In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI PETER SCHIFF*

Dato che ci sono parecchi imbecilli là fuori che “esultano” per il “misero” aumento del CPI (3.1% come calcolato dal governo) e mettono addirittura in guardia dalla deflazione, vediamo come apparirebbe il CPI se calcolato come nel 1980. Allora si capisce che il debito non è tanto il problema, bensì la risoluzione ad esso: politiche monetarie e fiscali espansive da parte della banca centrale. Sono queste che hanno creato la bolla, ora si sta propagandando che con la loro messa in pratica (stimolo della domanda aggregata) si può salvare il baraccone. No, non funzionerà; si eroderà il bacino dei risparmi reali. “Troppa carta a caccia di troppo pochi beni.” Questa è la vera minaccia che si nasconde dietro alla crisi Statunitense e a quella Europea. La domanda è dipendenda dalla produzione, e la banca centrale con la sua politica monetaria e fiscale espansiva non fa altro che redistribuire le risorse spiazzando i generatori di ricchezza. Questa cattiva allocazione di risorse genera ulteriori investimenti improduttivi che eroderanno sempre di più il bacino dei risparmi reali. Quindi, debito o non debito senza tale bacino l’economia mondiale è fottuta.
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I sostenitori dello stimolo del governo stanno cantando inni di vittoria per i recenti sviluppi che sembrano supportare la loro strategia. In particolare, Paul Krugman confronta la debolezza della crescita Europea alla crescita un pò meno lenta degli Stati Uniti per dimostrare che lo stimolo è stato più efficace dell’austerità. Altri economisti stanno utilizzando le misure di inflazione del governo per difendere la politica espansiva del presidente della FED Bernanke. L’unico problema è che stanno cantando vittoria prima che il traguardo sia perfino in vista.

Come al solito, Paul Krugman trascura l’economia di base (che, nonostante il suo Premio Nobel, è una scienza di cui il Sig. Krugman ne sa davvero molto poco). Il motivo dello stimolo è così politicamente popolare che sembra funzionare nel breve termine. Tuttavia, le apparenze spesso possono ingannare, come in questo momento negli Stati Uniti. Lo stimolo non fa altro che addormentare il dolore della contrazione economica, mentre il trauma sottostante peggiora. L’austerità potrebbe rallentare l’economia, ma almeno le ferite sarebbero in grado di rimarginarsi. L’America ha scelto il primo sentiero e l’Europa il secondo, anche se non a grandi dosi come sarebbe necessario. Il fatto che nel breve periodo l’Europa soffrirà più degli Stati Uniti, non è una buona scusa per l’approccio di Washington. Al contrario, questo è esattamente quello che ci si deve essere aspettare.

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Quello che stiamo vedendo è una corsa in cui ogni corridore ha una caviglia rotta. Uno ha un allenatore che gli dice di rallentare il ritmo e di non preoccuparsi più di tanto se non vincerà questa di corsa, mentre l’altro allenatore dà al suo corridore una dose di antidolorifici e gli dice di dare tutto ciò che ha. Naturalmente, all’inizio della gara, il drogato correrà lungo la pista come se non ci fosse niente che non va, mentre l’altro corridore potrebbe andare a metà della sua velocità normale. Tuttavia, quando le droghe esauriranno il loro effetto, il corridore rischia di crollare per il dolore, lasciando che a tagliare il traguardo sia il corridore zoppicante.

Il vero test non viene dagli effetti immediati dello stimolo o dell’austerità, ma dai risultati a lungo termine. Per questo motivo, le conclusioni di Krugman sono prive di significato. Il successo apparente dello stimolo scaturisce semplicemente dalla spesa di maggior denaro preso in prestito in programmi di governo e di consumo. Ma non siamo tutti d’accordo che questo è esattamente ciò che ha causato la crisi finanziaria in primo luogo?

Per quanto riguarda l’inflazione, una difesa del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke è altrettanto prematura. Prima di tutto, non è che il Quantitative Easing porterà all’inflazione; il QE è inflazione. In secondo luogo, vi è un ritardo tra il QE e l’aumento dei prezzi al consumo, quindi la giuria sarà ancora riunita quando i prezzi al consumo infine aumenteranno a causa degli errori presenti e passati della politica della FED.

Ma ancor più fondamentale, è assurdo guardare esclusivamente alle misurazioni dei prezzi effettuate dal governo, che sono costruite per sottostimare l’inflazione, e concludere che il QE non ha prodotto un elevato costo della vita. Ad esempio, l’aumento del 2.4% dell’Indice della Spesa per Consumi Personali (PCE) nel 2011 è più un atto d’accusa sulla precisione dell’indice che una difesa di Bernanke. In realtà, tra tutti i modi con cui il governo pretende di misurare l’inflazione, il PCE è forse il più insignificante, in quanto si basa su meccanismi come la sostituzione dei beni per nascondere uno standard di vita più basso. Come esempio di come funziona, immaginate di essere abituati a mangiare burro fresco di fattoria ma diviene necessario passare alla margarina più economica, ma anche meno sana, proveniente da una fabbrica; il PCE direbbe che non state peggio. Questo è esattamente il motivo per cui la FED sceglie di utilizzare questa metrica insolita.

