In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI FUNNY KING*

Mi capita spesso di essere criticato (spesso insultato, via commenti e mail) per il fatto che ogni tanto oso dare qualche colpa di quanto sta accadendo anche ai “poveri” cittadini greci. Vogliamo fare un poco di chiarezza su cosa sia l’economia greca e in quale contesto abbaino vissuto i cittadini greci negli ultimi venti anni?

Per farlo sfrutto un recente post di Uriel Fanelli (http://www.keinpfusch.net):

cLICCA SULL'IMMAGINE E SCEGLI LA MAGLIETTA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO PERFETTA PER TE

Discussioni Tedesche
……Innanzitutto, che cosa diamine abbia fatto la Grecia e’ piu’ noto qui (in Germania) che altrove. Andiamo per gradi: la Grecia ha un pil di 304 miliardi di euro. Il 40% di questo PIL viene pero’ dal settore pubblico, ovvero ha un PIL legato a quanto produce di circa 180 miliardi di euro. Se consideriamo che le prime dieci aziende del paese sono le seguenti:
National Bank of Greece 12.42
Eurobank EFG 11.97 0.86
Coca Cola Hellenic 9.37
Hellenic Telecom 8.34
Public Power Corporation 8.11
OPAP 7.69
Alpha Bank 6.94
Piraeus Bank 6.21
Bank of Greece 2.66
avete la chiara idea di quanto sia statale la loro economia e finanziaria la loro economia. Di fatto esiste un ente, lo stato , che paga, e il resto dell’economia ci vive sopra.

Allora, un passo indietro. Se la grecia vivesse del suo PIL, tenendo lo stato un bilancio dare-avere nullo, il reddito procapite sarebbe di 16.000 euro circa. Invece e’ di 29000, poco diverso da quello delle nazioni occidentali. In che modo si e’ colmato questo GAP? Semplice: lo stato ha iniziato a fare debito alzando gli stipendi e le pensioni in maniera sproporzionata alle possibilita’ del paese.

Se vedete un greco con una bella macchina, o con un bel vestito, con uno stile di vita piu’ simile a quello di una nazione occidentale che a quello di un paese del caucaso, la ragione e’ questa: il governo, facendo debiti su debiti, ha pompato l’economia a furia di stipendi e pensioni, sino a portare i 16.000 euro reali sino ai 29.000 nominali di qualche anno fa. Quei debiti, quindi, non sono finiti in infrastrutture ed altro: sono semplicemente serviti a gonfiare lo stile di vita dei greci e sono stati spesi in stipendi e pensioni, cioe’ sono finiti nelle tasche dei cittadini (statali) che poi li hanno spesi mantenendo il resto dell’economia (basata principalmente sui servizi, con un’industria debole: significa servizi agli uffici dello stato).
Allora, il primo concetto e’: se anche si salvasse la Grecia pagando completamente il debito, non potendo piu’ fare debito le retribuzioni medie dei greci calerebbero COMUNQUE del 40%.

Significa che chi guadagnava 1000 smettendo lo stato di fare nuovo debito guadagnera’ 600. Se consideriamo che lo stato ha anche dei costi strutturali incomprimibili, potete scendere ancora al 50%, e magari anche 45%.
Perche’ questa e’ l’economia REALE greca divisa per abitante. Senza NUOVI debiti, questo e’ quanto i cittadini greci possono permettersi di reddito: 16.000 euro procapite…..

Sono chiari i termini della questione adesso? I greci, e intendo anche i cittadini, in questi ultimi venti anni si sono abituati ad un tenore di vita e ad un sistema si welfare sostenuto da una crescita esponenziale del debito pubblico.
Ed è l’abitudine il dramma, è dannatamente difficile tornare indietro, in Grecia esiste almeno una generazione di giovani donne e di giovani uomini che hanno vissuto interamente in quel benessere artificiale, e ora si sentono traditi.

Dunque i cittadini greci non hanno colpe? Siamo sicuri? Non è anche colpa del semplice cittadino pensionato a 50 anni se il suo paese va in bancarotta?, O dell’ennesimo dipendente pubblico? (In Grecia si è dipendenti pubblici anche lavorando per la locale Telecom, un tempo anche in Italia non era differente lavorare per la Sip o per il comune, vi ricordate?).

No io penso che di colpe, i greci, ne abbiano, ovviamente molto meno della propria classe dirigente (che comunque mi risulta ancora eletta con metodi meno italiani),esattamente come molti, troppi cittadini italiani.

Non prendiamoci in giro, chiunque in Italia abbia accettato di andare in pensione con 12 anni di contributi sapeva che stava facendo qualcosa di “furbo” così come chi ha accettato un comodo lavoro da “forestale” o da “comunale”, perdonatemi ma quante volte abbiamo ascoltato discorsi sul posto fisso statale. In quei discorsi non c’era solo l’idea della stabilità ma anche quella del poco lavoro e una pensione che arriva presto. Un impiego di tutto relax a carico della collettività. Oggi quei discorsi non si fanno più, è politicamente scorretto, anzi da cafoni però io ho quarantadue anni e quei discorsi li ricordo bene.

Troppi furbetti in Grecia così come in Italia. Lo so e lo ripeto, in massima parte la responsabilità è della classe dirigente che avrebbe dovuto dare l’esempio e indirizzare i cittadini tramite leggi e comportamenti virtuosi (ma esiste ancora una classe dirigente?). Eppure non è onesto, ed è pericoloso scaricare interamente la propria coscienza di popolo su politici, imprenditori e banchieri.

Sapete cosa dicono i sondaggi in Grecia: i greci non vogliono le misure di austerity, ovvero vogliono continuare a potere ancora spendere 29.000€ all’anno attraverso il ricorso al debito. Al tempo stesso essi vogliono rimanere dell’euro ben consci di cosa significhi tornare ad una neo-Dracma che si svaluterebbe del 40%-60% nel giro di una notte.

cLICCA SULL'IMMAGINE E SCEGLI LA MAGLIETTA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO PERFETTA PER TE

Possiamo discutere su come aiutare la Grecia a recuperare la competitività necessaria per tornare a produrre ricchezza vera, ma per favore cerchiamo di guardare la Grecia per quella che è oggi: Un drogato di debito in crisi di astinenza.

 

* Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/02/una-parola-definitiva-sui-greci-e-qualcosa-da-dire-sugli-italiani.html

 

Recent Posts
Showing 46 comments
  • Robespierro
    Rispondi

    …e le banche d’affari sono gli spacciatori di codesto debito, mestiere delle banche è concedere credito a chi è solvibile, altrimenti gli tocca una “rinegoziazione” o un fallimento, dunque non hanno saputo fare il loro mestiere, ma il loro mestiere oggi, è lo strozzinaggio, prima accettano il rischio di comprare le obbligazioni greche, che hanno alti tassi d’interesse, proprio perchè pericolose, poi quando si profila il “default” starnazzano, che i greci (poi toccherà agl’italiani, portoghesi…) sono dei truffatori, ladri, degl’indegni fancazzisti, che rivogliono i “loro” soldi… muovendosi con tutto il potere di cui dispongono: politicanti “amici” che verranno poi “ringraziati” idem per i mass media, che vogliono a far passare il popolo greco, per dei parassiti piagnoni, per questo da spremere e ridurre in povertà, mentre le banche… poverine, il loro amministratori con stipendi multimilionari, che vita di stenti che conducono, loro non sono dei parassiti piagnoni, dei ladri e truffatori. Dunque sarebbe giusto ridurre in miseria milioni di greci, per ingrassare i banchieri… secondo me c’è qualcosa che non va, secondo me, in un libero mercato, queste banche che pur consapevoli del rischio altissimo, hanno comunque deciso di correrlo, dovrebbero incassare il default greco, licenziare i manager incapaci o addirittura fallire, troppo comoda un’attività a rischio zero, questo in un mondo liberista e democratico, invece ci viene detto da tutti i mass media, che è giusto ridurre la Grecia in schiavitù, in servi della gleba, loro i loro figli ed i figli dei loro figli, finchè il debito non sarà ripagato… teorie che non circolavano dal medioevo.

  • Deciomeridio
    Rispondi

    Mi spiace solo che al posto dei greci non ci siano i nostri terroni che , in gran parte , hanno fatto anche peggio di loro.

    Se l’ Italia non è ancora come la Grecia lo si deve solo alle tasse della Padania ( …che non esiste . )

    Circa 100 miliardi di euro all’ anno di surplus fiscale ( Vedi ” Il sacco del Nord ” del Prof. Luca Ricolfi )

    Comunque , che vadano a farsi fottere entrambi.

    • sasà
      Rispondi

      Caro deciomeridio, ti consiglio di leggere qualcosina degli scritti di nicola zitara per avere un idea più chiara sui “terroni” ed i “padani”, senza offesa, si sa, nessuno è nato “imparato”.

    • iano
      Rispondi

      HEI!!!DICIOMERDA COLPISCE ANCORA,PECCATO CHE ANCHE I CRETINI POSSONO ACCEDERE A QUESTO SITO.FORSE LO ABBANDONERO’A CAUSA DI QUEST’ESSERE IMMONDE CHE DISTURBA LA GENTE.RICORDATI PARLANDO COSI’ OFFENDI SEMPRE LA MOGLIE DI BOSSI PERCHE’ E’ SICILIANA !!!!ANTICAPPATO !!!!

      • Deciomeridio
        Rispondi

        Se è per quello offendo anche mia nonna materna che era pugliese.

        Io però ho il difetto di ragionare col cervello e non col culo.

        Come invece fai tu.

        • iano
          Rispondi

          Una “testa di Cazzo” non può avere cervello !!! e tua nonna ha contribuito a generare un “Mostro”!!!Esci da questo sito Demonio “Vade retro SATANA”!!!!!

