In Anti & Politica

DI MATTEO CORSINI

“Finora è emersa una furbizia individuale di corta veduta… cifra autentica di ciò è solo la mediocrità umana e morale.”
(A. Befera)

Così parlò il direttore dell’Agenzia delle entrate poche settimane fa in occasione di una audizione alla commissione Finanze della Camera. Si occupava di evasione fiscale.

Quella che sto per raccontare è una breve cronistoria di quanto accaduto a proposito della tassazione patrimoniale introdotta dal governo Monti sulle attività finanziarie oggetto dei diversi provvedimenti di scudo fiscale degli anni scorsi. Tecnicamente l’hanno chiamata imposta di bollo, ma di patrimoniale si tratta.

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In questa sede, tuttavia, non voglio concentrarmi sulla tassa in sé e sui dubbi di costituzionalità che persone più competenti di me hanno sollevato al riguardo. Ciò che mi interessa è mettere in evidenza le giornate assurde che hanno vissuto intermediari e contribuenti grazie all’operato congiunto di Governo e Agenzia delle entrate.

Come spesso è accaduto in anni recenti (con governi di ogni genere), anche la norma relativa alla tassazione dei capitali scudati è uscita con una formulazione che generava da subito diversi dubbi interpretativi. Dubbi che in teoria dovrebbero essere chiariti con i decreti attuativi del ministero dell’Economia e delle Finanze e con le circolari dell’Agenzia delle entrate.

Una prassi che già sarebbe criticabile, dato che, così, facendo, leggi e decreti diventano delle sorte di scatole vuote che il ministero e l’agenzia riempiono di volta in volta a seconda delle esigenze di gettito. Se ciò non bastasse, i decreti attuativi e le circolari spesso non arrivano, oppure arrivano un paio di giorni prima che si debba dar luogo al versamento.

Il caso della tassa sui capitali scudati è emblematico. Il decreto legge definito dallo stesso Monti “salva Italia”, che risale al 6 dicembre 2011, fissava nel 16 febbraio 2012 la data entro la quale effettuare i versamenti relativi al 2011. Vi era pure un rimando a decreti attuativi che nessuno ha ancora visto.

Durante le settimane successive, a fronte delle perplessità degli intermediari – i quali facevano notare che recuperare i movimenti effettuati soprattutto dopo il primo scudo (sono passati 10 anni) non sarebbe stato immediato, soprattutto in assenza di chiarimenti da parte dell’amministrazione fiscale – veniva data per certa una proroga dei termini per il versamento.

Si noti che la sanzione per omesso versamento è pari all’importo non versato (in pratica, la tassa raddoppia all’istante) e che in caso di mancato versamento l’intermediario è obbligato a segnalare al fisco i dati del contribuente che aveva scudato, facendogli perdere l’anonimato.

In tutto questo, peraltro, l’intermediario lavora in modo del tutto gratuito per conto dello Stato.

Ebbene: il tempo passava e nessuna proroga si materializzava. Però non uscivano neppure i decreti attuativi e la circolare dell’Agenzia delle entrate. Finché il 10 febbraio quest’ultima ha comunicato i codici tributo da utilizzare per i versamenti e alla sera del 14 febbraio ha pubblicato sul proprio sito internet una circolare che non chiariva sostanzialmente nulla, confermando però che la scadenza per il versamento restava il 16 febbraio.

In sostanza, tra il 15 febbraio e il primo pomeriggio del 16 febbraio intermediari e contribuenti avrebbero dovuto fare tutto quanto.

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Ma poi, colpo di scena: la sera del 15 il ministero ha comunicato che il termine sarebbe stato prorogato (non specificando di quanto).

Credo che gli statalisti e i cantori delle gesta dei tecnici e, soprattutto, dell’Agenzia delle entrate dovrebbero riflettere su questa storia di ordinario burocratismo.

Non saprei dire se ci siano stati problemi di comunicazione tra ministero e agenzia (si è pure letto che i ritardi erano causati dal maltempo a Roma, sic!), oppure se abbiano giocato a fare il gatto e la volpe. In ogni caso, mi pare evidente che abbia prevalso, soprattutto da parte dell’Agenzia delle entrate, il tipico atteggiamento burocratico già magistralmente demolito da Ludwig von Mises, il quale, riferendosi ai burocrati, ebbe a dire che “…il loro principale interesse è conformarsi alle regole, a prescindere se siano ragionevoli… ovviamente, la maggior parte dei burocrati erano persone mediocri”.

Non saprei trovare parole più adeguate. E il problema, purtroppo, è che l’atteggiamento burocratico non è diffuso solo negli apparati burocratici dello Stato, bensì anche nelle aziende, dove spesso si ha a che fare con gente la cui principale preoccupazione non è altro che mettere se stessi al riparo da responsabilità (volgarmente: pararsi il culo), a prescindere da tutto il resto.

Ma questa sarebbe un’altra lunga storia di ordinario burocratismo.

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Showing 4 comments
  • Borderline Keroro
    Rispondi

    Se fossi di un’altro Paese resterei senza parole.
    Ma sono Italiano e non mi stupisce più nulla.

  • iano
    Rispondi

    Lo ripeto ancora.Tutti coloro che vivono di “tasse”..(politici,e impiegati pubblici)Contribuiscono tutti al pagamento imposto!!Ma è normale,loro con i nostri versamenti ci campano,e quindi ecco che salta fuori Equitalia ,la g.d.finanza ecc.se i cittadini (comuni)non pagassero le tasse,tutta questa gente resterebbe immediatamente senza stipendi!!!capite a che serve la severità fiscale ????(a garantire agli statali lo stipendio vita natural durantes)……

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      se non ce lo dicevi tu non l’avremmo mai supposto… :D

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    @ Bordelin Keroro

    ” Se fossi di un’altro Paese resterei senza parole.
    Ma sono Italiano e non mi stupisce più nulla”.

    Che altro posso commentare, tu in due parole hai magistralmente detto tutto !

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