processo competitivo ne risulta compromesso e tutti ne risentono in quanto consumatori. Le politiche protezionistiche, che pure hanno storicamente riscosso un grande successo, tutelano alcuni a danni di tutti e, in ultima analisi, dovrebbero portare a monopoli od oligopoli in tutti i settori, se si volesse perseguirne lo spirito in modo coerente.

Chiunque arriva ultimo in qualsiasi forma di competizione, infatti, può lamentarsi del risultato, ritenendosi danneggiato. Solo eliminando la concorrenza e pianificando l’intera attività economica parrebbe potersi risolvere il problema. Il fatto è, però, che anche a prescindere dalle considerazioni etiche che ognuno può fare in materia, dal punto di vista pratico la pianificazione ha fallito ogni volta che è stata sperimentata.

I disastri provocati dal socialismo nel Novecento non hanno insegnato niente?

 

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  • Borderline Keroro
    Rispondi

    “Chiunque arriva ultimo in qualsiasi forma di competizione, infatti, può lamentarsi del risultato, ritenendosi danneggiato. Solo eliminando la concorrenza e pianificando l’intera attività economica parrebbe potersi risolvere il problema. Il fatto è, però, che anche a prescindere dalle considerazioni etiche che ognuno può fare in materia, dal punto di vista pratico la pianificazione ha fallito ogni volta che è stata sperimentata.”

    Ecco perché è nata Calciopoli in cui Guido Rossi ha avuto notevole parte.
    Maledetto chi gli cuoce il pane!

  • Borderline Keroro
    Rispondi

    Ecco, calcio a parte i sig. Rossi non perde occasione di sparare minchiate.
    E da quale miglior pulpito rispetto al giornale di confindustria?
    Credo che più ostili alla concorrenza dei grandi industriali non ci sia nessuno: preferiscono che il Paese arretri piuttosto che perdere le loro rendite di posizione.
    In Italia c’è stata un’unica area in cui c’è stata un po’ di vera concorrenza, e cioè nella telefonia mobile.
    E s’è visto come si sono abbassati i prezzi: mi ricordo i primi cellulari che viaggiavano a 2000 lire al minuto!
    Non mi risulta che la gente abbia avuto un danno dalla concorrenza, nemmeno i lavoratori.Anzi, credo che i posti di lavoro nella telefonia siano aumentati.
    Semmai i dipendenti di Telecom Italia (telefonia fissa) hanno avuto problemi e tagli a causa dell’incapacità del management, capace di spiare illegalmente e di riempire di debiti l’azienda. Ma di gestirla come si deve, chissenefrega, siamo in Itaglia!

  • antonio
    Rispondi

    ma che stai dicendo???
    tim può fare (per motivi politici e protezionistici) prezzi bassi a voi italiani grazie ai PREZZI TRIPLI CHE APPLICA IN SUDAMERICA!!!

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Io so che qui in Italia l’unico comparto veramente aperto ad una certa concorrenza è la telefonia mobile.
      Dove TIM non può imporre un canone come invece fa Telecom Italia che viene da una situazione di monopolio.
      La quale Telecom Italia in Francia, dove era un concorrente con Alice France, praticava prezzi più bassi che in Italia per un servizio più “polposo”.
      Se poi in Sud America i prezzi sono più alti non so, ma non credo sia per mantenere bassi i prezzi italiani, come dici tu approfitta di una situazione politica e protezionistica che qui non ha, altrimenti non ti preoccupare che non si farebbe tanti scrupoli.

  • antonio
    Rispondi

    l’UNICO MOTIVO per cui la tim fa prezzi bassi in italia e che fa prezzi alti in sudamerica, come tutte le altre operatrici sia di telefonia che di internet. altro che concorrenza!
    e in tutti gli altri casi di privatizzazione i prezzi non fanno che AUMENTARE.

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Ok, hai ragione tu.
      Io credevo che l’aumento dei prezzi fosse dovuto ad altre cause, diciamo più inflattive, ma può essere che TIM faccia pagare al Sud America i telefoni italiani come sostieni tu.
      Vivendo in Italia la cosa mi può andare bene: muchas gracias/obrigado.
      Ah cavolo, io non ho TIM.
      ;D

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