    • Lorenzo
      Rispondi

      L’Italia è la condanna del Sud.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Io sono abbastanza vecchio da ricordare gli anni del cosiddetto “boom economico”, quando un’Italia per molti versi ancora bigotta e culturalmente arretrata s’apriva al mondo moderno, diventava ricca, usciva da secoli di indigenza contadina. Erano gli anni di Einaudi, di Libero Lenti, vecchi e probi liberali. Poi cominciò la sbornia keynesiana, la “giornata del risparmio” sparì dalla scuole, fiorì la repubblica delle pere indivise, per dirla con Flaiano. Erano gli anni degli Andreatta e dei Lombardini, di Donat Cattin, di quel Guido Carli che per amor di patria stampava liracce finanziando il debito pubblico, mentre un galantuomo come Sergio Ricossa veniva vilipeso quale rudere liberista. Arrivò Bettino Craxi a farci credere di essere più ricchi dell’Inghilterra, alla faccia della signora Thatcher. E il debito pubblico saliva saliva, regalandoci nani e ballerine:panem et circenses. Stendiamo un velo pietoso sulla fantomatica “rivoluzione liberale ” dell’imbonitore di Arcore e della sua corte dei miracoli (non ho mai capito che ci sta a fare fra tanti pagliacci una persona seria come Antonio Martino).Ora eccoci qui, candidati a ritrovarci con le pezze nel sedere, dopo Grecia e Portogallo. E ci sarà più di uno a dire che la colpa è della “macelleria sociale neoliberista”

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Ayew!
      La macelleria sociale liberista! Ma è da un pezzo che stanno dando la colpa al liberismo.
      (Le campagne stampa si preparano per tempo)

    • domenico
      Rispondi

      Per il semplice fatto che Martino è il peggiore di tutti!
      Le persone serie da Berlusconi si allontanarono non appena averlo capito, vedi Pagliarini.
      Martino non è un idiota, ergo razzola male coscientemente.
      Ovviamente dei rigurgiti di stomaco ce li ha, infatti poi non ha più preso nessun dicastero, ha votato la sfiducia a diverse manovre del suo governo. Tuttavia senza mai eccedere, infatti non era di certo tra i “traditori” che hanno fatto cadere berlusconi.

  • Rispondi

    I “cittadini”, e non solo quelli greci, sono come i gatti; quelli veri di una volta che cacciavano. Se lasci una bistecca sul tavolo il gatto va ad annusarla e rendendosi conto che ha lo stesso odore e gusto della preda che a fatica è abituato a catturare , se nessuno l’ostacola, l’aggancia alla zampa e se la porta via per nutrirsi con comodo. E il secondo giorno, piuttosto che appostarsi da cacciatore felino quale è, riprende la strada del tavolo della cucina, molto meno faticoso che rincorrere un topolino, una lucertola o un uccellino poco svelto a spiccare il volo.
    Quindi, i cittadini, non hanno nessuna colpa dell’andamento alla malora di uno STATO; si adeguano alla sirena della pappa pronta e gratis. Smettono di essere produttivi e diventano condizionati e complici.
    Fortunatamente (o sfortunatamente) la bistecca non c’è per tutti e quindi coloro che continuano a fare i cacciatori (produttivi) non solo NON HANNO ALCUNA COLPA ma sono costretti a cacciare anche per gli altri che, gira e rigira, la bistecca non era una bistecca piovuta dal cielo ma una parte importante (da noi il 70%) della preda che ci si procura “cacciando”.

  • iano
    Rispondi

    Io non sono daccordo che tutti gli Stati uniti D,Europa devono essere con le pezze al culo,poveri come L,Ukraina per esempio,o la Moldavia.Il consumo e L,acquisto di prodotti vuol dire far girare economia e progresso.Odio la miseria e chi la sostiene a tutti i costi.E” stato l,ex governo che ha rubato,e,non colpa del popolo.E di governo ladro noi ne sappiamo qualcosa !!!E comunque quella di distruggere i cittadini con azioni impopolari,non mi sembra la soluzione migliore.Ma come sappiamo la Germania deve vendere le armi,e su qualcuno bisogna pur usarle!!!(furbi i tedeschi heee!!!)Ammiro molto le reazioni dei Greciperchè almeno loro dimostrano di essere un popolo vivo reattivo orgoglioso e coraggioso.L,Italia poverina si fa comandare dall,America,dalla Germania,dalla Francia,Dulcis in fundus (costretta a pagare 15000euro a testa ai clandestini veramente questo paese mi fa un pò pena…….

  • antonio
    Rispondi

    intanto la germania paghi FINALMENTE (seeeeee…) alla grecia i danni di guerra e l’oro rubato da hitler…

    • iano
      Rispondi

      HITLER sognava di conquistare il mondo,ma si sarebbe accontentato anche dell,Europa.Qualcuno adesso vuole avverare quel sogno….. sembra ke la Merkel sia la riencarnazione di Hitler,innesca guerre “autoalimentate” e domina LEuropa……..

  • Rispondi

    e resta.Mi è piaciuta, caroFUNNY KING, la tua apparizione a “invasioni barbariche”: chiaro e determinato e, per quel che mi riguarda, condivisibile totalmente.
    Abbiamo purtroppo potuto e dovuto constatare che anche gli uomini di successo (“italy”) vestono la livrea del maggiordomo ossequioso per non vedersi intralciare i propri leggittimi e meritati successi.
    Mi chiedo, anche alla luce dell’approvazione del “decreto semplificazioni” di ieri sera che altro non è che un’ulteriore stretta alla libertà d’impresa ed del lavoro autonomo se non sia il caso, piuttosto che aspettare i loro controlli, liste nere, multe, sansioni e mezzi coercitivi di schiavitù vari, chiedere preventivamente noi, che persistiamo a restare in questo Paese occupato, UNA CONDUZIONE D’IMPRESA CONTROLLATA DAI LORO FUNZIONARI.
    Lavoriamo, ci lascino uno “stipendio” sociale (tanto e verso lì che ci stiamo incamminando …) e versiamo ciò che resta nella MANGIATOIA; se ne resta.

    • iano
      Rispondi

      Scenario personale =Quando avranno svuotato le tasche dei cittadini,e nessuno avrà più un cent….ecco che interverrà l,esercito ad espropriare tutti,impossessarsi del territorio e dei beni,tutti i cittadini verranno rinchiusi in porcilaie per essere macellati,perchè del maiale non si butta niente !!!! Sarò come il pittore LIGABUE…..visionario ma……GENIALE !!!!!

  • Roberto
    Rispondi

    Caro Deciomeridio fratello padano,

    dispiace che dopo aver combattuto e versato il tuo sangue per venire a prenderti il SUD, tu possa adesso rinnegare quella vittoria. L’Unità d’Italia è la tua festa più che la mia.
    Ricordi? Tu hai lottato per abbracciare una terra lontana e derelitta, una terra sconosciuta e arretrata. Hai imposto la tua legge, il tuo ordinamento di Stato, le tue usanze, le tue regole e il tuo sistema fiscale. Hai anche trapiantato una parte della tua gente quaggiù, scacciando la nostra dall’amministrazione dei beni comunali. Ricordi? Forse non più.
    Ma adesso, dopo 150 anni di amore sviscerato (diciamo così), scopri che quella terra non ti piace più, che quel popolo che hai cercato di mettere sotto il tallone non si è reso abbastanza schiavo, che rispetto ai tuoi ritmi è anzi troppo indolente e che, in fin dei conti, non frutta un euro di più alla tua potente e ricca Padania. E scopri di essere anche abbastanza stufo di dover dividere la tua ricchezza con gente con la quale senti di non aver nulla a spartire. Così, beata ignoranza, hai deciso di dire basta, di tagliare il tenue cordone ombelicale che lega ancora a te l’Italia meridionale, di fare, in fin dei conti, ognuno per sè e Dio per tutti.
    Eppure, nessuno te lo aveva chiesto di venire quaggiù. Nessuno ti aveva chiesto di voler vivere secondo le tue regole. Stavamo bene, voi al Nord e noi al Sud, ognuno per i fatti propri, noi con la nostra civiltà millenaria, le nostre porcellane di Capodimonte, voi con le vostre più recenti case regnanti e le posate di legno. Noi con la nostra serena arretratezza dei tempi, che non ci impediva però di battere moneta d’oro e di inaugurare la prima ferrovia d’Italia, voi con la vostra fame spasmodica del Dio denaro.
    Quello che vi ha perduti. Che vi ha spinto a fare guerre insensate e costose, che vi ha spinto sull’orlo della bancarotta finanziaria e che ha tolto a noi la pace. Eh sì, caro padano. Hai visto che danni da uno Stato che ha tignosamente distorto la memoria? D’accordo, la storia la scrivono i vincitori, è normale. Ma dopo 150 anni, uno Stato che si dichiara ormai unito, che riconosce il valore della coesione della solidarietà e della fratellanza, doveva pur riconoscere ai vinti la propria memoria. E restituirgli la dignità calpestata.
    Come può una Nazione pensare di fondere i cuori in un’unica bandiera se non permette a una parte del suo popolo di riallacciare i fili della sua memoria? Se consente che la memoria eletta a verità (e virtù) continui a dividere anzichè unire? Una memoria che inganna il Sud, raccontandogli di essere stato riportato alla civiltà, e che inganna il Nord imbastendo la favola di un popolo minore che spreca da sempre le ricchezze padane (costruite con il sudore dei vinti).
    Caro Padano, bisogna conoscerla bene la storia per poter fare poi la selezione dei buoni e virtuosi e dei cafoni e cattivi. Perchè la vera storia, quella che non si legge nei banchi di scuola, racconta qualche fatterello diverso sull’Unità d’Italia. Racconta di un Paese, il Piemonte, al quale il denaro non bastava mai, con un debito pubblico mostruoso per quei tempi (i cui strascichi ancora paghiamo) e che aveva buttato l’occhio, così, distrattamente, sulle casse piene d’oro di casa Borbone. Tanto oro nella mani di un popolo lazzarone, che voleva vivere talmente in pace da non conoscere la leva militare, era uno spreco di Dio insopportabile.
    E fu così che la Padania si mosse in massa, senza mai dichiarare guerra, e venne a depredare le ricchezze del Sud. I morti, i lager, le fosse comuni (che la storia non aveva ancora mai conosciuto), le fucilazioni in massa, comprese quelle di donne, vecchi e bambini, sono piccoli incidenti di percorso di un Paese Unito, che quelle gesta ( infami) le nascose in fretta al mondo sotto i tappeti della storia. E non ebbe mai il coraggio di fare ammenda.
    Eppure il Sud di allora non fece certo un buon affare a unirsi. Le sue migliori tecnologie vennero caricate in bastimenti che fecero rotta su Genova. La sua delinquenza organizzata fu ingaggiata dallo Stato unitario per tenere l’ordine pubblico (grazie Nord per aver ingrassato e stretto il primo patto della storia con la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta eccetera), i suoi giovani più valorosi furono rinchiusi in parte nei ghiacciai di Fenestrelle, a morire di stenti a 2000 metri, e il resto costretti a emigrare in massa in paesi lontanissimi, America, Argentina, Brasile.
    Non ci restò che morire di fame, vessati da una tassazione devastante, noi, che conoscevamo solo cinque imposte. Noi che non conoscevano la fame grazie a uno Stato che concedeva ai poveri l’uso gratuito delle terre demaniali. Quell’unità la subimmo. Non la cercammo. Ma il tentativo di costruire una memoria artefatta, resa eroica e poetica, imbellettata e issata a vessillo di bandiera, non cementa la nazione. Fa peggio di una guerra dimenticata: divide l’Italia per la seconda volta. E ci fa assistere al patetico spettacolo di una festa celebrata sui media e ignorata nel popolo.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      :-)

  • Deciomeridio
    Rispondi

    Grazie per avermi fatto un sunto di storia italica : benchè io sia un leghista ignorante, erano tutte cose che già sapevo.