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Mark Gertler, professore di economia alla New York University, sostiene che anche l’Indice dei Prezzi al Consumo, che è salito ad un più vigoroso 3.2% nel 2011, dimostra che le critiche a Bernanke sono sbagliate. Secondo Gertler, il CPI è aumentato ad un tasso medio annuo del 2.4% da quando Bernanke è stato al comando, significativamente inferiore alla media del 3.1% sotto Alan Greenspan, e al 6.3% sotto Paul Volcker. Tuttavia, Gertler trascura due punti chiave. In primo luogo, la metodologia utilizzata per calcolare il CPI era molto diversa durante l’era Volcker. Se calcolassimo il CPI come facevamo allora, i numeri sarebbero molto più elevati sia per Greenspan che per Bernanke. In secondo luogo, data la grande contrazione economica che ha avuto luogo sotto Bernanke, i prezzi al consumo sarebbero dovuticalare – in modo significativo. Il fatto che siano aumentati indica comunque un’inflazione tremenda.

Naturalmente, la capacità della FED di stimolare l’economia con l’inflazione funziona solo fintanto che i possessori di bond rimangono ignoranti del suo piano. Per ora, le notizie apparentemente promettenti stanno dando copertura alla FED per continuare a stimolare. Finché il mercato resta convinto che non c’è inflazione, la FED può continuare a crearla. Tuttavia, una volta che gli effetti diventano così pronunciati che anche il PCE non può più nasconderli, la FED sarà davvero in un vicolo cieco.

Pensate di nuovo ai nostri due corridori. Anche dopo che la gara è finita, il tizio che ha scelto la droga avrà probabilmente maggiori lesioni. Potrebbe addirittura dire addio alla sua carriera. Così, lo scatto precedente e l’allegria della folla in quella gara non valgono chiaramente i molti anni di miseria in cui potrebbe incorrere in futuro.

Indipendentemente da ciò che i trionfanti Keynesiani vorrebbero farvi credere, la mia analisi continua ad essere che l’attuale combinazione di stimolo monetario e fiscale ci sta guidando verso il disastro. Invece di una vera ripresa, gli Stati Uniti sperimenteranno una depressione inflazionistica. L’Europa, d’altra parte, soffrirà molto meno, proprio perché non è stata sedotta dal fascino dello stimolo a breve termine.

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* Traduzione di Johnny Cloaca

 

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Showing 5 comments
  • CARLO BUTTI
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    Bell’articolo, ma mi permetto una piccola osservazione: siamo sicuri che la politica monetaria del nostro Draghino sia tanto diversa da quella di Bernankino? Mi pare che anche la BCE stia inondando il mercato di cartaccia.

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Mi hai preceduto.
      Fatta in modo diverso temo che sia la stessa politica un po’ ovunque.
      Ad ogni modo va bene, così.
      Noi che lo sappiamo abbiamo ancora un po’ di tempo per prepararci.
      E quando sarà tardi sarà tardi.

      Oggi vado a comperare un po’ di sementi e della rete metallica per i coniglioli e le galline.
      Che saranno l’unica carne per anni. E l’ovetti freschi!

  • Roberto Seven
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    Incredibile come certa gente continui a confondere cause ed effetti …

    Comunque bel pezzo ideologico di uno che nega tutte le evidenze e lo sa, e che, come gli altri, ha Hayek sul comodino e Keynes sotto il letto.

  • domenico
    Rispondi

    E’ una naturale tendenza umana quella di vedere l’erba dei vicini più verde, data principalmente dal fatto che non vivendo nella casa del vicino non si conoscono tutti gli altarini al fine di fare una analisi dettagliata della sua situazione.
    Peter Schiff ha senza dubbio ragione nel suo ragionamento, ma il vedere l’Europa messa meglio degli USA fa storcere il naso penso un po’ a tutti noi.
    Lui infatti basa la sua analisi solo su quanti soldi stampano in USA e quanti l’Europa, ma non ci si deve basare solo su questo.
    Egli ignora come gli americani siano in una posizione privileggiata rispetto all’europa per via di un dollaro che esporta inflazione con molta più facilità dell’euro, anche grazie al FMI che lo impone come valuta per i mercati internazionali. Oltre che ignorare la tendenza americana da guerraforndai (ladri di ricchezze altrui) e il loro regime legale e fiscale più agevolato rispetto alla media europea che gli consente una crescita moderatamente maggiore che nel vecchio continente, la quale non per forza è costituita solo da malinvestments ma forse anche da investimenti seri che rilanciano determinati mercati.

    Insomma Schiff nella metafora dei corridori mette Europa e USA sullo stesso piano quando l’Europa è un corridore un po’ più acciaccato degli USA, quindi il coach degli USA può permettersi di rischiare un pochino di più del coach dell’europa e suggerire al suo attleta di aumentare il ritmo. Ma per come sono messi a fine corsa non ci arriveranno entrambi.

  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    L’articolo è del 17 Febbraio 2012, quindi precedente alle ultime decisioni della Banca Centrale Europea di inondare le banche europee di moneta spazzatura.

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