    Quello che forse non sai e che Tutti i secessionisti sono d’ accordo a ritenere l’ UNIFICAZIONE dell’ Italia ( una cosa ben diversa da L’Unità dell’ Italia , che non esiste) una grandissima stronzata fatta dai nostri antenati padani farabutti.

    Per colpa di una scemenza del passato non voglio vedere però ipotecato il mio futuro quindi vi auguro che siate voi a liberarvi dal giogo unitario.

    Quanto alla nostra ….fame spasmodica di denaro ….dici una delle tante stronzate : quei soldi sono del Nord ed anche di tutti quei meridionali che ci lavorano e che sono stufi di mantenere i loro fratelli mafiosi ancora più dei padani autoctoni.

    Ti ricordo che il surplus fiscale della sola Lombardia ammonta ad almeno 50 MILIARDI di Euro all’ anno come puoi trovare nel libro IL SACCO DEL NORD del Prof.Luca Ricolfi.

    Il quale , dopo 25 anni , ha capito con fior di studi e tabelle , ciò che Umberto Bossi e la gente comune del Nord sapevano da sempre : ossia che il Sud è una piaga che non può essere curata, ma soltanto escissa con il bisturi.

    Quindi risparmiami tutta la retorica stracciapalle sulle ingiustizie subite dal sud , poichè negli ultimi decenni i discendenti di quelle vittime sono stati adeguatamente ed abbondantemente risarciti.

    • Deciomeridio
      Rispondi

      Ti ricordo inoltre che il Sud e buona parte del Nord , con l’ eccezione del Lombardo – veneto , in occasione del Referendum sulla Devolution del 2006 , votò contro ogni riforma dello Stato e contro ogni responsabilizzazione della spesa pubblica degli amministratori locali.

      Il presidente Scalfaro gioì per il risultato dato che , a suo parere , era stato sventato il pericolo di una rottura dell ‘ Unità nazionale.

      Come vedi , nel meridione , la maggior parte dei suoi abitanti non vuole certo abbandonare gli innumerevoli vantaggi dello stato centralista e quindi , coi fatti e non con le parole , non ci pensano neppure a ….farsi restituire la libertà….come tu affermi.

      Ed è normale : i terroni NON sono delle teste di cazzo come i polentoni padani che non hanno ancora capito da che parte stanno i loro interessi.

      Ecco perchè io penso che la secessione la farà per primo il Sud : quando si accorgeranno che la fontanella fiscale non butta più diraano : ” Ma chi cazzo ce lo fa fare di rimanere attaccati a questa cosa che chiamano Italia ??? ”

      In poco tempo i capibastone mafiosi otterranno l’ indipendenza ed il riconoscimento da parte dell’ Onu.

      Che si stacchi prima il Sud o il Nord non fa differenza : alla fine entrambi ritroveranno la libertà.

      Per questo mi auguro che , questa volta , la fatica per l’ Impresa la facciano i terroni e non uno stronzone del Nord come Giuseppe Garibaldi.

      Saluti.

  • Deciomeridio
    Rispondi

    Ti Informo infine che , pochi giorni fa , il presidente del Consiglio Mario Monti , ha dato ordine di FOTTERE tutti i soldi dei Comuni depositati nelle banche , affinchè siano depositati nella Tesoreria unica dello Stato , a Roma.

    Poichè la stragrande maggioranza dei comuni del Nord ha i conti a posto , gli attivi di bilancio di tali enti locali , ai quali è stato impedito per anni persino di pagare i fornitori ( Grazie Tremonti ! ) , si deduce che una altra rapina di 9 MILIARDI di Euro è stata perpetrata ai danni del Nord.

    Secondo te , questi soldi a chi andranno ?

    Io un mezza idea me la sono fatta.

    Comunque , dopo tutto , Monti a fatto bene : i Calvinisti- stronzi del Nord non meritano rispetto.

    Invito tutti gli imprenditori che aspettano di essere pagati dai comuni, di non attendere ulteriormente e di SPARARSI UN COLPO IN TESTA , dato che sembra essere l’ unica forma di protesta che conoscono.

    • CARLO BUTTI
      Rispondi

      Basta, per favore, con questa stioria del Nord calvinista! Mi pare che le conoscenze storiche di chi tanto sproloquia siano alquanto approssimative. Se c’è una terra controriformistica fino al bigottismo cattolico che più cattolico non si può è proprio la Lombardia. Mai sentito parlare di Carlo Borromeo? E questo smentisce ancora una volta la vulgata weberiana, che tutti i libri scolastici ripetono a pappasgallo, secondo cui lo spirito del capitaklismo sarebbe figlio dell’etica protestante. Qui al Nord, Piemonte e Liguria a parte, abbiamo avuto la fortuna di essere sudditi dell’Impero Austriaco (cattolico, cattolicissimo!), i cui benefici si toccano ancora con mano. La sistemazione idrogeologica del territorio di Erba,dove vivo, risale a Maria Teresa, che tra l’altro ha donato a Milano il Teatro alla Scala. E a detta di Cavour(sì, proprio lui, l’acerrimo nemico dell’Austria metternichiana) il governo del Vicerè nel Lombardo-Veneto aveva tratti liberali, che tra l’altro nuocevano alla propaganda anti-austriaca del gabinetto di Sua Maestà Vittorio Emanuele II di Savoia.
      Quanto ai Borboni, certo il Sud deve molto a loro, soprattutto nel ‘700, quando Napoli era tra le più grandi e colte capitali europee. Abbasso quei ciabattoni di Savoia, che purtroppo sono stati baciati dalla buona sorte di avere al loro servizio uno statista di genio come Cavour. Prendiamocela con loro, non con i piemontesi, che erano sudditi come tutti gli altri italiani, e in qualche modo dovevano campare, anche come dipendenti pubblici.

  • Roberto
    Rispondi

    Caro Deciomeridio

    152 anni fa il regno Sabaudo aveva un debito pubblico pari al 180% del Pil.
    Il Regno delle due sicilie non aveva debito pubblico…..

    Il regno sabaudo aveva sulle banche l’equivalente di 5 milioni di lire in oro
    Il Regno delle due Sicile aveva sulle banche l’equivalente di 400 milioni di lire in oro del quale quasi tutte monete…

    Oggi quei 400 milioni in oro corrispondono secondo uno studio a circa 1800 miliardi di Euro più o meno il debito pubblico……

    E questo dimostra perchè fu perpetrata una guerra di conquista a danno di un popolo sovrano e pacifico, al quale con Garibaldi riusciste a legalizzare Camorra e Mafia mettendo i loro emmissari nel governo delle nostre città. Non dimenticate che i Borbone combattevano duramente la camorra….

    Molti ci chiedono: ma perché parlate del passato?

    Noi non parliamo per riedificare o restaurare una qualsiasi pagina della nostra Storia. Ci riferiamo unicamente alla storia, per meglio focalizzare, comprendere e far capire il momento storico che è all’origine dell’insieme dei nostri problemi di oggi: la questione meridionale. Un problema — mi sembra — che a tutt’oggi, continua insistentemente a non trovare la sua giusta ed equa soluzione.

    Quando ricordiamo che Garibaldi era un massone, non poniamo un problema storico. Poniamo soprattutto un problema politico.

    E’ il regime culturale italiano, con il suo comportamento, che ci dimostra più che mai che è un problema politico.
    Se si trattasse solo di Storia, non ci sarebbe niente di male ad affermare che Garibaldi era un agente della massoneria. Questo, però, non è permesso dirlo. E sapete perché? Per la semplice e buona ragione che l’uomo della strada potrebbe ugualmente porsi alcune domande incorrette. Ad esempio: – Se l’Italia è stata voluta dalla massoneria, che fine ha fatto la massoneria? – Chi erano i massoni che la vollero? In altre parole, il suddetto uomo della strada potrebbe eventualmente scoprire che coloro che vollero l’Italia e che finanziarono i famosi Mille, sono semplicemente gli antenati politici ed economici dei gruppi, delle lobby, delle caste che ancora oggi, purtroppo, sono al potere! Lo stesso dicasi, quando ricordiamo l’espropriazione dei beni dei meridionali, da parte dei responsabili dell’allora Unità d’Italia. Non ci sarebbe nulla di male a dire: Si, è vero, eravamo in guerra. Vi abbiamo invasi. Abbiamo depredato tutto, in nome della forza delle armi. Qualcosa di totalmente ordinario, nella storia. Chi, oggi, governa culturalmente le masse, però, non può dirlo. Non lo può chiaramente affermare, in quanto, se lo facesse, dovrebbe contemporaneamente ammettere un altro e più scomodo principio: quello, cioè, che se è giusto che il vincitore, in guerra, depredi, è altrettanto giusto che il vinto reagisca. Negando, invece, l’esistenza della depredazione, si raggira il depredato. Peggio ancora: si tenta assurdamente di colpevolizzare il saccheggiato, inducendolo ad auto-convincersi che se è povero, è semplicemente a causa della sua inferiorità.

    Quando ricordiamo la differenza fra il Nord ed il Sud all’atto dell’Unità d’Italia, noi non parliamo del passato. In maniera generica, infatti, non ci sarebbe nulla di male a riconoscere di essere differenti. Cosa ci sarebbe di male a dire, ad esempio, che lo Stato del Sud (quello delle Due Sicilie, per intenderci) era il più ricco, ma che – per il bene dell’insieme degli italiani – tutto venne messo in comune? Assolutamente niente, se quel tutto fosse stato davvero messo in comune! Come tutti sanno, invece, così non fu. E, purtroppo, continua a non esserlo. Se oggi, con un minimo di onestà intellettuale, si avesse il coraggio di affermare che il Sud, al momento dell’Unità d’Italia, era lo Stato più ricco della Penisola, il solito uomo della strada potrebbe parimenti porsi quest’altro genere di domande incorrette:

    Allora, siamo diventati poveri dal momento dell’Unità d’Italia?
    Siamo stati e siamo costretti ad emigrare, a partire da quel tempo?
    Quindi, se ci liberassimo dagli strascichi di quell’Unità potremmo essere o RIDIVENTARE un popolo migliore e più ricco, rispetto a quello in cui, da allora, è stato ridotto?

    Quando affermiamo che l’Unità d’Italia è l’unica Unità avvenuta CONTRO la religione nazionale, non lo diciamo per difendere le tradizionali posizioni spirituali della Chiesa cattolica, ma semplicemente per stigmatizzare che il Sud, oggi – ripeto oggi – è tristemente vittima del Dio Danaro! Gli esempi, naturalmente, sarebbero innumerevoli, ma a noi — in questa sede – basta unicamente riaffermare un principio. Chi governa il Sud, oggi, è una banda di predoni. E’ la medesima banda che con una guerra e con la corruzione delle classi dirigenti locali, hanno instaurato – dall’Unità d’Italia – il dominio sulle nostre vite e sul nostro avvenire. Questi predoni, infatti – che usano la tecnologia soltanto a loro vantaggio ed utilizzano il progresso esclusivamente per i loro fini – si sono fatti furbescamente chiamare Stato democratico italiano, ma – nella realtà – non sono nessuna delle tre cose! Lo Stato è una forma di organizzazione. E’ il Popolo che si dota di uno Stato per cercare di vivere meglio. Come ben sappiamo, però, il nostro Stato è totalmente occupato dai partiti che tutto sono, nella realtà, che delle organizzazioni d’espressione popolare.
    Si sono fatti chiamare Stato, per darsi una parvenza di legalità, ma il termine banda sarebbe senz’altro più appropriato. Si sono auto-definiti Democratici, per convincerci che erano dalla parte del popolo e che avrebbero rispettato la nostra volontà. In realtà, tengono esclusivamente conto di ciò che conviene loro.
    Sono Democratici, insomma, quando ci impongono di pagare, ognuno per la sua parte, i rimborsi ai partiti o il debito interno derivante dal Signoraggio alle banche; sono Dittatori, invece, quando — in nome e per conto dei Poteri forti e di certe innominabile lobbies — decidono unilateralmente di scatenare guerre e conflitti che convengono, tra gli altri, a banche ed a multinazionali. Non dimentichiamo, infatti, che al Sud, sia i Partiti, sia il Signoraggio, sia l’avvento delle multinazionali, sono giunti con l’Unità d’Italia.

    Si sono auto-attribuito l’appellativo Italiano, per regalarci una terza fregatura. Tu sei italiano, e loro si presentano come Stato Italiano. Quindi, inconsciamente, pensi che quello è il tuo Stato. In altre parole, ti sembra innaturale lottare contro qualcosa di tuo. Anche in questo caso, si tratta di un imbroglio, di una truffa, di un’impostura! Con l’avvento dello Stato unico per tutti gli Italiani, hanno decretato che l’appartenenza culturale, l’appartenenza etnica e la cittadinanza, dovevano per forza coincidere. Quindi, per il semplice fatto che gli occupanti dello Stato (cioè, i membri dell’organizzazione pubblica che mira a dissanguarci ed a fare pagare a noi stessi i costi del nostro medesimo sfruttamento e depauperamento) sono ufficialmente nostri concittadini, ci fanno credere che sono italiani come noi e, come paradosso, ci lasciano intendere che schierarsi contro lo Stato italiano significherebbe combattere contro se stessi. In altri termini, essere auto-lesionisti. Ecco perché si fanno chiamare Italiani, mentre l’italianità, fra soop opere e grandi fratelli, perde sempre più significato e senso.

    Per concludere, dunque, non parliamo del passato, per identificarci nel passato o per riproporlo, così com’era, alle popolazioni dei nostri territori. Ma per denunciare l’inizio del problema che ancora ci affligge. Se volete, è una maniera come un’altra per difenderci da una masnada di ladroni senza scrupoli, da una banda di grassatori incalliti, da una gang di senza Patria e di senza Dio, che continua impunemente a sfruttare le popolazioni del Meridione d’Italia, con gli stessi metodi che già furono impiegati dai loro progenitori risorgimentali. Altro che passato… Noi lottiamo per il nostro presente ed il nostro avvenire. E per quello di coloro che come noi — anche se con altre bandiere — vogliono riconquistare, nella dignità più assoluta, la loro libertà, la loro indipendenza, la loro auto-determinazione e la loro sovranità. Il resto, sono soltanto chiacchiere da osteria!

    Cmq alla fine voi leghisti siete gli unici a combattere per i nostri interessi.

    Ottima idea la Secessione……però dobbiamo riportare il Debito pubblico ante 1861….

    E per favore non disprezzate la nostra gente….ricordatevi che quando veniste a conquistarci trovaste nei nostri bagni il BIDET e non immaginavate neanche cosa fosse…..

  • Deciomeridio
    Rispondi

    Citazione :….E per favore non disprezzate la nostra gente….ricordatevi che quando veniste a conquistarci trovaste nei nostri bagni il BIDET e non immaginavate neanche cosa fosse…..

    Questa frase detta da un terrone fa molto ridere : ti ricordo che i primi emigranti al Nord nel Bidet ma , soprattutto nella vasca da bagno , CI COLTIVAVANO I POMODORI !!!

    Grazie per averci civilizzato ed insegnato la verra lingua talliana , come dicono le maestre calabresi.

    Comunque certo che vi rispettiamo :

    Cliccare qui :http://img.auctiva.com/imgdata/1/3/2/1/2/7/6/webimg/526246234_o.jpg

    Saluti e grazie ancora : senza di voi non saremmo nessuno.

    • Roberto
      Rispondi

      Senza il nostro oro sareste già falliti 150 anni fa……

      La vera storia dice ben altro, e il tutto è ampiamento documentato

      Può essere utile riassumere in maniera schematica i principali “primati” che segnarono in maniera profonda la civiltà e la società meridionale nella seconda metà del XVIII secolo e nella prima metà del XIX.
      Dal sintetico quadro, apparirà infatti evidente da un lato come positiva e costruttiva fu l’opera dei sovrani Borbone (e in special maniera, come abbiamo potuto ben vedere, di Carlo, Ferdinando e Ferdinando II), e dall’altro quanto fallace e sovente menzognera sia la “vulgata” risorgimentale sul “borbonismo” in Italia.
      A completamento di tutte le voci precedenti, ci limiteremo ad elencare, uno dopo l’altro, ogni singolo “primato”, almeno i più significativi. Al lettore lasciamo il giudizio in merito Si veda a riguardo: M. VOCINO, Primati del Regno di Napoli, Mele editore, Napoli; Aa.-Vv., La storia proibita. Quando i piemontesi invasero il Sud, Controcorrente, Napoli; “La Civiltà del Sud”, numero unico, p. 5; G. RESSA, Rilettura sintetica della storia del Regno delle Due Sicilie, in http://www.diesicilie.org; N. FORTE, in http://www.mds.it/neoborbonico/index.html..

      INDUSTRIA:

      Nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato il Premio per il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale (I in Italia);
      Primo ponte sospeso in ferro in Italia (sul Fiume Garigliano);
      Prima ferrovia e prima stazione in Italia (tratto Napoli-Portici);
      Prima illuminazione a gas di città;
      Primo telegrafo elettrico;
      Prima rete di fari con sistema lenticolare;
      La più grande industria metalmeccanica in Italia, quella di Pietrarsa;
      L’arsenale di Napoli aveva il primo bacino di carenaggio in muratura in Italia;
      Primo telegrafo sottomarino dell’Europa continentale.
      Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte;

      Il Ponte sul Garigliano di Luigi Giura
      Acquerello su carta di Fergola

      L’inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici (l’arrivo del treno ai Portici)
      Salvatore Fergola

      Le Officine di Pietrarsa, ora museo ferroviario

      Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri;
      Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa;

      ECONOMIA:

      Bonifica della Terra di Lavoro;
      Rendita dello Stato quotata alla Borsa di Parigi al 12%;
      Minor tasso di sconto (5%);
      Primi assegni bancari della storia economica (polizzini sulle Fedi di Credito);
      Prima Cattedra universitaria di Economia (Napoli, A. Genovesi, 1754);
      Prima Borsa Merci e seconda Borsa Valori dell’Europa continentale;
      Maggior numero di società per azioni in Italia;
      Miglior finanza pubblica in Italia; ecco lo schema al 1860 (in milioni di lire-oro) Cfr. F.S. NITTI, La scienza delle finanze, cit. in H. ACTON, Gli ultimi Borbone di Napoli, (1962) Giunti, Firenze 1997, p. 2.:
      – Regno delle Due Sicilie: 443, 2
      – Lombardia: 8,1
      – Veneto: 12,7
      – Ducato di Modena: 0,4
      – Parma e Piacenza: 1,2
      – Stato Pontificio: 90,6
      – Regno di Sardegna: 27
      – Granducato di Toscana: 84,2

      Profilo del primo battello a vapore costruito a Napoli,
      il “S. Ferdinando” poi “FerdinandoI”, Napoli, Archivio Storico

      Prima flotta mercantile in Italia (terza nel mondo);
      Prima compagnia di navigazione del Mediterraneo;
      Prima flotta italiana giunta in America e nel Pacifico;
      Prima nave a vapore del Mediterraneo;
      Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi);
      Minor numero di tasse fra tutti gli Stati italiani.

      La più grande Industria Navale d’Italia per numero di operai (Castellammare di Stabia, 2000 operai);
      La più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120 alla Borsa di Parigi);
      Rendita dello Stato quotata alla Borsa di Parigi al 12%;
      Minor tasso di sconto (5%);
      Prima Nave da guerra a vapore d’Italia (pirofregata “Ercole”), varata a Castellammare;
      Prima Nave da crociera in Europa (“Francesco I”);
      Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l’America (il “Sicilia”, 26 giorni impiegati);
      Prima nave ad elica (“Monarca”) in Italia varata a Castellammare;
      Prima città d’Italia per numero di Tipografie (113 solo a Napoli);
      Primo Stato Italiano in Europa, per produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno);
      Primo Premio Internazionale per la Produzione di Pasta (Mostra Industriale di Parigi);
      Primo Premio Internazionale per la Lavorazione di Coralli (Mostra Industriale di Parigi);
      Promulgazione del primo Codice Marittimo italiano;
      Primo codice militare;
      Istituzione della motivazione delle sentenze (G. Filangieri, 1774);
      Istituzione dei Collegi Militari (Nunziatella);
      Corpo dei Pompieri.

      Cerimonia dell’inaugurazione del Bacino di Raddobbo nel porto militare di Napoli (15-8-1852), olio su tela. seconda metà del secolo XIX, Napoli Comando in Capo del Dipartimento Militare Marittimo del Basso Tirreno
      S. Fergola

      Prima applicazione dei principi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi;

      SOCIETÀ, SCIENZA E CULTURA:

      Prima assegnazione di “Case Popolari” in Italia (San Leucio presso Caserta);
      Primo Cimitero italiano per poveri (il “Cimitero delle 366 fosse”, nei pressi di Poggioreale);
      Primo Piano Regolatore in Italia, per la Città di Napoli;
      Cattedra di Psichiatria;
      Cattedra di Ostetricia e osservazioni chirurgiche;
      Gabinetto di Fisica del Re;
      Osservatorio sismologico vesuviano (primo nel mondo), con annessa stazione metereologica;
      Officina dei Papiri di Ercolano;
      La più alta percentuale di medici per abitante in Italia;
      Più basso tasso di mortalità infantile in Italia;
      Prime agenzie turistiche italiane;
      Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano;
      Prima cattedra di Astronomia;
      Accademia di Architettura. una delle prime e più prestigiose in Europa;
      Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare;
      Primo istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio);
      Prime agenzie turistiche italiane;
      Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano;
      Primo Atlante Marittimo nel mondo (G. Antonio Rizzi Zannoni,
      “Atlante Marittimo delle Due Sicilie”);
      Primo Museo Mineralogico del mondo;
      Primo “Orto Botanico” in Italia a Napoli;
      Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte;
      Primo Centro Sismologico in Italia presso il Vesuvio;
      Primo Periodico Psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglio;
      Primo tra gli Stati Italiani per numero di Orfanatrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza;
      Primo istituto italiano per sordomuti;
      Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo;
      Prima Città d’Italia per numero di Teatri (Napoli);
      Prima Città d’Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli);
      Prima Città d’Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste (Napoli);

      Il teatro S. Carlo
      ricostruito dopo l’incendio del 1816

      Scuola pittorica di Posillipo (da cui uscì, fra gli altri, G. Gigante);
      Le celeberrime fabbriche di ceramica e porcellana, fra cui quella di Capodimonte;
      Teatro S. Carlo (il primo nel mondo), ricostruito dopo un incendio in soli 270 giorni;
      Scuola musicale napoletana (Paisiello, Cimarosa, Scarlatti);
      Successo mondiale (e tutt’oggi valido) della canzone napoletana;
      I palazzi reali.

      Questi sono solo i “primati”, non certo tutte le attività avviate nel Regno e i progressi raggiunti in ogni campo, che abbiamo per altro già delineato in tutte le voci precedenti basti pensare, come già visto, alla scuola di arazzeria).
      Riteniamo superfluo, per concludere, fare polemiche. Ci basta sottolineare tre verità storiche tanto ovvie quanto inoppugnabili: alla luce di tutto quanto descritto in questo sito,

      Primo Telegrafo Elettrico,
      in funzione dal 1852

      Pianta e Prospetto Principale della Stazione di Napoli

      1) si può ancora continuare a credere alla “vulgata” risorgimentale che presenta il Regno borbonico come il più regredito e odiato d’Italia?
      2) Come si può spiegare il fatto che prima del 1861 non esisteva praticamente il fenomeno dell’emigrazione, e che dopo tale data sono emigrati quasi 20.000.000 di disperati?
      3) Tutto questo costituisce una spiegazione al tragico quanto eroico fenomeno della rivolta filoborbonica del 1860-1865?
      Appare evidente, oggi come non mai, la necessità di ripresentare agli italiani la loro storia secondo criteri di maggiore imparzialità.
      Non per spirito di sterile polemica, ma ad onore e servizio della verità storica.
      A servizio della memoria della identità culturale e civile di tutti gli italiani.

      • Deciomeridio
        Rispondi

        Guarda che ho già capito chi sei.

        L’ ho capito dalla lunghezza dei tuoi post.

        Sei il solito STUDENTE RELIGIOSO.

        Uno di quelli che studia da DIO senza capire una MADONNA.

    • CARLO BUTTI
      Rispondi

      Quanto all’isegnamento della vera lingua italiana, forse un posticino piccolo piccolo spetta anche a un certo Alessandro Manzoni… Non mi risulta sia nativo di Napoli(il cui dialetto,si detto per inciso, è semplicemente meraviglioso)

  • Roberto
    Rispondi
    • Deciomeridio
      Rispondi

      Sei un industriale che produce bidet.

      Che adoperate per lavarvi la faccia….

  • Roberto
    Rispondi

    Questa discussione finale mette in forte risalto la differenza culturale tra un meridionale e il classico leghista.
    Il meridionale ha alle spalle millenni di cultura e istruzione, argomenta la discussione con testimonianze storiche e documentate.
    Il leghista invece non ha argomenti perchè alle spalle effettivamente c’è un vuoto culturale e un ignoranza assurda, e inizia a offendere.
    Questa è la migliore testimonianza per dimostrare che 151 anni fa il povero popolo meridionali ha subito una violenza senza precedenti e ancora oggi è vittima dell’arroganza e dell’ignoranza di una parte dell’italia assolutamente vuota…….

    • Deciomeridio
      Rispondi

      Voi terroni , con tutta la vostra cultura , avete ridotto la vostra terra un cesso e non vi resta altro che attribuirne la colpa ad altri.

      Siete soltanto patetici.

      • Deciomeridio
        Rispondi

        Grazie comunque per averci insegnato l’ uso del bidet.

        E’ quello che ha permesso lo sviluppo economico della Padania.

        Ciao, caro.

  • Roberto
    Rispondi

    Chi ha inquinato la nostra meravigliosa terra sono state le industrie del nord che in affari con organizzazioni criminali quali la camorra, hanno smaltito nei nostri territori migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, con la conseguenza che sono state chiuse le discariche provocando l’emergenza rifiuti…..Ci sono sentenze passate in iudicato a dimostrazione di ciò e gli atti sono pubblici…..

    Oggi l’emergenza rifiuti senza l’aiuto di nessuna regione del nord è stata risolta stesso in loco……

    Ci sono solo tonnellate di rifiuti tossici da dover essere restituiti a chi li ha prodotti….

    • Deciomeridio
      Rispondi

      Peccato che voi altri terroni avete fatto decine di manifestazioni CONTRO L’ APERTURA DELLE DISCARICHE LEGALI mentre , guarda caso , non vi siete mai accorti delle decine di camion che giorno e notte versano tonnellate di rifiuti nei campi : nemmeno i proprietari dei campi interessati si sono mai accorti di niente.

      Strano , vero ?

      Non sarà che un pò tutti prendono i soldi dalla camorra ,che è la stessa che guida le lotte delle ” MAMME CORAGGIO ” contro le DISCARICHE LEGALI.

      La realta è che ( quasi) tutti gli uomini hanno un prezzo e quello dei terroni è assai basso.

      Piantatela di fare gli stracciapalle : l’ emergenza rifiuti è costata miliardi a tutta l’ Italia e ancora adesso li spedite via nave in Olanda .

      Pensa ai peccati tuoi , che è meglio.

      • Deciomeridio
        Rispondi

        I soldi per spedire i rifiuti in Olanda vengono dal Nord pure quelli : pirla.

        Chiedi piuttosto a Bassolino quanti milioni di euro è stato pagato come COMMISSARIO DEI MIEI COGLIONI ALLA EMERGENZA RIFIUTI.

        Altro che senza l’ aiuto delle regioni del nord : senza il resto dell’ Italia non combinereste una sega.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    A Deciomedio vorrei dire di smetterla con gli insulti, che fanno male prima di tutto a chi li pronuncia. A Roberto che gli ignoranti ci sono dappertutto, purtroppo; che anche al Nord siamo figli della medesima grande civiltà classica di cui giustamente il Sud si vanta. O non è forse vero che il più grande poeta latino, Virgilio, era di Mantova? Che Tito Livio era di Padova? Che i due Plinii erano comensi? che Catullo aveva una villa a Sirmione? Di celtico, con buona pace di Bossi, non è rimasto nulla, a parte qualche insignificante traccia preromana. Anche i nostri dialetti continuano la lingua latina. Potrei fornire decine e decine di esempi. Uno per tutti: milanese INIVID=SENZA VOGLIA, latino INVITUS. Lo studio delle lingue classiche è fuori moda, ma forse serve a dir meno sciocchezze anche sul presente. Ortega y Gasset, se la memoria non mi inganna, diceva che l’uomo dimentico della sua storia è un guscio d’uovo, senxa viscere di passato

  • Roberto
    Rispondi

    Caro Carlo Butti, ottimo intervento, mi fa molto piacere dialogare con chi conosce la vera storia.

    Savoia Bastardi

  • Roberto
    Rispondi

    Caro Carlo….il bellò è che siamo stati sveduti ai Germanici….e dovremmo essere + uniti.

  • Roberto
    Rispondi

    Per me la discussione con chi non ha un minimo di cultura finisce qui.

    Riguardo il traffico di rifiuti tossici tra aziende del nord e la criminalità organizzata ci sono le sentenze passate in giudicato e i rifiuti da restituire quanto prima a chi li ha prodotti.

    I rifiuti vengono mandati in Olanda dal Comune di Napoli con i soldi dei contribuenti locale, anche questo è documentato.

    saluto l’amico Carlo, persona di ottima cultura.

    Dimenticavo…..ci stiamo organizzando per la nostra autonomia…

    Uno studio dell’economista Paolo Savona ha messo in evidenza il fatto che su 72 miliardi l’anno di spesa fatta dai cittadini del Sud, ben 63 sono di beni e servizi prodotti al Nord. Solo una parte dei restanti 9 miliardi resta poi nel Mezzogiorno.

    Ufficiale è il fatto che la bilancia commerciale delle Regioni settentrionali sia positiva verso il sud Italia e negativa verso l’estero – fatta eccezione per il Veneto – che ha entrambe le voci positive.

    Questo cosa vuol dire? Che le Regioni del sud Italia sono il mercato di riferimento delle aziende del Nord, le quali senza la nostra quota di consumi, sarebbero in passivo e destinate al fallimento.

    La legge detta del “Federalismo fiscale”, fortemente volute dalla Lega Nord, prevede “il coordinamento dei centri di spesa con i centri di prelievo”

    Tradotto in linguaggio corrente: “le ricchezze-tasse restano a disposizione della Regione che le produce-versa” In termini pratici: Io, a Napoli, acquisto una colomba “Le Tre Marie”, prodotto a Milano da una società con sede a Via Bistolfi, 31 – 20134.

    Gli utili della società – a cui ho dato il mio modesto contributo – versati in tasse verranno usati per costruire scuole, strade, ospedali, ferrovie, teatri…….DOVE? A MILANO!!!!!!!! E LA LEGA RINGRAZIA!!!!

    Domanda: Cosa posso fare perché, invece, i miei soldi restino in Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise, Sicilia? Risposta: Compro una pastiera, un casatiello, un migliaccio, un sanguinaccio….

    Effetto: I miei soldi – tradotti in tasse – verranno usati per costruire scuole, strade, ospedali, ferrovie, asili nido…….DOVE? NELLE NOSTRE REGIONI !!! E I NOSTRI FIGLI RINGRAZIANO!!!!

    La rete ha una potenza enorme, non a caso viene osteggiata da tutti.

    Di fronte ai continui e spudorati attacchi di certe forze politiche contro il sud e tutto ciò che lo riguarda, penso che sia arrivata l’ora di intraprendere iniziative concrete e forti.

    • Deciomeridio
      Rispondi

      La bilancia dei pagamenti è in attivo per le regioni del nord per il semplice fatto che il sud NON PRODUCE QUASI NIENTE.

      Se il cittadino del sud compra i prodotti del nord NON lo fa per solidarietà nazionale ma solo perche trova quelle merci convenienti.

      Infatti quando può compra merci cinesi.

      Non esiste più l’ economia chiusa di trent’ anni fa , dovresti saperlo.

      Se il sud smette di comprare le merci del nord noi non ce ne può fregare di meno.

      Se dovessero mancare a voi i trasferimenti fiscali del nord sarebbero invece CAZZI AMARI.

      Quanto al fatto che l’ emergenza rifiuti sia pagata con i soldi dei napoletani ti do un consiglio : certe cazzate le racconti a tua sorella , dato che a nsimili scemenze non ci credono nemmeno i bambini.

      I napoletani sono primi nell’ evasione di tutte le imposte , comprese quelle locali.

      D’ altra parte il 50 % dei cittadini di Napoli è pregiudicata : dati del tribunale.

      L’ altra metà è incensurata per il semplice fatto che non li hanno ancora beccati.

      Vai a cagare , che è meglio.

      • Deciomeridio
        Rispondi

        Paolo Savona è un idiota che nel 1992 scriveva che oramai il Sud era avviato verso lo sviluppo e che le proteste della Lega erano quindi anacronistiche.

        I fatti hanno dimostrato che Paolo Savona e tutti gli studiosi dello SVIMEZ (Ente di fancazzisti a tempo pieno ) hanno sbagliato tutte le previsioni economiche.

        Quindi non citarli , che ci fai una pessima figura.

      • Azzento da gay
        Rispondi

        Dato il tono da saputello con velleità scientifiche che ti sei dato, mi sono preso la briga di confutare le tue menate (50% di napoletani pregiudicati, nord colonia interna del sud e non viceversa, maggiore spesa pubblica al sud che al nord), bene, di queste PUTTANATE non si trova una fonte che ne attesti la veridicità. Un turbinio di righe e cazzate in cui sei riuscito a non dire UNA sola verità. È comunque un pregio, fidati.

        Ps: Lo studio di Ricolfi sul sacco del nodde? Quello per cui la disoccupazione del sud viene pagata (sic!) dal nord? Tu stai bruciato, pirla.

  • Roberto
    Rispondi

    Cosi ci razziate le nostre risorse naturali

    LO SFRUTTAMENTO SELVAGGIO DELLE RISORSE PETROLIFERE DELLA BASILICATA
    (fonte http://www.soslucania.org con lievi cambiamenti)

    Sfatiamo un mito: non è vero che l’unico grande giacimento in Italia è in Lucania.
    Semplicemente, per l’ENI è più facile estrarre il petrolio in Lucania che in altre regioni.

    La Lucania è il sogno di ogni petroliere: tranquilla, poco antropizzata (“rischio minimo” non perdono occasione di ripeterci; naturalmente scordano di precisare che il rischio minimo è per loro non per noi), ettari e ettari senza nessuno, una classe politica ed imprenditoriale che non ha mai conosciuto le multinazionali, un popolo rassegnato e credulone pronto a credere alla buona fatina ENI che regala progresso e prosperità.

    Nelle altre regioni è conservato il petrolio strategico per quando il greggio scarseggerà anche per gli sceicchi e oggi si prendono quello lucano, quando costa meno e con minori investimenti per la sicurezza ambientale.

    Purtroppo la nostra storia non può essere completa perché tutto è avvolto nel mistero e le uniche informazioni che abbiamo sono quelle che l’ENI e soci vogliono che noi conosciamo, né la stampa locale e nazionale va oltre le veline che passano loro i signori del petrolio; troppo spesso ci troviamo di fronte ad opere già realizzate senza essere neanche stati informati che c’era un progetto e con le autorità locali e regionali che assecondano l’insolito e particolare clima di riservatezza che circonda le estrazioni degli idrocarburi. Addirittura il Sindaco di Calvello a precise richieste fatte da associazioni ambientaliste ha risposto di chiedere all’ENi e l’ENI, da parte sua, benché al suo legale rappresentante sia stato ricordato che, come dice F. Bacone, “ Nulla v’è che induca l’uomo a molto sospettare, quanto il poco conoscere”, ha preferito farci sospettare piuttosto che far conoscere i suoi programmi.

    Tutto comincia nel 1902 a Tramutola con la perforazione del primo pozzo di petrolio.

    Una prima fase di coltivazione si sviluppa tra il 1939/1953 ma, per le mutate condizioni internazionali e la conseguente caduta del prezzo del barile a pochi dollari, l’AGIP chiude questa fase con l’ultimo pozzo (sterile) sempre a Tramutola.

    L’aumento del prezzo del petrolio (dai 7,2 dollari per barile nel 1970 ai 27,8 del 1974) e lo sviluppo tecnologico inducono l’AGIP ad intraprendere tra il 1975 e il 1985 una nuova campagna di ricerca che individua nel sottosuolo della Val D’Agri giacimenti, a loro dire, tra i più rilevanti d’Europa e di avviare la fase di sfruttamento nella quale si sono aggregate anche altre compagnie petrolifere (Enterprise, Mobil).

    Nel 1984, ai confini tra il territorio di Viggiano e quello di Calvello è individuata l’aerea di produzione denominata Caldarosa ed è aperto il pozzo Caldarosa 1. Non è Val D’Agri, ma monte di Viggiano e Monte Volturino, ma nessuno ha interesse ad informare che i pozzi cominciano a perforarsi in alta montagna, tra boschi incontaminati, sorgenti e siti protetti. E’ la stessa area che è stata indicata tra le aree protette con la legge 394/91 sulle quali sarà istituito il parco nazionale della Val D’Agri-Lagonegrese. E’ inevitabile che la storia del parco, la sua istituzione e la sua perimetrazione, siano pesantemente condizionati dagli interessi petroliferi, tanto che più si estende l’area ENI e più si riduce l’area parco, area che sembra fuggire e ritrarsi sempre di più mentre avanza l’oro nero.

    La Basilicata è la prima regione italiana per numero di permessi di ricerca (23) e concessioni di coltivazioni di idrocarburi (27) e 702.536 ettari del territorio lucano, pari al 70,3% dell’intera regione, è interessato dalle attività di esplorazione e coltivazione di idrocarburi.

    Quando si parla di Val d’Agri si fa riferimento a una quindicina di permessi di ricerca e a 6 concessioni di coltivazione. Le concessioni che interessano l’alta montagna sono soprattutto quella di Caldarosa e Costa Molina (decreto ministeriale 27.10.1998) e quella del Volturino (decreto ministeriale del 23.12.1993).

    Dalla Val D’Agri, per il periodo 2000-2005, è prevista una produzione media di 4,8 milioni di tonnellate annue di petrolio, con il raddoppio della produzione nazionale e la copertura dell’11% del fabbisogno. I due bacini, Val d’Agri e Val Camastra, hanno riserve, secondo i dati forniti da ENI, di circa 900 milioni di barili. Questo è quanto ci hanno detto ma la grande attenzione e il massiccio appoggio pubblicitario dato alle estrazioni petrolifere (da tutta l’informazione dai giornali economici, ai giornali c.d. femminili, a quelli ambientalisti), nonché la ripresa di indagini geosismiche a tappeto inducono a pensare che queste stime siano nettamente inferiori a quelle in possesso delle società petrolifere.

    Il protocollo di intesa tra ENI e la Regione Basilicata è firmato il 13.11.1998 e la Corte dei Conti esprime qualche perplessità sulla convenienza per lo Stato, grande azionista dell’ENI, a stipulare l’accordo stesso.

    Naturalmente, poiché notoriamente le multinazionali e le compagnie petrolifere non sono enti di beneficenza e di assistenza, ciò che si legge nell’accordo, che pure è un contratto che nessun avvocato non dipendente dell’ENI consiglierebbe ad un suo cliente di firmare, è una minima parte di quello che effettivamente ricaverà l’ENI dalla rapace occupazione della terra lucana. Che poi l’ENI non perda occasione di ricordare il parere della Corte dei Conti per dimostrare il suo filantropismo, è una ulteriore prova che è tutto orchestrato per convincere noi lucani del grosso affare che abbiamo fatto accettando l’accordo che, con giullareschi comportamenti da fare invidia ai migliori imbonitori di fiera di paese, hanno anche fatto finta di accettare con difficoltà e con grossi sacrifici !!!

    Già molto prima dell’accordo, l ‘ENI aveva cominciato a costruire le piattaforme petrolifere sui monti lucani e tutto sempre nel massimo riserbo. A Calvello nel 1991 si sono visti sbancare una collina, in una delle zone più suggestive del territorio comunale a meno di 4 km dal centro abitato, a pochi metri da sorgenti di acqua sulfurea e ferrosa, senza che nessuno avvertisse la necessità di informare la popolazione. Addirittura esponenti della stessa maggioranza in Consiglio Comunale, di quella maggioranza che ha consegnato le chiavi del Comune all’ENI ipotecando pesantemente il futuro di Calvello, si dimostra perplessa su quanto sta accadendo.

    Nessuna risposta è stata data dall’Amministrazione comunale. Solo i soci dell’ Associazione Ambientalista “Natura-Futuro” chiedevano l’intervento parlamentare del Gruppo Verde.

    La magistratura sollecitamente interpellata, quasi altrettanto sollecitamente archiviava la denuncia.

    Così la Petrex ha potuto tranquillamente costruire la prima piattaforma petrolifera ed è nata “ Cerro Falcone1”

    prima di tante piattaforme con lo stesso nome e numeri sempre crescenti; gennaio 2001 si erge gigantesca l’area “ Cerro Falcone 5-8-10”: quante piattaforme “Cerro Falcone” aspettano di sorgere?

    Cerro Falcone 2 è, a 1330 metri, in un bosco incontaminato, su un versante del Volturino e a monte della sorgente “ Acqua dell’Abete”;

    Cerro Falcone 3 è nel bosco della Maddalena, a pochi metri dal Farneto, area studiata dall’Università di Basilicata;

    Cerro Falcone 5-8-10 è ai piedi del Volturino, vicino alla Potentissima, nei pressi della sorgente “ L’acqua di bocche” che alimenta l’acquedotto del Comune di Calvello.

    E mentre le popolazioni pensavano di poter ancora decidere del loro futuro, i signori del petrolio trattavano in gran segreto con i sindaci che si guardavano bene dal far partecipi i cittadini, mostrando di non sapere niente.

  • Roberto
    Rispondi

    E cosi ci ci avvelenate……….

    Ambiente & Veleni | di Ferruccio Sansa | 5 agosto 2011

    Commenti (0)
    445
    Più informazioni su: certificato, diossina, ilva, rapporto Noe, taranto, Vendola

    Ilva, chiesto sequestro dell’impianto
    di Taranto. Ma il lavoro continua

    Il rapporto dei carabinieri di Lecce è un macigno. La procura accusa la proprietà di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico. Ma la struttura occupa 11.500 persone e produce il 70% del pil della provincia
    “Si ritiene necessaria l’emissione di un provvedimento cautelare reale, diretto all’evitare di protrarsi di attività illecite descritte nell’arco di 40 giorni di monitoraggio. È altresì fondamentale richiamare l’azienda agli obblighi di legge”. Il rapporto del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) di Lecce (di cui Il Fatto è in possesso) è un macigno, perché l’azienda di cui si riferisce ai pm di Taranto è l’Ilva. Si richiede il sequestro dell’impianto di Taranto, che occupa 11.500 persone e produce il 70% del pil della provincia.

    Lavoro contro salute: la gente sa che l’inquinamento entra nei suoi polmoni, con ogni respiro. Hanno paura gli abitanti e i lavoratori dell’Ilva, stretti tra il posto di lavoro e le giornate passate a 50 gradi nella cokeria. Timori confermati dalla Procura: disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali sono indagati tra gli altri Emilio Riva, 84 anni, presidente dell’Ilva sino al 2010, e Nicola Riva, attuale presidente. Accuse che gli imprenditori respingono (Il Fatto ieri ha cercato di raccogliere la versione dell’Ilva, senza risposta).

    Difficile dire che cosa sia più pesante per i cittadini di Taranto che vivono all’ombra dei 220 metri della ciminiera E 312 (la più alta d’Europa): se i timori per la salute e per il lavoro. O l’insicurezza: il 5 luglio è stata chiusa l’istruttoria per dotare l’Ilva del certificato Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale. In molti hanno gridato a una vittoria per l’ambiente e la salute. Ma ecco arrivare l’allarme dei Noe.

    A chi devono credere gli abitanti del quartiere Tamburi, case basse, colori spenti dalla polvere che si accumula su facciate, serramenti, vestiti stesi? Per capire bisogna guardare Taranto da lontano: l’orizzonte segnato dal fumo delle ciminiere, l’aria scura e l’acciaieria grande il doppio della città, a ridosso delle case.
    Un medico disse una volta: “O si sposta l’acciaieria oppure Taranto”. Pare impossibile dipanare il nodo. Mancano dati ufficiali sulla diffusione delle malattie, l’efficacia dei controlli – quando ci sono – è contestata. Il punto di partenza potrebbe essere il rapporto dei Noe: “Sono state osservate… consistenti emissioni riconducibili allo “slooping”, all’utilizzo improprio di sei torce al servizio delle acciaierie”. Segue una tabella con decine di episodi con “una nube rossastra… eccezionale e imponente”. I Noe parlano anche di “intense emissioni non convogliate… capaci di propagarsi oltre i confini dell’Ilva” derivanti dal riversamento sul terreno di scorie per raffreddarle. Si apre un nuovo capitolo sulle “emissioni diffuse”, che sfuggono finora ai controlli. Gli investigatori richiedono “il sequestro degli impianti”.

    Ma allora è giusto concedere l’Aia all’Ilva? Da una parte si schierano la Regione di Nichi Vendola e i sindacati, dall’altra ambientalisti e comitati. “L’autorizzazione mette delle certezze, toglie ogni alibi all’Ilva”, è convinto Rosario Rappa, segretario generale della Fiom Cgil. “Con l’Aia – assicura Lorenzo Nicastro, assessore regionale all’Ambiente – entreranno in vigore limiti emissivi più bassi rispetto a quelli vigenti, in linea con le migliori tecnologie disponibili”. Gli ambientalisti e i comitati contestano: “Si dà una patente di legittimità a un impianto che porta rischi pesantissimi”, è sicuro Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. Pierfelice Zazzera (Idv) fa un elenco delle emergenze: “I parchi minerari, colline di sostanze tossiche che appena viene il vento finiscono nei polmoni, sono senza copertura come invece avviene all’estero. I famosi filtri per la ciminiera E312 non funzionano”. Fabio Matacchiera, un insegnante che guida il Fondo Anti-diossina aggiunge: “Non ci sono solo le emissioni dei 200 camini dell’acciaieria, ma anche i fumi diffusi non censiti. Poi c’è il nodo dei controlli. Gli uomini dell’Arpa, dai cancelli impiegano novanta minuti per arrivare alla ciminiera. Abbastanza per consentire, a chi lo volesse, di ridurre le emissioni. I campionamenti avvengono poche volte all’anno e di giorno”.

    Dalla cronaca notizie allarmanti. L’anno scorso sono state abbattute 650 pecore imbottite di diossina: pascolavano entro il limite di 20 chilometri dall’acciaieria fissato dalla Regione. Poi le analisi Asl rivelano presenze di policlorobifenili nelle acque del Mar Piccolo. Scatta il divieto di allevare le cozze: 24 operatori su 103 rischiano il lavoro.

    Così si vive a Taranto, dove la diossina si è accumulata per decenni nella terra, nell’acqua. Nell’aria che respiri. Ricorda Rappa: “Ci vuole un risanamento drastico. Ma il Governo ha destinato ad altro i soldi già stanziati”. Interessi enormi ruotano intorno al più grande impianto siderurgico del Paese. Non c’è da stupirsi se chi si schiera va incontro a minacce, anche di morte. Su tutto regna l’incertezza. Nel 2010 il Governo vara la legge “salva-Ilva” che rimanda al 2013 l’obiettivo di un nanogrammo per metrocubo di benzo(a)pirene in aria. La Regione risponde con una norma che prevede limiti più stringenti. “Bene – commenta Rappa – ma occorre dare mezzi all’Arpa per i controlli”.

    Qui si innesta la polemica di ambientalisti e comitati con la Regione: “Vendola annuncia novità che non ci sono. Si continuerà a morire”, sostiene Bonelli. Al governatore si attribuisce un atteggiamento morbido nei confronti dei Riva. Lui, Vendola, risponde così: “Abbiamo imposto all’Ilva una normativa drastica di riduzione delle diossine e poi una normativa anti-benzoapirene, portando controlli a tappeto su tutto il territorio”. Aggiunge: “Dobbiamo uscire dalla contrapposizione tra rispetto dell’ambiente e salvaguardia del lavoro. Non si tratta di cercare un compromesso bensì di conseguire il rispetto delle regole e imporre i giusti livelli di tutela ambientale”.

    I sindacati lo sostengono. Ma Rappa (Fiom) precisa: “In passato abbiamo difeso il posto di lavoro a scapito della salute. Oggi no, speriamo di salvare sia l’industria che la salute. Si può”. Gli ambientalisti non credono più a questa terza via. E neanche molti cittadini.

    da Il Fatto Quotidiano del 5 agosto 2011

  • Roberto
    Rispondi

    Un pò di libri per farsi la cultura dove manca

    * Fulvio Izzo, “I Lager dei Savoia” (1999), Ed. Controcorrente

    * Di Fiore Gigi, “Controstoria dell’Unità d’Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento”, Ed. Rizzoli

    * Del Boca Lorenzo, “Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento italiano”, Ed. Piemme (collana Piemme pocket)

    * Del Boca Lorenzo, “Maledetti Savoia”, Ed. Piemme (collana Piemme pocket)

    *Nicola Zitara, L’unità truffaldina, (liberamente scaricabile in formato HTML o RTF)

    *Giuseppe Ressa e Alfonso Grasso, Il Sud e l’unità d’Italia, (e-book)

    *Autori Vari, La Storia Proibita – Quando i Piemontesi invasero il Sud – Edizioni Controcorrente, Napoli 2001

    *Carlo Scarfoglio, Il Mezzogiorno e l’unità d’Italia, Parenti Firenze

    * Nicola Zitara, L’Unità d’Italia: nascita di una colonia

    * Nicola Zitara, Tutta l’ègalitè, estratto dalla rivista Separatismo

    * Nicola Zitara, Memorie di quand’ero italiano

    *Carlo Capecelatro , Contro la questione meridionale, Savelli, Roma

    *M. R. Cutrufelli, L’unità d’Italia: guerra contadina e nascita del sottosviluppo del Sud, Bertani Editore, Verona

    *Antonio Ciano, I Savoia e il massacro del Sud, Grandmelò

    * Angela Pellicciari, I panni sporchi dei Mille, (Liberal Edizioni)

    *Antonio Grano, La chiamarono Unità d’Italia…, Napoli, Antonio Grano, 2009

    * Pino Aprile, Terroni.Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali, Piemme, 2010

    *Marc Monnier, Il Brigantaggio da Fra’ Diavolo a Crocco, Lecce, Capone

    * Pierluigi Moschitti, Briganti e musica popolare dal nord al Sud, Gaeta, Sistema Bibliotecario Sud Pontino

    * Francesco Saverio Nitti, Eroi e briganti, Milano, Longanesi, 1946.

    * Massimo Dursi, Stefano Pelloni detto il passatore: cronache popolari, Giulio Einaudi Editore, 1963.

    * Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1966.

    * Aldo De Jaco, Il brigantaggio meridionale: cronaca inedita dell’Unità d’Italia, Editori Riuniti, 1969.

    * Vincenzo Carella, Il brigantaggio politico nel brindisino dopo l’Unità, Fasano, Grafischena, 1974.

    * Gaetano Cingari, Brigantaggio, proprietari e contadini nel Sud (1799-1900), Reggio Calabria, Editori Riuniti, 1976.

    * Leonida Costa, Il rovescio della medaglia: storia inedita del brigante Stefano Pelloni detto il Passatore, Fratelli Lega, 1976.

    * Francesco Barra, Cronache del Brigantaggio Meridionale (1806-1815), Salerno, S.E.M., 1981.

    * Antonio Lucarelli, Il brigantaggio politico del Mezzogiorno d’Italia (1815-1818), Milano, Longanesi, 1982.

    * Antonio Lucarelli, Il brigantaggio politico delle Puglie dopo il 1860 – Il sergente Romano, Milano, Longanesi, 1982.

    * Antonio De Leo Antonio, Carmine Crocco Donatelli. Un Brigante guerrigliero, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore, 1983.

    * Raffaele Nigro, I fuochi del Basento, Milano, Camunia, 1987.

    * Giuseppe Bourelly, Il Brigantaggio dal 1860 al 1865, Venosa, Osanna, 1987.

    * Timoteo Galanti, Dagli sciaboloni ai piccioni – Il “brigantaggio” politico nella Marca pontificia ascolana dal 1798 al 1865, Sant’Atto di Teramo, Edigrafital, 1990.

    * Carlo Alianello, La conquista del Sud: Il Risorgimento nell’Italia Meridionale, Milano, Edilio Rusconi, 1994.

    * Carmine Donatelli Crocco, Mario Proto (a cura di) Come divenni brigante – Autobiografia, Manduria, Lacaita, 1995.

    * Ferdinando Mirizzi, Briganti, arrendetevi!: Ricordi di un antico bersagliere, Venosa, Osanna, 1996.

    * Francesco Gaudioso, Calabria ribelle. Brigantaggio e sistemi repressivi nel Cosentino (1860-1870), Milano, FrancoAngeli, 1996.

    * Alberico Bojano, Briganti e senatori, Napoli, Alfredo Guida Editore, 1997.

    * Aldo De Jaco, Briganti e piemontesi: alle origini della questione meridionale, Rocco Curto Editore, 1998.

    * Antonio Boccia, A sud del Risorgimento, Napoli, Tandem, 1998.

    * Denis Mack Smith, Storia d’Italia, Roma-Bari, Giuseppe Laterza e figli, 2000.

    * Salvatore Vaiana, Una storia siciliana fra Ottocento e novecento. Lotte politiche e sociali, brigantaggio e mafia, clero e massoneria a Barrafranca e dintorni, Barrafranca, Salvo Bonfirraro editore, 2000.

    *Giovanni De Matteo, Brigantaggio e Risorgimento – Legittimisti e Briganti tra i Borbone e i Savoia, Napoli, Alfredo Guida Editore, 2000.

    * Aldo De Jaco, Dopo Teano: Storie d’amore e di briganti, Lacaita, 2001.

    * Francesco Gaudioso, Il banditismo nel Mezzogiorno moderno tra punizione e perdono, Galatina, Congedo Editore, 2001.

    * Giovanni Saitto, La Capitanata fra briganti e piemontesi, Edizioni del Poggio, 2001.

    * Salvatore Vaiana, La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori, pubblicato in “Canicattì nuova”, Canicattì, 2002.

    * Francesco Gaudioso, Brigantaggio, repressione e pentitismo nel Mezzogiorno preunitario, Galatina, Congedo, 2002.

    * Mario Iaquinta, Mezzogiorno, emigrazione di massa e sottosviluppo, Luigi Pellegrini Editore, 2002.

    * Francesco Mario Agnoli, Dossier Brigantaggio. Viaggio tra i ribelli al borghesismo e alla modernità, Napoli, Controcorrente, 2003.

    * Josè Borjes, Valentino Romano (a cura di) Don Josè Borges, generale catalano e guerrigliero borbonico, Diario di guerra, Bari, Adda, 2003.

    * Josè Borjes, Tommaso Pedio (a cura di) La mia vita tra i Briganti, Manduria, Lacaita,

    * Carlo Coppola, Controstoria dell’Unità d’Italia, ribellione popolare e repressione militare 1860-1865, Lecce, MCE Editore, 2003.

    * Carmine Donatelli Crocco, Valentino Romano (a cura di) La mia vita da brigante, Bari, Adda, 2005.

    * Carlo Coppola, Il Brigantaggio nel Salento, Matino, Tipografie S. Giorgio, 2005.

    * Josè Borjes, Con Dio e per il Re. Diario di guerra del generale legittimista in missione impossibile per salvare il Regno delle Due Sicilie, Napoli, Controcorrente, 2005.

    * Luigi Capuana, Carlo Ruta (a cura di) La Sicilia e il brigantaggio, Messina, Edi.bi.si., 2005.

    * Salvatore Scarpino, La guerra cafona: Il brigantaggio meridionale contro la Stato unitario, Milano, Boroli Editore, 2005.

    * Francesco Gaudioso, Il potere di punire e perdonare. Banditismo e politiche criminali nel Regno di Napoli in età moderna, Galatina, Congedo, 2006.

    * Raffaele Nigro, Giustiziateli sul campo. Letteratura e banditismo da Robin Hood ai giorni nostri, Milano, Rizzoli Editore, 2006.

    * Maria Procino, Donne contro: le brigantesse streghe dell’Appennino, in «SLM- Sopra il livello del mare» Rivista dell’Istituto Nazionale della montagna, n. 28, 2006.

    * Valentino Romano, Brigantesse. Donne guerrigliere contro la conquista del Sud, Napoli, Crontrocorrente, 2007.

    * APRILE Pino – Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali»

    * DI FIORE Gigi – I vinti del Risorgimento. Storia e storie di chi combatté per i Borbone di Napoli

    * DI FIORE Gigi – Gli ultimi giorni di Gaeta. L’assedio che condannò l’Italia all’Unità

    * GUERRI Giordano Bruno – Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio

    * LENTINI Gerlando – La bugia risorgimentale. Il Risorgimento italiano dalla parte degli sconfitti

    * PAGANO Antonio – Due Sicilie, 1830 – 1880 – Capone, 2002

    * DI FIORE Gigi – 1861 Pontelandolfo e Casalduni. Un massacro dimenticato – Grimaldi & C. ed. 1998

    * Rinaldi Gustavo – Garibaldi,l’avventuriero, il massone, l’opportunista – Controcorrente

  • Emanuele Pugliese
    Rispondi

    Dato il tono da saputello con velleità scientifiche che ti sei dato, mi sono preso la briga di confutare le tue menate (50% di napoletani pregiudicati, nord colonia interna del sud e non viceversa, maggiore spesa pubblica al sud che al nord), bene, di queste PUTTANATE non si trova una fonte che ne attesti la veridicità. Un turbinio di righe e cazzate in cui sei riuscito a non dire UNA sola verità. È comunque un pregio, fidati.

    Ps: Lo studio di Ricolfi sul sacco del nodde? Quello per cui la disoccupazione del sud viene pagata (sic!) dal nord? Tu stai bruciato, pirla.

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search